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La scienza d'oggi in esempi: la medicina
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Scritto da beru   

La ragione principale della mia indisposizione verso il progresso che deriva dall'attuale scienza è di natura sentimentale. Critico il modo moderno di fare scienza perché esso genera una scienza che esiste solo a fini produttivi, una scienza relativa e vuota che disegna nel suo tempo un'idea di eternità che rifiuta se stessa (una scienza ben lontana da quella che ha, per esempio, smosso l'animo di Poincarè, Pauli, Newton e Borges!) Quella che oggi viene chiamata "scienza" è solo l'appendice tecnologica del pensare "scientemente" ed è inutile e dannosa per l'animo umano. Perché è vuota, non ha sentimento. La definisco:  "è un pensiero relativo, valido solamente nell'ipotesi che il mondo, in sé, non abbia un'energia (o un'anima) unica e sensibile." Si ha "pensiero relativo" quando ci si limita a descrivere l'esistenza di un qualsiasi cosa in termini di semplice connessione con gli altri dati dell 'esperienza, trascurando la compenetrazione delle singole connessioni con il tutto.

Si ha "pensiero relativo" nel semplice atto associativo tra cosa e cosa, nel posto in cui le cose sono analizzate descrittivamente ma non sono costantemente toccate dalla visione generale dell'esistenza.

Il pensiero relativo (d'ora in poi P.R) è di per sé un pensiero vuoto. E' un pensiero che nasce da correlazioni, ed è completamente scevro di contenuti "indagatori" sulla realtà in se stessa: il pensiero relativo non si sbilancia sul senso delle cose.

Questo modo di pensare esprime sì la capacità dell'uomo di conservare un ordine mentale fatto di relazioni tra cose, ma nonostante ciò il P.R. lascia aperte delle continue fratture nel sentire dell'uomo. Questo avviene perché il P.R. rende l'uomo distratto da una mentalità miope che si ferma laddove si arresta la stabilità di una determinata serie di nessi che svuotano l'individuo dell'energia che ricerca l'assoluto: dunque il pensiero relativo porta a una conoscenza apatica, descrittiva, delle cose.

Questo tipo di pensiero corrisponde alle attuali condizioni dei progressi definibili come scientifici: se noi considerassimo la nostra vita solamente dal punto di vista tecnologico, la risultante sarebbe un'esistenza sottoposta al controllo e alla prevaricazione e ben scarsa di sentimento e sensibilità. Prendiamo ad esempio un campo in cui sembrerebbe difficilissmo criticare la scienza: l'ambito medico. La scienza tecnologica di oggi dimostra la sua mancanza di sentimento in più ambiti ma voglio qui solo ricordare due questioni su tutte, una pratica-prevaricatrice, l'altra concettuale-psicologica. La prima riguarda la questione conoscenza-mezzi disponibili (la conoscenza sui farmaci è per quale motivo tenuta oggi segreta a persone che domandano di abbassare la loro soglia di sofferenza?).

La seconda questione riguarda il comportamento psicologico dell'individuo nei confronti della malattia e della morte.  La scienza di oggi dimostra la sua mancanza di sentimento perché è diventata una scienza sostanzialmente "diagnostica": esplora ed enuncia i particolari fisici più dettagliati di un male generando terrore psicologico e fornendo scarse modalità d'azione positiva.

Insomma, chi può dimostrare, per certo, che la conoscenza  dettagliata di un nostro male (che ci è data dai mezzi scientifici) sia o no un aiuto, non tanto nei confronti di una nostra guarigione (che tanto è per forza transitoria) ma nei confronti del nostro disegno finale della vita e della morte? Soprattutto se, come spesso accade, diveniamo consapevoli di portare internamente un male definito come mortale?  Per queste contraddizioni non ritengo intelligente la scienza tecnologica di oggi: ha poco sentimento e da tutta questa conoscenza estrae un goccio, troppo vitreo e incosistente, di positività.

 

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