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L'insieme delle cose che si sentono spesso dire tra amici o tra conoscenti in un posto comune come può essere l'ambulatorio del dottore è un estratto di quei discorsi comuni così ferocemente criticati da quelli che amano (o devono) dichiararsi specialisti o esperti di un settore della vita. Questa critica feroce al senso comune io credo che la facciano in primo luogo per difesa del loro vacuo e fragile stato di vita e in secondo luogo per una sorta di fraintendimento dell'animo che vede opporsi lo specialista all'uomo generalista di senso comune, banale, scontato, disutile.
La critica all'eccessiva specializzazione degli ambiti di vita, e dei correlativi linguaggi è oramai un fatto noto non solamente, appunto, tra specialisti. In questo senso, basterebbe ricordare le critiche della filosofia ermeneutica allo specialismo e all'etica della metafisica compiuta da parte della tecnica, oppure basterebbe ricordare a che cosa debba condurre, per l'ermeneutica, tutto ciò: all'indebolimento progressivo dell'essere sulla base del suo progressivo e inarrestabile specialismo interpretativo. Inoltre, si potrebbe mostrarne, da specialisti (in questo caso specialisti dell'analisi teoretica neo-marxista) il doppio della medaglia che corrisponderebbe all'evoluzione degli specialismi: la rottura dell'unità metafisica tradizionale assicurata un tempo dalla religione verrà gradualmente sostituita dall'unità metafisica garantita dalla tecnica nell'epoca della realizzazione dell'ideale metafisico tecnico-scientifico; e a questo si accompagnerà il primato della !
tecnica come linguaggio che unificherà i differenti specialismi.
Ma questo ricorso alla spiegazione dello specialismo tramite un altro specialismo è proprio ciò che vorrei evitare. Piuttosto vorrei mostrare le ragioni della supremazia teorica del senso comune sugli specialismi e su tutti i possibili specialismi.
Il senso comune, viene principalmente incolpato di essere banale e superficiale rispetto a una presunta verità "ben più complessa"; e questo è ritenuto vero dagli specialisti tanto più se il senso comune riguarda questioni politiche piuttosto che fisico-naturali.
Ad esempio, se uno afferma che l'Inverno è più freddo perchè il Sole è in qualche modo più lontano dalla Terra, dice un qualcosa di incompleto e inesatto (per lo specialista) ma vero (nel senso di "sensato"), e questo non glielo si può negare. Cioè, l'intuizione banale, immediata e superficiale su un fatto esprime sì un'inesattezza, ma un'inesattezza che contiene in sè quel minimo di validità certa sulla quale costruire i saperi specialistici. Ed è questo il concetto di verità minima sul quale fondare ogni teoria:l'intuizione bruta, scontata e banale. Così come quando si afferma che: "rosso di sera bel tempo si spera" si sta dicendo una verità, e così come quando si dice che "a toglier tutti gli alberi da una montagna la si farà franare". Ecco, dal punto di vista fisico, il senso comune, lo si può ritenere inesatto ma comunque vero.
Però, dal punto di vista politico, ecco che il senso comune diventa per forza falso. Ecco che solo gli specialisti sanno cos'è la verità. Ecco ecco. Infatti, se uno sbotta al bar che "i politici di oggi sono per gran parte una mandria di affaristi corrotti mentre la gente normale arriva male a fine mese", parla come un ubriaco da bar e gli si rimbrotta che lui non può sapere come vanno le cose, che le cose sono molto, ma molto più complicate, specie nell'epoca della complessità conclamata. Così, se si afferma a una cena di amici, che "quando i più ricchi vanno al governo, i più ricchi se la spassano sulle spalle degli altri", ci si sente rispondere che il tasso di inflazione, il debito pubblico, la spirale imitativa dei commercianti, il decision-making e la temporalizzazione delle scarsità sono questioni ben più cruciali di tutte le baggianate da bar sui ricchi e sui poveri. E insomma, tutti esempi di questo tipo. Lo specialista, in definitiva, esclude che le affermazioni de!
l senso comune siano cose sulle quali ragionare.
Ecco perchè se oggi sentiamo dire che esistono una molteplicità di mondi paralleli ben distinti tra loro, sentiamo dire il vero: poco dopo l'alba, in macchina, vediamo un cartellone indicare: "Promesse mantenute, gli italiani stanno meglio!", dieci ore dopo, al bar, sentiamo dire: "ma Dio Fa', un lavoro da schiavi per una miseria di vita, e poi c'è qualche figlio di cane che se ne sbatte di come stà la gente."
Ecco, ditemi voi, se l'esistenza di tutto questo fiume d'interpretazioni non corrisponde, vagamente, alla disintegrazione uomo-società che Platone riteneva eticamente impossibile. Infatti, a società divisa corrisponderebbe uomo diviso. A uomo diviso, linguaggio interno diviso, desideri, gioie e tutto il resto diviso.
Ed ecco oggi l'era dell'esplosione dei linguaggi, delle infinite verità.
Laggiù, solo laggiù, l'epoca del senso comune.
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