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La razionalità, questa sconosciuta (chi sono i razionali?)
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Scritto da beru   

Non siamo, come esseri umani, tutti uguali.

Questa considerazione è, dal mio punto di vista, il principale elemento d’irrazionalità nella mia vita. E’ lo è, a maggior ragione, perché il mio desiderio è che gli esseri umani possano invece essere tutti uguali, come uguali sono le condizioni naturali che hanno determinato l’essere umano come tale, e come uguale per tutti è l’Origine della nostra vita e del nostro Tempo esteriore.

La razionalità è un modo d’essere che corrisponde all’esistenza di un insieme di premesse e di fatti che si ripetono in modo corrispondente e tradizionale. Ma dal punto di vista individuale è impossibile definire la propria razionalità se non la si mette in rapporto con tutte le altre razionalità di tutte le altre persone. Come sarebbe infatti possibile, immaginando (chi legge e chi scrive) di essere l’unico essere vivente al mondo, essere certi della propria giustezza (e razionalità) nel vivere? E’ scontato che un tale problema non esisterebbe in quanto questo individuo starebbe, nello stesso tempo, pensando e realizzando la razionalità assoluta, senza alcuna barriera e alcuno scontro.

E’ quindi nel rapporto tra l’uomo e l’uomo che vi sono le origini del concetto di razionalità. Perché, anche ammesso che è Dio, e non l’uomo, a renderci irrazionali, l’esempio precedente mostra che se io sono il solo individuo vivente posso essere cosciente di una sola Coscienza di Dio (cioè la mia). Di conseguenza, solo se oltre a me c’è un altro uomo, allora c’è anche un altro Dio. E sorge l’irrazionalità.

Ci sembra irrazionale tutto ciò che scorre e che non consente la creazione di un ordine (razionale). Sono alla fine irrazionali la preoccupazione e la paura, lo smarrimento, l’ansia, il desiderio e la volontà stessa presa in se stessa, perché la loro essenza profonda preclude la possibilita di annichilirle con un ordine stabilizzatore.

E’ invece razionale una cosa quando si ripete medesima e viene osservata dalle medesime persone, che lo sia (razionale) nella sostanza inconoscibile di lei (la cosa) o che lo sia solamente sotto la luce di alcuni aspetti formali che si tende a vedere in essa.

Perciò, non sono irrazionali gli sforzi tesi al controllo personale e inter-personale dell’irrazionalità che risiede nella nostra natura e che si manifesta (nei modi più forti) con il desiderio e con la paura. Anzi, questi sforzi esprimono il desiderio dell’individuo di cercare una Certezza, un punto Assoluto.

Ma questo punto Assoluto è assoluto all’interno di ogni essere umano, perché corrisponde all’energia potenziale del proprio vivere. E siccome gli esseri umani, riconoscendosi come reciproci produttori di diversi punti Assoluti, si comunicano la loro irrazionalità, ne deriva che di razionale vi è solo la comunicazione. Il reciproco sentirsi.

La comunicazione infatti è l’unica cosa che (in se) si ripete, sempre medesima. Cambiano i contenuti più effimeri e volatili, ma rimane inalterata la sostanza di essa: il tentativo di esserci.

Alla luce di questo pensiero, non è secondo me un uomo razionale chi, ostinatamente e senza concedere ascolto ad alcuno, attua una serie di ragionamenti o una serie di azioni che per la loro “meccanicità” e per il loro “apparente ordine logico” possono appare scontati e quindi razionali (due tipici esempi sono  il linguaggio d’impresa e l’attuale linguaggi politico).

E’ invece razionale colui che accetta l’impossibilità di rendere oggettivo un elemento del proprio pensiero perché lo ritiene criticabile ed aperto ad ulteriori definizioni che gli sono date dal linguaggio. Non sono razionali le logiche di condotta, le consuetudini, le istituzioni e persino le convenzioni giuridiche scritte, finchè non divengono “aperte” verso l’insieme delle indicazioni critiche che potrebbero modificarle o abolirle.

Quando queste lo diventano acquistano una forza differente e superiore che non è data dalla conservazione di alcuni principi e di alcuni privilegi ma dal movimento del pensiero critico. E’ questo movimento che, alla fine è razionale, in quanto è la naturale espressione (attraverso il linguaggio) del più alto numero possibile di diverse razionalità.

 

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