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Teatro

... del teatro chiaccherato



Le Voix Humaine di "Jean Cocteau" Regia: Ivo van Hove
Teatro
Scritto da Zenone   

Torino

Ottobre 2010

Teatro Gobetti.

In scena: "La voix humaine”.

Anche sta volta non ho studiato prima, me tapino.

Leggo la recensione dello stabile: inutile accozzaglia di parole al vento.

Aria fritta.

Ancora non comincia, ma c’è la scenografia: un vetro di chiusura tra palco e pubblico, all’interno una camera.

Le luci si affievoliscono, si comincia.

Colpi di tosse e raschiamenti di gola in continua ascesa tra il pubblico.

Chissà perché è sempre così.

Una fanciulla entra in scena, ed è agitata.

Parla dialetto non si capisce bene.

No, non è dialetto: è Olandese.

Arrivano i sopratitoli ad aiutarci a comprendere, ma si fatica.

Chiamano al telefono, lei risponde ed è agitata. Attende una telefonata importante.

Si avvertono tensioni, ci si cala bene nella parte.

Finalmente l’interlocutore è quello desiderato.

Ma non si sente la voce, è un dialogo soliloqui ente.

Si sente lei, si immagina lui.

Nient’altro, e questo è fantastico.

Tutto si dipana attraverso questa telefonata straziante di chiusura amorosa e ricordi del passato, luoghi comuni, risa e pianti.

L’immaginazione prende il sopravvento.

Sono io l’attore e l’interlocutore.

Il convenzionale mezzo telefonico diventa l’unico contatto con l’esterno.

Associazione di idee, mi invento trame di vita inesistenti ma possibili.

Comincio a capire l’Olandese senza i sottotitoli.

Perché mi piace? In realtà la storia è banale e prevedibile fino all’epilogo drammatico. Ma forse è proprio questa la potenza poetica ed espressiva che talvolta ci si augura di vedere.

 

 

robe tecniche:

Testo di: Jean Cocteau

Regia: Ivo van Hove;

Cast: Halina Reijn;

traduzione Halina Reijn, Peter van Kraaij scene e luci Jan Versweyveld Toneelgroep Amsterdam (Olanda)

 


 

 
May B "Compagnia Maguy Marin"
Teatro
Scritto da Zenone   

Torino

Ottobre 2010

Teatro Carignano.

In scena: "May B" tra cornici dorate e velluti trifolati.

Cosa sarà? il solo titolo May B non è per me caratterizzante e pigramente non mi sono informato prima. Maledetto me.

Personaggi in pigiama scorrazzano simultaneamente in lungo e in largo sul palco, come un branco di pesci, eseguendo traiettorie poco ortodosse e con una cadenza tra l’infante e il senile.

Ecco che arrivano i suoni, scaturiti da asme o grugniti.

Si fermano, ripartono, tornano indietro e ripartono, vibrano, cuori che battono, cadenze liturgiche, borbottii.

May B è potente.

I volti grotteschi sono pieni di polvere bianca che si solleva ai movimenti esistenziali del gruppo.

Riluttanza, o meglio reticenza espressiva.

Qualcuno dal palco non capisce, si estranea.

Ripetizione, costante stillicidio, rapsodia.

Tappe intramezzate da rapsodie.

Tappe della vita o punti di demarcazione?

Denti che ridono e sbattono.

Internati?

Vecchi beceri?

Tutto sembra distante, ma è un ellisse.

May B è feroce.

Drammaturgia della danza, respiro pesante e ansimante.

C’è qualcosa di primordiale in quei suoni palatali e gutturali.

Dionisiache posizioni o frustrazioni sessualmente pericolose?

Movimenti insulsi ripetuti perfettamente e ancora ripetuti.

Gioco?

Ossessione?

Esitazione?

Ed ecco affiorare Beckett, Hamm, Pozzo e Lucky, Clov, o forse no, sono io che li sto immaginando?

No, ho avuto riscontro in White Lady al mio fianco.

Viaggio senza meta anche fuori dal palcoscenico. (Vita?) Attori stratosferici, mai un secondo fuori dalla parte.

Flusso emotivo mio.

Fine spettacolo, gli artisti salutano senza uscire dalla parte, dimessi, composti e goffi.

Escono tre o quattro volte sempre dimessi, sconvolti e goffi.

Sembrano veri, non sembrano maschere.

Le luci si accendono,

la pelle si distende,

la vicenda umana si dipana leggermente, e io, deferente, auspico trionfi.

 

 

 

Robe tecniche:

 

Titolo: May B

Compagnia Maguy Marin

coreografia Maguy Marin

musica Franz Schubert, Gilles de Binche, Gavin Bryars costumi Louise Marin luci Compagnia Maguy

 


 
Una sera a Teatro, Arturo Brachetti all'Alfieri
Teatro
Scritto da HopFrogBLOG   

Coriandoli, funi, lenzuola, stracci, luci colorate, esplosioni, musica! silenzi, bui intensi e colori accecanti, ombre. Risate che a volte si spengono in commossi sorrisi o esplodono incontrollate. Magia! luci che tagliano figure che non sono mai quello che sembrano...che cambiano...si muovono in una roteante scenografia mastodontica, che si adatta all'attore e cambia con lui, si muove, vive, ruota, si espande e si contrae come un enorme cuore pulsante al ritmo musicale della metamorfosi. La grande qualità di non smettere mai di essere bambino, di crederci veramente, di capire che un sorriso o un sollazzo hanno più potere di una giacca e cravatta, di capire che per essere veramente Grandi non bisogna mai crescere.

Arturo Brachetti è al Teatro Alfieri di Torino fino al 17 ottobre (unica data italiana). E' una di quelle emozioni da non perdere, che risvegliano un'infantile voglia di fare e di vivere.

 


 

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