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Ho Chi Minh City, Saigon
Vietnam
Scritto da Bas   

Dopo aver salutato la nostra amica Nguyen Duy, con la promessa che ci scriveremo via e-mail e le manderemo alcune foto, partiamo alla volta di Ho Chi Minh City, Saigon.
La nostra guida locale è Huynh, un signore alto e magro, distinto nel suo genere, cinquantenne. Mi sembra subito simpatico, ci dice che è molto raro che i turisti richiedano una guida parlante inglese e che questo costituisce per lui motivo di orgoglio in quanto sono pochi a parlarlo correntemente come lui. Aggiunge che alla fine del tour mi devolverà la metà della sua paga, poiché mi presto pazientemente a fare da interprete agli altri membri del gruppo (chi capisce ma non parla e chi ignora completamente l’inglese). In realtà la conversazione è molto piacevole, anche se faticosa perché nei momenti di pausa o negli spostamenti, lui – per educazione o piacere – continua a chiacchierare del più e del meno, della sua vita familiare, delle vicissitudini di alcuni membri della sua famiglia, boat people fuggiti dal Vietnam, alcuni purtroppo periti in questo tentativo e altri stabilitisi in Inghilterra, e a chiedermi notizie di Roma, che l’affascina per i suoi studi (mi fa anche delle citazioni in latino).

Il cuore di Saigon rimane Rue Catinat, costeggiata di negozi di souvenir, sete, tovaglie ricamate, gallerie d’arte, caffè e ristoranti. Essa sta comunque conoscendo un rifacimento urbanistico e quindi si trovano edifici coloniali, alcuni anche restaurati, accanto a torri, alberghi, centri commerciali giganteschi. I due edifici simbolo del periodo coloniale sono la Cattedrale di fine ‘800, in stile neogotico e la sede delle Poste, ben conservata e restaurata, opera del francese Eiffel, che vale la pena di visitare anche all’interno. Ma il monumento storico principale è il Palazzo della Riunificazione, assaltato nel 1975 dall’esercito nordvietnamita che, con la sua conquista, sancì la fine della guerra e la riunificazione appunto delle due parti del paese. Si tratta di una visita quasi obbligata, anche se non si trovano altro che gli oggetti e l’arredamento originali di quel giorno, tutto conservato nei minimi e orribili particolari, anche le sale del bunker sotterraneo con le telescriventi, le radio, le mappe di guerra.
Passiamo al vero ventre della città: Cholon, il grande mercato, un agglomerato costruito a partire dal ‘700 che è stato e continua ad essere il centro di tutti i traffici legali e non, ad opera dei ricchi mercati cinesi o di Taiwan. Tutto si può avere a buon mercato, ed in effetti la portata delle mercanzie è tale che le strade sono invase da mezzi, merci, uomini e animali. Visitiamo la parte coperta, il mercato alimentare dove troneggiano specialità locali (montagne appuntite di gamberetti essiccati, pesce e carne sia freschi che secchi, contenitori enormi di spezie in polvere), la zona delle ciabattine di legno colorate (bellissime ma scomode), la parte di abbigliamento (con le griffe taroccate dai cinesi). E’ un vortice di suoni, colori e odori pungenti.
Il giorno seguente partiamo in barca diretti a Cantho, un giorno intero di navigazione fino al delta del Mekong, allo scoperta di una natura selvaggia e di comunità che vivono in simbiosi con il fiume. Durante la discesa, ci fermiamo in un’impresa a conduzione familiare dove si produce il riso soffiato (buono con il te!), in un cantiere navale (in realtà vi si costruiscono barche in legno), in una cooperativa di ragazzi handicappati che vengono impegnati in lavori artigianali di gran pregio (abiti ricamati, quadri, statuette, compriamo un po’ di tutto). E vediamo come si svolge la vita sul fiume, lavaggio di stoviglie direttamente nell’acqua fangosa, bagno di bambini insaponati, bucato. Facciamo una sosta bagno presso la casa di una famiglia amica della nostra guida, delle persone molto ospitali che insistono nell’offrirci il te e una sosta in poltrona per riposarci del viaggio e veniamo osservati con simpatia dai due bambini della casa, che sembrano eccitati per questa visita improvvisa.
Dopo aver ammirato uno splendido tramonto dorato, con le sagome delle imbarcazioni dei pescatori che si riflettono nell’acqua, arriviamo al Victoria, il nostro albergo per la notte, una costruzione bianca piena di porticati e giardini nel migliore stile coloniale, posta su un’isoletta al centro del fiume.
Il giorno dopo ripartiamo per il nord, facendo il primo tratto in barca ed il secondo in pulmino. Non perdiamo una visita veloce al mercato galleggiante di Cantho, praticamente un mercato che si svolge tra imbarcazioni accostate sul fiume. Del resto piove, come sempre, e il fiume è un po’ agitato.
Ci dirigiamo scortati da Huynh verso Nha Trang, il principale centro balneare vietnamita. Volevamo rilassarci almeno tre giorni al mare e ci è stato detto che l’unica meta consigliabile era questa. Superata la cittadina, ci immergiamo in una fitta vegetazione di palmeti e piante da frutta e finalmente scorgiamo la spiaggia: lunghissima, profonda e di sabbia bianca, molto bella! Anche il resort presso cui siamo alloggiati è fatti di piacevoli bungalow in legno disseminati in un verde giardino. Ed ecco finalmente l’incontro con il Mar della Cina: non ci aspettavamo certo i colori caraibici, però la temperatura fredda, l’aspetto melmoso e le correnti che creano mulinelli non invogliano neanche a bagnarsi.
Peccato che il tempo non sia bello: riusciamo solo a fare qualche passeggiata sulla spiaggia e ad andare a vedere le comunità di pescatori che il mattino tirano le reti. Peccato che faccia pure freddo: almeno nel pomeriggio, su tre giorni di permanenza nel dopopranzo arriva puntualissimo una specie di ciclone misto a pioggia che dura fino alla mattina successiva. Peccato che ci siano ospiti indesiderati: nella zona pranzo li avvistiamo e durante la notte li sentiamo scalpitare sul tetto dei bungalow (i topi, of course). E infine peccato che non si possa star fermi sulla spiaggia distesi a leggere, perché altrimenti vieni assalito da centinaia di moschini pungenti.
Pur di scappare per qualche ora da quello che si sta trasformando in un posto da incubo, organizziamo in taxi una spedizione alla visita delle vicine quattro Torri Cham, luogo di culto per gli induisti della zona, superbe costruzioni in mattoni rossi che ricordano un po’ i fasti di Angkor. Sono disposte su una collinetta che domina la baia e prendiamo accordi con il tassista per sostare un po’ più a lungo. Facciamo amicizia con alcuni bambini locali, venuti lì a giocare: abbiamo gli ultimi giocattoli nello zaino e ci commuove la gioia con cui accolgono dei semplici pupazzetti.

 

Il viaggio è terminato. Domani ci aspetta il ritorno a Saigon e poi subito l’imbarco per Roma via Taipei. Ma l’impressione è che ci siamo fatti solo una vaga idea di quello che può essere questo paese ed il suo popolo così diverso da nord a sud. Nelle relazioni umane si avverte comunque un distacco voluto ed è difficile instaurare in così poco tempo una relazione spontanea.

 
 

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