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Tornando oggi a casa mi è salito in testa che forse esistono due fondamentali “categorie di uomini innovativi” su questo pianeta.
C’è la banda degli innovativi “densi d’amore”, formata dai fisici teorici che oggi lavorano parecchio(almeno in Europa) sotto la “direzione” del signor Carlo Rubbia (che solo a guardarlo negli occhi s’intravede che esistono i mesoni e i pioni). Questa banda io la stimo: concepisce l’innovazione teorica all’interno dei misteri della camera a bolle (una sorta di enorme macchina fotografica) dell’acceleratore nucleare del CERN di Ginevra.
Questa banda sta benone: passa tutto il tempo a fare scontrare atomi di questo e atomi di quello e a guardare cosa ne esce fuori: ne esce fuori che i costituenti minimi e assoluti della materia non si trovano, non si sa se ci sono e che forse la materia è solo energia indeterminata, come teorizzò a suo tempo Heisenberg. Voglio però ricordare che, oltre ai fisici (e ai matematici e ai chimici etc etc.) che lavorano a Ginevra, possiamo incontrare ragionamenti sulla fisica del massimo sistema in ogni stanza e in ogni cervello del pianeta, più o meno nel loro stato silenzioso-poetico.
Dunque a questa banda voglio affratellare, per diritto esistenziale, anche la congrega dei filosofi, dei teologi, dei poeti, degli artisti e dei “pensatori” in genere, che pur non occupandosi di tecnologia mostrano di saper “disegnare un mondo possibile o intuibile” oggi e in questa terra.
Epperò, siccome i filosofi e i religiosi-poeti si limitano, in massima parte, ad esistere nel regno del discorso, essi sono simili ai fisici teorici finché rimangono confinati nell’atmosfera chiusa dell’acceleratore di particelle o nel loro foglio d’appunti. Sono in condizione di parità perchè l’indeterminazione (la mancanza cioè di certezza) del filosofo equivale all’indeterminazione del fisico teorico, perché alla fine tutti e due si pongono le stesse (e irrisolvibili) domande. Evviva dunque questa bella banda: gli voglio tanto bene perché ricercando il senso impossibile (ma vero) della nostra vita non fa male a nessuno, non impone niente e non lavora con chi ha il potere di imporre.
Dall’altro lato ci sta la banda degli “impositori” che trasformano l’inquietudine e l’incertezza quotidiana in potere e in tecnologia persuasiva. E’ questa banda che rovina il sonno, è questa la banda che non “crea” innovazione nel pensiero alto delle ultime cose, ma che stabilisce tecnologia e standard di vita nel tessuto quotidiano delle “prime cose”. E’ la banda (ad esempio) di quello studente che studia perché ha già in testa un preciso obiettivo pratico (come se l’invenzione di un obiettivo corrispondesse al nostro eterno e immutabile Obiettivo che è la percezione delle cose). Ma ancora più grave è che quest’obiettivo, allo studente, non gli appartiene nemmeno fino in fondo. Esso è semmai in gran parte l’obiettivo di coloro che daranno a quello studente la tranquillità di non pensare, l’illusione del potere e l’assenza di un senso da ricercare. E’ questa la banda che ha inventato la bomba atomica, che ha standardizzato e svuotato d’umanità i nostri metodi di produzione delle cose, che ha recentemente inventato la genetica “religiosa” nel modello dei “cloni che vivranno per sempre”, che ha reso possibile lo spionaggio nelle telecomunicazioni, che ha reso credibile il controllo dell’intero ecosistema o che, ancora, mira a creare la TelevisioneUniversale. E’ questa banda che compie il tragico errore di confondere la rappresentazione (intuizione e osservazione del mondo) con la volontà esteriorizzabile (l’azione impositiva).
Quando l'innovazione e il progresso non sono nient'altro che il desiderio di porre rimedio all'Essere Caotico tramite l'instaurazione di un ordine inter-personale, s'illumina il fallimento delle nostre misure di spiegazione. |