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Premettendo che l'utilizzo delle attuali teorie d'interpretazione della politica contemporanea è, in realtà, il risultato delle nostre pseudo-teorie che si sforzano di comprendere e costruire il presente momento storico, voglio chiarire perchè l'utilizzo delle teorie politiche è, in gran parte, uno strumento nocivo e fuorviante nell'interpretazione della realtà. E' uno strumento di potere da parte di coloro che esplicano teoricamente una realtà di fatti nei confronti di altre persone che apprendono. Determinati argomenti, e i rispettivi fatti che li hanno resi tali, non vedono possibile come strumento d’interpretazione nessuna costruzione teorica, perché quest’ultimi sfuggono al nostro desiderio di ordine con la preponderanza (al loro interno) di un’irrazionalità non interpretabile. E’ per questo che una disquisizione strettamente teorica (laddove s’intende per teoria l’esistenza di uno spazio possibile alla semplificazione e alla generalizzazione) sul tema della tortura è impossibile. E’ semmai possibile tentare timidamente un’azzardo che prevede di mettere in connessione una serie di dati per determinare le responsabilità di un’intera società in merito all’esistenza di questi fatti. Infatti, è ovvio che le responsabilità oggettive riposano all’interno delle mura che circondano i vertici esecutivi della società, ma tali responsabilità sono (in senso ampio) fatte proprie dall’intera collettività cosciente.
Si tratta, ovviamente, di due distinti livelli di responsabilità: il primo livello è il risultato di volontà e forze politiche che sono quello che si mostrano:disumanizzanti, irrazionali e meccaniche (prive di pensiero critico); il secondo livello è dato dalla responsabilità che altre “parti” della società devono interiorizzare per il semplice fatto di essere coscienti di questi fatti.
Sia chiaro: questa considerazione non è mirata a dire quello che è possibile fare per sollevare un cambiamento nella classe dirigente, perché i cambiamenti politici sono il risultato di forze costruttive e ho il dubbio che qualsiasi forza che si ponga come finalità la costruzione di un ordine sociale sia, in sé, già disumanizzante.
Concludo però terminando il discorso sulla responsabilità oggettiva: è ovvio che non è possibile che i vertici del sistema statunitense, di quello italiano e di quello inglese (e via dicendo) non abbiano saputo (ancora prima della messa in atto delle torture) di tutto ciò. Ciò che è stato fatto e si stà facendo nei posti di guerra è preventivato quanto la guerra (preventiva, poiché è il risultato delle logiche politiche affermatesi.
E’ la struttura stessa sulla quale si basano gli ordini militari a dirci la verità. Gli ordini militari si basano, per esistere e funzionare, su ordini che arrivano dal vertice, e nulla può sfuggire a questo meccanismo di ordine ed esecuzione poiché senza questo meccanismo non c’è l’esercito come principio d’azione.
Mi si potrà obiettare che, sebbene gli ordini arrivino dall’alto, gli esecutori materiali esercitano una discrezionalità nell’esecuzione per il semplice fatto che essi “interpretano e vivono tali momenti” e che quindi non è valida l’interpretazione di esercito come strumento perfetto. Può essere. Ma questa discrezionalità è comunque confinata all’interno della potenzialità d’azione di quegli ordini e non nasce dal nulla in un contesto metastorico.
Quindi non è possibile fare teoria, ma deduzione logica forse sì: i vertici governativi (che hanno nome e cognome) hanno la responsabilità oggettiva della messa in atto delle torture e della “costruzione” di quelle mentalità disumanizzanti e robotiche (i militari, gli strateghi, i politici coinvolti); gli esecutori materiali (i soldati che hanno nome e cognome) hanno la responsabilità oggettiva di non essersi rifiutati di vivere quei momenti (e di mostrare quindi la loro umanità).
Il resto della società informata sui fatti ha una responsabilità solo di coscienza che potrà e dovrà determinare il cambiamento.
(non volevo sembrare così convinto) |