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Uno scienziato che con il telescopio osserva il firmamento si spiega i fenomeni astronomici tramite l’intelligenza scientifica (o empirica), cioè tramite processi che sono sia deduttivi che induttivi. Per farlo deve utilizzare categorie astratte ( come ad es. il concetto di energia o di tempo ) che derivano, in ultima istanza, da nostre concrete esperienze.
Uno scienziato non potrà mai asserire che l’Universo si evolve, essendone stato creato, secondo il principio di espansione del Creatore, perché tale principio non è mai stato empiricamente osservato, a differenza del principio di energia che invece può essere osservato.
Il pensiero religioso può, a differenza del pensiero empirico, disgiungersi dai dati dell’esperienza, perché ha libero spazio nell’utilizzo fantastico dell’immaginazione, per fornire significato pieno (materiale ed astratto) all’esistenza.
Talvolta il pensiero ideale esiste in forma organizzata, e per via dell’influenza inter-personale, la quale da vita a pratiche consuetudinarie ( anche del pensiero ), si arriva alla formulazione di un pensiero consensuale-dogmatico: da qui hanno origine le religioni.
Una prerogativa necessaria all’esistenza delle religioni di culto è che l’uomo sia sufficientemente restio nel ricercare spiegazioni-interpretazioni ai contenuti astratti dell’esistenza che non riposino sui dogmi, i quali nascono da questo processo di economia degli sforzi e di "adattamento" alle pratiche consuetudinarie dell’esistenza.
Se un uomo si conforma perfettamente, mettiamo, nella dottrina cristiana, smetterà in tal caso di osservare e di navigare sul fondo dei nostri infiniti dubbi, riposando sul significato che il dogma cattolico attribuisce alla vita, e vivendo con gioia e serenità il culto e la pratica del cristianesimo come modalità di rapportarsi all’infinito. Quindi, in primo luogo, ogni religione dogmatica esiste grazie alla incompleta riflessione ed interrogazione umana sugli astratti principi della vita.
Questi "principi" debbono poter dare significato a tutto, dal volo di un moscerino nella porosa atmosfera che circonda un frutto maturo, al sorgere e tramontare del sole, alla morte dello stesso moscerino, fino a giungere nel punto in cui tutto questo deve soggiacere: l’immanenza della potenza creatrice.
E’ però naturale la tendenza dell’essere umano a condividere la propria "posizione ontologica" con gli altri. Da questo processo di condivisione si formano idee ed assunti metafisici "di massima", all’interno dei quali ogni ragionamento religioso deve essere contenuto.
Nella morale religiosa cristiana ad esempio, tali assunti sono contenuti nel testo sacro della Bibbia, che è stato nel tempo di volta in volta interpretato, in relazione a quello che è stato l’andamento materiale dell’esistenza. Il testo sacro della Bibbia è infatti enormemente vasto, disarticolato e contradditorio per poter essere univocamente interpretato in una forma immolata che si disgiunga dagli aspetti concreti. Questa è una caratteristica necessaria alla sopravvivenza del testo sacro e vuol dire che, a seconda delle condizioni materiali, un principio può esistere o meno, può avere una forma oppure l’altra. Allo stesso tempo, pur essendo, quello cristiano, un pensiero religioso flessibile e necessariamente adattabile, esso deve avere una certa rigidità di contenuti per poter dare conforto, spiegazione e stabilità all’individuo. |