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12-13-14 PENSIERI CARDINALI
Riflessometro
Scritto da beru   

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Le sensazioni primarie sono le più dirette ricezioni-aperture del nostro corpo, le quali determinano massimamente la natura del nostro comportamento e del nostro carattere immediato. Esse corrispondono altresì a quella che viene definita la nostra “natura” propria o quintessenziale. Le sensazioni primarie sono, in qualche modo, inscritte “in codice simbolico o cifrato” nell'intelletto ricevente, che ne è lo specchio significativo, e sono poi “trasformate” in linguaggio o forme “dello spirito”. La memoria, in quanto attività ricevente, conserva le sensazioni primarie e si ricollega ad esse non certo in maniera lineare, ma attraverso “salti”. Questi “salti” collegano tra loro le sensazioni primarie più forti ed intense: ecco perché per la memoria il “tempo” è relativo, ecco perché è possibile la “confusione” tra sensazioni, ricordi e loro successione.

 

 

13

 

Il “pianto” che si ha talvolta del “mondo” è la nostra giusta misura, e consegue al fatto che esista una relazione bi-univoca tra ciò che muta nell'individuo e ciò che muta nell'insieme dei fatti del mondo, nel mondo stesso. In Leibniz tutto ciò viene affrontato con l'esistenza della monade, che dal suo punto di vista, rappresenta l'intero Universo. Trattasi di suggestione? Sono molteplici le suggestioni in filosofia ed alcune diventano teorie scientifiche o teorie della scienza, come in Kant. Alla suggestione della monade, dell'atomo vitale, puro ed energico, non materiale, consegue la suggestione dell'infinitamente piccolo a cui corrisponde l'infinitamente grande (sono “specchi” uno dell'altro): i due infiniti spaziali a cui l'uomo pensa e a cui l'uomo si riferisce.

Per tale ragione, per l'estrema precisione logica di questa suggestione, è lecito aspettarsi ad ogni minimo accadimento nell'animo umano, un relativo sconvolgimento dell'infinitamente grande.

 

 

14.

 

Il terrore più grande nasce quando, e nella misura in cui, l'uomo è colpito dall'insensatezza, dal fatto che tutte le cose del mondo possano non avere senso.

Un dolore così grande, una percezione di questo genere, non è relativa a nessun'altra. L'uomo lotta coscientemente, o reagisce istintivamente anche senza averne coscienza riflessiva, contro l'avanzare dell'insensatezza. Che le cose siano prive di senso: questo è il primo dolore. E' di gran lunga preferibile che si trovi, dietro l'accadere di un fenomeno un significato terribile, rispetto al fatto che vi sia invece, dietro le cose, la terribilità dell'insensatezza.

Eppure, come tremule barche divorate nell'essenza dalle termiti dello spirito, io-noi (posso sentirne la stessa cosa), avanziamo e proviamo ad emergere dalle nebbie mondane dell'insensatezza, poiché il Mondo vomita insensatezza.

L'insensatezza non è il nulla, ma il nulla è la possibilità dell'insensatezza delle cose e del tutto. Nulla come possibilità e Tutto come sensatezza.

Il senso non è il significato. Significato come comprensibilità e rimando ad altro, senso come pienezza e presenza dell'essere. Il significato è sempre mondano, relazionale. Il senso è non-finito rispetto alla comprensibilità del mondo, eppure ne è fondamento.

 

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