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Rubriche peculiari
[Una storia: Roberto Farinacci - III]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Farinacci viene dunque inviato in Spagna durante la guerra civile e ha modo di assistere alla sanguinosa sconfitta italiana a Guadalajara. Al suo ritorno relazionerà, senza lesinare critiche al progetto franchista, colpevole, a suo modo di vedere, di non tenere in sufficiente considerazione gli aiuti provenienti da Germania e Italia. Tra i gerarchi fascisti si distingue nuovamente per intransigenza allorquando accusa il Duce di portare avanti una rivoluzione borghese. Strizza l’occhio al nazismo e stringe amicizie pericolose con personaggi del calibro di Himmler e Goebbels. Questo genere di rapporti frutta a Farinacci un posto di rilievo nell’Asse Roma-Berlino (ottobre 1936) e viene indicato come delegato tricolore al congresso del partito a Norimberga. Riceverà anche la Gran Croce dell’Aquila tedesca.

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[Una storia: Roberto Farinacci - II]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Arguto come una faina Roberto Farinacci trova l’occasione del riscatto qualche anno più tardi, in occasione del famigerato delitto Matteotti. È lui a difendere in prima persona il Duce, propone leggi speciali che consentano l’arresto di tutti gli anti-fascisti ritiratisi sull’Aventino e promette totale fedeltà dell’ala oltranzista al Capo. È del 3 gennaio 1925 il famoso discorso in cui Mussolini accoglie le istanze farinacciane e annuncia l’emanazione di provvedimenti liberticidi. In buona sostanza vara la dittatura propriamente detta sotto la minaccia dell’ex capo stazione di Cremona. Superare l’affare Matteotti non fu facile per il sistema e il contributo decisivo dato da Farinacci gli fece meritare il posto da Segretario Nazionale del Partito dietro la promessa di essere meno inquieto. Una promessa prontamente disattesa. Il Vaticano non lo sopporta e le trattative per il Concordato subiscono lungaggini enormi. Un colpo decisivo alla fiducia il Farinacci lo dà quando, con la scusa di portare in dono al Duce un toro, un cavallo, due mucche e una cassa di violini di fabbricazione cremonese, imbarca per Roma 20.000 rurali lombardi con l’intento di dimostrare di quanta considerazione goda ancora tra le masse.

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[Una storia: Roberto Farinacci - I]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Roberto Farinacci nasce il 16 ottobre 1892, a Isernia.
Suo padre è un Commissario di Pubblica Sicurezza, costretto a frequenti spostamenti nei quali si porta appresso la famiglia. Nel 1900 (tondo tondo) è a Tortona in Piemonte, 9 anni più tardi a Cremona.
Queste continue peregrinazioni saranno l’ideale per giustificare gli insuccessi scolastici a cui Roberto va incontro. A 17 anni decide così di abbandonare gli studi per impiegarsi nelle Ferrovie dello Stato, facendo il Capostazione all’ombra del Torrazzo. Si avvicina alla politica molto presto, fiancheggiando il socialismo riformista di Leonida Bissolati e si occupa della riorganizzazione del sindacato contadino. Donnaiolo impenitente Farinacci viene costretto all’altare da un ‘incidente di percorso’ nel 1910. Intanto delizia i lettori de l’Eco del Popolo con articoli d’infuocato ardore, il che gli consentirà pochi anni più tardi di diventare corrispondente da Cremona per il Popolo d’Italia di Mussolini. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale come volontario. Combatte un solo anno, ma si merita la croce militare. Si congeda da caporale e torna come militare di leva a fare il Capostazione (‘onorevole Tettoia’ il suo soprannome).

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[Virulenza Condominiale]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Ci eravamo lasciati con la poco edificante storia di normalissimo scazzo condominiale. La faccenda, però, negli ultimi giorni si è fatta ben più seria e si è rischiato l’intervento della forza pubblica. Tutto cominciò Lunedì con l’arrivo di Mastro Serrando, maniscalco di fiducia del Cavalier Musolungo. Su ordine di quest’ultimo egli badò a rendere inaccessibile ai non aventi diritto il bussolotto delimitato dalla porta frangi-freddo, installando un complicatissimo marchingegno al posto della serratura, che consente lo sblocco solo dopo l’analisi dell’iride dell’eventuale avventore. Nulla sarebbe stato se l’innovazione non fosse stata corredata dalla discutibile scelta del Cavaliere di appendere un cartellone 70x100 nell’ascensore con su scritto, in bella calligrafia, “Il bussolotto è mio e lo gestisco io”. I condomini del terzo piano, a metà tra il geloso e il furioso, risposero, sullo stesso manifesto, con graffiti pornografici e frasette oscene emblematiche di una ritrovata impudicizia verbale di puerile memoria. Poi, per non disperdere le energie, decisero di costituire una milizia armata vera e propria, capace di agire nottetempo andando a colpire i luoghi più rappresentativi di questa piccola comunità. Primo obiettivo: il raccoglitore della carta, dato alle fiamme. Vicino alle ceneri la macabra firma: “Resisteremo! - FdLdPA”. Secondo obiettivo: il serafico giardinetto interno. Infestato di deiezioni umane e canine. Le fatte disposte a mo da comporre il terribile monito (perfettamente leggibile proprio dalla finestra del pianerottolo del secondo piano): “Merda sul potere – FdLdPA”.

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[A parlar di merda si puzza sempre un po']
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

In un illuminante elzeviro comparso su questi pixel ormai due o tre anni fa, l’intermittente Joe Zarlingo denunciava lo stato di angosciante mediocrità in cui versa(va) la tivvù italiana.

Il ‘fantiano’ personaggio (che, si spera, torni al più presto a farci le carte) parlava di ostentazione della normalità e affrancamento dell’uomo comune, rendendolo punto di arrivo ideale in un ipotetico cammino verso la panacea umana attraverso l’apparizione catodica. Nella fattispecie gli strali erano indirizzati verso Fabio Fazio, colpevole di proporre al pubblico uno scorcio demografico deprimente, fatto di qualunquismi e riabilitazioni quantomeno discutibili. Bastava essere dei perfetti senza-talento per accedere al suo risibile palcoscenico. Recita bene l’adagio “al peggio non c’è mai fine” e, passati appena 2 (o 3) anni, la situazione appare ancora più sconfortante di allora. Messo al confino Fazio, per sospetta collusione con l’ala oltranzista del trotzkismo internazionale, l’imperativo cambia: basta gente normale, basta gente inutile! Quel che ci vuole è gente al di sotto del normale, gente dannosa. A capo della simpatica brigata si mette una Simona Ventura qualunque e il gioco è fatto. La fiera delle vanità, il circo dei minus habens.

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