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Dio esiste ed è il tempo: Dimostrazione (prima parte)
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Scritto da beru   

1.

L’appartenenza dei molteplici eventi del mondo all’interno di un unico Tempo è di per se, forse, già sufficiente a poter affermare che l’Esistenza di tutte le cose è la stessa dell’Esistenza della singola cosa e che quindi ogni cosa è parte di questa medesima Esistenza: esiste l’unità sostanziale di tutte le diversità.

Che questo tipo di esistenza (in cui gli eventi non sono elementi assoluti separati gli uni dagli altri ma manifestazioni molteplici di una stessa e unica forza temporale) esista o meno è un problema che quasi nessuno si pone e questo dubbio è per lo più lasciato agli ultimi disgraziati (ammesso che la fortuna sia il reciproco).

Ma, nonostante ciò, esso è il problema essenziale (benchè vissuto per la maggior parte del tempo a livello inconsapevole) per la vita di un uomo.

Questo discorso però, non vuole essere un saggio sulla questione della morale, cioè sulla questione: come l’uomo reagisce al tempo?

Ancora prima del problema dell’azione, c’è infatti il problema del pensiero. Questo discorso sarà perciò rivolto a tre fondamentali elementi: la coscienza, gli eventi, il flusso che c’è fra la coscienza e gli eventi. Le relazioni alla base di questi tre elementi verranno dispiegate nel corso del lavoro, ma va posta prima la questione generale sul significato del tempo.

 

 

2.

Inizialmente, sembra che la questione del tempo sia affrontabile esclusivamente in termini contraddittori. Infatti, per il fatto che uno qualsiasi fra gli eventi fisici reali si verifichi in termini di flusso, questo evento stesso  non è ritenibile immutabile nel tempo, ma dura per un po’, e poi svanisce.  La sua certezza in termini di evento vero, puro e visibile è alla fine limitata dal tempo.

E’ possibile prolungare l’esistenza di un evento fisico con il pensiero concettuale, il quale fa uso della memoria, del passato, di ciò che è stato vero per un lasso limitato del tempo. Ma nulla, nessuno evento fisico visibile rimane vero nella sua purezza (cioè senza subire variazioni) durante l’intero scorrere del tempo. Ciò sarebbe possibile in assenza del flusso temporale, ma dato che il flusso temporale determina l’essere dell’evento, dobbiamo concludere che un evento fisico uguale a se stesso nel tempo non può esistere. Anche una particella elementare come un elettrone non è mai uguale a se stessa: ha sempre due cose, velocità e posizione, che la rendono diversa nel tempo. Attenzione, non sto dicendo che l'elettrone nella sua essenza non sia uguale a se stesso; sto dicendo che è l'elettrone nella sua manifestazione fisica a non poter essere uguale a se stesso per via del flusso temporale. Vedremo più avanti in cosa possa consistere l'essenza dell'elettrone.

In ogni caso abbiamo stabilito che l’evento, come categoria generale, è un continuum. E più si suddivide la realtà in parti successive (perché la nostra conoscenza del mondo diventa più dettagliata e precisa), più gli eventi durano limitatamente nel tempo e più la descrizione analitica è approfondita. Nessun evento fisico puro, preso singolarmente, è durato, dura, continuerà a durare in eterno.

In altri termini, la contraddizione fondamentale che andiamo ad affrontare è proprio quella che vede contrapporsi l’essere finito all’essere infinito, il mutevole all’assoluto, il temporaneo all’eterno. Questa contraddizione fondamentale è ciò che di più profondo ha il Tempo.

 

3.

Questa contraddizione viene presentata sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista del singolo concetto individuale; in entrambi i casi esso si mostra nella sua non riconducibilità a certezze e l’Universo che esso mostra come possibile è il semplice inseguimento del contraddittorio, sia nel concetto che nel dato fisico.

Ma il suo essere contradditorio non dovrebbe escludere la convinzione dell’esistenza del Tempo come l’unico essere non fisico perpetuamente uguale a se stesso. Raggiunta con il pensiero la certezza dell’esistenza del Tempo, così come essa verrà intesa nello scritto che seguirà, sarà dimostrata l’unità sostanziale delle molteplici apparenze e quindi vedremo come la dimostrazione dell’esistenza di ciò che viene chiamato Dio, sarà assimilata all'interno di una sensazione certa, di categoria superiore, equivalente all’esistenza del Tempo, e cioè all'unico evento non fisico e dunque unico evento perennemente uguale a se stesso.

L’equazione semplice è dunque: Tempo=Equivalenza= Dio Che il tempo sia equivalenza è dimostrabile dal fatto che solo un evento non fisico può essere uguale a se stesso perpetuamente. Che l’equivalenza sia Dio è (oltre che una tautologia necessaria e conseguente) coerente con l’immagine più verosimile che abbiamo di Dio, come essere necessariamente uguale a se stesso nell’eternità.

Per delineare come è possibile affrontare il problema del tempo in modo armonico, e cioè includendo gli aspetti diversi e contradditori della realtà all’interno di un insieme assoluto e non contradditorio, si seguano le seguenti equazioni verbali:

Io = coscienza dell’essere

Coscienza dell’essere = coscienza del tempo Mondo (eventi) = tempo Io (coscienza dell’essere) = mondo (eventi) = tempo

dunque se:

Tempo=Equivalenza=Dio

Allora:

Tempo=Equivalenza=Dio=Mondo=Io

Possiamo dunque semplificare ulteriormente l’equazione, evitando la ridondanza e preservando l’essenziale. A questo punto la scelta diventa puramente arbitraria, ovvero linguistica. Indifferentemente si scelga allora una delle seguenti tre equazioni, indifferentemente vere: Tempo=Equivalenza o Equivalenza=Dio o Tempo=Dio Se la scelta linguistica di menzionare la parola Dio non è da taluni accettata, il ragionamento rimane sempre corretto perchè la parola Dio è a questo punto perfettamente sostituibile dalla parola Equivalenza. E il significato più profondo della parola Equivalenza è quello di esprimere il contenuto perfettamente uguale a se stesso dell'unico elemento non fisico del quale è assiomatica l'esistenza.

Partendo da questi assunti, si afferma che l’esistenza è una ed indivisibile. Pur partendo dall’inevitabile dato di fatto che il mondo è composto da una realtà di cose differenti tra loro, si può asserire che queste differenze si annullano tra loro in un unico punto: che entrambe (nella loro differenza) sono Tempo, cioè Equivalenza, cioè quell’entità sintetica per eccellenza che anche la scienza è costretta a chiamare (in una forma, se vogliamo, del tutto atea) Dio.

 

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