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Pensieri poco ordinari
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Scritto da k
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E' quasi arrivato il triste giorno. Dopo più di quarant'anni di onorata attività, il per noi celebre Vini e Liquori di via sant'Anselmo 3 sta per chiudere i battenti per sempre.
Ebbene sì. Gino e suo fratello Renzo, ormai arrivati a una certa età, hanno deciso di godersi la meritata pensione e di fermare la loro quotidiana attività di baristi e mescitori di vino.
Non possiamo nascondere che a noi la cosa dispiace. Già, ancor prima di entrare a pieno titolo in quella che ora è la nostra dimora in viasantanselmo, ci eravamo affezionati a questo bar di pochi metri quadri, il "bar della colonna" come alcuni lo chiamano per via della colonna di marmi che troneggi su un lato del bancone.
Uno di questi bar che non si trovano più. Non si trova più un bar come questo, che esteticamente è tutto fuorché attraente, con un arredamento vecchio e nemmeno di quell'antichità elegante. Non fa nemmeno vintage. Bottiglie di vino - sicuramente non pregiato - sui ripiani, un frigo vetrina con dentro il companatico per i panini, alcuni quadri appesi, sicuramente regalo di qualche rappresentante di bibite o liquori dell'epoca, un orologio spesso fermo, e se non è fermo è sull'ora sbagliata. La foto dell'anziana madre mancata poco tempo fa accanto alla foto della nipotina in Germania.
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Scritto da Guido Monte
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Uno dei miei migliori compagni di viaggio, lungo il mio difficile e differente cammino del cosmopolitan multilingualism, è stato il libro The Masks of God: Creative Mythology, di Joseph Campbell. Quando una via senza tracciato trasforma la realtà, l’arte diventa metafisica. Tutto ciò che esiste è per Campbell forma-simbolo del mito, nelle relazioni macrocosmo/microcosmo, trascendente/immanente, empirico/intelligibile; l’anima si riflette come in uno specchio e percorre il ponte per l’immortalità (Mundaka Upanishad); la Forma delle forme unisce e plasma frammenti apparentemente lontani ma in realtà segretamente interconnessi al di là del visibile. Tutto si confonde perchè «tutto è congiunto con tutto, e contenuto in tutto incomprensibilmente e pur tuttavia in maniera precisa» (Scholem, Zur Kabbala und ihrer Symbolik, 1960). Campbell riesce in modo sorprendente a condensare e delineare una sorta di Età Globale – attraverso percorsi evolutivi culturali – in modo innovativo rispetto al passato, senza che il «sé originario” dell’uomo sia sommerso dal sé culturale e convenzionale (secondo il pensiero di Ortega y Gasset).
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Scritto da Antonin Artaud
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Signor Rettore,
nella stretta cisterna che ella chiama « pensiero », i raggi spirituali imputridiscono come la paglia.
Basta coi giochi di parole, cogli artifici di sintassi, le acrobazie di formule, bisogna ora trovare la grande Legge del cuore, la Legge che non sia una Legge, una prigione, ma una guida per lo Spirito smarrito nel suo stesso labirinto. Più in là di dove possa giungere la scienza, là dove i fili della ragione si spezzano contro nuvole, ecco il labirinto, punto centrale ove convergono tutte le forze dell’essere, le nervature ultime dello spirito. In quel dedalo di muraglie mobili e continuamente spostate, al di fuori di tutte le forme conosciute di pensiero, il nostro spirito sì muove, spiando i suoi movimenti più segreti e più spontanei, quelli che possiedono una impronta di rivelazione, un vento venuto da lontano, sceso dal cielo.
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Scritto da Marcuse e Heidegger
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28 agosto 1947
Caro Signor Heidegger,
ho a lungo riflettuto su ciò che Lei mi ha detto nel corso della mia visita a Todtnauberg, e su ciò desidero risponderLe apertamente.
Lei mi ha detto di essersi pienamente dissociato dal regime nazista dal 1934, di aver fatto nel corso delle sue lezioni osservazioni oltremodo critiche e di essere stato anche sorvegliato dalla Gestapo. Io non voglio dubitare delle Sue parole. Ma rimane comunque consistente il fatto che Lei nel 1933-34 si è così fortemente identificato col regime, al punto da apparirne a tutt'oggi agli occhi di molti come uno dei più assoluti sostenitori spirituali. I Suoi discorsi, scritti ed azioni di tale periodo, ne sono la prova. Lei non li ha mai ritrattati pubblicamente, nemmeno dopo il 1945. Nè ha mai dichiarato pubblicamente di essere giunto a conclusioni diverse da quelle da Lei espresse nel 1933-34 e realizzate mediante le Sue azioni. Lei è rimasto in Germania anche dopo il 1934, nonostante avesse la possibilità di trovare ovunque all'estero un luogo che l'accogliesse. Lei non ha mai pubblicamente denunciato nessuna delle azioni e delle ideologie del regime. In tali circostanze, Lei viene ancor oggi identificato col regime nazista.
Molti di noi hanno a lungo aspettato una Sua parola, una parola che La liberasse in modo chiaro e definitivo da questa identificazione, una parola che esprimesse la Sua vera, attuale opinione su ciò che è accaduto. Lei non ha mai proferito una simile parola - perlomeno non è mai trapelata al di fuori della sfera privata. Io - e moltissimi altri - L'abbiamo ammirata come filosofo e abbiamo imparato infinitamente da Lei. Ma non possiamo operare una distinzione fra il filosofo e l'uomo Heidegger, poiché sarebbe in contraddizione con la Sua stessa filosofia.
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Scritto da cla
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Ci sono artisti che sono conosciuti da tutti. Artisti che sono unanimemente modelli di Arte, che rappresentano l’Arte. Chi non conosce, sebbene ci siano eccezioni che confermano la regola, Leonardo, Picasso, Giotto, Warhol, Michelangelo, Bernini, Raffaello, Tiziano o Caravaggio? Questi artisti appena nominati non solo sono rappresentanti dell’Arte “universale”: erano maestri anche in vita, riconosciuti come tali dalla propria contemporaneità. Così Giotto era già modello per tutti gli artisti della sua epoca, come Michelangelo era per Machiavelli l’apice del Rinascimento (salvo poi affiancargli Raffaello nell’ultima edizione de “Le Vite”). Picasso ha avuto nove vite come i gatti, dopo un inizio di stenti è stato il massimo esponente del Novecento, capace di rinnovarsi attraverso numerosi stili e periodi.
Vi sono poi artisti che hanno raggiunto il “titolo di maestro” solamente in vecchiaia o addirittura dopo la morte: Van Gogh, Monet, Modigliani, Munch, Schiele, El Greco, tanto per citarne qualcuno. Qual è la discriminante per la valutazione degli artisti? Perché alcuni, in vita, hanno ricevuto l’alloro della gloria e altri solamente in vecchiaia o dopo la loro dipartita?
Fidia e Apelle, uno scultore l’altro pittore, sono gli esempi più antichi dell’artista riconosciuto maestro dal proprio tempo.
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Scritto da beru
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Che notti queste, povere di fantasia e di energia positiva: il sonno non sembra altro che l'ulteriore black out, lo spazio senza senso, di un più vasto e pervasivo medesimo che trova inizio con l'albeggiare e fine senza tremulare.
Sempre quindi, al risveglio si accompagna la malinconia di quelle notti in cui il sonno non era la tappa obbligata di una canonica giornata trascorsa con la divisina compitina del pompiere dimezzato, ma bensì era il varco, solo in quel momento accessibile, oltre il quale un'esplosione di forme e di colori tinteggiavano con piacere là dove i più non osan vedere: incontravo ancora la donna con tre seni (raffigurazione ormonalmente schizofrenica dell 'amore impossibile) che sdraiata in spiaggia sotto l'ombra del VESUVIO mi porgeva il figlioletto; o concepivo ( nelle notti di febbre alta ) le fatidiche coordinate in cui cadeva lo sguardo degli occhi pinti, esaltate costruzioni degli amori non vissuti; o meglio ancora delineavo precise teorie su argomenti che una mente retta e stabile non deve mai assolutamente sfiorare pena il decadimento spirituale: compaiono come esempi il dogma secondo il quale non serve serietà per accarezzare la verità, ma che anzi la serietà si accompagna alla limitatezza, poiché essa è sempre ( almeno in parte ) falsità; o l'apparente volgare discorso fra due grandi amanti del pensiero contro corrente sulla quotidiana sotto considerazione del prodotto umano più consistente, e non solo dal punto di vista materiale: la cacca.
E' certo allora che debbo essere giustificato se talvolta ricordo ancora i momenti in cui si poteva essere sé stessi, perché si era a bere il caffè, o a deglutire un panino sollevato da uno strato di olio che fungeva da legge gravitazionale nel piccolo bar Gino, a due passi dalla laboriosità di Palazzo Nuovo e a tre passi dalla ferrea convinzione che solo in tali alcove si può essere totalmente privi di percorsi obbligati da seguire e quindi di modellare la giornata ( l'esistenza ?)ad opera d'arte in sé e per sé, semplicemente perché esistente.
Suvvia però, adesso siamo eroi ( !?), seppur con le stampelle. Come è eroe l 'avvocato che stampelle non ne ha, ma possiede una protesi sorretta dai suoi piccoli lavoratori, finemente levigata dai lavori dei vari ed eventuali Marcelli Lippi, assunti con il compito di provvedere al divertimento familiare.
Ed è eroe il tifoso della grande squadra della grande famiglia dai grandi giocattoli, poiché come si fa a non chiamare tale colui che, a braccetto con milioni di suoi simili, e sempre sorridente (poiché il giocattolo funziona ed è bello, o si rompe ma papà lo aggiusta) compartecipa al mantenimento di questo giocattolo che si fa di anno in anno sempre più immaginifico ed allo stesso tempo più sincronico, qualità immancabile nell'era in cui ciò che non è sinottico è via via scartato poiché superfluo al giocattolo stesso?
Siamo in tanti qui ad essere eroi, poiché pur non sapendolo ci portiamo appresso il fardello reciproco uno dell'altro, e la somma dei fardelli fa il giocattolo.
beru (un pompiere dimezzato, ma ancora senza stampelle) |
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Scritto da skui
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Vivo una vita abbastanza tranquilla: ho un amore che mi rende felice così tante volte che non riesco a concepirle, una famiglia in cui vivere e contro cui lottare, un'università da mordere più ferocemente possibile, amici forti e unici.
Ma da un po' di tempo a questa parte mi rendo conto che ci sono piccole cose, che molta gente potrebbe definire futili, la cui mancanza peggiorerebbe la mia situazione.
Una di queste cose era il mio cane, ma è morto ieri dopo mesi di sofferenza. Un'altra di queste cose così radicate e metabolizzate nella mia vita è BLOB. La televisione quando nata aveva un enorme potenzialità in termini di linguaggio: ogni forma di espressione artistica genera un nuovo mondo, un nuovo mezzo di espressione arricchisce il bagaglio culturale mondiale perchè con esso l'uomo può trasmettere le proprie esperienze e i propri sentimenti come non riusciva a fare con i mezzi prima a lui disponibili. Così è sempre stato per la letteratura, che continua a generare nuovi filoni e stili. Così lo è stato per la musica, influenzata dall'invenzione di nuovi e sempre più sofisticati e precisi strumenti. Così è stato per il teatro che può avvalersi di allestimenti sempre più complicati e di tecnologie che riuscono a mettere in scena situazioni prima impensabili. Così è stato per il cinema che è riuscito a sublimare tutto ciò che c'è di buono nel teatro e ad aggiungere proprie peculiarità.
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