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Rubriche peculiari
Quarta parte
Mappa rivoluzionaria di un uomo esente
Scritto da beru   

Mi recai, il giorno dopo, all'interessante seminario: "logica degli eventi notturni". Il corso si divideva in due parti: eventi sognati ed eventi reali. Il punto focale era che l'uomo, se voleva diminuire lo stress, doveva riequilibrare le distanze tra gli eventi diurni e gli eventi notturni. Ma il seminario non diceva come fare, nè perchè bisognasse riequilibrare la distanza, nè se c'era veramente una distanza tre le due cose.

 
Terza parte
Mappa rivoluzionaria di un uomo esente
Scritto da beru   

Iniziai a fare l'amore molto presto perchè faceva molto freddo e le persone erano spaventosamente distanti tra loro.

Mi mossi nella città cercando di generare un imprevisto.

Ma la città lavorava, lavorava.

 
Seconda parte
Mappa rivoluzionaria di un uomo esente
Scritto da beru   

Mi trovavo di fronte a un uditorio vasto, sebbene non valutabile. Questo è quello che dissi.

- Ragioniamo ora sugli ideali di perfezione, che siano stati rivoluzionari, non li vediamo in parte falliti, in parte riusciti?

Ma un uomo esente è vuoto di ciò, solo gli preme l'animo. Dobbiamo perciò porre la percezione come origine. Forse di fronte alle percezioni, non sentiamo come un dovere? E' infatti l'animo che ci preme.

Il primo punto geografico della nostra mappa rivoluzionaria è la percezione sintetica dell'animo. Fare però il punto della situazione, per poi dire: 'il mondo è così' è  una rassegnazione che azzera il punto di partenza della nostra mappa, perchè il mondo percepito non è tutto il mondo reale compreso il divenire. L'uomo esente rivoluzionario è un uomo calmo della sua inquietudine, è un uomo aderente alle sue emozioni e fa propaganda del suo inquieto sentire come normalità. Di fronte alla richiesta di normalizzare le sue emozioni reagisce con coraggio e calma perchè la sua vita emotiva non può essere un errore più grande di un fulmine che squarcia l'aria e incendia un villaggio di arbusti e paglia

 
Prima parte
Mappa rivoluzionaria di un uomo esente
Scritto da beru   

..... sottili prescrizioni della mia coscienza m'imponevano perlomeno l'ascolto:

 

- Tu, essere, poichè non intendi la perfezione, ma la percepisci, hai nient'altro che la possibilità di andarci verso, senza mai trovarla. E poichè non intendi la perfezione, nulla esiste per te che non sia, pur poco, perfettibile.

Sia questo un punto fermo del testamento provvisorio -

 

Dunque, tramite quella voce interiore, io volevo scrivere un testamento, sebbene provvisorio.

Fu per me l'ossessione delle cose ferme.

Questo testamento non poteva infatti affermare nulla di certo: era provvisorio.

 

Mi rimisi all'ascolto, dialogando con la voce interiore:

- Sia dunque un pò di scetticismo un ingrediente della mappa rivoluzionaria.

.....Si è scettici su cose ritenute vere e dunque si è in qualche modo liberi da queste cose.

- Il rivoluzionario è libero.

.....Ma è libero in maniera non perfetta (poichè non intende la perfezione), dunque cerca.

- Chi ricerca appare inquieto.

.....Il rivoluzionario non accetta il presente come verità assoluta, poichè percepisce la perfettibilità.

- Un uomo, se esente, è per forza rivoluzionario.

 

Mi svegliai: stavo dormendo.

 
Darwin e il catalizzatore antropobinario
Riflessometro
Scritto da beru   

Questa nostra evoluzione, diciamo questo andazzo da transformer, ha certamente dei principi darwiniani tecnomorfi. L'uomo-macchina è già embrionalmente esistente. Mi sembra di notare, mentre considero l'allegra compagine di tic che talvolta pare sommergermi, come l'armamentario tecnico mi stia praticamente soffocando a cominciare dal di dentro delle mie tasche. Poi, oltre le tasche, ci sono alleati in ogni dove. Questo mio corpo, che dovrebbe, secondo Aristotele, arrivare tra qualche anno al suo compimento teleologico, è scosso da una miriade di protesi tecniche che lo trasformano.E'certo, lo sento, che lo trasformano. Lamarck e Darwin considerarono perlopiù le influenze esterne naturali riguardo l'evoluzione della specie, il vecchio Stagirita fu invece convinto dell'immobilità eterna delle specie in quanto specie. Noi oggi però ci riconosciamo ancora come essere umani semplicemente come residuo dell'artificialità. Ma l'artificialità, se l'uomo è natura, è anch'essa naturale, dunque dovremmo intenderla come come strumento di prolungamento e stravolgimento delle funzioni e dell'estetica del corpo umano.

L'asse centrale del nostro essere in quanto manifestazione è oggi la superficie binaria e superficiale dei megabit e dei chip, mentre l'asse secondario è la forma umana del corpo, ancora e sempre suscettibile di ulteriore compressione. Ma siamo proprio sicuri che la nostra intrinseca natura, diciamo pure il nostro DNA, per gli amanti del'analisi scientifica, risponda armonicamente all'accoglimento di questi stimoli artificiali e che dunque si possa parlare positivamente di evoluzione?

La marea di tic nervosi che il corpo molle deve produrre in seguito alla semplice presenza di un telefono cellulare, mi fa venire qualche dubbio.

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