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Che notti queste, povere di fantasia e di energia positiva: il sonno non sembra altro che l'ulteriore black out, lo spazio senza senso, di un più vasto e pervasivo medesimo che trova inizio con l'albeggiare e fine senza tremulare.
Sempre quindi, al risveglio si accompagna la malinconia di quelle notti in cui il sonno non era la tappa obbligata di una canonica giornata trascorsa con la divisina compitina del pompiere dimezzato, ma bensì era il varco, solo in quel momento accessibile, oltre il quale un'esplosione di forme e di colori tinteggiavano con piacere là dove i più non osan vedere: incontravo ancora la donna con tre seni (raffigurazione ormonalmente schizofrenica dell 'amore impossibile) che sdraiata in spiaggia sotto l'ombra del VESUVIO mi porgeva il figlioletto; o concepivo ( nelle notti di febbre alta ) le fatidiche coordinate in cui cadeva lo sguardo degli occhi pinti, esaltate costruzioni degli amori non vissuti; o meglio ancora delineavo precise teorie su argomenti che una mente retta e stabile non deve mai assolutamente sfiorare pena il decadimento spirituale: compaiono come esempi il dogma secondo il quale non serve serietà per accarezzare la verità, ma che anzi la serietà si accompagna alla limitatezza, poiché essa è sempre ( almeno in parte ) falsità; o l'apparente volgare discorso fra due grandi amanti del pensiero contro corrente sulla quotidiana sotto considerazione del prodotto umano più consistente, e non solo dal punto di vista materiale: la cacca.
E' certo allora che debbo essere giustificato se talvolta ricordo ancora i momenti in cui si poteva essere sé stessi, perché si era a bere il caffè, o a deglutire un panino sollevato da uno strato di olio che fungeva da legge gravitazionale nel piccolo bar Gino, a due passi dalla laboriosità di Palazzo Nuovo e a tre passi dalla ferrea convinzione che solo in tali alcove si può essere totalmente privi di percorsi obbligati da seguire e quindi di modellare la giornata ( l'esistenza ?)ad opera d'arte in sé e per sé, semplicemente perché esistente.
Suvvia però, adesso siamo eroi ( !?), seppur con le stampelle. Come è eroe l 'avvocato che stampelle non ne ha, ma possiede una protesi sorretta dai suoi piccoli lavoratori, finemente levigata dai lavori dei vari ed eventuali Marcelli Lippi, assunti con il compito di provvedere al divertimento familiare.
Ed è eroe il tifoso della grande squadra della grande famiglia dai grandi giocattoli, poiché come si fa a non chiamare tale colui che, a braccetto con milioni di suoi simili, e sempre sorridente (poiché il giocattolo funziona ed è bello, o si rompe ma papà lo aggiusta) compartecipa al mantenimento di questo giocattolo che si fa di anno in anno sempre più immaginifico ed allo stesso tempo più sincronico, qualità immancabile nell'era in cui ciò che non è sinottico è via via scartato poiché superfluo al giocattolo stesso?
Siamo in tanti qui ad essere eroi, poiché pur non sapendolo ci portiamo appresso il fardello reciproco uno dell'altro, e la somma dei fardelli fa il giocattolo.
beru (un pompiere dimezzato, ma ancora senza stampelle)
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