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Quanto varrà?
Mmm, meglio chiederselo in un secondo momento, ora non conta: ho solo bisogno di fortuna, di qualsiasi tipo. Preso! Presa!
Bus 55. Ora di punta. Si torna tutti quanti insieme a casa, con lo stesso autobus, percorrendo lo stesso tragitto, entrando magari tutti nello stesso portone, poi però sul pianerottolo ognuno apre porte diverse. Io la mia, tu la tua. Tutti attenti a non sbagliare, se no scatta la denuncia.
Casino, cinghiate di freni, cigolii incatalogabili, aumento sudicio di sudore, trappole morali, frenesie dissestate; tutti segnali sufficienti per rendersi conto dell’ora: 18.30! Non un minuto in più, non uno in meno. Chi ha smarrito l’orologio certo può fare a meno di consultarlo in questo momento: il mondo ce l’ha stampato in fronte l’orario.
Non avevo mai avuto un orologio, figuriamoci uno di quel tipo; osservandolo meglio, ci vuole poco a capire che è di valore. Non so quale, sicuramente ha una brillante luce estetica: stravagante, ma per niente kitch, e poi sa di antico, il che lo rende facilmente monetizzabile… Se lo rivendo al monte dei pegni magari mi faccio la scorta stagionale di tabacco!
Già lo rivendo subito, mica me lo tengo… Gli orologi mi hanno sempre dato fastidio, mi ricordano puntualmente le ansie che voglio schivare e trasformano la qualità in numeri. Sono il più grande equivoco del mondo occidentale, quello che ho inglobato e di cui solo ogni tanto riesco a liberarmi. Come quando sto insieme a Marika. Già, Marika… Non vedo l’ora di stare con lei perché quando sono con lei non ho proprio bisogno di vedere l’ora.
Forse questo strano orologio potrei anche regalarglielo… sorpresa! Sarà un po’ come far trapassare la mia fortuna nel sentimento.
Anzi no, soluzione migliore: le propongo di fracassarlo insieme a calci, oppure di stritolarlo mentre ci stringiamo le mani. Una specie di rito voodoo per conquistarci l’eternità.
No. No, sarebbe da sprovveduti: lei potrebbe tagliarsi … le sue mani sono già attraversate da troppe righe, le chiromanti le chiamano ‘linee della vita’: è il suo tempo che mi sembra già di saper leggere, la sua storia che conosco da sempre: ferite, conquiste, qualche piccola leggenda forse e misteri dolciamari a gogò.
Ieri abbiamo visto a casa mia “Uno sconosciuto alla porta”, strano, ma durante il film l’ho sentita per la prima volta una sconosciuta, l’unica inutile volta. In fondo, non sai mai cosa aspettarti: le persone tendono a mostrarsi via via più lontane dalle loro apparenze. No, ma cosa mi salta in mente?! Cazzo, con Marika è diverso: sento che sarà mia moglie e stop, su questo non ci piove.
L’ho conosciuta dieci giorni fa alla fermata del bus e l’amo già. Ecco, domani rivendo l’orologio in cambio di un anello e le propongo di fidanzarci, nulla di ufficiale per carità, è solo per farle capire che voglio apprezzarla nella quotidianità: in trincea, proprio come sull’autobus all’ora di punta, immersi in deliri reali ed effettivi, sudati e puzzolenti dopo una giornata stressante.
Ci si conosce soprattutto così, me l’ha insegnato l’esperienza, la mia, quella di un uomo qualunque che sale da trentasette anni sullo stesso autobus all’ora di punta: aspetta, oblitera, gioca con gli sguardi, picchietta le dita sul seggiolino, fugge con la fantasia, ritorna, poi calcola, si siede, si alza, schiaccia un pulsante, asseconda l’onta della frenata e cerca di reagire di classe, ohhhh cazzo, ca-aazzo! Tieniti stretto al tuo fottuto paaalo!
“Mi scusi, non volevo urtarla”.
“Non si preoccupi”.
Ecco quasi la mia fermata, guardo l’orologio: ore 19,05. Ben cinque minuti di ritardo oggi!
Basta, lo consegno all’autista, non è il regalo giusto per Marika e poi mi sono sempre sentito più fortunato della mia onestà che della mia fortuna. L’autista ne ha bisogno per lavoro; in questo modo farei pure un servizio alla comunità: da oggi, grazie a me, autobus più puntuali! Puntualissimi! Cioè… non tutti, almeno uno.
POPOPOPPOPOPOPO……..POPOPOPPOPOPOPO….POPOPOPP. La suoneria dei mondiali fuoriesce dalla cabina di pilotaggio.
No, porco diamine, contrordine, me lo tengo: questo austista è uno scapestrato, inaffidabile: “Non si parla al cellulare mentre si guida un mezzo pubblico!”, la vecchia lo sgrida e lui se ne sbatte, continuando a guidare con una mano sola.
“Prima era caduta la linea… dicevi, Marika, ieri sei andata a vedere un film da un’amica? Io sono stufo di fare i turni serali, vorrei stare un po’ con te… […] Ok, se hai voglia lo rivediamo insieme… ‘Uno sconosciuto alla porta’ hai detto? Lo affitto più tardi. Ci vediamo alle nove in punto, amore! Ah, e prepara i pop-corn, serata scoppiettante!”.
Arrivato. Si aprono le porte, scendo, la vecchia mi fa il dito medio dal finestrino.
Sfiduciato, mi attacco subito al tram: il 15. I mezzi su ferro hanno un tragitto più lineare, i binari sono sempre quelli; è per questo che mi sento molto più al sicuro: nessuna sorpresa o variazione di rotta, niente fortuna e niente sfortuna. A proposito, ma dove diavolo è finito l’orologio?!
Alla prima frenata, mentre le mani esplorano le tasche e i polmoni si riempiono di bruciato, ripenso all’immagine della vecchia che mi fa il dito medio… Cose dell’altro mondo, dico, robe da matti: come faceva a sapere tutto della mia storia sentimentale? |