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Ci hanno preso tutto? -1
Riflessometro
Scritto da beru   

Come ho già scritto recentemente, credo che viviamo in un momento storico in cui regna questa cosiddetta etica della moderazione,la quale consiste nella mancanza di una sincera espressione morale e in un una lacerante ambiguità dei comportamenti, giustificata anche in parte da quell’atteggiamento che è il “vatuttobenismo”: una specie protocollo che le elite politiche vogliono mantenere per proteggere lo status quo.  Il “vatuttobenismo” consiste in questa influenza moralistica: che non devono esistere espressioni ferme e categoriche (vengono perciò definite estreme) di rifiuto  o di manifestazione di un malessere sostanziale, quando questo vi è. Il “vatuttobenismo”  viene sostenuto dalla a-moralità.  Vivere in un contesto a-morale, significa avere concezioni morali senza poterle mettere in atto. Questo è ovviamente ben diverso dal vivere in un contesto immorale, dove comunque l’immoralità implica una corrispondenza di fondo tra l’azione immorale e la natura che la mette in atto.

Comunque, ora il punto è che in Italia (e non solo) ci troviamo in una situazione politica dove l’opposizione ai presupposti morali deleteri del cosiddetto capitalismo sembra essere assente. Questo potrebbe essere del tutto vero se noi identificassimo la mancanza di opposizione con l’attuale mancanza della sinistra politica, ma siccome l’opposizione verso precisi punti del capitalismo non è necessariamente inquadrabile a priori, allora questo è falso. La cultura politica di sinistra è un fatto che è stato motivato da ragioni storico-culturali, non solamente fenomeniche.

Quando le contingenze storiche cambiano, anche l’etichettatura politica dell’opposizione cambia. Perciò, potrà (forse) non avere più senso continuare a vedere le cose in termini di destra-sinistra. Ha senso invece dare sempre nuova forma e legittimità al dissenso. Innanzitutto bisogna saper inquadrare contro cosa si esprime il dissenso, e cioè i precisi punti critici: parlare di cose concrete e spiegare perché ci sono cose che risultano non sopportabili. Questo dovremmo farlo affinchè “loro”,  coloro che sembrano averci preso tutto( a noi individualmente), siano razionalmente messi alla sbarra degli imputati, con un imputazione che però sia di natura morale. Questo capitalismo finanziario va accusato e va accusato come modello e va accusato non con motivazioni tecniche economiche (il PIL che non cresce, la disoccupazione che cresce…) o con lo sterile drappello ecologista, ma con motivazioni morali, le uniche che possano attecchire. E anche coloro che vogliono preoccuparsi solamente di questioni economiche o ecologiche stiano ben certi: quando i danni morali e umani saranno significativi allora anche quelli economici/ecologici lo saranno. Intendo approfondire la questione a lungo (bè, almeno credo…) e a più riprese, stimolando se possibile una discussione. Ora come ora proporrei di fare piazza pulita di tutti quegli strumenti comunicativi che l’elite finanziaria utilizza a proprio vantaggio, aprendoci verso una dimensione più vasta e più umana (cioè semplicemente più ampia rispetto al vocabolario economicista). Stop dunque ai modi di affrontare i problemi anteponendo l’inessenziale all’essenziale. Stop alla categorica preminenza servile dei valori tecnici rispetto al resto. E’ stupido iniziare una discussione economica a partire dal PIL, è stupido. E’ stupido giustificare o meno le politiche economiche sulla base dell’oscillazione all’interno dei parametri di Maastrich. Bisogna sapere anteporre a tutto ciò un qualcosa che abbia valore umano: in questo modo possiamo aprire le finestre al nostro sguardo e cogliere l’essenza dei problemi.

 

Tutto ciò è molto difficile da compiersi. Il capitalismo finanziario ha preso tutto. Ci ha preso tutto. Tranne. Tranne. Tranne: quello che resta da fare.

Siccome lo scritto è lungo quanto l’argomento, anticipo solamente in che termini intendo visualizzare l’analisi. Credo che fondamentalmente, e con molto rispetto nei riguardi della vastissima letteratura critica già esistente sul capitalismo finanziario, che quest’ultimo abbia tre principali componenti, e che la loro preponderanza percentuale nell’insieme sia importante per i futuri cambiamenti. Abbiamo secondo me:

-        Il capitalismo autoritario

-        Il capitalismo ingannevole

-        Il capitalismo compassionevole

La prossima volta vorrei parlare di questo schema, perché secondo me le tripartizioni (Platone insegna) fino a un certo punto funzionano.

 

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