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Rubriche peculiari
[..3+1 Poesie 3+1..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

38.
Vivo
come subumano
in uno stato
d'irrequietezza apparente
mascherata
in confettura di fragole
e aceto
balsamico.
Però scrivo
poesie
brevi
senza motivo
e senza
significato.

45.
Tu
sei l'unica cosa
che sopporto
dell'Amore.

53.
Se davvero fossi
quello che credo
di essere
non avrei bisogno
di scrivere
poesie.

55.
I raga del locale
armeggiavano con maestrìa
arrotando pezzuole
dentro ai bicchieri
che avevano ospitato
me
e te
in un barlume
di carezzavole
intesa.

 
[..Capelli, Minestre e Morale..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

La prima storia ricalca una vecchia barzelletta. C’è un camionista che sta alla guida da una ventina di ore consecutivamente. Non avendo mangiato da un po’, visto che deve fare una consegna importante, comincia a salirgli un languorino devastante, più assimilabile alla brutta cattiva. Decide così di fermarsi al primo autogrill che incontra. E così fa. Arriva correndo trafelato al bancone. La cameriera gli chiede cosa desideri e lui risponde: “La prima cosa che le passa per le mani, non ci vedo più dalla voglia di mettere qualcosa sotto i denti”. Detto, fatto… non passa un minuto che la cameriera è già di ritorno con un piatto ricolmo di minestra tiepida e marroncina e dall’aspetto appetitoso. Il camionista ci si fionda su come un invasato e comincia a scucchiaiare ai mille all’ora. Arrivato alla fine guarda il fondo del piatto e, con suo grande scorno, vede che vi è adagiato un pettine pieno di capelli unti. Lo stomaco gli gorgoglia, impazzisce e prolassa. Spegnendosi in una vomitata epocale, proprio sul piatto, fino a riempirlo nuovamente. Allora un signore seduto al suo fianco lo guarda e dice: “Ah, l’ha visto anche lei?”.

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La disoccupazione "tecnologica" -1
Riflessometro
Scritto da beru   

Agli inizi degli anni '60, un buon numero di perditempo (tra i quali il filosofo idealista-innovatore della Scuola Critica di Francoforte H.Marcuse) dissero con tono grave:  "notate che con l'attuale tasso di progresso tecnico arriverà, intorno all'anno duemila, un utilizzo del capitale tecnologico tale da produrre (oltre a una standardizzazione dei modi di pensiero e di vita) la disoccupazione e l'accentramento della ricchezza piuttosto che il lavoro e la distribuzione sociale. Questa considerazione, risultata poi profeticamente esatta, teneva in considerazione quegli aspetti del processo innovativo che influivano in modo negativo sia sul modo di vita che sulla speranza del lavoratore di essere parte integrante (e non svuotata) del processo produttivo.

Considerava cioè gli effetti dello sviluppo tecnologico sulla struttura sociale complessiva la quale veniva interpretata come una società mono-dimensionale (annichilita cioè sugli sviluppi della tecnica). Manca certamente, nell'ottica di questa scuola di pensiero, l'analisi dei benefici che la tecnica dispiega nella nostra vita quotidiana. Questa parte è assente perché secondo il pensiero della Scuola Critica di Francoforte i benefici dell'innovazione non sarebbero il risultato di una sincera domanda della società, ma solamente l'effetto direzionale del processo innovativo "slegato" dai suoi desideri (si considerava l'innovazione nient'altro che l'espressione materiale del potere astratto). Ne è derivato, in sequenza, il desiderio di molti filosofi e di pensatori politici di poter "ritornare padroni" del processo innovativo attraverso un trasparente controllo collettivo sulle innovazioni e sugli sviluppi della tecnica.

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[..96..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Si chiude in una carezza

tutto quello

che abbiamo detto

e scritto

o che siamo stati.

Non avrei potuto immaginare di meglio

neppure con la poesia

di qualcun altro.

 
[..Battagliero!..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Zenone   

Poi è successo che sono stato in un Bar del centro e c'erano due che parlavano fitti fitti dell'incedere delle stagioni e altre amenità a sfondo prettamente sessuale che non sto qua a ripetere. Costoro erano talmente poco interessanti che mi sono chiesto "Perché?", ho girato i tacchi e rivolto il sorriso ebete verso altri venti. Non ho dato risposta alle mie domande, neanche le ho cercate. Quindi, uscito fuori di là, pareva tutto come dopo nevicato. Serafico e attutito. Silenzioso da collassare il placidume in isteria forsennata. Io non sono quel genere di persona lì che si lascia prendere con facilità dagli sbalzi di umore, né di temperatura. Anzi. Per un connaturato orgoglio individualista in mezzo ai rivoluzionari faccio la parte del reazionario. Tra i realisti mi scopro idealista, e così via cianciando. Senza arrivare a nessuna conclusione pratica né quadro clinico esaustivo. Tutto ciò mi differenzia in modo deciso dai pinguini e dagli gnu che, notoriamente, fanno della propria appartenenza al branco un punto a favore della conservazione della specie. Prendo dunque atto del fatto che se vivessi in Antartide o in Kenya sarei già da un pezzo cibo per vermi e sciacalli. La carogna di me stesso, insomma.

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