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Darwin e il catalizzatore antropobinario
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Scritto da beru   

Questa nostra evoluzione, diciamo questo andazzo da transformer, ha certamente dei principi darwiniani tecnomorfi. L'uomo-macchina è già embrionalmente esistente. Mi sembra di notare, mentre considero l'allegra compagine di tic che talvolta pare sommergermi, come l'armamentario tecnico mi stia praticamente soffocando a cominciare dal di dentro delle mie tasche. Poi, oltre le tasche, ci sono alleati in ogni dove. Questo mio corpo, che dovrebbe, secondo Aristotele, arrivare tra qualche anno al suo compimento teleologico, è scosso da una miriade di protesi tecniche che lo trasformano.E'certo, lo sento, che lo trasformano. Lamarck e Darwin considerarono perlopiù le influenze esterne naturali riguardo l'evoluzione della specie, il vecchio Stagirita fu invece convinto dell'immobilità eterna delle specie in quanto specie. Noi oggi però ci riconosciamo ancora come essere umani semplicemente come residuo dell'artificialità. Ma l'artificialità, se l'uomo è natura, è anch'essa naturale, dunque dovremmo intenderla come come strumento di prolungamento e stravolgimento delle funzioni e dell'estetica del corpo umano.

L'asse centrale del nostro essere in quanto manifestazione è oggi la superficie binaria e superficiale dei megabit e dei chip, mentre l'asse secondario è la forma umana del corpo, ancora e sempre suscettibile di ulteriore compressione. Ma siamo proprio sicuri che la nostra intrinseca natura, diciamo pure il nostro DNA, per gli amanti del'analisi scientifica, risponda armonicamente all'accoglimento di questi stimoli artificiali e che dunque si possa parlare positivamente di evoluzione?

La marea di tic nervosi che il corpo molle deve produrre in seguito alla semplice presenza di un telefono cellulare, mi fa venire qualche dubbio.

Io se mi vedo dal di fuori mentre parlo al telefono, m'appaio spesso come soggetto schizoide. E' probabile che la mia forma paranoica sia privatamente patologica, come può però anche essere che la reazione del corpo umano all'invasione artificiale produca un malessere generale vero e proprio, ancora scientificamente non appurato, ma reale. L'interazione uomo-macchina ha sempre fatto destare le antenne, fin dai tempi di Capek, e il nesso è sempre stato affrontato problematicamente, al punto da ipotizzare addirittura una castrazione finale del destino umano, grazie all'avvento del regno artificiale, divenuto persino intelligente.

Intelligente di quella intelligenza che gli sarebbe stata da noi regalata.

Ora, analizziamo bene come questo potrebbe avvenire. Potrebbe essere che l'essere circondati da sempre più numerose protesi tecniche manifesti una debolezza interiore dell'essere emotivo, il quale duplica a sua volta questa debolezza negli strumenti esteriori. Ampliandosi così il processo, l'umanità regalerà all'artificialità anche l'ultimo rimasuglio d'emotività, divenuto peraltro oramai simile al codice binario, e succederà che saranno sensibili i robot quanto gli uomini. Tutto questo potrebbe diventare la volontà d'artificio data da un'enorme carenza emotiva!

L'artificialità non è una cosa fuori dalla coscienza umana. E' proprio dentro questa coscienza, ne manifesta le sue carenze.

Da strenuo utilizzatore di computer quale sono, dovrei stare zitto. Ma mi è venuta in mente un'immagine prima, che potrebbe, senza giudizio di valore, essere analizzata darwinisticamente: un giorno, se noi lo vorremo, sarà il telefono a tenere in tasca l'uomo.

 

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