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Dobbiamo giustificarci di essere laici?
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Scritto da Zenone   

Adesso ci si deve giustificare di essere laici. È straordinaria la rapidità con cui è mutato il clima culturale nel nostro paese. Sino a ieri tutti si dichiaravano laici, con zelo, sia pure con l’aggiunta di «sani» o «positivi». Adesso è diverso: se critichi la Conferenza episcopale italiana o approvi la sentenza di Strasburgo sul crocifisso nella scuola pubblica devi offrire le credenziali che non sei nemico della religione, della Chiesa, anzi di Dio.

Ci si mettono anche i laici pentiti con le loro raccomandazioni. Quando rivendicano con enfasi la religione come componente costitutiva del pluralismo democratico (salvo smentirsi immediatamente parlando del cattolicesimo come irrinunciabile indicatore di identità storica nazionale) citano Rawls e Habermas. Credono di essere nell’America di Barack Obama o nella civile Germania multiconfessionale. Siamo invece in un paese dove la semplice proposta del pluralismo nell’insegnamento della storia delle religioni nelle scuole e la loro analisi comparata viene respinta come l’equivalente del famigerato relativismo. Come tradimento della tradizione cattolica del popolo italiano. A questo punto, anche il più disponibile dei laici perde la pazienza. È finito il tempo del «dialogo tra laici e cattolici» inteso nel modo tradizionale. È opportuno prenderci una pausa di silenzio e rimettere a fuoco parametri e argomenti su cui rimisurare le distanze.

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Miseria dell'ebraismo e relativa classifica
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Scritto da beru   

L'Ebraismo vince comodamente la competizione per il primo posto tra le religioni più stupide e moralmente perverse.

La spiritualità (o trascendenza che dir si voglia) che in noi si mostra come percezione e ricerca del senso della vita, viene offesa brutalmente, e in modo paradossale, da molte forme di religione e specialmente dalla peggiore di tutte, e cioè l'ebraismo.

Le pecche metafisiche di questa falsa religione sono numerosissime. Le più notevoli sono che il cosiddetto Dio di Isacco e di Abramo è non solo un dio personale, ma è anche un dio tirannico che patisce le stesse emozioni umane e che ha le medesime pecche morali ( come la gelosia e la prepotenza), inoltre è il dio del prediletto popolo ebraico, è il dio che dovrà condurre alla salvezza tale popolo e non altri (se non dopo, e forse). Tale entità divina ebraica manca dunque della principale caratteristica attribuibile alla Causa Infinita: l'universalità. Il dio degli ebrei è geloso e possessivo come lo è il popolo ebreo. Io dico: cosa c'è di più esecrabile di un dio del genere? Cosa c'è di più moralmente perverso di un dio che non solo è geloso, tirannico e violento (come il peggiore degli uomini) ma che addirittura è un dio esclusivo, un dio di un popolo in particolare, di quello ebraico? E' un vero schifo metafisico. Potrei proseguire elencando altre motivazioni per questo mio attacco, ma il discorso è lungo e lo farò forse un'altra volta, anche perché inevitabilmente sarei prima o poi costretto a fare delle analogie con la politica ebraica. Anzi, credo che questo discorso non lo farò nemmeno un'altra volta.

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Cardinale Barragan: “RU486 come rivoltella, gay e trans non entreranno nel regno dei cieli”
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Scritto da Uaar   

Intervistato dalla rivista online Pontifex. roma, il cardinale Javier Lozano Barragan, ex presidente del Pontificio consiglio della pastorale per gli operatori sanitari e già noto in quella vesta per durissime dichiarazioni nei confronti di Beppino Englaro (Ultimissima del 27 febbraio 2009), stavolta si è scagliato contro l’utilizzo della pillola RU486 e contro omosessuali e transessuali.

Sull’aborto ha chiarito senza mezzi termini che “va considerato un assassinio”, “un crimine, un delitto e merita una punizione”. Il cardinale paragona chi utilizza la pillola RU486 “a chi compra una rivoltella in un negozio”: “Colui il quale esce  con una pistola é potenzialmente pericoloso, di fatto ha la possibilità di trasformarsi in omicida se la usa male e contro la legge. Ma é un potenziale criminale, lo diventa solo se agisce male. Chi abortisce non é potenziale, ma di fatto, in quanto ammazza. Pertanto la condotta di chi compie e pratica un aborto é sicuramente più grave di chi compra un revolver nell’armeria”. Questo anche se la pillola RU486 viene usata in strutture ospedaliere.

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Resto ateo, grazie a dio e a Paolo VI
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Scritto da Lucio Garofalo   

Pochi giorni fa sono convolato felicemente a nozze, celebrate in chiesa con il rito misto.

Qualcuno mi ha chiesto, in modo provocatorio: "Un comunista che si sposa in chiesa?".

Per tale ragione ritengo giusto ed opportuno esporre le mie ragioni, provando a precisare la mia posizione rispetto alla scelta compiuta. Ebbene, chiarisco immediatamente che il sottoscritto si è sposato in chiesa in qualità di ateo dichiarato.

Infatti, io e la mia consorte abbiamo deciso e concordato con il parroco la formula del rito misto, la quale prevede la possibilità di contrarre matrimonio tra membri della chiesa cattolica apostolica romana ed esponenti di diverse confessioni religiose, non cattolici oppure non credenti ed atei come il sottoscritto, che siano battezzati o meno.  In pratica il sottoscritto non ha partecipato ai vari momenti del rito cattolico, astenendosi dal recitare le preghiere e le formule di culto, astenendosi soprattutto dalla liturgia eucaristica celebrata al termine della cerimonia: ad esempio, nel pronunciare le formule tipiche del matrimonio cattolico, il sottoscritto non ha mai menzionato dio.

Per i cristiani il rito del matrimonio misto non rappresenta, sul versante della diversità religiosa, un atto impossibile. Tale soluzione matrimoniale è prevista dal diritto canonico, ma probabilmente nelle nostre zone non è stata applicata in modo frequente.

Il 31 marzo 1970 il pontefice Paolo VI scrisse "Matrimonia Mixta", una lettera apostolica redatta in forma di "Motu Proprio", ossia assunta di "propria iniziativa"

dal papa. In questo testo sono state impartite le norme relative ai matrimoni misti.

Tale lettera, altrimenti nota come Dispensa Paolina, è estremamente importante e significativa per comprendere i notevoli progressi, a tratti persino rivoluzionari, compiuti dalla dottrina cattolica e dal codice del diritto canonico nell'ambito specifico del matrimonio.

Dunque, sebbene sembri che mi sia parzialmente piegato, chiedendo la celebrazione di una formula mista che mi riconosca come ateo e non credente, in realtà la mia scelta è stata quella di un "compromesso" compiuto per amore verso mia moglie e mio figlio.

Per quanto concerne la procedura da seguire, occorre anzitutto rendere esplicita al sacerdote la propria eventuale posizione di credente in un'altra fede, o di ateo, e concordare la celebrazione di un rito matrimoniale misto. Per ciò che attiene alla cerimonia religiosa, in effetti non cambia nulla, tranne il fatto che la parte di fede diversa, o non credente, si astiene dal partecipare alle fasi della liturgia cattolica, alle preghiere e soprattutto al momento dell'eucarestia. Comunque confesso che, malgrado io sia un ateo, durante la celebrazione del matrimonio mi sono emozionato ugualmente.

Ma perché sono ateo? E soprattutto, perché resto ateo, grazie a dio?

Proverò a rispondere brevemente a questo interrogativo, se possibile senza complicare troppo il ragionamento, che è essenzialmente di ordine teorico e filosofico.

La mia adesione alle posizioni dell'ateismo convinto e praticante, direi quasi fondamentalista (per usare una sorta di ossimoro concettuale), deriva anzitutto da una riflessione "astratta" molto semplice e chiara, che si spiega e si comprende facilmente.

In teoria, se dio non esistesse tanto meglio, vuol dire che avrebbe ragione chi lo rinnega. Ma anche se dio esistesse, il discorso logico non muterebbe di una virgola in quanto:

1)    se dio è onnipotente, come asseriscono i suoi vescovi e rappresentanti in terra o le sacre scritture, perché non interviene per eliminare la violenza e il dolore?

2)    se invece dio non è onnipotente e non può fare assolutamente nulla contro il male insito nel mondo, allora è come se dio non esistesse, è un essere inutile, una sorta di soprammobile neanche tanto bello da vedere, dato che è invisibile;

3)    la terza ipotesi, la più accreditata dalla dottrina ufficiale della chiesa e pure dagli atei, si basa sulla teoria formulata da Sant'Agostino, uno dei padri spirituali della chiesa cattolica apostolica romana, ossia che dio ha concesso all'uomo il dono del libero arbitrio, vale a dire la libertà di pensare ed agire assumendosi le proprie responsabilità, dunque anche la possibilità e la capacità di negare dio.

Sulla base di tali premesse teoriche, forse oltremodo semplificate, si evince chiaramente il percorso filosofico e razionale che mi ha condotto verso un approdo di tipo ateistico, così come discende pure un sentimento di sincera gratitudine verso dio, in quanto mi ha concesso il prezioso dono del libero arbitrio, grazie al quale sono (appunto) ateo.  Insomma resto ateo, pur essendomi sposato in chiesa. Una simile scelta non equivale ad un gesto di incoerenza, come è fin troppo facile obiettare, in quanto le mie convinzioni non sono minimamente scalfite da un rito nuziale celebrato dal sacerdote sull'altare.

 
Sindaco della Capitale Vaticana
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Scritto da Tiziana Ficacci   

A distanza di una settimana è ancora difficile comprendere il silenzio assenso di Alemanno sulla commemorazione dei soldati pontifici uccisi a Porta Pia dai bersaglieri liberatori di Roma ad opera del suo delegato alla memoria della città.

Nessuno nega che sia permesso al sindaco di coltivare una convinzione cattolica tanto forte, ma un Paese serio non dovrebbe ignorare le conseguenze politiche dell’identificazione che il sindaco fa tra Roma e il Vaticano.

Dal suo insediamento è stato un continuo correre dietro alle sottane dei preti.

Lo ricordiamo alla prima uscita a Santa Maria Maggiore scodinzolante davanti a Benedetto XVI col quale ha preso l’impegno di compiere ciò che il suo predecessore non ha ardito, cioè intitolare tutta la Stazione Termini al papa Giovanni Paolo II. È stato guest star al meeting di Comunione e Liberazione, ha portato il saluto della città ad un numero esagerato di parrocchie. E non possiamo dimenticare che è stato il mecenate dell’affluente parroco romano arrestato per pedofilia.

Nella ordinanza contro le mignotte ha rifiutato di sentire le ragioni delle lavoratrici e si è confrontato solo con l’associazione Giovanni XXIII. Ospite del programma Otto e mezzo ha definito peccato la prostituzione e peccatori i clienti. Del resto ha dimostrato di non essere interessato all’eliminazione dello sfruttamento ma solo ad eliminare le maddalene dalla città santa, giacché ha dichiarato “l’applicazione della nostra ordinanza sta provocando lo spostamento fuori da Roma della prostituzione. I segnali quindi sono positivi”.

Un atteggiamento adatto al sindaco della città dei puritani piuttosto che ad un politico che dovrebbe avere una visione più ampia del sagrato della chiesa.

Questo succede a Roma, la capitale d’Italia.

 

 
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