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La politica contemporanea: preamboli
L’esercizio del potere politico è rappresentato dal compromesso esistente tra queste due entità: le tendenze del pensiero che razionalmente si sono materializzate e i desideri di coloro che, irrazionalmente, vorrebbero pregiudicare i presupposti dello status quo e “cambire dunque il mondo”.
Ma perché i desideri che vanno contro lo status quo dovrebbero essere definiti irrazionali? Forse perché se una forma di razionalità è stata così razionale da diventare reale, allora il suo superamento non è possibile. O forse perché al superamento di una forma razionale non contribuisce una forma di irrazionalità, ma semplicemente una forma differente di razionalità, che va a scontrarsi, e che va quindi a superare, la precedente? O forse perché l’irrazionalità nasce nel momento stesso in cui sorge la razionalità, in conformità alle legge che vuole abbinare ad ogni peso un contrappeso? O forse perché l’irrazionalità è la vera legge della verità, della libertà, del movimento, e la razionalità esiste solo per essere superata? Non lo so. Il tema è comunque un bel tema perché se, come già anticipato nella prima parte di questo scritto, la razionalità strumentale, numerica e scientifica, è una forma del ragionare universale del pensiero umano (e credo che così sia), allora la distinzione (se c’è) fra il pensiero delle genti di questa terra è colmabile, nel lungo periodo, dalla forza del pensiero logico, che in quanto tale condurrà all’annullamento delle differenze.
Ma affermare che il linguaggio universale che unirà le genti del pianeta terra è già inscritto nelle potenzialità a priori dell’essere umano non conduce a nulla se non vi è, fra le stesse genti, comunanza di desideri; infatti, il pensiero logico considerato in astratto non può essere di per sé una forma di desiderio e per divenire pensiero logico concreto necessita di una spinta (volontà) di cambiamento, e quest’ultima non si può presume che sia univoca.
Karl Popper, teorico del razionalismo critico affermò che la validità di un sistema logico-formale si misura con la sua capacità di autoperpetuarsi autonomamente, quindi con la bontà delle sue procedure interne, che saranno considerate perfette solo e sempre a posteriori (cioè non esiste un a priori valido). Così dicendo, anche il sistema di leggi che regge una popolazione ( dico popolazione perché non è giusto parlare di Stati nazione, in quanto questo termine verrà nel futuro sostituito dal termine Federazione-mondo)) è un sistema formale che rimane in vigore finchè le sue procedure sono mantenute perfette, anche se le finalità che persegue quest’ultimo non sono necessariamente buone, anche se il loro fine non è valido cioè per tutti i membri della popolazione. Qui sorge il primo, e più grave, problema del ragionamento logico in politica: esso è in grado, potenzialmente, di superare nei fatti il ragionamento irrazionale (che corrisponde sì ad una forma di “verità”, ma non si ripete nella medesima forma, quindi non è osservabile ed utilizzabile come modello di comportamento convincente) ma può essere utilizzato da una classe politica per i fini di una minoranza razionale nei confronti di una maggioranza irrazionale.
E’ chiaro però che, per far risultare logico tutto questo ragionamento, bisogna aggiungere che razionalità e irrazionalità non sono altro che “realtà” e “sogno”, e nessuno dei due, purtroppo, corrisponde alla “verità”. Altrimenti io non sarei qui e voi non sareste lì, e il tempo non esisterebbe.
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