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Da Platone a Popper, passando per Pera. Idealismo o Realismo?
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Scritto da beru   

La vicenda ha inizio ovviamente con il pensiero di Platone. Il filosofo dell’antichità allievo di Socrate non pare, almeno per quanto riguarda la filosofia dell’ultimo mezzo secolo, godere di buona reputazione, come d’altronde non gode di buona reputazione il pensiero idealista e il pensiero metafisico. Quest’ultimo anzi sembra addirittura confinato in uno spazio ristretto e controllato denominato “contenitore d’irrazionalità che ci allontana dalla conoscenza”.

Il pensiero positivista (sia nelle originarie formulazioni d’inizio ottocento, sia nelle formulazioni moderne di fine novecento avanzate da Popper) escude che vi sia conoscenza al di fuori dei dati certi (o probabili) dell’esperienza reale. Di contro, il pensiero idealista e quello metafisico non ammettono che la conoscenza debba rimanere confinata nei semplici dati dell’esperienza (anche perché essi spiegano poco in termini Assoluti la nostra vita).

E’ abbastanza chiaro però che, se mai c’è stato uno scontro tra queste due tendenze del pensiero, la vittoria è stata assegnata alla fazione dei positivisti. E questo non solo perché la maggior parte delle attività intellettuali “di professione” è sempre stata dedicata (ad eccezione forse della Grecia antica) ai principi pragmatici e operativi dell’esistenza (di fatti si studia di più la fisica applicata o la fenomenologia dello spirito?), ma soprattutto perché nell’ambito quotidiano della nostra esistenza ha più forza esplicativa nello spiegare la realtà un principio pratico (esempio: se aumentiamo le tasse ai ceti medio-alti ci sarà una buona redistribuzione dei redditi) piuttosto che un principio metafisico (esempio: se fossimo convinti che siamo tutti parte del Creato, unico e assoluto, l’Amore trionferebbe e le tasse non sarebbero un concetto significativo).

Sulla base di questi ragionamenti il Presidente del Senato Pera si è espresso nei riguardi del pensiero di Platone con l’accusa di: Platone Totalitario. Chiarisco subito. Pera è un sostenitore di Popper, il quale ritiene che il pensiero Platonico sia totalitario per i seguenti motivi. Innanzitutto Platone crede nell’esistenza di un regno delle idee disgiunto dal regno della materia; in secondo luogo Platone ha commesso l’errore di sperare nell’esistenza di una società (a suo modo) “giusta” che, partendo dal regno delle idee si trasferisse sul piano concreto. Terzo e ultimo punto: siccome Platone credeva in un modello astratto di società, esso è incolpato di totalitarismo perché una società organizzata secondo i suoi principi  è contraria all’insieme dei fatti reali che vedono l’individuo al centro della società e non la società come centro dell’individuo.

Personalmente credo che qualsiasi tentativo di “costruire una società sulla base del pensiero di un solo uomo” è di per sé totalitario. Senonchè, il totalitarismo non è nel regno delle idee, ma nel regno dei fatti. E Platone, a quanto mi risulta, ha sempre e solo discusso e parlato ( tant’è vero che ha fondato l’Accademia e non la Scuola d’applicazione militare) e non ha “operato” per raggiungere in terra le sue idee.

Il pensiero di Pera, sulla base di quello di Popper, non sarà allora rivolto contro l’esistenza in sé del pensiero idealista per favorire l’indeterminismo popperiano che fa comodo alla scienza del potere ?

Le crociate dei positivisti logici hanno superato lo scoglio della Scuola Critica di Francoforte e ora vanno a vele spiegate di pari passo con le crociate dei grandi centri di potere industriale. Che ne sarà del pensiero non fisico, che ne sarà di quell’altra metà di noi che pur facendo parte del nostro essere non si vede perché non è fatta di materia?

Leggerò qualche libro di Pera e poi glielo andrò a chiedere.

 

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