Home Passaggio in India Tibetani in India
Tibetani in India
Passaggio in India
Scritto da k.   

Non potevamo non raggiungere la capitale dei tibetani in esilio, Darhamsala. Posto a circa 2000 metri, immerso nel verde e circondato dalle montagne, questo paesino ti avvolge all’istante con la sua calma tibetana, ovunque monaci con le loro tuniche porpora e arancioni, gli occhialetti rotondi, il sorriso serafico. Ci sono molti turisti, e si capisce perché questo luogo attiri così tante persone. Un po’ l’atmosfera rilassata, il panorama incantevole, ma soprattutto l’aria “di Tibet” che si respira un po’ ovunque, la sensazione di un popolo ingiustamente in esilio, un popolo estremamente pacifico che non può non suscitare simpatia e solidarietà.

La Cina invase nel 1959 il Tibet, che è tutto tranne che un fazzoletto di terra: grande quanto i due terzi dell’India, il Tibet godeva di vita propria. Jean, un ragazzo francese che alloggiava accanto a noi e che stava portando avanti studi approfonditi sulla questione, ci ha spiegato la questione. All’epoca, Tibet e Cina avevano autonomia reciproca, ma non era così chiaro se il Tibet fosse un vero e proprio stato indipendente. O meglio, per i nostri canoni e criteri occidentali, non era del tutto così. Eppure, sempre secondo le sue parole, il diritto internazionale prevede che uno stato si può definire tale quando ha la capacità di firmare dei trattati. E il Tibet, che coniava una propria moneta e stampava propri passaporti, aveva anche siglato trattati con altri stati. Ma per noi continua a non essere di così facile comprensione. Il Dalai Lama è sempre stato la massima autorità in Tibet (ed è incredibile pensare che sia la massima autorità religiosa, ma anche politica! E non sia un tiranno, anzi…);

ma essendo uno stato buddista, non poteva avere un esercito. Per questo la protezione gli era assicurata dalla Cina, il cui imperatore chiedeva in cambio preziosi insegnamenti spirituali al Dalai Lama. Questa situazione cambiò drasticamente alla fine degli anni Cinquanta: la Cina invase il Tibet, il Dalai Lama fuggì in esilio oltrepassando la gelida catena himalayana e i soldati cinesi occuparono il paese e iniziarono a distruggerlo, a minacciare le tradizioni, la cultura, a reprimere e soffocare le proteste – e tutto questo ancora oggi continua. Il Dalai Lama arrivò in India che non esitò ad accoglierlo – anche perché forse si sentiva in colpa per non aver mosso un dito contro l’occupazione cinese. E da allora questo pezzo tibetano – che non è l’unico – vive in India, molto pacifico, molto aperto all’esterno, molto bravo nel far sapere al mondo del problema di questa minoranza – anche se a livello pratico ben poco è cambiato!

 

 
 

Cerca