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E’ noto, che da quando, nel 16 secolo, Galileo Galilei fece i primi passi nel metodo ontologico della conoscenza basato sull’esperimento e quindi sull’esperienza, lo sviluppo del metodo scientifico (modernamente inteso) non ha più incontrato ostacoli.
Questo è d’altronde un fenomeno che non si può ritenere valido per l’intero pianeta, il quale ancora oggi è possibile dividerlo in contesti coinvolti dalla rivoluzione scientifica e in contesti pre-scientifici.
E’ necessario però chiarire cosa questo fatto intenda: nel suo più intimo e non ortodosso significato qualsiasi forma di vita umana è fondata su processi di ripetizione delle azioni basate sull’esperienza; quindi è possibile affermare che, in questo senso, tutte le forme di vita del pianeta sono scientifiche, in quanto si basano sull’esperienza.
Questa affermazione è vera non solo se rivolta al presente, ma deve esserlo anche in relazione a tutto il percorso storico compiuto dall’intera umanità. Esso sorge (come tendenza dell’uomo a ragionare) dalla facoltà dell’intelletto di interpretare ciò che appare in modo “ordinato”e formale, (piuttosto che in nessun modo: il caos) tramite l’azione delle categorie del pensiero. Ciò che ci appare, in breve, non è una massa indistinta di fenomeni senza relazione, ma una serie di fenomeni che danno spazio (almeno) alla coscienza umana di percepirsi come esistente e quindi di operare nel processo di inserimento delle cose e degli avvenimenti in categorie del pensiero, che hanno la funzione di “creare ordine e significato”.
In relazione alle facoltà dell’intelletto umano di operare tramite “categorie”, le quali hanno il compito di inserire l’esistente in un sistema “ordinato”, è stato maestro Immanuel Kant, il quale formulò l’esistenza di categorie astratte ed “a priori” del pensiero, come “forma innata” della nostra mente di osservare ciò che possiamo osservare tramite l’uso di categorie fondamentali ed imprescindibili della coscienza, come il concetto di spazio e di tempo.
Ma, al di là del fatto che le categorie del pensiero siano “a priori”, o derivino invece anch’esse dall’esperienza (la quale comunque è determinata da una forma non conoscibile di “a priori”), è inconfutabile il fatto che il nostro intelletto tende, in media (poiché in contrapposizione alle facoltà razionali vi sono le facoltà del disordine e della follia), ad operare in modo “ordinato”, ed è da ciò che deriva il progresso materiale dell’umanità.
Questa introduzione teorica sulle categorie del pensiero mi serve per avanzare un’ipotesi: la distinzione accademica fra società tradizionali e società scientifiche-industriali è una distinzione di grado e non di contenuto. Non esistono ovvero società non scientifiche, ma esistono solamente differenze nel grado di “espressione “scientifica” (a livello d’intelletto) fra una società “materialmente” avanzata come quella statunitense ed una società “spiritualmente” avanzata come quella tibetana.
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