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Quel giorno decisi di sedermi là tutto il pomeriggio e vedere la gente passare, schivarsi, guardarsi. Ero seduto in stazione sulla panchina di pietra del binario 15. La stazione è un buon posto per studiare la gente, essa è luogo variegato: arena di business-men, ma anche recinto di miseria, e in mezzo decine di estrazioni sociali, idee e categorie differenti. E così… …Sfrecciava Eduardo con la sua 24ore e il fare scattante. Eduardo era dinamico e flessibile. Eduardo era intraprendente e seriamente motivato.
Zoppicava Saverio con la sua busta di plastica del Carrefour e il fare abitudinario. Saverio era fuori di testa e statico. Saverio era debole e lercio.
Camminava Andrea con il suo borsello nero e il fare riflessivo. Andrea era silenzioso e osservava. Andrea era incerto e analizzava.
Zampettava Patrizia col la sua borsetta rossa e il valigione nero. Patrizia barcollava o sculettava. Patrizia era coi tacchi e se la “tirava”.
Correva Giovanni con la sua salopette da muratore. Giovanni arrancava con lo sguardo incazzoso. Giovanni aveva l’aria di un perenne minorenne.
Guidava spedito Alfredo sul suo trattorino verde e schivava i passanti. Alfredo realizzava il suo circuito sopra il rosso mattone. Alfredo era Nelson Piquet e Nigel Mansell e un dipendente delle FS.
Girava in cerchio Potito, col suo cappotto grigio-piccione, al binario 14. Potito dava le briciole ai piccioni. Potito era loro fratello e in totale indifferenza col resto.
Disegnava traiettorie d’interesse Giampiero e supplicava “cicche” ai passanti. Giampiero voleva fumare con gli amici all’uscita secondaria. Giampiero concentrava i suoi bisogni sul bisogno di sigarette.
Scendeva Maria e si trascinava i bagagli guardandosi intorno. Maria aveva occhi grandi e voglia d’amore. Maria era disorientata ed eccitata.
Giocava il piccolo Mirko col suo yo-yo di legno. Mirko aspettava il papà e lo sognava ad occhi aperti. Mirko era allegro e ricco di immagini.
Fuggiva Mohamed dal suo nido ferroviario. Mohamed dormiva più avanti in un binario alternativo, ai margini, sopra una carrozza vuota. Mohamed era sveglio e impaurito, inseguito dalla PolFer.
Io, Andrea, invito Andrea, il mio omonimo, a sedersi accanto a me e, in seguito, parliamo di un sacco di cose senza neppure conoscerci, una discussione piacevole e molto confidenziale. Poi Andrea si stiracchia allungando le gambe e inavvertitamente Patrizia inciampa sui suoi piedi… cade. L’impatto è così intenso che trascina Andrea a terra con sè. Giovanni, da galantuomo, fa per aiutare Patrizia ad alzarsi, ma viene colpito dal colpo della strega. Si accascia con loro e viene a contatto con la borsa Carrefour di Saverio, sparpagliandone il contenuto. Saverio si china per raccogliere, uno spiffero di vento sconfigge la sua debolezza, lo sbilancia e crolla sulle caviglie di Patrizia. Alfredo passa di lì; sfrecciando sul suo bolide verde all’uscita della chican, riesce con una brusca manovra a svoltare ed evitarli tutti, ma è sbalzato fuori dall’abitacolo e piomba sopra le morbide tette di Patrizia e l’indurita schiena di Giovanni. Il dinamico e seriamente motivato Eduardo passa coi piedi sopra le teste dei caduti per raggiungere la portiera della sua carrozza, ma, prima che superi del tutto l’ammasso di carne umana, Andrea lo afferra e lo trascina giù con gli altri; Eduardo ride. Mirko continua, a pochissimi passi, a giocare col suo yo-yo, ma non si è accorto, nel suo puro e distratto incanto, di quello che succede sotto i suoi piedi, la cordicella scende e lo yo-yo si attorciglia intorno al braccio di Alfredo, nel riavvolgimento Mirko è scaraventato per terra… nell’impatto si briciola la mezza merendina che il bimbo aveva conservato in tasca ed i piccioni si trasferiscono dal binario 14 al 15. Potito li insegue e si lancia fra i corpi a cercare le briciole (perchè solo lui deve dare da mangiare ai piccioni! Questi ultimi guardano la scena divertiti), arrivando a cercarli anche nel reggipetto di Patrizia. Mohamed s’incunea al binario 15, ha depistato la vettura della PolFer, e chiede, ai componenti della molecola umana, di essere nascosto per qualche minuto per evitare di essere trovato. Acconsentono tutti, ma in particolar modo Eduardo, che pare sempre più divertito dalla situazione e favorevole all’aggiunta di nuovi esseri umani.
Scende Maria dall’intercity, nel groviglio scorge la mano destra di Andrea che, tesa alla luce, invoca il suo amore, ella prende la rincorsa ed esegue un salto triplo da medaglia olimpica, afferra, con sincronismo perfetto, quella mano e non la molla per nessuna ragione al mondo. Cerca una posizione comoda per distendersi e si addormenta mano nella mano.
Si avvicina con passo felpato Giampiero, egli calcola che una maggior concentrazione di esseri umani è uguale ad una maggiore possibilità di ottenere una sigaretta. (Giampiero, come tutti coloro che fanno della ricerca delle sigarette un mestiere, risulta sempre inopportuno e invadente). “Scusa, checc’hai una sigaretta?”, chiede ad ognuno di loro e riceve queste risposte: “No, scusa, ne ho solo più una!”. “Mi spiace, ma le ho appena finite”. “Capiti male, devo ancora comprarle”. “Non fumo, mi rincresce”. “Ho smesso proprio ieri, sei sfortunato”. “Mi spiace, ma le ho lasciate a casa”… Andrea, Alfredo, Giovanni, Maria, Potito, Patrizia, Mohamed, Eduardo e il piccolo Mirko decidono allora di afferrarlo e sistemarlo giù con loro, nel contatto il giubbotto scrollato disperde sigarette di ogni marca, ovunque. I “colleghi” scrocconi si precipitano tutti e si lanciano alla ricerca di sigarette, uno di loro è un tirchio miliardario con una valigetta piena di euri. Quest’ultima si apre in due contro la testa di Andrea, escono bigliettoni di tutte le taglie, e si insidiamo fra i corpi; al richiamo dei soldi ogni individuo della stazione (meno Adelante, il gemello di Potito al binario 1, che giungerà dopo in soccorso del fratello) si scaraventa per racimolare più denaro possibile. La molecola umana si ingrandisce. Naomi Campbell e Flavio Briatore sono presenti in quest’ultimo afflusso di persone. La massaie del quartiere vengono avvertite, dal parrucchiere Gigino, che alla stazione ci sono i due vips e si precipitano a chiedere loro gli autografi, ormai devono scalare per raggiungere i loro idoli, la molecola assume, infatti, le sembianze di una collinetta di carne. Si fanno scaletta a vicenda e si aiutano con le scope per raggiungere i loro scopi, coi mariti al seguito per scopare Naomi nella confusione. La molecola umana sta raggiungendo il migliaio. La notizia si diffonde in ambienti mediatici, arrivano Gianfranco Bianco per il TG3, il “Verboso” per Studio Aperto, Tony Capuozzo per il TG5, Pino Scaccia per il TG1, Cucuzza per “La vita in diretta”, poi i giornalisti della carta stampata e dei siti internet; tutti salgono, si intrufolano fra i corpi per ottenere interviste in esclusiva. Si sparge la notizia di quest’orgia umana oltre il confine, viene definita come un episodio unico nel suo genere, iniziano pellegrinaggi non solo dall’Italia, ma da tutto il mondo. Cominciano a evidenziarsi i filtri ideologici: i giamaicani partono a milioni convinti che si faccia all’amore e si fumino i cannoni, i no-global di tutto il mondo vengono convinti che si tratti di una manifestazione contro la guerra in Iraq e partono a loro volta, seguiti dalle solite squadriglie di polizia. Agli Americani viene detto che, in realtà, tutti quegli uomini stanno coprendo un pozzo di petrolio, per non disperdere vanamente l’oro nero, e si affrettano a prepararsi per una nuova conquista. Ai Russi viene detto che un nuovo tentativo di comunismo si sta verificando in modo spontaneo e si precipitano sul posto. I Cattolici sono convinti che Padre Pio sia apparso in stazione e che si tratti di un fenomeno di visione collettiva e iniziano pellegrinaggi dall’Africa e dal Sud America. I Buddisti parlano di un principio di unione del cosmo tutto e non vogliono mancare.
Insomma c’è un richiamo diverso per ogni tipo di persona; in quel luogo, in quel momento, si sta verificando, in effetti, un fenomeno mai visto: ognuno ha un morboso desiderio di unirsi alla molecola umana: per l’amore, per i soldi, per le sigarette, per il potere, per la redenzione, per l’ideologia, per il sesso, per la spiritualità, per la pace, per lo spirito d’appartenenza, per la forza degli eventi.
Io che osservo e analizzo, esco dalla scena soltanto con un’impressione sul taccuino: che, in realtà, in stazione si stia riproducendo il mondo che c’è già, soltanto in una diversa prospettiva geometrica: quella verticale, in cui la gente o si ama o si soffoca o entrambe le cose, questo per la mancanza di spazio vitale. |