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I monasteri tibetani
Passaggio in India
Scritto da k.   

Sono giorni straordinari per le bellezze che ci sono sfilate davanti gli occhi. Impreparati a un trekking ad alta quota, abbiamo ripiegato sulla moto. Non come quella affittata giorni prima a Manali, che stava in piedi per miracolo, e se solo la inclinavi un po’ di più perdeva benzina dal serbatoio. Questa all’apparenza sembra una vera moto, proprio da biker, con il manubrio alto e lo schienale. In realtà non fa grandi velocità, ma tanto non ci serve, perché le strade che percorriamo non sono particolarmente lisce.

Siamo in pieno agosto, ci dirigiamo alla volta di alcuni monasteri difficilmente raggiungibili con i mezzi pubblici, stupendi sulle sommità di alture da cui si gode un panorama mozzafiato. Pochi i monaci, che in quel giorno sono tutti all’incontro pubblico del Dalai Lama in visita nella regione.

Noi l’abbiamo visto il giorno precedente, poiché è in Ladakh per tenere delle lezioni aperte sul buddismo. Ci siamo recati all’appuntamento con anticipo, le strade colme di auto e pulmini carichi di persone che accorrono alla lezione. Giunti sul posto ci sediamo nel settore riservato agli stranieri, abbastanza vicini al luogo in cui depositano la portantina da cui tiene il discorso il Dalai. Attimi carichi precedono il suo ingresso, una folla sterminata attende l’arrivo e crea un’atmosfera molto intensa. Lui è lì, seduto, avvolto nella sua tunica arancione e rosso porpora, il sorriso sul volto, una tranquillità che trasuda da ogni poro.

Intorno a noi gente di tutte le età, volti raggrinziti dal sole, piccole ruote delle preghiere tenute in mano. Ci avevano detto di portare una tazza per il the collettivo, che infatti viene distribuito da persone vestite con costumi particolari che ce la riempiono. Peccato che il the tibetano è fatto di una mistura di the e burro, le cui chiazze si vedono ben galleggiare nel bicchiere. E’ dura trangugiare, il sapore è quanto di più insolito ci si può aspettare da una tisana, tanto che non riesco nemmeno a finirlo!

Nel frattempo il Dalai Lama ha iniziato la sua lezione, parla di principi alla base del buddismo; è difficile seguire le sue parole, perché lui parla in tibetano per una decina di minuti prima che inizi la traduzione (in inglese per noi, in ladakhi per gli altri presenti), alternando poi sempre così le due versioni e rendendo davvero faticosa la comprensione. Tanto che svanisce l’aura spirituale che aveva accompagnato il suo arrivo, sembra piuttosto una conferenza, un momento di spiegazione che noi non abbiamo saputo cogliere, purtroppo, come sarebbe stato bello fare. Anche se vedere tutta quella folla che riempie un prato enorme accorsa per sentire le sue parole in un silenzio reverenziale non è stata cosa da poco.

Ma torniamo alla visita ai monasteri tibetani. Arrivarci in moto, attraversando terre quasi desertiche, ci ha già messo in una tale predisposizione d’animo che ogni sensazione di lì in poi è amplificata. Questi luoghi silenziosi, labirintici, pieni di colori, infondono davvero calma e serenità, sembrano un mondo nel mondo, con i suoi ritmi e le sue regole. Entriamo a piedi scalzi nei templi in cui regna una tranquillità surreale, in uno alcuni monaci intonano dei canti, sembrano quasi delle litanie, suonando ogni tanto un colpo di gong. E nei monasteri tante “wheels of prayer”, cilindri incastonati nel muro sui quali sono scritti dei mantra in tibetano e girano se li si spinge (rigorosamente in senso orario) come buon auspicio e come modo di pregare. C’è sempre anche una ruota molto grande, per spingere la quale occorre girarci intorno camminando, con una campana che segnala ogni giro compiuto.

Purtroppo quel giorno dimentichiamo la macchina fotografica alla pensione, per cui non immortaliamo nemmeno un angolo di tutto ciò che vediamo, affidando così quelle viste solo alla nostra memoria.

 
 

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