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LE Grandi BATTAGLIE laperquisiane  

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Il Ribelle è il singolo, l'uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per
sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, nè leggi escogitate da
qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità
ancora non disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purchè in lui
sopravviva qualche purezza, tutto diventa semplice.

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27/11/2006 IRAK / IL MASSACRO CONTINUA / AMERICA IMPOTENTE?
Lo spargimento di sangue in IRAK continua...senza che l'America sia in grado di fermalo con i metodi utilizzati sino ad oggi. Tutte le potenze del mondo sono impotenti davanti al massacro che si sta compiendo. Nessuno ha ancora provato ad usare la "Conoscenza" di Abrahamo per fermare la guerra. Gli unici sistemi che hanno provato ad utilizzare sono le armi, le armi e le armi...e i risultati dopo 2006 anni da GESU' si vedono...la guerra continua... E se fosse il momento di provare in un altro modo? ------------------------------------------ PIETRO MOLINARI 34123 TRIESTE - PORTO NUOVO - MAGAZZENO 72 - la SCALA - II° PIANO TELEFONI: 337.535.182 - 338.686.5205 - TELEFAX 040.301351 GIORNO 24 DEL MESE DI NOVEMBRE NELLA CITTA TRIESTE ANNO 5767 DA ADAMO ED EVA — 5108 DA KRSNA — 2759 DALLA FONDAZIONE DI ROMA - ANNO 2006 DA G E S U’ 1427 DAI MUSULMANI DI MAOMETTO LETTERA INVIATA VIA TELEFAX A * ROMANO PRODI — CAPO DEL GOVERNO ITALIANO * MASSIMO D’ALEMA - MINISTRO DEGLI ESTERI DELLO STATO ITALIANO * GIULIANO AMATO - MINISTRO DEGLI INTERNI DELLO STATO ITALIANO E PER CONOSCENZA A * GIORGIO NAPOLITANO - CAPO DELLO STATO ITALIANO * AMBASCIATORE A ROMA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA * AMBASCIATORI A ROMA DEGLI STATI ESTERI * RABBINO CAPO DEL TEMPIO ISRAELITICO DI ROMA * CARDINALE TARCISIO BERTONE — SEGRETARIO DI STATO VATICANO * IMAM DELLA GRANDE MOSCHEA DI ROMA * PRESIDENTE DELL’ U C O I I — UNIONE MUSULMANI D’ITALIA * BERLUSCONI SILVIO DIFORZAITALIA * PREFETTO - QUESTORE E POLIZIA DIGOS DI TRIESTE * PREFETTO E QUESTORE DI R O M A * STAMPA E TELEVISIONE OGGETTO ODIERNO ULTERIORE MASSACRO IN IRAK CON OLTRE 30 MORTI CONSEGUENTE QUELLO DI IERI E SOSPENSIONE DELLE LIBERTA’ 1 - SCIITI E SUNNITI SONO ENTRAMBI FIGLI DI ABRAHAMO DIPENDENTI DAL LIBRO SACRO C O R A N O CHE AL CAPITOLO 2 VERSO 35 RIPROPONE LA SEGUENTE LEGGE PSICODINAMICA ED ESCATOLOGICA "MANGIA LIBERAMENTE DI TUTTI GLI ALBERI DEL GIARDINO MA NON MANGIARE DELL’ALBERO DELLA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE PERCHE’ NEL GIORNO IN CUI NE MANGERAI DI CERTO MORIRAI" A) CONOSCIUTA ED OSSERVATA DA ABRAHAMO ISMAELE ISACCO GIACOBBE B) SCRITTA DA MOSE’ NEL BIBLICO LIBRO GENESI AL CAPITOLO 2 VERSI 16 — 17 C)FATTA CARNE CON GESU’ D) DIMENTICATA DA RELIGIOSI E POLITICI E) PER LA CUI VIOLAZIONE DI EVA / ADAMO IL PAPA GIOVANNI PAOLO 110 HA SCRITTO NELL’ANNO 1994 BISOGNA FARE ANALISI 2— VI CHIEDO DARMI APPUNTAMENTO . TRAMITE IL QUESTORE DI TRIESTE A PALAZZO CHIGI CON LA PRESENZA DI A) RABBINO CAPO DEL TEMPIO ISRAELITICO B) CARDINALE TARCISIO BERTONE — SEGRETARIO DI STATO VATICANO C) I M A M DELLA GRANDE MOSCHEA DI ROMA D) PRESIDENTE DELL’ U C O I I — UNIONE MUSULMANI D’ITALIA E) AMBASCIATORE IN ITALIA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA 3 — IL MOTIVO DEL DETTO INCONTRO E’ QUELLO DI: A) CONVINCERVI CHE LA LEGGE SCRITTA SOPRA AL PUNTO 1 , NEL CONTESTO DEI PRIMI 4 CAPITOLI DEL BIBLICO LIBRO GENESI E’ DI VALENZA UNIVERSALE INDISPENSABILE PER PACIFICARE IL MEDIORIENTE DA DOVE PROVIENE CONSENTENDO A TUTTE LE RELIGIONI ED AI POLITICI DI LAVORARE INSIEME PER FARLA CONOSCERE B) OFFRIRVI LE C H I A V I DI LETTURA DEI PRIMI 4 CAPITOLI DEL BIBLICO LIBRO GENESI DATE DA GESU’ AL PRIMO PAPA PIETRO C) EVITARE CHE GLI U.S.A. CONTINUINO A FARE IN MEDIORIENTE GLI STESSI ERRORI CHE VI FECE ROMA IMPERIALE COME VI HO SCRITTO NELLA MIA LETTERA DI IERI
03/10/2006 Scompare un testimone nel processo contro Etchecolatz
Le organizzazioni sociali, le organizzazioni civiche, i movimenti per i diritti umani argentini esprimono la loro preoccupazione per la scomparsa di Jorge julio Lopez e attribuiscono la sua sparizione alla sua funzione di testimone nel processo contro Etchecolatz. Il processo contro Etchecolaz "E' il primo desaparecido dagli anni del terrorismo di stato", ha affermato il governatore bonaerense Felipe Solà, mostrando la foto di Jorge Julio Lopez- uno dei principali testimoni del processwo che condannò alla reclusione perpetua il repressore Miguel Etchecolatz-, che rimane desaparecido da più di una settimana. In una conferenza stampa realizzata in vista di una convocazione delle organizzzioni sociali, padronali, sindacali e confessionali a favore di una collaborazione in vista di una mobilitazione di solidarietà. Solà attribui la possibile scomparsa di lopez al ruolo di "testimone fondamentale" nel processo contro l'ex braccio destro di Ramon Camps al fine di "intimidire futuri testimoni e impedire la sua partecipazione ad altri processi" contro i repressori della dittatura. Necessitiamo dell'aiuto di tutto l'aiuto possibile da parte delle organizzazioni civiche, dei movimenti sociali, dei sindacati e delle organizzazioni per i diritti umani, per realizzare forme di solidarietà con chi in argentina lotta per laffermazione della verità e della giustizia in merito ai terribili anni della dittatura e del terrorismo di stato, specialmente in questa fase di apertura dei processi in italia contro alcuni dei torturatori al soldo della dittatura. formar parte por entender que es responsabilidad del Estado encontrar al testigo. E' possibile che si sia in presenza del 30.001 desaparecidos argentino, il primo dopo molti anni dalla fine. ETCHECOLATZ HA 77 ANNI ED E' STATO LA MANO DESTRA CIOE L'AIUTO DEL COMMISSARIO CAMPS, UNO DEI MAGGIORE ASSASINI NELLA PROVINCIA DI BUENOS AIRES ACCUSATO DELLA DESAPARICION DI SEI PERSONE; ERA DIRETTORE DELL'INVESTIGAZIONE DELLA POLIZIA DE BS.AS. CI SONO DOCUMENTI CHE DIMOSTRANO L'ESISTENZA DI 29 CENTRI CLANDESTINI IN NOVE DISTRETTI DI QUELLA POLIZIA, CIOE VENIVA CREATO UN CIRCUITO DOVE I PRIGIONIERI VENIVANO PORTATI DA UN CENTRO AD UN ALTRO. JUAN JOSE LOPER ERA MURATORE E MILITANTE DEI MONTONEROS. OGGI HA 76 ANNI ED è SOPPRAVISSUTO A QUATRO CENTRO (O CAMPI). E' STATO VITTIMA DI ETCHECOLATZ E HA VISTO IN FORMA DIRETTA L'ESECUZIONE DI DUE DEI SEI DESAPARECIDOS , GRAZIE ALLA SUA TESTIMONIANZA E' STATO CONDANNATO DI DELITO DI GENOCIDIO TRADOTTO DOVREBBE ESSERE CRIMINE DI LESA UMANITA'
27/09/2006 Sciopero precari
Venerdì 6 ottobre: sciopero dei precari della scuola con manifestazione nazionale a Roma Assunti tutti Assunti subito Assunti davvero Venerdì 6 ottobre la Confederazione Unitaria di Base indice uno sciopero dei precari della scuola perché non è più tollerabile il gioco delle tre carte di un governo che, dopo aver promesso di “risolvere il problema del precariato”, non affronta con chiarezza la condizione delle centinaia di migliaia di lavoratori (oltre 200.000 solo nella scuola), precarie e precari, costretti a lavorare senza diritti e con retribuzioni miserabili. Siamo stanchi di dichiarazioni indecenti sulla necessità di tagliare l'organico, aumentare il numero di alunni per classe, ridurre l'organico degli insegnanti di sostegno. Se cambiati i suonatori non cambia la musica dobbiamo, con lo sciopero e la manifestazione del 6 ottobre, costringere il governo a un confronto vero con il sindacato di base e indipendente e a provvedere alle necessarie assunzioni in ruolo. Tutti i precari della scuola in sciopero e in piazza Per l'assunzione a tempo indeterminato delle precarie e dei precari della scuola, docenti e Ata, sugli oltre 200.000 posti attualmente scoperti Contro l'aumento degli alunni per classe Per un organico degli insegnanti di sostegno adeguato alle necessità Contro l'attuale politica di taglio degli organici e di non copertura del turn over Per una scuola pubblica, laica, gratuita e di qualità Rafforziamo il sindacalismo di base e indipendente MANIFESTAZIONE NAZIONALE ore 09.30 P.zza della Repubblica - ROMA c.i.p. In Corso Marconi 34, 10125 Torino il 18 settembre 2006
01/08/02006 Appello per una commissione parlamentare d'inchiesta per i fatti del G
In Italia, nel luglio del 2001, abbiamo vissuto quella che Amnesty International ha definito "la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale". Quella ferita, inferta così violentemente il 20 e 21 luglio, ha lasciato un'ennesima macchia di sangue nelle pagine della storia del nostro paese, il sangue di migliaia di giovani umiliati, malmenati e torturati da coloro che sarebbero stati addetti a preservarne la sicurezza; la vita rubata al giovane Carlo Giuliani, vittima sacrificale di una mattanza indistinta. La ferita dei giorni di Genova è rimasta aperta e dolorante nelle coscienze di tanti italiani e italiane che ancora s'interrogano sulle responsabilità politiche e materiali di quei gravi fatti, di chi si chiede come mai a cinque anni di distanza ancora non si sia fatta chiarezza sulla linea di comando, sulle inadempienze, sugli abusi di potere, sugli occultamenti di prove o sulla loro invenzione. Subito dopo quegli avvenimenti fu istituita una Commissione di indagine conoscitiva bicamerale dotata di poteri d'indagine limitati. La natura stessa della Commisione, nonché il breve tempo in cui si svolsero i lavori (conclusi il 20 settembre 2001) denotano la volontà del governo di centrodestra di chiudere velocemente la faccenda, auto-assolvendosi agli occhi del Paese. Tale Commissione ha conseguentemente prodotto solo una sommaria e lacunosa ricostruzione dei fatti accaduti a Genova, senza arrivare ad una ricostruzione puntuale degli avvenimenti. Anche i successivi eventi processuali (a cominciare dalla archiviazione dell'omicidio di Carlo Giuliani) sono risultati viziati dalla stessa logica: chiudere la "pratica Genova" nel più breve tempo possibile. Si sono dunque banalizzati i fatti, riconducendoli ad una logica di "manifestanti violenti" contrapposti a "sporadici eccessi delle forze dell'ordine". Tutto questo col risultato di non poter vedere la precisa linea di repressione del dissenso di cui Genova ha costituito l'episodio più grave, seguito da altri meno noti ma non per questo meno inquietanti. Seguendo il solco ideale del disinteresse tracciato dalla Commissione parlamentare, possiamo leggere non solo le vicende processuali, ma anche la grave distrazione dei maggiori media italiani, che stanno lasciando scivolare i processi in corso per i fatti di Genova nella più completa apatia. Se il nuovo governo vuole imprimere una svolta democratica al nostro paese, da qui deve cominciare, perché non può esserci futuro democratico laddove una macchia così grave viene lasciata alle spalle, perché non può esservi saldezza di diritti in un paese in cui rimangono troppi dubbi sull'omicidio di un giovane ad una manifestazione. Il! giorno dell'insediamento del nuovo governo è stato ripresentato al Senato un disegno di legge sostenuto da 60 senatori e senatrici che prevede l'istituzione di una commissione d'inchiesta sui giorni del G8 che abbia gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria, che possa cioè utilizzare tutti gli strumenti utili ad acquisire informazioni necessarie al raggiungimento della verità. Analoga iniziativa è in corso alla Camera dei deputati, con la possibilità quindi di ottenere una Commissione bicamerale, che avrebbe ancora più peso politico. E' urgente che questo disegno di legge venga discusso al più presto dal Parlamento per essere approvato e l'inchiesta possa rapidamente partire. E' necessario che tutti e tutte coloro che in questi anni hanno condiviso la lotta per ottenere verità e giustizia si impegnino a far si che ciò avvenga. Bisogna insistere affinché ogni parlamentare si senta in dovere di assolvere una richiesta forte proveniente dal paese: nessuna lungaggine burocra! tica, nessun ostacolo dovrà frapporsi questa volta all'istituz! ione di un organismo, realmente aperto all'ascolto di tutti i soggetti che hanno faticosamente lavorato in questi anni alla ricostruzione dei fatti, e che possa dunque far luce sul black out di civiltà che ha investito il nostro paese nel luglio del 2001. Chiediamo a tutti e tutte di impegnarsi attivamente affinché si possa finalmente in questo Paese, almeno su questa vicenda, restituire alle parole verità e giustizia il loro significato. www.piazzacarlogiuliani.org
21/05/06 2 GIUGNO: APPELLO AL PRESIDENTE
INIZIATIVE. APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA AFFINCHE' IL 2 GIUGNO SIA FESTA DELLA COSTITUZIONE. SENZA PARATA MILITARE [Riproponiamo l'appello scritto da Enrico Peyretti (per contatti: e.pey@libero.it) e sottoscritto gia' da numerose persone; invitiamo tutte le persone che ci leggono ad aderire all'iniziativa e a diffonderla ulteriormente] Signor Presidente della Repubblica, insieme ai nostri vivi auguri per il Suo alto compito, Le rivolgiamo una calda richiesta, che viene dal popolo della pace, di festeggiare il prossimo 2 giugno come vera festa della Costituzione, come festa del voto popolare che ha voluto la Repubblica e eletto la Costituente, e niente affatto come festa militare. Ammessa, per amore di dialogo, e non concessa la necessita' dell'esercito - che noi come tale discutiamo (tra esercito e polizia democratica la differenza e' essenziale, come tra la violenza e la forza, la forza omicida e la forza non omicida) - esso non e' assolutamente il simbolo piu' bello e vero della patria, non e' l'esibizione giusta per il giorno della festa della Repubblica: nell'ipotesi piu' benevola, e' soltanto una triste necessita'. La parata militare e' brutta tristezza e non e' festa. La parata delle armi non festeggia la vita e le istituzioni civili del popolo, non dimostra amicizia verso gli altri popoli, non e' saggezza politica. Non e' neppure un vero rispetto per chi, sotto le armi, ha perso la vita. Rispettando le diverse opinioni, e' un fatto inoppugnabile che l'esercito non ha avuto alcuna parte nell'evento storico del 2 giugno 1946, quando unico protagonista e' stato il popolo sovrano e l'azione democratica disarmata: il voto. Nella festa del 2 giugno l'esercito e' fuori luogo, occupa un posto che non e' suo. * Primi firmatari: Enrico Peyretti, Lidia Menapace, Anna Bravo, Giancarla Codrignani, Angela Dogliotti Marasso, Alberto L'Abate, Marco Revelli, Luigi Sonnenfeld, Gianguido Crovetti, Michela Vitturi, Patrizia Rossi, Alessandra Valle, Gennaro Varriale, Clara Reina, Enzo Arighi, Fabio Ragaini, Pasquale Pugliese, Nella Ginatempo, Stefano Longagnani, Martina Pignatti Morano, Ilaria Giglioli, Francesca Vidotto, Simone D'Alessandro, Carlo Corbellari, Franca Maria Bagnoli, Mario Signorelli, Lucia Ceccato, Nandino Capovilla, Maria G. Di Rienzo, Carlo Minnaja, Melo Franchina, Carmine Miccoli, Doriana Goracci, Mariagrazia Campari, Stefano Dall'Agata, Enea Sansi, Alfredo Izeta, Claudia Cernigoi, Michele de Pasquale, Antonio Sorrentino, Aldo e Brunella Zanchetta, Roberto Fogagnoli, Franco Borghi, Enza Longo, Annalisa Frisina, Alessandro Cicutto, Marcella Bravetti, Giuliana Beltrame, Giuliano Cora', Mariangela Casalucci, Mao Valpiana, Margherita Del Bene, Sergio Giorni, Claudia Marulo, Dario Cangelli, Carlo Ferraris, Danila Baldo, Gino Buratti, Marco Tarantini, Elisabetta Donini, Francesco Cappello, Donato Zoppo, Antonella Sapio, Franca Franchini, Franco Franchini, Francesco D'Antonio, Maurizio Campisi... * Per aderire all'iniziativa: scrivere lettere recanti il testo dell'appello al Presidente della Repubblica (all'indirizzo di posta elettronica: presidenza.repubblica@quirinale.it, ricordando che si deve firmare con il proprio nome, cognome e indirizzo completo, altrimenti le lettere non vengono prese in considerazione), e comunicare a "La nonviolenza e' in cammino" (e-mail: nbawac@tin.it) di avere scritto al Presidente.
14/04/06 Si aprono le iscrizioni ai Mondiali Antirazzisti
Si apre oggi ufficialmente la registrazione delle squadre che vogliono partecipare ai Mondiali Antirazzisti, sul sito internet: www.mondialiantirazzisti.org. La decima edizione si svolgerà a Montecchio (RE) dal 12 al 16 luglio. Ricordiamo che i Mondiali sono aperti a tutti, non ci sono gironi speciali, non ci sono barriere e l’unica regola ferrea è quella del rispetto dell’altro: le squadre che parteciperanno al torneo non competitivo di calcio saranno anche quest’anno 192 e proverranno da ogni parte d’Europa. Gruppi ultras, comunità di migranti, gruppi antirazzisti e cooperative sociali hanno già iniziato ad iscriversi e ci auguriamo anche per questa edizione di avere un'ampia rappresentazione di nazionalità e culture. Anche quest’anno parallelamente al torneo di calcio verranno organizzati un torneo di basket (giunto alla terza edizione) e per la prima volta un torneo di pallavolo… ma non escludiamo altre novità in campo sportivo! Per informazioni sulle iscrizioni visitate il sito. Negli anni i Mondiali sono diventati un happening festivo di calcio, basket, musica, dibattiti, mostre, scambi di esperienze. Infatti, le persone che sono venute ai Mondiali hanno costituito una rete di relazioni che ha prodotto anche la possibilità di progetti transculturali e la creazione di eventi simili ai Mondiali in altre parti d’Europa. Formula vincente non si cambia! Ma quest’anno per festeggiare il decennale, abbiamo deciso di proporre nuove attività sportive e culturali, di dare più spazio alle culture che abitano le nostre città, di rendere la nostra festa ancora più colorata e soprattutto di dare a tutti più spazi per scambiarsi informazioni e creare momenti di dibattito creativo. Invitiamo tutti a seguire il sito per informazioni e aggiornamenti e per scoprire le novità a cui stiamo lavorando. I Mondiali Antirazzisti sono organizzati dal Progetto Ultrà – UISP Emilia-Romagna, dall’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea (Istoreco) di Reggio Emilia, in collaborazione con la rete Football Against Racim in Europe (FARE). -- Press Office Mondiali Antirazzisti Daniela Conti tel. +39.06.43984313 cell. +39.347.5972943 fax +39.06.43984320 e-mail press@mondialiantirazzisti.org web site www.mondialiantirazzisti.org
03/04/06 Il Piccolo Tommaso e la Politica
La vicenda del piccolo Tommaso è così terribile da lasciare sgomenti. Il dolore dei genitori e dei parenti vede l’abbraccio di tutto il Paese, rimasto senza parole. Davanti a fatti di tanta gravità, comprensibilmente tra la gente si alzano voci che chiedono il taglione, il rigore senza appello. È una reazione naturale, uno sfogo per allontanare da sé un male così orrendo e feroce. Ma le leggi e la politica giudiziaria, per fortuna, non si fanno (non si dovrebbero fare) sull’onda delle emozioni e delle indignazioni, per quanto fondate e da tutti condivisibili siano. Dunque, meno comprensibili sono le invocazioni di taglioni e rigori da parte della politica, cui spetta la responsabilità, anche, di aiutare i cittadini a incanalare indignazione e rabbia in modo razionale. Ancora meno comprensibili sono certe voci che si sono levate da autorevoli esponenti delle forze politiche della sinistra, in particolare dei Comunisti italiani, nonché dal segretario dei Verdi, che hanno invocato una pena dell’ergastolo, senza possibilità di sconti. E chissà cosa ne pensa il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, che inaugurò la legislatura che lo vide ministro della Giustizia con solenni e ripetute dichiarazioni e promesse di abolizione della pena dell’ergastolo; abolizione considerata addirittura come una priorità. Ma chissà anche cosa ne pensano i 107 senatori (a fronte dei 51 contrari e 8 astenuti) che il 30 aprile 1998 votarono a favore dell’abolizione di questa pena, che la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile solo perché, in effetti e in concreto, non sarebbe una pena perpetua (ovvero, nella misura in cui siano applicabili, sia pure discrezionalmente, quelle riduzioni per buona condotta previste dalla legge per tutti i detenuti). Dopo il voto positivo al Senato, la legge si arenò alla Camera. Ciò non toglie che molti di quei 107 senatori siano ancora in Parlamento. Sanno e vogliono dirci come la pensano e cosa eventualmente sia cambiato? L’onorevole Rutelli sa spiegare meglio perché vorrebbe pene ancor più rigide di quelle attuali? Cosa c’è dopo l’ergastolo, se non la pena di morte? Naturalmente, non abbiamo certo la pretesa che queste spiegazioni siano dovute a noi, che, se pure da tempo impegnati nel volontariato e sulle questioni carcerarie, in passato abbiamo avuto responsabilità gravi, seppure diverse, nella lesione delle regole e delle leggi. Se prendiamo parola è solo perché ci è parso che vi sia un preoccupante e generalizzato silenzio sugli aspetti che qui rimarchiamo. Pure, per la propria natura pubblica, la politica deve essere chiamata a motivare pubblicamente posizioni e proposte, non potendosi limitare a lanciare dei sassi, a fingere di nulla e a cavalcare l’emotività del momento per raccogliere, forse, qualche consenso. Si assiste in questi anni al fatto che, prescindendo evidentemente dalle posizioni di alcuni, cambiata, di sicuro e in generale, è la politica: sempre più indirizzata a promuovere e assecondare paure e insicurezze nei cittadini, anziché adoperarsi per il loro governo e per la rasserenazione sociale. Una politica che si contenta dell’“effetto annuncio” e della navigazione a vista, senza più sapere proporre una visione del mondo, una coerenza tra valori dichiarati e programmi perseguiti. Una politica che dovrebbe, in alcune occasioni, sapere anche tacere. La morte del piccolo Tommaso probabilmente è una di queste. Mentre la cronaca ci consegna altri episodi, che invece richiederebbero interventi decisi e precisi. Quale quello che ha visto un ragazzo di 19 anni colpito a Como alla testa da un proiettile esploso da un vigile di una delle pattuglie “speciali” istituite dal sindaco e dall’amministrazione cittadina per contrastare i giovani writers. Rumesh, il giovane cingalese ferito, ora è in coma e lotta contro la morte, mentre in città diverse manifestazioni gli testimoniano solidarietà, ma anche chiedono che i responsabili politici che hanno voluto quel contestato nucleo speciale ne rispondano con le dimissioni. Qui invece la politica tace. E di nuovo abdica al suo ruolo e alla sua funzione alta. Una funzione di cui si sente sempre di più la mancanza. Specie adesso, sotto elezioni, quando bisognerebbe poter capire per sapere scegliere. Quando cesseranno le grida e sarà passato il momento del voto, forse verrà il tempo per riflessioni serie (e politiche) all’altezza su questi delicati problemi. Ma, intanto, altre tossine e culture negative saranno state irrimediabilmente introdotte nel corpo sociale, dove sedimentano producendo danni che poi diventano quasi irreversibili. Milano, 3 aprile 2006 Sergio Cusani e Sergio Segio
16/03/06 Parlamento Europeo contro razzismo nel calcio
Il 14 marzo a Strasburgo è stata adottata la risoluzione formale contro il razzismo nel calcio. All’incontro hanno partecipato il Presidente del Parlamento Europeo Josep Borrell, Parlamentari europei di differenti correnti politiche, rappresentanti del calcio europeo e della rete FARE Il documento presentato a Bruxelles il 20 novembre ha ricevuto molte più adesioni di altre dichiarazioni scritte del Parlamento, con oltre 420 parlamentari che hanno aderito alla proposta. La risoluzione chiede a tutti gli attori coinvolti nel mondo del calcio di fare di più nella lotta contro il razzismo e domanda sanzioni più pesanti per abusi razziali fuori e dentro i campi. Alla UEFA viene chiesto di introdurre sanzioni sportive più dure, come escludere le società recidive in fatto di episodi razzisti dalle competizioni europee. Il Presidente Borrell ha dichiarato la dichiarazione scritta come risoluzione formale del Parlamento Europeo e ha incoraggiato I governi nazionali e le autorità del calcio europeo a lottare con più veemenza contro il razzismo. “I diritti fondamentali di ogni essere umano non possono essere messi da parte durante gli eventi sportici. Richiedo delle politiche in merito da parte di tutti i governi, la Uefa e le società sportive” ha dichiarato Borrell. Inoltre, ha sottolineato che quanto accade nel calcio può avere un effetto più ampio nella società a livello globale. “Il calcio è uno specchio della società, di tutte le cose positive, ma anche di quelle negative. Il razzismo e la xenofobia sono riflesse ed amplificate nel calcio, che una ribalta seguita da milioni di persone e perciò gli episodi negativi vengono visti in tutto il mondo.” Il Direttore delle Comunicazioni e degli Affari Pubblici della UEFA, William Galliard, ha sottolineato l’impegno del governo del calcio europeo e ha evidenziato l’importanza del supporto politico nella lotta contro il razzismo. “la UEFA può essere un pioniere nella lotta contro il razzismo, ma abbiamo bisogno dell’aiuto del Parlamento Europeo, tanto da iniziare una lotta contro tutte le forme di discriminazione, sia razziali, che religiose e sessuali, anche oltre i confini dell’Unione europea.” Le ONG e i gruppi ultras della rete FARE hanno fatto un lavoro di lobby su tutti i parlamentari europei negli ultimi 3 mesi per evidenziare l’urgenza del problema. L’ideatrice della risoluzione l’europarlamentare olandese Emine Bozkurt lavorerà con la Commissione Europea per raggiungere lo scopo della risoluzione: “Il Parlamento unito ha brillantemente segnato un gol contro il razzismo, ma il gioco continua. Ho chiesto al Commissario europeo per l’Occupazione Spidla di fare pressione sulle società sportive affinché creino un ambiente di lavoro scevro da qualsiasi forma di razzismo, come sottolineato nell’articolo 13 del Trattato di Amsterdam” L’ex calciatore di Chelsea, Celtic e Bari, Paul Elliot, ha rappresentato la rete FARE e ha accolto con gioia la risoluzione. “Oggi il razzismo è il pericolo più serio per il calcio, per cui la leadership nella lotta contro il razzismo è cruciale. Non possiamo più assolutamente tollerare queste forme di discriminazione. Nessuno è al di sopra della legge e tutti hanno lo stesso diritto di essere parte del bellissimo gioco del calcio senza importanza di razza, colore, culture o religione. Le stesse opportunità nel campo di gioco o sugli spalti non sono un privilegio, ma un diritto fondamentale” I parlamentari Europei che hanno dato vita alla dichiarazione sono: Emine Bozkurt (Partito dei Socialisti Europei/Olanda), Chris Heaton-Harris MEP (Partito Popolare Euorpeo / UK), Cem Özdemir (Verdi/ Germania), Alexander Nuno Alvaro (Liberali e Democratici/ Germania) e Claude Moraes (Socialisti Europei/ UK).
08/03/06 La Scelta del 9 Aprile
La scelta del 9 aprile Centrosinistra e centrodestra al voto di Paolo Mieli A dispetto di quel che da tempo attestano, unanimi, i sondaggi, il risultato delle elezioni che si terranno il 9 e 10 aprile appare ancora quantomai incerto. È questo un buon motivo perché il direttore del Corriere della Sera spieghi ai lettori in modo chiaro e senza giri di parole perché il nostro giornale auspica un esito favorevole ad una delle due parti in competizione: il centrosinistra. Un auspicio, sia detto in modo altrettanto chiaro, che non impegna l’intero corpo di editorialisti e commentatori di questo quotidiano e che farà nel prossimo mese da cornice ad un modo di dare e approfondire le notizie politiche quanto più possibile obiettivo e imparziale, nel solco di una tradizione che compie proprio in questi giorni centotrent’anni di vita. La nostra decisione di dichiarare pubblicamente una propensione di voto (cosa che abbiamo peraltro già fatto e da tempo in occasione delle elezioni politiche) è riconducibile a più di una motivazione. Innanzitutto il giudizio sull’esito deludente, anche se per colpe non tutte imputabili all’esecutivo, del quinquennio berlusconiano: il governo ha dato l’impressione di essersi dedicato più alla soluzione delle proprie controversie interne e di aver badato più alle sorti personali del presidente del Consiglio che non a quelle del Paese. In secondo luogo riterremmo nefasto, per ragioni che abbiamo già espresso più volte, che dalle urne uscisse un risultato di pareggio con il corollario di grandi coalizioni o di soluzioni consimili; e pensiamo altresì che l’alternanza a Palazzo Chigi - già sperimentata nel 1996 e nel 2001 - faccia bene al nostro sistema politico. Per terzo, siamo convinti che la coalizione costruita da Romano Prodi abbia i titoli atti a governare al meglio per i prossimi cinque anni anche per il modo con il quale in questa campagna elettorale Prodi stesso ha affrontato le numerose contraddizioni interne al proprio schieramento. Merito, questo, oltreché di Romano Prodi, di altre quattro o cinque personalità del centrosinistra. Il leader della Margherita Francesco Rutelli, che ha saputo trasformare una formazione di ex dc e gruppi vari di provenienza laica e centrista in un moderno partito liberaldemocratico nel quale la presenza cattolica è tutelata in un contesto di scelte coraggiose nel campo della politica economica e internazionale. Piero Fassino, l’uomo che più si è speso per traghettare, mantenendo unito e forte il suo partito, la tradizione postcomunista nel campo dominato dai valori di cui sopra. I radicalsocialisti Marco Pannella e Enrico Boselli che con il loro mix di laicismo temperato e istanze liberali rappresentano la novità più rilevante di questa campagna elettorale. Fausto Bertinotti, il quale per tempo ha fatto approdare i suoi alle sponde della nonviolenza e ha impegnato la propria parte politica in una nitida scelta al tempo della battaglia sulle scalate bancarie (ed editoriali) del 2005. Noi speriamo altresì che centrosinistra e centrodestra continuino ad esistere anche dopo il 10 aprile. E ci sembra che una crescita nel centrodestra dei partiti guidati da Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini possa aiutare quel campo e l’intero sistema ad evolversi in vista di un futuro nel quale gli elettori abbiano l’opportunità di deporre la scheda senza vivere il loro gesto come imposto da nessun’altra motivazione che non sia quella di scegliere chi è più adatto, in quel dato momento storico, a governare. Che è poi la cosa più propria di una democrazia davvero normale.
24/12/06 Carta del Popolo No TAV
SCHEMA DI BASE PER AVVIARE LA COSTRUZIONE DI UNA CARTA DEL POPOLO NO TAV CHE DIFENDE LA SUA VALLE E LA PROPRIA DIGNITA' A chi ci accusa di essere solo capaci di dire di no, e a chi si mette in ascolto solo ora delle nostre ragioni, mandiamo a dire che intendiamo portare avanti queste rivendicazioni 1. l'ammodernamento e l'ottimizzazione della linea ferroviaria storica, sfruttata oggi solo al 38% delle sue potenzialita'; un contestuale contingentamento dei tir e una razionale redistribuzione dei carichi di traffico su tutto l'arco alpino; un servizio ferroviario sicuro, efficiente per i pendolari e prezzi contenuti per le fasce deboli 2. un monitoraggio costante dell'inquinamento e un radicale intervento per rimuovere le cause della devastazione ambientale prodotta dalle acciaierie o da altre industrie o da dissennati interventi edilizi,coltivazione incontrollate di cave, movimenti terra e creazione di discariche abusive che stanno riducendo la valle a pattumiera insanabile. occorrono invece progetti mirati di riconversione produttiva che garantiscano l'occupazione e siano sostenibili dal territorio 3. rilancio dell'agricoltura e del turismo attraverso una revisione intelligente degli scenari demografici e di insediamento. possiamo difendere e rilanciare l'agricoltura solo se comprendiamo pienamente il legame tra difesa del suolo, dell'acqua, dell'aria e battaglia contro inquinamenti di ogni genere e lotta contro la mafia delle grandi opere 4. stop alla desertificazione e alla proliferazione brutta e devastante di sempre nuovi, vuoti, capannoni "industriali". 5. progetto complessivo, discusso con la popolazione, di una vera raccolta differenziata dei rifiuti, con abbattimento dei costi di raccolta attraverso consorzi comunali e reinvestimento immediato dei vantaggi economici e ambientali prodotti dalla maturazione culturale e dall'impegno dei cittadini, che va incoraggiato, riconosciuto e ricambiato anche in termini di ritorno economico concreto 6. promozione di una profonda cultura del limite e del risparmio, attraverso convegni di studio e campagne di divulgazione scientifica a partire dalle famiglie e dalle scuole, che veda coinvolte, dal basso, tutte le migliori energie intellettuali e politiche della valle, senza invidie e misere concorrenze partitiche di basso profilo; valorizzazione intelligente del patrimonio storico-aristico della valle con un piano integrato, rispettoso della comunita', che appoggi un turismo non invasivo dell'"usa e getta" (tipo scempi olimpici in alta valle e non solo.) 7. investimenti sulle energie alternative, anche in previsione del sicuro esaurimento del petrolio 8. difesa delle acque e potenziamento reale degli acquedotti, parallelo ad un controllo dei costi, che eviti mafiose speculazioni privatistiche 9. scuole ed ospedali pubblici piu' attrezzati ed efficienti, senza liberta' selvagge di speculazione sulla salute, sull'ambiente, sulle persone 10. tutela di tutte le sedi di aggregazione, confronto democratico, sostegno civile, come i presidi, vero strumento per praticare la democrazia, che hanno saputo sconfiggere nella lotta tutte le solitudini materiali e mentali, impegnandosi contro tutte le pigrizie intellettuali e ogni forma di sfruttamento della persona e dell'ambiente
25/12/2005 Tav, Ponte sullo stretto; ecco come le grandi opere devastano il paese
Molti parlano di crisi strutturale del sistema capitalistico, di una crisi cioè che non è sintomatica di un aspetto specifico ma che interessa l'impianto totale della forma del sistema economico. Molti discutono se la crisi è di carattere inflazionistico, con il deprezzamento del costo del denaro (con la stessa somma si compra di meno), o se ha origini proprio nel principio della competitività tra i prodotti e i mercati internazionali. Spesso si arriva a concludere che la fase di recessione che sta attraversando l'Italia è frutto dell'incapacità a superare le contraddizioni nazionali (aumentano i prezzi e si precarizzano i tipi di contratti) con riforme "socialmente utili" e proposte a sostegno dell'iniziativa privata. Ma tutti questi discorsi fanno da schermo ad un concetto più semplice ed elementare ma allo stesso tempo poco ascoltato. La benzina per il capitalismo è di tre tipi; legna, persone e struttura. La legna rappresenta la costante ricerca di materia prima a basso costo da convogliare nei processi produttivi. Le persone sono invece indicative della necessità di manodopera a basso costo e flessibile alle richieste di mercato. La struttura sono le tecnologie e le conoscenze per minimizzare i costi (e gli scarti) e massificare la produzione. In questo quadro si può osservare una straordinaria continuità di intenti e di azione tra il governo di centro sinistra e quello di centro destra; cosa ha iniziato il primo, il secondo lo ha portato a termine o ne ha semplicemente amplificato la vera natura. Nel campo del diritto del lavoro il governo D'Alema ha introdotto la precarizzazione del rapporto di lavoro con le agenzie interinali e i governi successivi hanno risposto alle nuove richieste di flessibilità con la legge 30. Lo stesso è successo con l'immigrazione; prima la Turco-Napolitano (che ha creato i Cpt) e poi la Bossi-Fini che ne ha amplificato l'effetto istituendo il reato di "immigrazione clandestina". Prima le guerre in Jugoslavia e poi quelle in Afghanistan e Iraq. Prima la riforma scolastica ed universitaria e poi quella del sistema scuola più in generale. Da Forza Italia ai Ds esiste quindi una progettualità strutturale molto simile; che differisce nell'impostazione per le differenti radici di provenienza. Ma tutto l'arco parlamentare menzionato parte dallo stesso scenario; il sistema capitalistico. Potendo osservare assieme gli ultimi anni balza agli occhi, dietro alle liti tutte propagandistiche, una continuità sotto ogni aspetto della vita sociale, politica, economica. Pur modificandosi le coalizioni americane, la guerra è e rimane uno strumento di sviluppo del sistema perché porta denaro alle casse dello stato (economia di guerra) e perché fa siglare importanti accordi economici privati (come nel caso dell'API a Nassyria). Le missioni di pace sono solo un sinonimo di guerra per l'ingerenza militare del nostro paese al servizio della coalizione Atlantica. Si combattono però anche altre guerre, conflitti ad un livello superiore, tra poteri e lobby; sono quelle inerenti lo sviluppo del capitalismo. La struttura dei corridoi internazionali è la tela sulla quale si espandono le capacità e gli interessi dei singoli e degli stati; insomma nel gioco rappresenta la regola. Non è quindi un caso che il territorio limitrofo al Caspio ospiti costantemente tensioni internazionali (con colpi di stato e "rivoluzioni" di chiaro stampo yankee) e che la Serbia di Milosevic sia stata messa a ferro e fuoco. Il corridoio non è solo il canale di distribuzione del petrolio (la forma dell'euro/dollaro) ma anche un flusso continuo di merce, persone, tecnologia (ovvero la triade-benzina del capitalismo). Se si analizzano le priorità nel campo delle "grandi opere" ci si imbatte in un progetto che è fondamentale per lo stesso sistema economico; sull'espansione del capitalismo la destra e la sinistra (riformista) sono completamente d'accordo. Il si al TAV ha proprio queste basi. Ma analizziamo meglio il programma di sviluppo delle strutture paneuropee. Nel luglio del 2001 il ministro Lunardi presentava al Consiglio dei Ministri dell'UE la proposta di istituire una commissione di supervisione delle opere da svilupparsi sugli accordi raggiunti ad Essen (ovvero il progetto di creare dei corridoi transeuropei chiamati anche TEN - Trans European Network). Nel febbraio del 2002 la De Palacio concretizzava la proposta di Lunardi istituendo il Gruppo di Alto Livello; una lobby decisionale, senza alcuna legittimità o consenso popolare, composta da un burocrate per ogni stato (aderente all'UE o esterno) e un membro della Banca Europea (per gli investimenti). Tra il 2002 e il 2003 gli incontri dell'Alto Livello sono stati tantissimi; tutti senza mai coinvolgere un'autorità locale. Le tante richieste di dialogo furono costantemente ignorate dai vertici del gruppo. Poi nel vertice di Napoli del 4/5 luglio 2003 venne presentato un progetto finito, una mappa delle priorità con quattro livelli d'intervento; con l'elenco da 0 a 3. Al piano 0 vi erano "i progetti da completarsi prima del 2010", all'1 "le nuove priorità. i cui lavori erano da portare a termine entro il 2010, per renderli operativi al massimo nel 2020", al secondo invece quelli con "prospettive di più lungo termine" e infine al terzo vi erano i "progetti importanti per la coesione territoriale" di aiuto per l'unione economica e sociale". Al piano 1 in Italia corrispondevano 6 interventi; il corridoio n. 5 (da Lisbona a Kiev), il corridoio n. 1 Berlino-Napoli, il ponte sullo stretto di Messina, il corridoio Genova- Rotterdam, il progetto dell'autostrada del mare del sistema occidentale del Mediterraneo, il progetto dell'autostrada del mare del sistema orientale del Mediterraneo. Al 3 invece solo due; l'avanzata del corridoio 1 fino a Palermo e il corridoio n. 8 (da Varna a Durazzo) fino a Bari. Degli oltre 20 progetti presentati e messi in programma solo 5 ebbero il via libera dalla commissione europea, ovvero la tratta Lione-Budapest (del corridoio 5), la Berlino- Palermo (del corridoio 1), la Genova-Rotterdam (della direttrice dei due mari) e le autostrade dei mari (cioè incentivare il traffico marino ampliando alcuni porti e intensificando le partenze-arrivi). Il progetto di espansione del corridoio 8 da Durazzo a Bari fu fatto rientrare nelle priorità solamente dopo una votazione in extremis della Commiss! ione Europea. Le prese di posizione a favore delle grandi opere si fecero sentire sia a livello nazionale (l'ultima approvazione del Parlamento fu per il corridoio 8 l'11 marzo del 2004), sia a livello europeo con una serie di provvedimenti a garanzia (aumento dal 10 al 20% del sostegno delle Tens, la garanzia del BEI fino al 75% del debito, 35 anni la scadenza degli indebitamenti, un coordinatore e un responsabile dei progetti oltre alla ovvia dichiarazione di interesse strategico dell'UE per la realizzazione delle grandi opere). Ma oltre agli accordi tra le parti bisogna svelare il vero modello che è alla base delle gradi opere. Questo si compone di tre elementi. Il primo è la legge "Berluska" Obbiettivo (443 del 2001 in vigore con il ddl n.190 del 2002) che crea per la realizzazione dei progetti la figura del general contractor; una gigantesca azienda con l'incarico di decidere tutto sulla logistica, progettazione, sugli appalti, sui lavori, sulla messa in sicurezza. La seconda è la n.112 del 2002 a nome di Tremonti; questa istituisce due società miste (di capitale pubblico ma di diritto privato); la Patrimonio dello Stato spa e la Infrastrutture spa. Il terzo è dato dalla legge n. 166 del 2002. Il promotore è lo stesso ministro Lunardi e il provvedimento modifica la legge Merloni introducendo la figura del project financing. Ed ecco come funziona il triemendamento "Berluska/Tremonti/Lunardi". Passo 1: il progetto viene deliberato nella seduta programmatica degli interventi del Ministero. Passo 2: il progetto viene dato in mano al general contractor che non ha nessun supervisore e quindi è interessato a far ! durare quanto più a lungo i lavori (aumentando quindi i costi di realizzazione).Il totale controllo e autonomia del general contractor vale anche per i bandi e gli appalti; ecco il modo più semplice di legalizzare le tangenti. Passo 3: il project financing è un sistema di copertura finanziaria a totale carico dello stato per i lavori del general contractor. Lo stato dovrà garantire in solido (quindi con liquidità immediata) i costi per le opere (anche qualora questi fossero sproporzionati o gonfiati o ancora anche se non ci fossero disponibilità nelle casse e nei capitoli dell'amministrazione nazionale). Il modello è quello delle tangenti mafiose inaugurato da Cirino Pomicino (e ben conosciuto da Lunardi che ha nella tratta Bologna-Firenze una sua società - la Rocksoil - per la consulenza ai lavori). Inoltre il vero pericolo non è immediato ma a breve scadenza, cioè quando si dovranno saldare i debiti (nel caso del progetto TAV furono stimati nel 1991 in 18.400 miliardi e sono aumentati a 34.880 miliardi nel 2001 con la realizzazione - per fortuna - solamente del 25% delle tratte). Passo 3: sia la parte di finanziamenti pubblici, sia quelli privati sono interamente garantiti dallo stesso stato dalle casse di Infrastrutture spa e di Patrimonio dello stato spa (anche senza che esista la disponibilità effettiva). E' lo stesso meccanismo che crea i buchi di bilancio e che è alla base di celebri crack finanziari (Parmalat, Cirio e prima ancora Ambrosiano - vi ricordate Calvi?) E poi esiste un altro aspetto. Qualora si fosse d'accordo anche sull'eticità dei lavori - e comunque non lo siamo - bisogna notare che le istituzioni usano come motivazione il miglioramento del traffico intereuropeo (e magari come dice Confindustria del commercio). Il vero interesse è unicamente di cara! ttere economico. Non importa, come nel caso della TAV Torino-Lione e dello stretto di Messina, la funzionalità delle opere ma semplicemente di poterle iniziarle (anzi più tardi sono finite è meglio è per le aziende che vedono aumentare i profitti comunque garantiti dallo stato). Proprio nel caso del ponte sullo stretto vi è un'altra schifezza. Com'è possibile che pur mancando i fondi inizi la sua costruzione? Facile. Si prende l'IRI - l'Istituto per la ricostruzione pubblica (creato da Beneduce sotto il fascismo) - lo si liquida versando la disponibilità finanziaria in un'altra azienda - la Fintecna che è del ministero dell'Economia - e il gioco è fatto; i guadagni delle privatizzazioni invece di essere utilizzati per fini pubblici serviranno per finanziare un progetto che aumenterà il debito dello stato. Il magna magna funziona anche per la questione Olimpiadi; megastrutture del tutto inutili ma fondamentali per risollevare la depressione economica del paese. Migliaia di miliardi di indebitamento, inquinamento ambientale, morti sui cantieri faraonici, domanda aggregata fittizia perchè basata sul marchio a cinque cerchi; questo modello di devastazione territoriale e la guerra in Iraq sono gli unici due sistemi che ha il governo Berlusconi - e il capitalismo più in generale - di posticipare lo scoppio della crisi e quindi della lotta al carovita. Perchè l'antifascismo con l'economia? A un primo sguardo paiono due argomenti slegati, incongruenti. Ma ad un'analisi più specifica si comprende che lo sviluppo del capitalismo, e la sua continuazione, passa inevitabilmente dalla salvaguardia degli interessi borghesi legati sia alla proprietà, sia al profitto (capitale). Il fascismo e l'imperialismo sono solo degli aspetti (delle facce) del capitalismo ma gli intenti e il modello economico rimangono i medesimi. Avremmo potuto parlare delle collusioni di Lunardi con la mafia e delle sue aziende (sempre in testa agli appalti che lui stesso emana), o delle aziende impegnate nella realizzazione della Tav Torino-Lione (e scoprire magari perchè i diessini la vogliono così tanto la linea ad alta velocità), avremmo potuto dire che la Tav devasta l'ambiente e che servirebbe garantire altri collegamenti più popolari (dalla provincia alla città la linea è praticamente ferma al dopoguerra) o comunque realizzare altre alternative. Ma abbiamo pensato che la priorità oggi è un'altra; è quella dire e di dare la vera forma del capitalismo. Il sac! cheggio legalizzato ad opera dello stato è già iniziato! Sarà dura.ma vinceremo! inventati.org
10/12/2005 Una testimonianza dalla Val Susa
Una testimonianza dalla Val di Susa di Carlo Grande, della "Stampa" Sono un giornalista della Stampa, questa notte ero dentro il presidio Anti-TAV e ho visto con i miei occhi quello che è successo: poco dopo le 3.30 cellerini, polizia e carabinieri sono arrivati in forze, (almeno cinquanta tra furgoni e camionette, più di 500 persone, a occhi e nella concitazione del "momento", che è stato lunghissimo), hanno caricato e picchiato a sangue freddo, ragazzi e anziani. Uno stava dormendo, era avvolto nelle coperte e sdraiato per terra, un'altra, il tipo più imbelle che abbia mai conosciuto, con un collare medico al collo, colpita in fronte, sanguinante, un anziano, avrà avuto settant'anni, buttato per terra e picchiato.. Ci hanno chiusi nella baracca che la gente usava per scaldarsi, mi hanno tenuto lì quasi un'ora - la tensione era altissima e c'erano feriti - nonostante dicessi che ero giornalista. E' arrivato il sindaco di Venaus, ho chiesto ancora di uscire e mi hanno fatto andar via. Gli altri sono rimasti lì fino a stamattina alle sette, mi hanno detto che hanno ancora caricato. A parte TUTTE le altre considerazioni, che sono tante, dico solo una cosa: NON C'ERA BISOGNO DI PICCHIARE, NON C'ERANO FACINOROSI, NON "CI SONO STATI "SCONTRI", "TAFFERUGLI", MA UNA CARICA CON PESTAGGI, MANGANELLATE su persone che non opponevano resistenza fisica, ma tende, qualche fuoco per scaldarsi, stufe a legna. . In quelle ore lo Stato e la democrazia sono state una parola vuota.
08/12/2005 Da Luca Mercalli - Società Meteorologica Italiana
Carissimi, è stata una giornata epica qui in Val Susa. Sembrava di essere tornati nel medioevo più oscuro (anzi, ora ci siamo dentro). Non solo per il cielo cupo e nebbioso particolarmente malinconico tra i castagni ingialliti alla base del Rocciamelone. Sono appena tornato dai luoghi di guerra civile e ho la nausea. Fortunatamente non per un pugno in pancia, ho evitato i manganelli portando in giro un collega giornalista della Radio Svizzera Italiana. Ma ho il vomito per quello che ho visto, indegno di un paese civile e democratico. Oltre mille poliziotti, carabinieri antisommossa e finanzieri lanciati contro la gente comune, come se fossimo stati i peggiori delinquenti (quelli, invece, tranquilli agiscono impuniti... dove avete mai visto 1000 uomini in assetto di guerra, dico mille, fare un'operazione di polizia contro malviventi o truffatori?). Fin da ieri sera centinaia di persone, pensionati, studenti, di tutti insomma, hanno dormito nei boschi, braccati come fiere selvatiche, per essere pronti all'alba a fronteggiare le ruspe. Così è stato, in mezzo ai boschi alle sei di stamattina sono arrivati i blindati, sembrava di essere a Baghdad. I Sindaci in prima linea, rappresentanti dei cittadini regolarmente eletti, presi a sberle dai carabinieri, con frasi del tipo: "Lei chi crede di rappresentare con quella fascia tricolore?" Altri presi a cazzotti e buttati a terra, gente con le mani alzate e disarmata, che ribadiva la protesta PACIFICA, spostata di peso dai prati espropriati. Vigili urbani che proteggevano i propri concittadini ARRESTATI (e poi rilasciati) dalla polizia di stato: ma come, Stato contro Stato? Chi è più ufficiale? Un pubblico ufficiale che difende il suo territorio dall'arroganza e dalla rapacità delle lobby cementiere o gli agenti aizzati da Roma dal ministro-talpa Lunardi? Eppure le interviste che abbiamo raccolto erano di una maturità sorprendente: manifestanti maturi e competenti, gente che citava Gandhi e il picco del petrolio. Gente che si chiedeva cosa mai dovremo trasportare tra vent'anni sui questi treni super-iper-mega, quando non si fanno funzionare decentemente nemmeno quelli che abbiamo ora. Gente che chiedeva di impiegare 15 miliardi di euro non per bucare un'ennesima volta le Alpi, ma per gli ospedali, per le energie rinnovabili, per il risanamento ambientale. Tanto per fare esercizi di termodinamica della follia: 15 milioni di m3 di roccia estratta dalla galleria di 54 km sotto il moncenisio non sanno dove metterli. Ecco la brillante soluzione pensata dai progettisti: l'imbocco del tunnel è a circa 600 m, a 2000 m c'è la cava dalla quale fu prelevato il pietrisco per la costruzione della diga del Moncenisio nel 1968. Dun que, riempiamo la cava con lo smarino e il gioco è fatto! Con un nastro trasportatore lungo 16 km eleviamo rocce della densità di 2500 kg/m3 su 1400 m di dislivello. Solo la deriva dei continenti è capace di tanto, ma lavora con incrementi di 1 mm all'anno. Capite cosa vuol dire il delirio dell'energia facile? E noi stiamo qui a pensare di risparmiare pochi miseri watt isolando il tetto o andando sul motorino elettrico... I vecchi della montagna, fermi di fronte ai blocchi della polizia, dicevano che sono passati solo 60 anni da quando le bande partigiane facevano gli stessi sentieri inseguite dai tedeschi. Pensate a queste cose quando tra tre mesi vi presenteranno la val di susa imbellettata per le olimpiadi invernali. Boh, ora sono troppo scosso per proseguire, rischio di scrivere stupidaggini. Ne riparleremo a sangue meno bollente. Grazie per i vostri messaggi di solidarietà... luca mercalli
07/12/2005 La Lezione della Val Susa - di Nanni Salio
*Disobbedienza civile, resistenza e difesa popolare nonviolenta: la lezione della Valle di Susa* Nanni Salio Centro Sereno Regis - Torino Non è col senno di poi, né con la saccenza del grillo parlante, ma con molta umiltà e tanta partecipazione che propongo queste riflessioni sulla vicenda della lotta che, da quindici anni, vede impegnata la popolazione della Valle di Susa nel contrastare il progetto TAV/TAC, più volte rimaneggiato, tanto che si potrebbe dire che nessuno sa esattamente in cosa consiste.. E' stata una lotta che per molti anni è passata quasi inosservata, se non nei momenti più drammatici, come il suicidio di Sole e Baleno, ed è stata guidata saggiamente da leader che hanno saputo rendere egemonica, sinora, la linea della resistenza civile nonviolenta assunta con grande spontaneità dall'intera popolazione: uomini e donne, grandi e piccini. . Il primo accostamento che viene in mente è quello tra questa lotta e quella delle popolazioni che, in India, si sono opposte ai megaprogetti idroelettrici nella valle del fiume Narmada, che hanno coinvolto milioni di persone. Stessa arroganza da parte delle istituzioni, dei centri di potere economici, locali e internazionali, stessa retorica sul progresso e lo sviluppo, stessa violenza gratuita sulle popolazioni. Ma la riflessione che voglio proporre riguarda anche il modo con cui continuare la lotta, entrata in questi giorni nel vivo dello scontro e tutt'altro che conclusa. Si può vedere l'irruzione della polizia come uno dei tanti esempi della violenza di stato, istituzionale, esercitata nel corso di lotte nonviolente (da Gandhi a Martin Luther King a Nelson Mandela) che possono innescare il fenomeno del ju-jitsu politico, del boomerang nei confronti di coloro che usano questa violenza. Il primo effetto di queste cariche poliziesche è stato l'allargamento della solidarietà a un gran numero di comitati cittadini, gruppi di base, associazioni e a qualche forza politica, da Torino a Milano, dalle Alpi alla Sicilia E' un buon segno, ma occorre far crescere ancora questa solidarietà perché si trasformi in forza politica. Al momento il conflitto è fortemente squilibrato, sebbene l'irruzione di parti esterne a sostegno dei valsusini lo stia riequilibrando. Bisogna però ricordare che la lotta nonviolenta non è una semplice passeggiata, una marcia buona per tutte le occasioni, un happening: comporta un prezzo da pagare, in termini di sofferenza e talvolta anche di vite umane. Questo prezzo, per il momento, è prevalentemente, quasi esclusivamente, a carico delle popolazioni che stanno opponendo una disobbedienza civile nonviolenta, una resistenza allo strapotere di istituzioni guidate da uomini e donne che nei centri di potere in cui si sono insediati credono di poter imporre la loro volontà senza tener minimamente conto delle ragioni degli altri, con una notevole protervia e arroganza, comune purtroppo a molte altre lotte del passato. La resistenza deve continuare in modo coerentemente nonviolento e creativo, allargando man mano la capacità di comunicazione con tutti gli attori coinvolti. Non è facile, ma è possibile, lo è stato in passato, in situazioni ben più difficili, lo è anche in questa occasione. La scelta della violenza è desiderata da chi sta al potere e verrà probabilmente provocata ad arte, come è avvenuto a Genova nel 2001 e tante altre volte, con effetti disastrosi. La nostra rabbia, il vostro dolore, la vostra sofferenza, vanno canalizzati in una forza positiva che susciti empatia sia in chi è ancora indifferente, sia in coloro che vi hanno duramente picchiati. Qualcuno potrà pensare che è facile dare consigli e/o lezioni, standosene lontano dal teatro di lotta. Non è questa l'intenzione. Cari valsusini state lottando non solo per voi, non solo per i vostri figli e nipoti, ma per noi tutti. Se anche molti di noi non possono partecipare attivamente al vostro fianco, sappiate che vi sosteniamo da lontano con un'azione che può contribuire al successo, proprio perché mira all'allargamento della base di sostegno delle parti esterne, fondamentali per la riuscita della lotta. Forse non vi rendete conto di quanto siano toccanti le immagini che ci hanno raggiunto, delle violenze che avete ingiustamente subito, della dignitosa resistenza e protesta di cittadini e cittadine di ogni ceto e di ogni età. Sappiate anche che la vostra resistenza nonviolenta, che vi invitiamo calorosamente e proseguire, come avete saputo fare finora, con creatività, ironia e determinazione è un insegnamento per noi tutti e tutte, nel presente e nel prossimo futuro, che purtroppo è destinato a vedere molte altre situazioni analoghe fino a che questo insensato e insostenibile modello di crescita illimitata che ci sta portando al fallimento e alla distruzione non venga modificato in profondità. Il vostro è un esempio specifico di cosa intendiamo per difesa popolare nonviolenta e non ci deve stupire che metta in luce difficoltà e contraddizioni, frutto anche di colpevoli ritardi. Non sarà facile dialogare con chi la pensa diversamente, ma è indispensabile farlo e noi stiamo cercando di attivare ogni canale di comunicazione. Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane ci saranno importanti iniziative e appuntamenti anche a Torino, che consentiranno di rendere più visibile la vostra lotta. Così come si è fatto con le bandiere della pace, per contrastare la guerra in Iraq, faremo altrettanto con le bandiere NO TAV che mi auguro comincino a comparire più numerose dai balconi a Torino, in Piemonte e ovunque si sviluppi la solidarietà nei vostri confronti. Sappiamo anche che la vostra non è solo una lotta "contro", né tanto meno localista. Avete sviluppato e proposto valide alternative, quelle che Gandhi chiamava "programma costruttivo". Non tutti ne sono al corrente. Dobbiamo raccogliere altri contributi e rendere questo progetto ancora più preciso, coinvolgente e partecipato, sino a convincere persino coloro che oggi sono indifferenti, sordi o addirittura ostili. E' quanto chiediamo alle controparti politiche, locali e nazionali: fate un passo indietro, accettate di dialogare serenamente, costruttivamente e con autentica competenza. Sarà di beneficio per tutti quanti, perché esistono alternative! Se qualche volta siete presi da sconforto e disperazione, se non vedete via d'uscita da questo tunnel, al tempo stesso metaforico e reale, ricordatevi di coloro che prima di voi e di noi hanno saputo lottare con metodi nonviolenti: il loro successo è giunto nei momenti più insperati. Continueremo a lottare, perché questa è la cosa giusta; grideremo la verità al potere, perché in realtà il re è nudo; non vi lasceremo soli, perché come ci hanno insegnato don Milani e Aldo Capitini questa lotta ci riguarda. *No Tav. Esposto a procura Torino contro cariche Venaus* *6 dicembre 2005* Gli avvocati Roberto La Macchia e Giampaolo Zancan, senatore dei Verdi, hanno presentato oggi in Procura a Torino un esposto relativo alle cariche notturne della polizia al presidio No Tav di Venaus. *L'esposto si riferisce sia alle cariche delle forze dell' ordine* che hanno sgomberato nella notte le tende issate dai manifestanti sia *alla militarizzazione della valle* compiuta nelle ultime settimane dalle forze dell' ordine.
La Lezione della Val Susa - di Nanni Salio Concorso: Progetto Atelier
*Disobbedienza civile, resistenza e difesa popolare nonviolenta: la lezione della Valle di Susa* Nanni Salio Centro Sereno Regis - Torino Non è col senno di poi, né con la saccenza del grillo parlante, ma con molta umiltà e tanta partecipazione che propongo queste riflessioni sulla vicenda della lotta che, da quindici anni, vede impegnata la popolazione della Valle di Susa nel contrastare il progetto TAV/TAC, più volte rimaneggiato, tanto che si potrebbe dire che nessuno sa esattamente in cosa consiste.. E' stata una lotta che per molti anni è passata quasi inosservata, se non nei momenti più drammatici, come il suicidio di Sole e Baleno, ed è stata guidata saggiamente da leader che hanno saputo rendere egemonica, sinora, la linea della resistenza civile nonviolenta assunta con grande spontaneità dall'intera popolazione: uomini e donne, grandi e piccini. . Il primo accostamento che viene in mente è quello tra questa lotta e quella delle popolazioni che, in India, si sono opposte ai megaprogetti idroelettrici nella valle del fiume Narmada, che hanno coinvolto milioni di persone. Stessa arroganza da parte delle istituzioni, dei centri di potere economici, locali e internazionali, stessa retorica sul progresso e lo sviluppo, stessa violenza gratuita sulle popolazioni. Ma la riflessione che voglio proporre riguarda anche il modo con cui continuare la lotta, entrata in questi giorni nel vivo dello scontro e tutt'altro che conclusa. Si può vedere l'irruzione della polizia come uno dei tanti esempi della violenza di stato, istituzionale, esercitata nel corso di lotte nonviolente (da Gandhi a Martin Luther King a Nelson Mandela) che possono innescare il fenomeno del ju-jitsu politico, del boomerang nei confronti di coloro che usano questa violenza. Il primo effetto di queste cariche poliziesche è stato l'allargamento della solidarietà a un gran numero di comitati cittadini, gruppi di base, associazioni e a qualche forza politica, da Torino a Milano, dalle Alpi alla Sicilia E' un buon segno, ma occorre far crescere ancora questa solidarietà perché si trasformi in forza politica. Al momento il conflitto è fortemente squilibrato, sebbene l'irruzione di parti esterne a sostegno dei valsusini lo stia riequilibrando. Bisogna però ricordare che la lotta nonviolenta non è una semplice passeggiata, una marcia buona per tutte le occasioni, un happening: comporta un prezzo da pagare, in termini di sofferenza e talvolta anche di vite umane. Questo prezzo, per il momento, è prevalentemente, quasi esclusivamente, a carico delle popolazioni che stanno opponendo una disobbedienza civile nonviolenta, una resistenza allo strapotere di istituzioni guidate da uomini e donne che nei centri di potere in cui si sono insediati credono di poter imporre la loro volontà senza tener minimamente conto delle ragioni degli altri, con una notevole protervia e arroganza, comune purtroppo a molte altre lotte del passato. La resistenza deve continuare in modo coerentemente nonviolento e creativo, allargando man mano la capacità di comunicazione con tutti gli attori coinvolti. Non è facile, ma è possibile, lo è stato in passato, in situazioni ben più difficili, lo è anche in questa occasione. La scelta della violenza è desiderata da chi sta al potere e verrà probabilmente provocata ad arte, come è avvenuto a Genova nel 2001 e tante altre volte, con effetti disastrosi. La nostra rabbia, il vostro dolore, la vostra sofferenza, vanno canalizzati in una forza positiva che susciti empatia sia in chi è ancora indifferente, sia in coloro che vi hanno duramente picchiati. Qualcuno potrà pensare che è facile dare consigli e/o lezioni, standosene lontano dal teatro di lotta. Non è questa l'intenzione. Cari valsusini state lottando non solo per voi, non solo per i vostri figli e nipoti, ma per noi tutti. Se anche molti di noi non possono partecipare attivamente al vostro fianco, sappiate che vi sosteniamo da lontano con un'azione che può contribuire al successo, proprio perché mira all'allargamento della base di sostegno delle parti esterne, fondamentali per la riuscita della lotta. Forse non vi rendete conto di quanto siano toccanti le immagini che ci hanno raggiunto, delle violenze che avete ingiustamente subito, della dignitosa resistenza e protesta di cittadini e cittadine di ogni ceto e di ogni età. Sappiate anche che la vostra resistenza nonviolenta, che vi invitiamo calorosamente e proseguire, come avete saputo fare finora, con creatività, ironia e determinazione è un insegnamento per noi tutti e tutte, nel presente e nel prossimo futuro, che purtroppo è destinato a vedere molte altre situazioni analoghe fino a che questo insensato e insostenibile modello di crescita illimitata che ci sta portando al fallimento e alla distruzione non venga modificato in profondità. Il vostro è un esempio specifico di cosa intendiamo per difesa popolare nonviolenta e non ci deve stupire che metta in luce difficoltà e contraddizioni, frutto anche di colpevoli ritardi. Non sarà facile dialogare con chi la pensa diversamente, ma è indispensabile farlo e noi stiamo cercando di attivare ogni canale di comunicazione. Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane ci saranno importanti iniziative e appuntamenti anche a Torino, che consentiranno di rendere più visibile la vostra lotta. Così come si è fatto con le bandiere della pace, per contrastare la guerra in Iraq, faremo altrettanto con le bandiere NO TAV che mi auguro comincino a comparire più numerose dai balconi a Torino, in Piemonte e ovunque si sviluppi la solidarietà nei vostri confronti. Sappiamo anche che la vostra non è solo una lotta "contro", né tanto meno localista. Avete sviluppato e proposto valide alternative, quelle che Gandhi chiamava "programma costruttivo". Non tutti ne sono al corrente. Dobbiamo raccogliere altri contributi e rendere questo progetto ancora più preciso, coinvolgente e partecipato, sino a convincere persino coloro che oggi sono indifferenti, sordi o addirittura ostili. E' quanto chiediamo alle controparti politiche, locali e nazionali: fate un passo indietro, accettate di dialogare serenamente, costruttivamente e con autentica competenza. Sarà di beneficio per tutti quanti, perché esistono alternative! Se qualche volta siete presi da sconforto e disperazione, se non vedete via d'uscita da questo tunnel, al tempo stesso metaforico e reale, ricordatevi di coloro che prima di voi e di noi hanno saputo lottare con metodi nonviolenti: il loro successo è giunto nei momenti più insperati. Continueremo a lottare, perché questa è la cosa giusta; grideremo la verità al potere, perché in realtà il re è nudo; non vi lasceremo soli, perché come ci hanno insegnato don Milani e Aldo Capitini questa lotta ci riguarda. *No Tav. Esposto a procura Torino contro cariche Venaus* *6 dicembre 2005* Gli avvocati Roberto La Macchia e Giampaolo Zancan, senatore dei Verdi, hanno presentato oggi in Procura a Torino un esposto relativo alle cariche notturne della polizia al presidio No Tav di Venaus. *L'esposto si riferisce sia alle cariche delle forze dell' ordine* che hanno sgomberato nella notte le tende issate dai manifestanti sia *alla militarizzazione della valle* compiuta nelle ultime settimane dalle forze dell' ordine.
06/12/05 Concorso: Progetto Atelier
Progetto Atelier bandisce un concorso per la realizzazione di idee-progetto nei settori video, design grafico, web, musica elettronica e multimedia. Il concorso si rivolge a gruppi di giovani o singoli tra i 24 ed i 35 anni. I vincitori saranno invitati a sviluppare le proprie idee-progetto all'interno di Atelier. Saranno inoltre elargite borse di studio fino ad un importo massimo complessivo di 10.000 euro. Le candidature dovranno pervenire entro il 20 gennaio 2006 presso il Comitato Promotore Progetto Atelier - "Atelier ultima chiamata 2006" - C.so Tazzoli, 215/13, 10137 Torino, oppure inviare e-mail: info@progettoatelier.it. Per maggiori informazioni: www.progettoatelier.it.
19/10/2005 Tali Fahima
Carissimi/e, vorrei segnalarvi (per chi già non lo conoscesse) il seguente link: http://www.freetalifahima.org/eng.php?lang=en. Si tratta di un sito che si batte per la liberazione dell'attivista israeliana Tali Fahima, incarcerata 10 mesi fa in detenzione amministrativa (vale a dire senza processo), con l'accusa di collaborazionismo con i palestinesi. In realtà non è stata trovata alcuna prova contro di lei, la cui unica colpa è stata quella di recarsi più volte al campo profughi di Jenin per mettere a punto un programma di sostegno ai bambini. Vi segnalo in questo senso anche l'interessante articolo incluso in INTERNAZIONALE di questa settimana. Comunque nel sito si trovano tutte le informazioni del caso (scioccanti ma comunque tipiche del modus operandi israeliano). Sotto la voce "ACTION", nel sito, troverete una petizione che richiede il rilascio di Tali, indirizzi email e fax di tutta una serie di alte cariche israeliane a cui mandare una lettera di protesta (già pronta) richiedente sempre il rilascio, e infine l'indirizzo della prigione dove Tali è reclusa, in modo da poterle scrivere.
14/10/2005 Comunicato da En Plein Air
Agli artisti e amici dell'En Plein Air. Cara amica/o ti chiedo gentilmente di dare una qualche definizione della realtà dell'EnPlein Air dove crediamo dal 1994 si sia portato avanti un tipo di ricerca e dove, a nostro avviso, è stato costruito un pezzo di storia nel mondo dell'arte contemporaneo. Sarebbe utile che gli Enti e chi preposto all'amministrazione di qualunque tipo sappia cosa abbiamo costruito qui. La tenacia non basta più, la collaborazione di tutti è importante chiediamo in poche righe di farci sentire, se vale la pena continuare o fare dello spazio dell'En Plein Air una bella schiera di villette . Questa iniziativa è finalizzata alla comprensione e verifica perché qualcosa non funziona più, ci sentiamo abbandonati a noi stessi e per di più vessati dalle amministrazioni. Se ti sei sentito coinvolto in questi anni, se hai creduto nell' esperienza presso l'En Plein air, se in qualche modo l'Associazione ti ha dato un contributo a crescere a capire e socializzare, sei pregato di dirlo, scriverlo, è venuto il tempo in cui non possiamo più tacere, la cultura è ricchezza. Dal 1994 abbiamo creato un polo importante a livello nazionale e internazionale per l'arte nei suoi vari linguaggi e territori artistici. Anno dopo anno la ricerca continua di nuove esperienze, ha fatto di noi uno spazio unico, perché unico? Perché l'approccio con l'artista, il critico, l' utente è stato capillare, umano, perché il luogo in cui è sita l'En Plein Air è magico, quante persone passate di qui hanno potuto apprezzare il sito particolarmente suggestivo, campagna, cultura, in un ambiente gradevole e fuori dal comune.. Ci siamo concentrati sui giovani questi benedetti giovani di cui tanto si parla e poco si fa, mancano spazi per i giovani dunque? Gli spazi ci sono, se solo qualcuno avesse l'intellingenza di capirlo... Inutile negare che le spese strutturali e di gestione di una simile location sono alte e onerose per chiunque. L'impegno è stato grande e particolarmente gravoso, senza risparmio di energie...La situazione si è retta grazie ai fondi e contributi di vari Enti Regione, Provincia, Comune, Fondazione CRT, e soprattutto grazie all'impegno di tutti noi, senza risparmiarsi, concerti, cinema, teatro, letteratura, notti su notti. ma in particolare oggi anno 2005 la tempesta si è scatenata : la Regione, la nuova giunta, la Provincia lo stesso, tacciono..il Comune contribuisce a suo modo .. Collaboriamo in diverse iniziative Pinerolesi senza considerazioni da parte di qualcuno che l'aderire vuol anche dire sostenere dei costi in più.. (vedasi ATL, Montagne DOC, e associazioni varie ecc..) pazienza, non ci siamo mai fermati, ora lo posso dire francamente sono io Elena Privitera in prima persona quella che ha fatto di tutto per l'En Plein Air, quella che non si è fermata di fronte a niente, con una strategia continua e perseveranza si è costruita una vita per gli altri, per gli artisti, per il pubblico, per l'arte, e per Pinerolo, senza risparmiarsi, i soci dell' Associazione hanno creduto con entusiasmo in particolare Marco Filippa e altri che non sto a nominare qui in questa sede, ora Elena Privitera si trova a dover dire basta. E poi il progetto unico in Italia sulla creatività delle donne, in archivio e sul sito ci sono 300 artiste, è una situazione unica, apprezzata da tutti, da un anno all'altro si crea la mostra UNICA in Italia, PROGETTO MAIONESE, ed è qui in Pinerolo, in mezzo ai campi, in una casa antica ma che paga l' ICI e la raccolta rifiuti come una reggia, che non ha servizi efficienti manca persino la linea ADSL .... e i contenitori dell' ACEA sono a 1 km e sempre pieni o a terra, dove la gente arriva in bicicletta, in moto o a piedi, dove la gente passeggia e ci invidia, invidia Baudenasca e la natura, invidia questo spazio che parla un linguaggio antico e dove si crea e si può pensare ad una società migliore. Cari saluti Elena Privitera PS ed ora vengo a sapere che la Chiesa e tutti i suoi edifici commerciali non pagheranno l'ICI ..che presa in giro .... Indirizzi utili a.. Sindaco città di Pinerolo Prof.Alberto Barbero Comune di Pinerolo P.za V.Veneto 10064 Pinerolo a.. Assessore alla cultura città di Pinerolo Prof.Mauro Ughetto Biblioteca Civica c.soCesare Battisti 10064 Pinerolo a.. Assessore alla cultura Regione Piemonte prof. Gianni Oliva Via Meucci 1 10100 Torino a.. Assessore alla cultura Provincia di Torino Prof. Valter Giuliano Via Bertola 34 10100 Torino www.epa.it
13/10/2005 a la campagna contro la discriminazione nel calcio europeo
La più grande campagna antirazzista nello sport si avvia oggi in tutta Europa. Per i prossimi 13 giorni in ogni parte d’Europa varie comunità del calcio si uniranno contro il razzismo e la discriminazione. La sesta edizione dell’Action Week, organizzata dalla rete FARE (Football Against Racism in Europe), comprenderà oltre mille attività organizzate da ultras, squadre di calcio, associazioni nazionali antirazziste, federazioni, minoranze etniche e comunità di migranti. Lanciata nella stagione 2001/2002 con 9 nazioni partecipanti, la presente edizione coinvolge 35 paesi. Quest’anno si registra una grande partecipazione dei paesi dell’est e centro Europa, l’ex Unione Sovietica e i Balcani. Il coinvolgimento degli ultras Il punto di forza della campagna sono I gruppi di tifosi che organizzeranno coreografie allo stadio, distribuiranno volantini e fanzine antirazziste e coinvolgeranno comunità di migranti di tornei antirazzisti o feste interculturali. In Spagna per la prima volta 12 gruppi il 23 ottobre esporranno lo stesso striscione contro il razzismo. In Francia la rete di tifosi antirazzisti organizzerà diverse manifestazioni. In Italia, gli ultras si mobiliteranno all’interno degli stadi con coreografie antirazziste. La Champions League contro il razzismo In tutte le 16 partite della Champions League giocate il 18 e 19 ottobre (matchday 3) le più grandi star presenteranno un messaggio contro il razzismo. Ogni squadra verrà accompagnata sul campo da bambini che indosseranno la maglia “Unite Against Racism” e verrà fatto un annuncio prima di ogni gara. Attività in Italia Molte sono le iniziative in programma, di alcune si attende una conferma per cui forniamo un primo elenco delle azioni previste Per un elenco aggiornato delle attività in Italia si visiti il sito: www.progettoultra.it Per un elenco delle attività in Europa il sito: www.farenet.org Elenco provvisorio delle attività 14 ottobre Fasano L’Associazione Fasano Supporters organizza un incontro sul tema: “No al razzismo dentro e fuori gli stadi”. Interverrà una delegazione di ultras antirazzisti in rappresenta di varie curve d’Italia. Il dibattito è aperto a tutta la cittadinanza. (Ore 19,00 Arco del Balì – nei pressi della piazza) 15 ottobre Casandrino - Napoli La Cooperativa Sociale “Cantiere Giovani” in collaborazione con l’Associazione di Volontariato Dadaa Ghézo e l’Ass. Centro Astalli organizzano una giornata che si articola in 3 momenti principali: Ore 15.00: Tavola rotonda “Il calcio contro il razzismo”, presenti esponenti e realtà organizzate del mondo del calcio, immigrati, organizzazioni del settore immigrazione del territorio, esponenti delle Amministrazioni, della politica e del sindacato. Ore 17.30: evento conclusivo per i bambini del comune Ore 19.30: “Torneo Interetnico contro il razzismo”. Quadrangolare fra squadre interetniche, costituite dalle organizzazioni territoriali del settore immigrazione. Ore 21.30: “FARE in Festa”. Evento conclusivo: premiazione delle squadre, e festeggiamenti con cibi, danze e canti dal mondo. (le attività si svolgeranno a Casandrino (NA) presso la sede dell’Associazione di Volontariato Dadaa Ghézo) 15 ottobre Varese La UISP Lombardia promuove un dibattito dal titolo “Lo sport contro il razzismo – esperienze a confronto”, in cui interverranno Mauro Valeri (autore del libro “La razza in campo”), rappresentanti delle comunità etniche locali, responsabili di squadre multietniche e responsabili di organizzazioni antirazziste della Lombardia. Il dibattito inizierà alle 17,00 presso il circolo 005 di Laveno (VA), a seguire festa multietnica. 15-16 ottobre Cava de’ Tirreni Gli Ultras Curva Sud Cava de Tirreni organizzano sabato 15 e domenica 16 "Le giornate della solidarietà". L'iniziativa, giunta al settimo anno e realizzata in collaborazione con l'Amref, si propone di coinvolgere i tifosi e la cittadinanza locale su tematiche di solidarietà, integrazione e lotta al razzismo. Verranno presentati con foto e filmati i progetti cui la tifoseria ha contribuito, che hanno portato alla costruzione di un pozzo in Kenia e di una scuola nelle favelas brasiliane. Inoltre verrà coinvolta la cittadinanza con interventi nelle scuole e con una festa sabato sera. 16 ottobre Nuoro L’Antenna Europe Direct e la Nuorese Calcio organizzano in coincidenza con la partita Nuorese Calcio - Atletico Cagliari una serie di iniziative: prima della partita comunicati fonici informativi di presentazione dell'iniziativa; prima della partita sarà consegnato un volantino informativo ad ogni spettatore all'ingresso allo stadio con i 10 punti UEFA contro il razzismo nel calcio; prima del fischio di inizio della partita (i giocatori e la terna arbitrale indosseranno una t-shirt recante simbolo e slogan FARE) ed esporranno al pubblico un maxi striscione recante la scritta "Diamo un calcio al razzismo"); da comunicato fonico gli sportivi saranno invitati ad esibire un cartellino rosso contro il razzismo nel calcio. 20 ottobre Nuoro L’Antenna Europe Direct, Nuorese Calcio il Coni Provinciale e il Comune di Nuoro, organizzano un dibattito in una scuola media sul tema “Sport e Razzismo” coinvolgendo giocatori della nuorese, dirigenti sportivi e vari testimonial. 23 ottobre Varese treet Parade contro il razzismo, organizzata da Positi-VA Questa giornata vuole essere innanzi tutto uno spazio aperto dove dare vita e mettere in pratica un modo di vivere plurale, aperto, interculturale, uno spazio dove approfondire il valore dell'integrazione e della lotta al razzismo. Ore 14.30 concentramento, corteo, Street Parade per il centro di Varese. A seguire concerti, testimonianze, incontro tra persone e comunità… Ufficio Stampa UISP Nazionale e Progetto Ultrà
07/10/2005 Meno di una settimana all'inizio...
Meno di una settimana all’inizio, un obiettivo… Dare un calcio al razzismo! La più ampia campagna di attività contro il razzismo nello sport in Europa inizierà in meno di una settimana. Fra il 13 e il 25 ottobre 2005 il calcio europeo si unirà contro il razzismo e le discriminazioni per la sesta edizione successiva. La rete FARE (Football Against Racism in Europe) coordinerà una serie di attività organizzate da gruppi ultras, associazioni nazionali, comunità e organizzazioni di migranti, iniziative contro le discriminazioni e scuole. Mentre la scorsa edizione gli eventi si sono svolti in 33 paesi europei, quest’anno le nazioni coinvolte saranno 35. La rete FARE fornisce anche un piccolo contributo alle organizzazioni di base come supporto all’organizzazione come ad esempio per la produzione di materiale, l’organizzazione di tornei antirazzisti, la creazione di speciali coreografie negli stadi e il coinvolgimento delle comunità di migranti. Anche la Champions League coinvolta nella FARE Action Week Come parte della campagna della Uefa “Unite Against Racism” molte federazioni del calcio europeo useranno le partite dei propri campionati nazionali per dire no al razzismo In tutte le 16 partite della Champions League giocate il 18 e 19 ottobre (matchday 3) le più grandi star presenteranno un messaggio contro il razzismo. Ogni squadra verrà accompagnata sul campo da bambini che indosseranno la maglia “Unite Against Racism” e verrà fatto un annuncio prima di ogni gara. Circa 500.000 spettatori saranno testimoni dell’evento nello stadio, oltre i milioni collegati via satellite. Il coinvolgimento dei tifosi Accanto alle attività del calcio professionistico, saranno i gruppi di ultras, le comunità di migranti e le organizzazioni sportive che avranno il ruolo principale nel mostrare che è possibile battere la discriminazione e chiedere parità di diritti per tutti, nessuno escluso. Sono previste oltre 400 iniziative di base, presentate tutte sul sito della rete FARE: www.farenet.org Le attività in Italia In Italia ampio sarà il coinvolgimento dei gruppi ultras che prepareranno striscioni antirazzisti negli stadi o incontri dibattiti come a Fasano e Cava dei Tirreni. Inoltre, la Nuorese Calcio in collaborazione con L’Antenna Europe Direct in occasione del derby con l’Atletico Cagliari organizzerà alcune attività allo stadio e dibattiti nelle scuole. Saranno coinvolte anche organizzazioni e cooperative sociali come CantiereGiovani di Napoli che organizzerà una giornata di attività in provincia di Napoli e la Socialmente Utile Football Club di Pordenone che organizzerà un torneo interetnico. Tutte le attività verranno coordinate dal Progetto Ultrà e dalla UISP. Il programma completo delle iniziative verrà reso noto la prossima settimana e pubblicato sul sito di Progetto Ultrà: www.progettoultra.it Ufficio Stampa UISP Nazionale e Progetto Ultrà
07/10/2005 Bouriqui Bouchta
Bouriqui Bouchta vive in Italia da più di dieci anni. A Torino ha moglie, figli e un'attività commerciale molto ben avviata. Per diversi anni è stato a capo di una delle moschee cittadine portando sulle sue spalle il peso della rappresentanza di una larga parte della comunità religiosa araba di Porta Palazzo e di Torino. Negli ultimi due anni il suo impegno nella difesa dei diritti dei migranti, ed in particolare del suo gruppo di origine, la comunità magrebina, lo ha spinto a dare vita ad un'associazione il cui scopo principale è proprio quello di aumentare il livello di considerazione e di rispetto di cui la comunità magrebina gode nella nostra città. Il suo impegno si è sempre svolto alla luce del sole, lo abbiamo incontrato in piazza a manifestare per la pace, lo abbiamo ascoltato intervenire nei dibattiti con forza e senso della misura. Allo scoppio della guerra contro l'Iraq, ai giornalisti che lo intervistavano e poi in televisione, ha ripetuto quello che cento milioni di persone pensavano e dicevano negli stessi giorni: che la guerra era ingiusta, che gli Stati Uniti stavano invadendo e bombardando un paese che non aveva dichiarato guerra a nessuno causando migliaia di vittime innocenti, e che pertanto dovevano tornarsene a casa alla svelta. Bouchta queste cose le ha dette anche in moschea e veniva ascoltato, perché è un uomo rispettato la cui opinione ha un peso, specialmente a Porta Palazzo. Bouchta è un leader politico, oltre che una guida religiosa, e anche per questo è molto ascoltato. Forse per lo stesso motivo questa mattina, le forze dell'ordine lo hanno prelevato dalla sua abitazione e lo hanno portato via senza dare alcuna spiegazione alla moglie e ai figli. Le agenzie dicono che sarebbe già stato rimpatriato in Marocco, lui che è un cittadino con la carta di soggiorno e che spera di ottenere, tra non molto tempo, la cittadinanza ufficiale. Non è in alcun modo accettabile che una persona a cui non è mai stato contestato alcun reato e che per di più possiede tutti i titoli di legge per soggiornare e lavorare nel nostro paese, venga rispedita al paese di origine. Non è in alcun modo possibile che ciò accada in un paese democratico, ma ciò è invece assai tipico di un paese autoritario, dove la libertà di espressione non è garantita dalla legge, dove i diritti fondamentali degli individui sono messi in discussione. A prescindere dalle motivazioni che il Ministero dell'Interno vorrà addurre quali giustificazioni di un'iniziativa tanto sconsiderata, esprimiamo la più ferma condanna per quanto accaduto. Siamo vicini alla famiglia di Bouchta in questo momento di grave difficoltà ed invitiamo tutti ad unirsi in una forte iniziativa di condanna e di mobilitazione affinché il provvedimento venga annullato nel tempo più breve possibile. All'amministrazione di Torino e al sindaco Chiamparino chiediamo di prendere posizione contro l'iniziativa del Ministro Pisanu, per dimostrare che la tregua olimpica che si vuole costruire non passa attraverso la repressione del dissenso ovunque esso si manifesti: dai centri sociali all'antifascismo, dalle lotte per la difesa dell'ambiente a quelle per i diritti dei migranti. Torino, 6 settembre 2005 Gruppo Migranti Torino Social Forum
14/06/2005 Rappresentativa di calcio dei campi profughi palestinesi in Italia dal
Continua la campagna di Sport sotto l’assedio destinata agli sportivi palestinesi, con il sostegno sempre più esteso di enti locali, associazioni e tifoserie calcistiche. Dopo un solo anno di vita il progetto di cooperazione sportivo ideato e voluto da due associazioni milanesi – Associazione Sportiva Salah e Associazione Jalla Onlus – ha già consolidato, con numerosi viaggi e micro-progetti sul territorio, un prolifico lavoro di collaborazioni tra realtà molto diverse tra loro. Il 16 giugno è previsto l’arrivo all’aeroporto di Fiumicino a Roma di 12 giovani calciatori palestinesi provenienti da tre diversi campi profughi (Deheishe, Jabalia e Khan Younis) per disputare alcuni incontri di calcio e testimoniare prima di tutto il loro diritto a vivere una vita libera e senza ingiustizie. Anche attraverso lo sport e la crescita collettiva una nuova generazione di palestinesi intende prendere coscienza della propria condizione e trovare una soluzione al complesso conflitto in atto che sia prima di tutto garante dei diritti delle migliaia di profughi costretti a lasciare le loro terre quasi sessanta anni fa. Il 17-18 e 19 giugno la selezione palestinese grazie al contributo dell’Ass. Altropallone disputerà la Valdichienti Futsal Cup in programma a Morrovalle – M.S. Giusto – Montecorsaro in provincia di Macerata con il patrocinio degli organizzatori che hanno fortemente voluto la presenza della squadra a testimoniare la loro solidarietà verso comunità che vivono in condizioni particolarmente difficili. Nei giorni successivi, 20 e 21 giugno, la selezione proseguirà verso Perugia dove ritroverà gli amici tifosi della squadra biancorossa già attiva nelle passate iniziative della campagna di Sport sotto l’assedio. Qui alcune iniziative di sensibilizzazione culmineranno con un’amichevole con gli Ingrifati Perugia Il 22 e 23 giugno i ragazzi palestinesi saranno a Pisa a testimonianza delle caratteristiche fortemente popolari della campagna per trascorrere con la Curva Nord Maurizio Alberti due giornate all’insegna dell’amicizia e dell’impegno sociale. Dal 24 al 27 giugno giungeranno infine a Milano dove parteciperanno alla manifestazione Uguaglianza nello sport per i diritti di tutti con il patrocinio della Provincia di Milano. Con i promotori della campagna la delegazione palestinese parteciperà inoltre ad alcune iniziative di solidarietà nel territorio milanese (triangolare di calcio a Cologno Monzese il 24/6 e altre) Per il calendario completo delle iniziative e per maggiori informazioni sulla campagna: www.jalla03.org www.sportcontroilrazzismo.it http://www.valdichientifutsalcup.com/ http://temi.provincia.milano.it/idropark/calendario/index.html www.consumietici.it www.otromundial.org Breve cronologia della campagna: ________________________________________ Nel luglio del 2004 la presenza dell’Ibdaa Football team del campo profughi di Deheishe ai Mondiali Antirazzisti di Montecchio di Reggio Emila organizzati dal Progetto Ultrà concretizza gli sforzi di una campagna di raccolta fondi a carattere prevalentemente popolare. A dare un contributo deciso in termini economici ma soprattutto di coinvolgimento sono numerose tifoserie calcistiche del panorama italiano (la Curva Nord Maurizio Alberti di Pisa, gli Ultras Ancona, i Rangers Empoli, gli Ingrifati Perugia prime fra tutte ma anche le Brigate Nerazzurre di Bergamo, Associazione NoiUlrtas Venezia e la Brigate Gialloblu Modena ). Insieme alla generosità di questi tifosi e di alcuni collettivi politici di tutta Italia (Ernesto e le formiche rosse di Laveno, Ya Basta Parma e Bologna, Base lunare Alpha Ancona) 13 ragazzi palestinesi hanno potuto confrontarsi con centinaia di loro coetanei durante i giorni del campeggio al torneo. ________________________________________ Per meglio approfondire la conoscenza della complessa realtà della questione israelo-palestinese e per portare un messaggio di solidarietà alle popolazioni dei campi profughi si decide nel marzo di quest’anno di organizzare una carovana sportiva che attraversi la Cisgiordania e giunga fino alla Striscia di Gaza. Il 19 marzo 2005 venti sportivi e sportive provenienti da tutta Italia (tra gli altri Associazione Naga Milano, Foa Boccaccia Monza, Curva Nord Pisa) partecipano al viaggio, organizzato dalle associazioni Salah e Jalla con la collaborazioni del CRIC in Palestina, che in una decina di giorni li porterà a disputare quattro incontri di calcio in altrettanti campi profughi (Deheishe nel distratto di Betlemme, Al Fawwar nel distretto di Al Khalil, Jabalia e Khan Younis nella Striscia di Gaza). Colpiti in primis dalla grande accoglienza e dal calore che hanno pervaso tutte le visite della carovana, ma soprattutto dalle devastanti condizioni di vita imposte dall’occupazione militare israeliana nei territori palestinesi, i partecipanti sono rientrati ancora più motivati a continuare gli sforzi a sostegno della campagna di Sport sotto l’assedio
08/06/2005 Una mail per la libertà di Clementina
Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo rassegnarci al numero impressionante delle vittime, dei feriti, dei rapiti in Afghanistan, in Iraq e negli altri Paesi a cui la quotidianità delle notizie ci hanno abituati. Sono individui, persone con un nome, una storia, spesso un impegno totale "in carne ed ossa" per la pace e per la giustizia. Come Clementina Cantoni. Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo lasciar sola una madre ad urlare il suo dolore e la sua angoscia, perché la sua deve essere anche la nostra angoscia. Quella che si prova per la sorte una figlia, di una sorella e di una donna che ha liberamente deciso di spendersi con passione al fianco di donne e bambini stremati da anni di guerra e violenze, e che oggi si vede negata questa libertà. Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo far mancare il nostro messaggio di solidarietà ai tanti volontari all’opera in tutto il mondo, per ricordare loro che ci siamo e che ci impegniamo a fare ancora di più e ancora meglio la nostra parte per costruire Pace e Giustizia. Con le nostre braccia, le nostre idee e i nostri progetti, e con la nostra voce, perchè anche questo conta per loro e sollecita le nostre istituzioni a non risparmiarsi. Che sia la voce forte, alta, continua di tutti coloro che ripudiano la violenza, condannano il terrorismo e aborriscono ogni violazione dei diritti delle persone. Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo far mancare il nostro sostegno a CARE, rafforzando la sua voce con la nostra. Quando la vita e la libertà di una persona vengono violate, qualunque sia la sua nazionalità o la sua appartenenza, la nostra indignazione è la medesima. E’ la stessa che abbiamo provato per le Simone, per Giuliana, per Manhaz, per Ra’ad, per Enzo Baldoni, per Fabrizio Quattrocchi e che continuiamo a provare oggi per Florence Aubenas, per Hussein Hanoun, per Ingrid Betancourt, per Aung San Suu Kyi. Clementina deve tornare libera: scriviamolo per ricordarle e farle sentire che non è sola, che siamo in tanti a gridarlo con forza e trepidazione perché sia presto restituita alla sua vita, al suo lavoro, alle donne di Kabul. Sergio Marelli Presidente Associazione ONG Italiane
30/05/2005 Tom Hurndall ucciso due volte
Ha tutto l'aspetto di una farsa ma è invece una nuova puntata, l'ennesima puntata della tragedia del popolo palestinese e di chi si batte per la pace e la giustizia. La scorsa settimana è cominciato, davanti ad una corte marziale israeliana, il processo contro il militare dell'esercito che nell'aprile del 2003 sparò alla testa di Tom Hurndall, un giovane britannico impegnato nelle attività di interposizione nonviolenta organizzate a difesa dei civili palestinesi nei territori occupati. Tom, che stava protegendo col proprio corpo alcuni bambini dai colpi dei cecchini dell'esercito, morì 9 mesi dopo, senza essere mai uscito dal coma. Durante il processo, uno dei pochissimi contro le violenze israeliane in Cisgiordania e Gaza, l'avvocato difensore del soldato israeliano ha dichiarato che Tom sarebbe morto non tanto per le ferite quanto per "decisione dei dottori e della famiglia che hanno deliberatamente somministrato cure sbagliate per provocarne la morte". Oltre ad esprimere sdegno per queste affermazioni incivili, vogliamo ricordare che la sorte di Tom è quella comune a centinaia di civili palestinesi, soprattutto donne, bambini e ragazzi,che ogni giorno sopravvivono alla violenza dell'occupazione israeliana. Quanto avvenuto a Tom è la prova del fatto che le forze di occupazione israeliana non vogliono alcuna presenza internazionale nei territori occupati, testimonianza della continua violazione dei diritti umani; allo stesso tempo è per noi una incitazione a continuare nel nostro impegno per dare speranza al popolo palestinese, per la pace e la giustizia. Nell'esprimere la nostra profonda solidarietà alla famiglia di Tom, invitiamo tutti coloro che hanno a cuore la pace e la giustizia a mobilitarsi affinché la verità non venga occultata e affinché si moltiplichi la pressione internazionale sulle autorità israeliane per il ritiro di eserciti e coloni dai territori occupati della Palestina. Servizio Civile Internazionale
23/05/2005 I fantasmi degli anni '70
fantasmi degli anni Settanta in tutta evidenza condizionano ancora il presente. Un motivo in più per discuterne - per quanto possibile serenamente e in ogni caso seriamente - e finalmente liberarsene. Se ne parla sul sito www.micciacorta.it. con gli ultimi inserimenti di notizie e commenti: Giorgiana Masi, Cossiga e la polizia degli anni 70. Una riflessione dopo la trasmissione "Chi l'ha visto?" di lunedì 23 maggio, con gli interventi dell'ex presidente Cossiga e di un testimone degli scontri e dei pestaggi del 12 maggio 1977, il fotografo Tano D'Amico. L'uccisione di Walter Tobagi. A ridosso dell'anniversario dell'uccisione del giornalista del Corriere della Sera, avvenuta a Milano il 28 maggio 1980 da parte della Brigata XXVIII marzo, esce un libro di Daniele Biacchessi dedicato a Tobagi (Baldini Castoldi Dalai editore). - Con una lettera a micciacorta.it interviene anche il giornalista Renzo Magosso, autore assieme all'allora ufficiale dei carabinieri Roberto Arlati del libro “Le carte di Moro, perché Tobagi” del 2003 (FrancoAngeli editore), che ha innescato un’interrogazione parlamentare dei deputati Valter Bielli dei Ds, Alfredo Biondi di Forza Italia, Marco Boato dei Verdi, Ugo Intini dello Sdi e Giuliano Pisapia del PRC, tesa alla riapertura di un’inchiesta sulla vicenda.
19/05/2005 Delega per la revisione dei Codici Penali Militari
Dopo molti rinvii, e nonostante le molte altre urgenze, oggi è stata riproposta al voto della Camera la legge delega per la riforma dei Codici Penali Militari. La maggioranza è stata però immediatamente battuta per 25 voti nella prima votazione a scrutinio segreto, riguardante un emendamento presentato dall'opposizione che pone pesanti vincoli alla operatività in situazioni di conflitto armato. L'emendamento presentato dagli/alle parlamentari (Pisa e Deiana et altri/e) prevede infatti che: - l'applicabilità anche di alcune norme del Codice Penale Militare di Pace, nel caso di conflitti armati, siano applicabili solo dopo la votazione delle Camere e la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica; - che le stesse norme, in caso di conflitto armato, non siano comunque applicabili ai civili (giornalisti e operatori umanitari); - che nel riformare il Codice di Pace si debba far esplicito riferimento a quanto previsto dall'art.8 dello Statuto del Tribunale Penale internazionale ed agli altri accordi siglati dal nostro Paese in tema di azioni umanitarie. Tutto ciò comporta, tra l'altro, la non applicazione degli articoli 72 e 73 sulla raccolta e la diffusione di notizie riguardanti le truppe, con pene per i trasgressori che potevano arrivare fino a venti anni di carcere militare. Per ora, si può quindi dire che è stato bloccato il tentativo di attivare una vera e propria censura preventiva e di "normalizzare" la guerra attraverso un'ambigua legificazione sul coinvolgimento delle nostre forze militari in "missioni di pace" durante conflitti armati. E' un ulteriore, anche se non definitivo, importante risultato raggiunto, anche a seguito della crescita della sensibilità dei/delle parlamentari su un tema tanto importante. Quanto prima si daranno nuove notizie ed ulteriori dettagli su tutte le conseguenze di questo risultato. Il testo completo dell'emendamento: http://www.ostinatiperlapace.org/ostinati/articles/art_11218.html Campagna contro la revisione dei Codici Penali Militari
12/05/2005 Report 15 Maggio
domenica alle ore 21.15 circa su RAI 3 andra' in onda "ITALIA E USA : VITA, MORTE E MIRACOLI". Al termine dell'inchiesta seguiranno: "L'INQUINAMENTO AUMENTA, PERCHE'?" di Chiara Baldassari. Per migliorare la qualità dell'aria delle nostre città bisogna comprarsi l 'automobile nuova? Gli Italiani stanno comprando sempre piú auto diesel. Come mai? Viaggio a Milano, città col piú gran numero di auto acquistate dopo il 2000. "IL PEDAGGIO E' VENDUTO?" Aggiornamento del 1 Ottobre 2004 di Stefania Rimini A distanza di 8 mesi Report torna ad indagare sul tema della autostrade italiane, cercando di capire quali sono le regole tariffarie che determinano i prezzi dei pedaggi. Questa volta a spiegarcelo é la Società Autostrade. Sintesi dell'inchiesta "ITALIA E USA : VITA, MORTE E MIRACOLI". Da una parte una nazione che ama le cose piccole, preziose, e dall'altra un Paese immenso che preferisce quelle grandi: "Bigger is better" è il motto negli USA. Il principio vale per i panini e per le chiese. Anzi, le megachiese, a partire dalla chiesa più grande degli Stati Uniti, in Texas. Voluta da uno dei più noti telepredicatori americani. Poi le differenze negli stili alimentari (fast-food/slow-food) e le diete che ossessionano il popolo americano, privo di una cultura alimentare. L'America bulimica e dell'abbondanza è anche il paese la cui forza è proprio l'assenza di una cultura dominante. Perfino nella religione, dove è all'ordine del giorno il fiorire di confessioni (anche "fai da te"). Ma l'America è nazione di forte immigrazione e ognuno porta con sé la propria identità religiosa. Considerando il fatto che il sostentamento delle chiese dipende solo dai cittadini che praticano (a differenza dell'Italia dove si devolve l'otto per mille dell'IRPEF) la sproporzione potrebbe sorprendere. Italia e Stati Uniti dove vige (sulla carta) la separazione tra Stato e Chiesa. Quanto è vero che la deriva del fondamentalismo degli evangelici starebbe- secondo alcuni- influenzando la politica del presidente G.W. Bush? Il solo e recente consenso degli estremisti religiosi non può intaccare il fondamentale principio della Libertà su cui poggia l'America che conosciamo. Dove, a dispetto di Bush e degli evangelici, la fecondazione assistita è accessibile a tutti in quasi tutti gli stati dell'Unione.
05/05/05 Report dell'8 Maggio
domenica alle ore 21.15 circa su RAI 3 andra' in onda "LIBERI MONOPOLI" di Giovanna Boursier. Al termine dell'inchiesta seguiranno: "DOPING NELLA STALLA" Aggiornamento di Sabrina Giannini. Nel 2002 avevamo visto nel corso della puntata "NELLA NUOVA FATTORIA" che un numero elevato di bovini era positivo a un ormone, il boldenone. A distanza di quattro anni le nostre carni sono sicure o no? "PERCHE' L'ONAOSI?" di Bernardo Iovene. L'Onaosi è una fondazione privata con finalità pubblica che assiste gli orfani dei medici. Fino all'anno scorso si sosteneva con un contributo obbligatorio versato dai medici dipendenti pubblici. Poi con un emendamento nella finanziaria, l'obbligo è stato esteso a tutti i sanitari iscritti agli ordini professionali medici, dentisti, veterinari, farmacisti. Le categorie sono insorte e la domanda è questa: Solidarietà imposta per legge? Perché? "IL BIOSTERMINATORE", Good News di Stefania Rimini. Quando si dice biologico si pensa agli alimenti. Ma il biologico si può usare anche contro le presenze non gradite per sterminarle. Sintesi dell'inchiesta "LIBERI MONOPOLI" Gli americani bevono molta più acqua del rubinetto di noi italiani. Loro si fidano dei servizi offerti dagli acquedotti e controllati dalle Autorità statali. Nel paese delle privatizzazioni l'acqua è pubblica, mentre in Italia, in molte città, la gestione delle risorse idriche sta diventando mista, pubblico - privato. A Napoli è stata indetta una gara d' appalto per cedere il 40 % della gestione ai privati. Negli Stati Uniti l'energia è sempre stata in mano ai privati, ma rigidamente regolamentati dagli stati. Poi, alla fine degli anni '90 è arrivata, come da noi, la deregulation e il mercato è stato aperto alla competizione: oggi le famiglie possono comprare liberamente la loro energia. Ma nessuno lo fa perché è troppo difficile per il singolo individuo muoversi nel mercato energetico. Di fatto la concorrenza non fornisce né servizi migliori né tariffe più basse. In Italia da sei anni, dicono, che a partire dal 2007 le famiglie potranno scegliersi il produttore. Noi però continuiamo a pagare l'energia più cara non solo rispetto all'Europa, ma anche rispetto all'America. Un italiano che usa il cellulare non sa mai quanto paga. Ci sono mille contratti e tariffe ma è difficile capire. Alla fine non sappiamo quanto costa la telefonata che stiamo facendo. Negli Stati Uniti, invece, i contratti dei cellulari sono strutturati in modo che alla fine del mese sai sempre quanto sarà la tua bolletta. E il meccanismo è semplice: si comprano minuti di conversazione e ognuno si fa i suoi calcoli.
02/04/2005 Difendi la Costituzione!
con preghiera di adesione personale e di massima diffusione tra le persone di buona volonta' http://www.megachip.info/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=36 http://www.centomovimenti.com/2005/marzo/21_petizione.htm
29/03/2005 Decalogo contro l'apatia politica
Gustavo Zagrebelsky Decalogo contro l'apatia politica intervento tenuto al Convegno Nazionale del CIDI il 4 marzo 2005 e pubblicato su Repubblica - 04/03/2005 Secondo un luogo comune, l´attaccamento alla democrazia si svilupperebbe da solo, causa ed effetto della democrazia stessa: tanta più democrazia, tanta più virtù democratica. Un circolo meraviglioso! La democrazia sarebbe l´unica forma di governo perfettamente autosufficiente, rispetto a ciò che Montesquieu denominava il suo ressort, la molla spirituale. Basterebbe metterla in moto, all’inizio; poi, le cose andrebbero da sé per il meglio. Ebbene, a distanza di qualche decennio dalla Costituzione, uno scritto famoso di Norberto Bobbio (Il futuro della democrazia, 1984) tra le «promesse non mantenute» della democrazia indicava lo spirito democratico. Invece dell’attaccamento, cresce l´apatia politica. In Italia, e forse non solo, si è democratici non per convinzione, ma per assuefazione e l´assuefazione può portare alla noia, perfino alla nausea e al rigetto. E´ pur vero che la partecipazione può improvvisamente infiammarsi e l´indifferenza può essere spazzata via da ventate di mobilitazione, in situazioni eccezionali. Sono però reviviscenze che non promettono nulla di buono. Gli elettori, eccitati, si mobilitano su fronti opposti per sopraffarsi, al seguito di parole d´ordine elementari: bene-male, amore-odio, verità-errore, vita-morte, patriottismo-disfattismo, ecc., cose che lestofanti della politica spacciano come rivincita dei valori sul relativismo democratico. Parole che potranno forse servire a vincere le elezioni ma intanto spargono veleni, senza che un´opinione pubblica consapevole sappia difendersi, dopo che la routine l´ha resa ottusa. Un difetto e un eccesso: l´uno indebolisce, l´altro scuote alle radici. Apatia e sovreccitazione sono qui a dimostrare che l´ethos della democrazia non si produce da sé. Monarchie, dispotismi, aristocrazie e repubbliche hanno avuto i loro pedagoghi. Senofonte, Cicerone, Machiavelli, Bossuet, Montesquieu... Le rivoluzioni hanno avuto i loro catechismi. La democrazia invece ha politologi e costituzionalisti. Non bastano. Il loro compito è studiare e spiegare regole esterne di funzionamento ma ciò che qui importa, il fattore spirituale, normalmente sfugge. Il loro pubblico, poi, non è certo il cittadino comune, come dovrebbe essere, in quanto si sia in democrazia. Naturale dunque è che si guardi alla scuola e al suo compito di formazione civile. Il decalogo che segue è una semplice proposta. 1) La fede in qualcosa che vale. La democrazia è relativistica, non assolutistica. Come istituzione d´insieme, non ha fedi o valori assoluti da difendere, a eccezione di quelli su cui si basa. Deve cioè credere in se stessa e sapersi difendere, ma al di là di ciò è relativistica nel senso preciso della parola: fini e valori sono da considerare relativi a coloro che li propugnano e, nella loro varietà, ugualmente legittimi. Democrazia e verità assoluta, democrazia e dogma, sono incompatibili. La verità assoluta e il dogma valgono nelle società autocratiche, non in quelle democratiche. Dal punto di vista dei singoli, invece, relativismo significa che «tutto è relativo», che una cosa vale l´altra, cioè che nulla ha valore. In questo senso, cioè dal punto di vista dei singoli, relativismo equivale a nichilismo o scetticismo. Ora, mentre il relativismo dell´insieme è condizione della democrazia, nichilismo o scetticismo sociali sono una minaccia. Se non si ha fede in nulla, perché difendere una forma di governo come la democrazia che vale in quanto le proprie convinzioni possono essere fatte valere? Per lo scettico, democrazia o autocrazia pari sono. Rallegriamoci dunque se la democrazia, come insieme, è relativistica. Solo così la società può essere libera; chi se ne duole, nasconde pensieri autocratici. Impegniamoci però in ogni luogo per scuotere l´apatia, promuovere ideali, programmi e, perché no, utopie. 2) La cura delle individualità personali. La democrazia è fondata sugli individui, non sulla massa. Come Tocqueville ha antiveduto, la massificazione è un pericolo mortale. Proprio la democrazia, proclamando un´uguaglianza media, può minacciare i valori personali annullando individui e libertà nella massa informe. E la massa informe può accontentarsi di un demagogo in cui identificarsi istintivamente. I regimi totalitari del secolo scorso sono la riprova: una democrazia senza qualità individuali si affida ai capipopolo e questi, a loro volta, hanno bisogno di uomini-massa, non di uomini-individui. Per questo, la democrazia deve curare l´originalità di ciascuno dei suoi membri e combattere la passiva adesione alle mode. Dobbiamo vedere con preoccupazione l´appiattimento di molti livelli dell’esistenza, consumi e cultura, divertimenti e comunicazione: tutti «di massa». Chi non si adegua, nel migliore dei casi è un "originale", nel peggiore uno "spostato". Non è questa certo la prima volta che ci si rivolge proprio alla scuola perché alimenti, e non reprima, caratteri e vocazioni personali delle giovani vite con cui ha a che fare. 3) Lo spirito del dialogo. La democrazia è discussione, ragionare insieme; è, socraticamente, filologia. Chi odia discutere, il misologo, odia la democrazia, forma di governo discutidora. Alla persuasione preferisce l´imposizione. Maestro insuperabile dell’arte del dialogo, cioè della filologia, è certo Socrate, cui si deve la denuncia di due opposti pericoli. Vi sono - dice - "persone affatto incolte", che "amano spuntarla a ogni costo" e, insistendo, trascinano altri nell’errore. Vi sono poi però anche coloro che "passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono per credersi i più sapienti per aver compreso, essi soli, che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c´è nulla di sano o di saldo, ma tutto va continuamente su e giù". Dobbiamo guardarci da entrambi i pericoli, l´arroganza del partito preso e il tarlo che nel ragionare non vi sia nulla di integro. Per preservare l´onestà del ragionare, deve essere prima di tutto rispettata la verità dei fatti. Sono dittature ideologiche, quelle che li manipolano, travisano o addirittura creano o ricreano ad hoc. Sono regimi corruttori delle coscienze «fino al midollo», quelli che trattano i fatti come opinioni e instaurano un «nichilismo della realtà», mettendo sullo stesso piano verità e menzogna. Gli eventi della vita non sono più «fatti duri e inevitabili», bensì un «agglomerato di eventi e parole in costante mutamento (su e giù, per l´appunto), nel quale oggi può essere vero ciò che domani è già falso», secondo l´interesse del momento (Hannah Arendt). Perciò, la menzogna intenzionale - strumento ordinario della vita pubblica - dovrebbe trattarsi come crimine contro la democrazia. Né intestardirsi, dunque, né lasciar correre, secondo l´insegnamento socratico. Il quale ci indica anche la virtù massima di chi ama il dialogo: sapersi rallegrare di scoprirsi in errore. Chi, alla fine, è sulle posizioni iniziali, infatti, ne esce com’era prima; ma chi si corregge ne esce migliorato, alleggerito dell’errore. Se, invece, si considera una sconfitta, addirittura un´umiliazione, l´essere colti in errore, lo spirito del dialogo è remoto e dominano orgoglio e vanità, sentimenti ostili alla democrazia. 4) Lo spirito dell’uguaglianza. La democrazia è basata sull’uguaglianza; è insidiata dal privilegio. L´uguaglianza è isonomia - «la più dolce delle parole» - l´uguaglianza delle leggi, che, in Grecia, precedette il secolo glorioso della democrazia ateniese. Senza leggi uguali per tutti - pensiamo ai privilegi, alle leggi ad personas - la società si divide in caste e la vita collettiva diventa dominio di oligarchie. Il privilegio crea arrivismo e rincorse perverse. Se la mobilità e gli accessi in alto esistono, la società è sottoposta a stress dal carrierismo diffuso, con disagio, frustrazioni, perfino suicidi; se si chiudono, per insufficiente mobilità, si ingenera un terribile male distruttivo, l´invidia sociale. Tanto sono evidenti, non occorrono esempi della caduta attuale dello spirito di uguaglianza. Si tratta anzi di un rovesciamento: l´ammirazione sta al posto del disprezzo verso i privilegiati, esempi da imitare nel modo di pensare e nello stile di vita. C´è un luogo di culto sociale che esprime lo spirito autentico del nostro tempo: lo stadio. Si faccia attenzione alle stratificazioni del pubblico. Alla tribuna volgarmente denominata dei vip, dove siedono i prominenti di politica, finanza, mondanità, si volgono gli occhi di diecine di migliaia di potenziali clientes che, invece di avvertire l´indecenza della situazione, farebbero di tutto per esservi ammessi. 5) Il rispetto delle identità diverse. In democrazia le identità particolari sono ininfluenti sul diritto di stare in società. Non è stato così in passato; non è pienamente così neppure ora. Oggi, il problema della coesistenza di identità plurime è di natura etnico-culturale e religiosa; storicamente, è stato religioso, derivando dal distacco della Riforma dalla Chiesa di Roma. In nome dell’ordine interno, col principio cuius regio, eius et religio, a metà del ‘500 si impose in Europa l´identità di religione agli abitanti le medesime terre, rendendo sì possibili le migrazioni da uno stato all’altro per difendere, insieme alla vita, la fede, ma permettendo la persecuzione religiosa entro ciascuno Stato. L´idea della tolleranza nacque per consentire di tenere insieme terra e fede, per non dover perdere l´una volendo conservare l´altra. Ma non alla tolleranza si rivolge la democrazia. Il contesto è diverso. L´assolutismo, quando si ammorbidisce, può parlare di tolleranza; non la democrazia, cui si addice invece il linguaggio della cittadinanza, uguale per tutti. Onde il concetto di identità, se deve valere per riconoscere e proteggere le culture diverse, è irrilevante per la partecipazione alla vita pubblica. Il rischio viene ora da un nuovo richiamo all’unione tra potere civile e religione. Storicamente, essa ha posto la vita religiosa sotto la potenza degli Stati. Oggi, «atei-clericali», o come li si possa chiamare, mirano al rovescio: cuius religio, eius et regio, in un ambiguo intreccio di potere civile e religioso in cui l´uno si appoggia sull’altro (Stefano Levi della Torre). Una nuova alleanza tra trono e altare, una minaccia di rinnovate intolleranze su ampia scala. Questi problemi sono particolarmente vivi nel riflesso che hanno con riguardo ai simboli, velo islamico o crocifisso cristiano. La democrazia non ne può impedire l´esposizione a nessuno in particolare, ma nessuno, a sua volta, può farne uso aggressivo. Se e quando prevarrà il reciproco rispetto, un problema che oggi appare tanto acuto, all’identità associandosi l´esclusione, si supererà da sé, senza bisogno di soluzioni giuridiche. Molto può la scuola nel promuovere la reciproca accettazione e con ciò abbassare l´insolenza dei segni distintivi. 6) La diffidenza verso le decisioni irrimediabili. La democrazia implica la rivedibilità di ogni decisione (sempre esclusa quella sulla democrazia stessa). Le soluzioni definitive ai problemi, senza possibili ripensamenti e correzioni, sono dei regimi della giustizia e verità assolute. In quanto perennemente dialogica, la democrazia non ha e non può volere verità né a priori, come frutto per esempio di mandati divini, né a posteriori, come conseguenza di decisioni popolari, anche se unanimi. La strada per dire: «ci siamo sbagliati» deve restare sempre aperta. Non è privo di significato che le democrazie siano prevalentemente orientate contro la pena di morte e contro la guerra, due decisioni dagli effetti irreversibili. Le autocrazie, invece, non hanno scrupoli. Possono fondarsi, come in de Maistre, sull’elogio congiunto della forza armata e del boia, naturali prosecuzioni della verità assoluta. Tutti comprendiamo quanto le decisioni irreversibili possano pregiudicare la discussione in materie oggi divenute cruciali, come la bioetica, la tecnologia applicata ai temi della vita, della morte e della salute o il rapporto tra l´essere umano e la natura - tutte esposte al rischio di scelte senza ritorno. 7) L´atteggiamento sperimentale. La democrazia è orientata da principi ma deve imparare quotidianamente dalle conseguenze dei propri atti. E´ scontata la citazione della weberiana etica della responsabilità, accanto all’etica della convinzione. Non è così per i regimi della verità assoluta. Essi non temono le conseguenze. Fiat veritas, fiat iustitia, pereat mundus. Lo spirito democratico è invece quello in cui convinzioni e conseguenze formano il campo di tensione che determina le norme dell’agire responsabile. Ogni progetto realizzato apre problemi che rimettono in discussione il progetto. L´esperienza è il banco di prova della teoria. Immergersi in questa tensione forma il carattere, rende accettabili le sconfitte e promuove nuove energie. Sotto questo aspetto, l´istituzione scolastica da noi è particolarmente carente, orientata com’è all’astrattezza che genera distacco dal mondo, induce alla rinuncia e invita all´individualismo chiuso in se stesso. 8) Coscienza di maggioranza e coscienza di minoranza. In democrazia, nessuna deliberazione si interpreta nel segno della ragione e del torto. Non vale la massima terroristica: vox populi, vox dei. Essa solo apparentemente è democratica poiché nega il diritto della minoranza, la cui opinione, per opposizione, si direbbe vox diaboli. Vox populi, vox hominum, invece; voce di esseri fallibili ma disposti a riconoscere i propri errori. Il motore di questo movimento sta non nella maggioranza, ma nelle minoranze che fanno loro il motto «distinguìti dalla maggioranza nel compiere ciò che ritieni giusto». La loro ragione d´essere è la sfida alla deliberazione presa, in previsione di un´altra migliore. Per questo, la prevalenza di una maggioranza su una minoranza non è la vittoria della prima e la sconfitta della seconda ma l´assegnazione di un duplice onere: alla maggioranza, dimostrare nel tempo a venire la validità della decisione presa; alla minoranza, insistere su ragioni migliori. Onde è che nessuna votazione, in democrazia (salvo quelle che instaurano la democrazia stessa) chiude definitivamente la partita, perché il terreno per la sfida di ritorno è sempre aperto. 9) L´atteggiamento altruistico. La democrazia è forma di vita di esseri umani solidali. La virtù repubblicana di Montesquieu è questo: amore per la cosa pubblica e disponibilità a mettere in comune qualcosa, anzi il meglio di sé: tempo, capacità, risorse materiali. Ciò costituisce la res publica come risorsa comune cui tutti possono attingere. L´emarginazione sociale è dunque contro la democrazia e l´idea che nessuno possa essere lasciato a se stesso non è elemento accidentale della democrazia. L´alternativa è il darwinismo sociale, l´ideologia crudele che legittima la fortuna dei forti e abbandona i deboli alla loro sorte. Dire queste cose a un pubblico di insegnanti che quotidianamente hanno a che fare con studenti che eccellono e con altri che faticano a tenere il passo significa evocare problemi che essi conoscono bene e solidarizzare con la loro fatica. 10) La cura delle parole. Essendo la democrazia dialogo, gli strumenti del dialogo, le parole, devono essere oggetto di cura particolare, come non è in nessun´altra forma di governo. Cura duplice: quanto al numero e alla qualità. (a) Il numero di parole conosciute e usate è proporzionale al grado di sviluppo della democrazia. Poche parole, poche idee, poche possibilità, poca democrazia. Quando il nostro linguaggio politico si fosse rattrappito al solo sì e no, saremo pronti per i plebisciti; e quando conoscessimo solo più i sì, saremmo ridotti a gregge. Il numero delle parole conosciute, inoltre, assegna i posti nella scala sociale. Ricordiamo ancora la scuola di Barbiana? Comanda chi conosce più parole. Il dialogo, per essere tale, deve essere paritario. Se uno solo sa parlare, o conosce la parola meglio di altri, la vittoria non andrà al logos migliore, ma al più abile con le parole, come al tempo dei sofisti. Ecco perché la democrazia esige una certa uguaglianza nella distribuzione delle parole. «E´ solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l´espressione altrui. Che sia ricco o povero importa di meno». Ed ecco perché una scuola ugualitaria è condizione di democrazia. (b) La qualità delle parole. Per l´onestà del dialogo, le parole non devono essere ingannatrici. Parole precise e dirette; basso tenore emotivo, poche metafore; lasciar parlar le cose attraverso le parole, non far crescere parole su parole. Le parole, poi, devono rispettare, non corrompere il concetto. Altrimenti, il dialogo diventa un modo di trascinare gli altri dalla tua parte con la frode. Ancora impariamo dal Socrate del Fedone: «il concetto vuole appropriarsi del suo nome per tutti i tempi». Il mondo della politica è dove questo tradimento si consuma più che altrove, a incominciare per l´appunto dalla parola «politica». Politica viene da polis e politéia, due concetti che indicano arte, scienza e attività dedicate alla convivenza. Ma oggi si parla di politica di guerra, segregazionista, espansionista, coloniale, ecc. «Questa è un´epoca politica - ha scritto Orwell. La guerra, il fascismo, i campi di concentramento, i manganelli, le bombe atomiche sono ciò a cui pensare». Altro inganno: la libertà, da protezione degli inermi contro gli abusi del potere è diventata, nell’uso «politico», scudo dietro il quale i potenti nascondono la loro pre-potenza. Inganni, dunque. A chi pronuncia parole come queste siamo autorizzati a chiedere: da che parte stai? Degli inermi o dei potenti?
24/03/2005 Sport sotto l'assedio. Dalla Palestina
Ciao a tutti, siamo ormai al secondo giorno in Palestina. la carovana di "Sport sotto l`assedio" nei territori Occupati e' formata da venti partecipanti, provenienti da diverse realta` quali tifoserie calcistiche, associazioni sportive e di volontariato. Siamo arrivati domenica 20 e ci siamo stabiliti nell'IBDAA Cultural Center del campo profughi di Dheishe (vicino a Betlemme) Il primo incontro sportivo si e' svolto al campo di Al Fawwar, nel distretto di Hebron, dopo aver incontrtato i rappresentanti della locale associazione sportiva abbiamo disputato un incontro di calcio finito con il risultato di 4 a 2 per i padroni di casa. Vi racconteremo dettagliatamente l'incontro avuto con i bambini del campo e l'incontenibile eccitazione che li caratterizzava (e che abbiamo subito). Un altro dettaglio della giornata e' stata la mancata visita alla tomba di Abramo (ad Hebron) dove le forze di sicurezza israelinae ci hanno impedito l'accesso, con tanto di fucili spianati. Oggi abbiamo sfidato la squadra di Dheishe (abbiamo perso ancora 4 a 3) in una partita caratterizzata da un arbitro decisamente schierato con noi, ma in una giornata di puro divertimento politico sportivo. Gli ultimi 20 minuti dell'incontro sono sembrati una vera farsa, con i giocatori e i tifosi divertiti come non mai! Il programma dei rpossimi giorni p[revede la visita a Ramallah per portare il nostro saluto al Rais e la partenza x Gaza (con tanto di lettera di invito del console) in cui sono organizzate partite in entrambi i campi profughi di Khan Younis e Jabaila. Non sappiamo quando riusciremo a scrivervi di nuovo, ma cercheremo di tenervi sempre informati. A.S.Salah onlus
23/03/2005 Canada: una Vergnogna infinita
E' vergognoso. Un minimo si può fare cercando di vietare uso e commercializzazoine di pelli initalia, a questo indirizzo: http://www.infolav.org/lenostrecampagne/altrecampagne/pelliccedifoca/petizionecacciaallefoche/index.htm è il sito ufficiale della LAV. Anche se servirà a poco o nulla perchè non provarci... Proviamo anche noi a dare un piccolo contributo per fermare questo scempio Sono immagini crude, ma è quello che succede nella realtà. Divulgatelo più che potete. Grazie a tutti.
22/03/2005 La Multa
Il "Manifesto dei 500" è venuto a conoscenza dell'incredibile e vergognosa vicenda che ha coinvolto Marco Donati, genitore di Milano, tra i responsabili di Retescuole, che si è visto recapitare a casa una multa di 22.000 euro dal Comune di Milano perché qualcuno ha attaccato ai muri due volantini e 50 strisce-cerotti firmati dalla stessa Retescuole durante la manifestazione di venerdì scorso. Esprimiamo prima di tutto la nostra più completa solidarietà a Marco Donati e la più ferma condanna di questa provocazione. La difesa dei diritti democratici e della libertà di espressione è per noi al primo posto e pertanto consideriamo la mobilitazione in questo senso come una premessa per ogni altra lotta o dibattito. Per questo abbiamo, come prima iniziativa, inviato immediatamente un telegramma al Sindaco di Milano per chiedere il ritiro immediato della multa e annunciare il nostro sostegno alla mobilitazione per questo obiettivo. Nell'invitare tutti a mobilitarsi in questo senso sottolineiamo come un tale provvedimento, inaccettabile da tutti i punti di vista, sia ulteriormente pericoloso anche perché identifica un referente di un comitato-associazione come responsabile di un atto che chiunque può aver fatto o fare in futuro. Accettare ciò, e quindi la multa, vorrebbe dire mettere in pericolo la libertà di pubblicare e distribuire volantini e manifesti, perché nessuno può essere perseguito per l'uso che altri possono fare del volantino stesso. Ciò costituirebbe un atto illegale, e nello specifico una grave limitazione alle libertà democratiche, di stampa e di espressione. La multa in questione è al di fuori di ogni democrazia ed evidenzia ancora una volta la difficoltà in cui versa l'intero governo di fronte alle mobilitazioni. Al Sindaco di Milano ripetiamo: ritiro immediato della multa, noi faremo conoscere largamente quello che è successo. Per il "Manifesto dei 500", Lorenzo Varaldo, coordinatore nazionale. ------------------------------------------------------------- Caro amico o cara amica, ti inviamo questa email perché hai aderito al "Manifesto dei 500" o hai dimostrato interesse per le nostre attività ed iniziative. Nel caso che non fossi interessato a ricevere informazioni su di noi tramite questo mezzo o vi fosse un errore nell'indirizzo di spedizione, non esitare a comunicarcelo in una risposta a questo messaggio, e provvederemo ad effettuare le modifiche o le cancellazioni necessarie.
16/03/2005 Le fibre della TAV sono pericolose
Un grido d'allarme contro la morte silenziosa causata dall'amianto. Questo il senso del dossier, curato dal dottor Edoardo Gays oncologo dell'ospedale San Luigi, sui possibili danni provocati dai materiali di riporto degli scavi per il Tav. «Un tunnel, di 23 chilometri, che da Grange di Brione va fino a Venaus - spiega Gays - da cui verranno estratti circa 7 milioni di metri cubi di terra, e di questi più di un milione sono rocce amiantifere. E non esiste un piano per fare questi lavori in sicurezza e per poi smaltire questo veleno». E l'ansia dell'oncologo è che ci sia un danno irreversibile. «Senza fare allarmismi e dichiarazioni antiTav - afferma -, bisogna però dire che la situazione è preoccupante. Perché l'amianto è un killer silenzioso». Silenzioso per diverse ragioni. «Infatti, prima di tutto perché chi dovrebbe parlarne tace - sostiene -, poi perché invisibile, infine perché non esiste una soglia minima di esposizione: la tolleranza è zero». E la malattia può covare per anni. «Fino a tre lustri - ammette -. Poi, in soli 9 mesi si muore. Più veloci erano solo i campi di sterminio nazisti, in cui la speranza di vita era di 3 mesi». E Gays non vuole essere costretto un giorno a visitare i nuovi malati. «Anche perché non esistono cure» ammette. Così ha iniziato a raccogliere la documentazione sul caso «amianto-Tav». «Tutte analisi commissionate da Rfi (Rete Ferroviaria Italia, ndr) - confessa -, niente di segreto». Come i 39 campioni di roccia esaminati da geologi dell'Università di Siena. «Su 33 c'è amianto - sottolinea - e ben 13 contengono il crisotilo, ossia l'amianto bianco di Balangero. Perché è noto a tutti che la vena di quella cava finisce verso Druento e San Gillio. Proprio sulla tratta della Tav». E cresce la paura di esposizione. «Certo - sentenzia -. Perché non esiste un piano per arginare questo problema». Anzi, nei documenti della Rfi, Gays ha scoperto che 500 mila metri cubi dei materiali estratti verranno depositati ad Almese. «Una colonna quadrata di 50 metri di base e alta 400 - dice allibito -. Insomma, quanto una delle Torri gemelle. Un edificio di amianto esposto al vento della Valle, che spinge verso Torino con raffiche fino a 40 chilometri all'ora. Senza nessuna protezione». E il rischio di aumento di tumori sale. «Se oggi le morti per mesotelioma (tumore causato dall'amianto, ndr) in Piemonte sono 5 all'anno ogni 200 mila abitanti - conclude -, nella migliore delle ipotesi, con questa esposizione, saranno 500». E il dossier verrà consegnato a Roma e a Bruxelles: per gridare no alla morte silenziosa. [da La Stampa 7/2]
11/02/2005 Petizione Internazionale per Giuliana e Florence
L'associazione Un Ponte per. lancia una petizione internazionale online con un appello per la liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, della giornalista di Liberation Florence Aubenas e del suo interprete iracheno Hussein Hanoun al Saadi, ancora detenuti in Iraq dal 5 gennaio scorso. Vi invitiamo a firmare, diffondere o linkare su altri siti l'appello tradotto appositamente in inglese, francese e spagnolo http://www.petitionspot.com/petitions/freevoicesfreedom
Beppe Grillo docet 10/02/2005
BEPPE GRILLO - Benvenuti nell'Era della Comunicazione Globale i nostri defunti si ribaltano nella tomba per la sfiga che li ha colpiti: quella di non poter partecipare a questa Grande Era. La Grande Comunicazione Globale, poi c'è un terremoto da 200.000 vittime e dalle Hawaii dicono: "Mah, noi lo avevamo previsto con qualche ora di anticipo, solo che non sapevamo a chi telefonare...". Cazzo! In compenso, si sono salvati gli animali. Probabilmente dalle Hawaii hanno telefonato a loro. Nell'Era della Grande Comunicazione Globale, ci sarà pure un bufalo d'acqua con un cellulare trendy, no? E si sono salvati gli indigeni, quelli che vanno a caccia con arco e frecce, quelli dati per estinti, perchè poveracci sono fuori dalla comunicazione globale... ma hanno visto la marea che si ritirava e se ne sono andati verso l'alto, con gli animali. Nell'Era della Comunicazione Globale sessanta canali televisivi mi parlano dello tsunami e mi dicono le cose più allucinanti. L'isola di Sumatra si è spostata di trenta metri, poi trenta centimetri, poi cinque, otto, ventinove, è più alta, più bassa, più larga, più stretta, si è girata su stessa e alla fine se n'è andata completamente, l'han vista ad Alassio, vicino alla Gallinara. L'asse terrestre si è inclinato un po'...Un po' quanto?! Beh, c'è chi dice qualche chilometro, chi dice qualche centimetro... Cazzo, ma cosa accadrà?! Faremo la fine dei dinosauri? Sì, no, forse? Nell'Era della Comunicazione Globale ti mettono in mano notizie del genere e fatti tuoi. Vedi tu se tenere da parte i soldi per comprarti un'Arca di Noé 4x4 turbo diesel con 800 cv e raggiungere mondi migliori o aspettare la morte per glaciazione. Nell'Era della Comunicazione Globale possiamo parlare con il mondo intero. Mandiamo sms,ems,mms,mail, chattiamo tutta la notte con una cicciona del Maine che fa la collezione di colesterolo e ci ha mandato la foto di una figa presa sul web, parliamo, comunichiamo, comunichiamo, comunichiamo... poi per una precedenza non data ci si spara in faccia! Se telefoni a un call center ne sanno quanto te. A volte, meno di te. Ammesso che risponda qualcuno. Ammesso che non ti sbattano il telefono in faccia. Siamo nell'Era della Comunicazione Globale e non riusciamo più a parlare con nessuno. Una volta andavi da chi ti aveva venduto un prodotto e gli dicevi: "Oh, ciccio, sta roba non mi funziona...". Adesso devi telefonare a un numero. Verde, quando va bene. Quando non va bene paghi. Hai un problema dovuto a un loro prodotto e paghi per dirglielo. Poi paghi per stare in attesa e infine ti fanno girare così tante persone che alla fine se non hanno già messo giù loro metti giù tu. Ti hanno venduto un prodotto o un servizio che non funziona o che ha dei problemi e paghi per restare nella merda! Si è capovolto il mondo, altro che spostamento di qualche centimentro... Nell'Era della Comunicazione Globale le comunicazioni ci arrivano anche quando non le vogliamo. Ci sommergono. Ogni giorno scarico dieci tonnellate di spam nella mia mailbox. Quotidianamente, almeno cento mail con soggetto "ENLARGE YOUR PENIS". Vogliono vendermi un metodo per ingrandire il bigolo. Le credenziali in effetti sono ottime: mi hanno già fatto venire due coglioni così. Adesso mandano le mail non richieste con questa premessa: Ai sensi della Legge 675/96 sulla Privacy, a informiamo che il suo indirizzo E-Mail è stato rintracciato sui motori di ricerca. E quindi? Mi avete mandato una mail per restituirmelo? Nell'Era della Comunicazione Globale ci sono quasi un miliardo di analfabeti nel mondo. Siamo tutti depressi. Le coppie si lasciano perché non c'è dialogo. I figli e i genitori non comunicano più e se comunicano è pure peggio. Papà, mi servono 300 sacchi ché devo comprarmi un hard disk, ho troppi pochi giga. Eh?! ma che cazzo dici? Ma non puoi andare ad ubriacarti in discoteca come tutti? Abbiamo smesso di parlarci e abbiamo iniziato a telefonarci solo col cellulare, più fico...poi un cell non basta, due , tre...l'importante è pagarlo almeno 500 euro ed avere quattro orecchie. Poi abbiamo smesso di telefonarci e abbiamo iniziato a mandarci gli sms. Quelli normali, quelli colorati, quelli con il disegnino, quelli con le foto e quelli con il filmato. Ciao, ti mando un filmato di me stesso mentre ti dico ciao! Ma brutto coglione, fai due passi e vieni a dirmelo in faccia che ci facciamo una birra. Siamo impazziti. Abbonati oggi e avrai 5000 sms in omaggio! 5000?! Ma che cazzo devo dire con 5000 sms? Ma a chi cazzo li mando? Gratis, ovviamente. A noi qualcuno regala sempre qualcosa. Gratis, gratis, gratis. Questa è la comunicazione: fallo subito, è gratis! Abbonati, è gratis. Clicca qui, è gratis. E' tutto gratis! Ma voi, tranne a cari amici e parenti, avete mai regalato qualcosa a qualcuno? Non parlo di beneficenza. Parlo di prendere una cosa, magari frutto del vostro lavoro, e regalarla a un perfetto sconosciuto che passa di lì. Così, per il gusto di regalarla. Magari, non so, c'è un idraulico fra di voi. A te idraulico che stai leggendo, ti è mai successo di alzare il telefono, fare un numero a caso e dire: "Buongiorno, sono un idraulico, vuole che venga a casa sua a rinnovare i tubi del cesso gratis"? E nell'Era della Comunicazione Globale comunichi anche quando stai zitto. Con il silenzio assenso. Una mattina ti svegli, per esempio, e scopri di avere un servizio di segreteria telefonica. E l'hai chiesto tu stando zitto! Se parlavi, magari non te lo mettevano. Ma siccome sei stato zitto... cazzo vuoi? Ti riempiono di questi servizi. Sei circondato. Anzi: è tutto intorno a te. Quando vedo la Gale ormai ho più voglia di scuoiarla che ciularmela. La Grande Comunicazione Globale e l'unica speranza che hai di comunicare con questi qui è che il Gabibbo si prenda compassione di te. Nell'Era della Comunicazione Globale abbiamo perso il senso delle parole. Se non sei di destra sei comunista. Ma io non sono comunista! A me non piace il comunismo. Non mi piace nemmeno la sinistra, a dire il vero. Sono un lavoratore precario, non mi danno il mutuo per la casa, e il co-co-co se l'è inventato la sinistra! Allora sei un anarchico. Macché narchico, cazzo! Ah, bene, sei irascibile, eh? Allora sei un anarco-insurrezionalista. E allora la comunicazione globale cos'è? Chi comunica cosa? Non lo so più, non mi interessa più. Io da ora in poi mi occuperò solo della comunicazione specifica, parziale, particolare, nella mia vita. Le uniche certezze che avrò saranno quelle che potrò dimostrare. Non mi interessano i pareri di nessuno, se li sento in televisione. Se mi fa male il culo, non mi faccio dire da un programma televisivo come devo posizionarmi allo specchio, verificare se ho o meno le emorroidi e come curarle. Vado dal caro e vecchio medico e gli dico: "Buongiorno dottore, mi fa male il culo". Saprà luicosa fare. Il problema è che, in questa epoca di grande comunicazione globale, quando ti fa male il culo non è per le emorroidi...
04/02/2004 Fermiamo il mostro Bolkestein
Direttiva Bolkestein: le aziende potranno applicare le regole dei Paesi dell'Est. Fermiamoli! In questi giorni il Parlamento Europeo sta prendendo in esame la "Direttiva Bolkestein", una proposta di privatizzazione dei servizi che prende il nome dal suo promotore, il Commissario per la Concorrenza e il Mercato Interno della Commissione Prodi (ora sostiuita da quella presieduta da Barroso) che la emanò il 13 gennaio scorso. Nella sostanza, la proposta di Bolkestein si prefigge di rendere privatizzabili "tutti i servizi che rappresentano un'attività economica", dalla sanità all'istruzione, dalla gestione dei rifiuti alla distribuzione dell'acqua, escludendo solo quelli erogati dallo Stato gratuitamente e in regime di monopolio. Quello che ci preme sottolineare è però un altro aspetto preoccupante della Direttiva, riferito specificatamente al mondo del lavoro. Si tratta del "principio del Paese di origine" (articolo 16), in base al quale chi fornirà servizi in varie nazioni europee potrà operare applicando solo le normative dello Stato nel quale si trova la propria sede legale, senza fare riferimento a quanto previsto dalle direttive dei Paesi in cui i suoi dipendenti distaccati dovessero effettivamente svolgere la prestazione lavorativa. Una ghiotta opportunità per le imprese, alle quali basterebbe trasferire le sedi in nazioni con minori tutele sindacali per iniziare un percorso di livellamento al ribasso dei diritti contrattuali, aggirando ed erodendo in modo del tutto legale le conquiste ottenute dai lavoratori in altri paesi, in barba a decenni di lotte sociali. Invece di implementare i diritti a chi ne ha di meno, si rischia di ridurli a chi ne ha di più; non è un caso che la direttiva sia stata redatta ascoltando il parere di migliaia di aziende europee, ma nessun sindacato o organizzazione di difesa dei consumatori. Si tratta dunque, potenzialmente, di un attacco molto duro ai servizi pubblici e ai diritti sindacali europei, capace di incidere profondamente sul nostro tenore di vita e sulle attuali garanzie dello stato sociale, col rischio di incrinare ancor più le nostre certezze sul futuro, già duramente provate dai problemi socio-economici dell'ultimo periodo. E' necessario bloccare questa minaccia, che incombe sul futuro di tutti i cittadini e i lavoratori europei e non. Perciò firma anche tu la "Petizione per il ritiro della Direttiva Bolkestein" già sottoscritta da migliaia di persone ed organizzazioni/associazioni della società civile. Per info e adesioni: www.stopbolkestein.org
02/02/2005 Appello per Florence Aubenas, giornalista scomparsa in Iraq
La giornalista di "Liberation" Florence Aubenas e la sua guida Hussein Hanaoun al-Saadi sono scomparsi in Iraq dal 5 gennaio e su questo fatto e' scesa a poco a poco una cortina di silenzio. Il compagno di Florence, il filosofo argentino Miguel Benasayag, si e' rivolto all'opinione pubblica, perche' ci sia una mobilitazione che impegni governi e organizzazioni internazionali a occuparsi del caso. Florence e' una giornalista da sempre impegnata sul fronte della pace e della solidarieta', e il timore e' che sia per questo motivo che qualcuno le abbia tolto la liberta'. Benasayag ha osservato che Florence "si stava occupando delle bande islamiche al soldo degli USA". Chiediamo a tutti, anche in Italia, di esprimere la loro solidarieta' nelle forme che si ritengono opportune. Da piu’ di un mese, comunque, circolano due appelli che invitiamo a sottoscrivere: APPELLO DEL PARLAMENTO INTERNAZIONALE DEGLI SCRITTORI http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_1943.html APPELLO DEI GIORNALISTI ARABI: “SALVIAMO LA VITA DI FLORENCE” http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_1949.html Per le informazioni sulla mobilitazione in Francia, c'e' una pagina di "Liberation" aggiornata di continuo, dove e' possibile inviare messaggi di solidarieta': http://www.liberation.fr/page.php?Rubrique=AUBENAS Guido Lagomarsino e Roberto Vignoli Roma, 1 febbraio 2005 http://www.informationguerrilla.org Altri materiali: "HANNO DIMENTICATO FLORENCE". INTERVISTA A MIGUEL BENASAYAG http://www.informationguerrilla.org/intervista_a_Benasayag.htm FLORENCE CI RIGUARDA di Pierluigi Sullo "Florence Aubenas e' una nostra compagna, autrice di alcuni libri importanti, alcuni dei quali scritti insieme a Miguel Benasayag, psicoanalista argentino, esule dalla dittatura e residente in Francia. Uno di questi libri, in particolare, che si intitola "Resistere e' creare" (http://www.mceditrice.it/Scheda%20Resistere.pdf) e' uno dei testi piu' interessanti di quella corrente di pensiero e movimento sociale che in Francia tutti chiamano "altermondialismo". Il nostro movimento" http://www.carta.org/editoriali/2005/gen105.htm#7
30/01/2005 La Guerra di Silvio
Dormi sepòlto in un campo di gràna non è la ròsa non è la banàna che ti protèggon dai togati ròssi ma son le trùppe del sènatur Bòssi. "Adesso che sòno il presidènte voglio che assòlti sian gli imputati, che i cadàveri dei magistràti vengano dàti in pasto alla gènte" Così dicèvi ed eri al govèrno: tanti casìni, una vita d'infèrno. Sempre un po' trìste come chi bève ma del potère comandi le lève. Fermati Sìlvio, fermati adèsso, quelli ti fànno passare per fèsso. Dei perseguitàti porti la vòce: "Chi diede la vita ebbe in cambio una croce". Ma tu non udìsti la rava e la fàva e dalla bòcca perdevi la bàva. Però coronàsti la tua carrièra in un bel giòrno di primavèra. E mentre sentìvi girare le pàlle vedesti un giùdice in fondo alla vàlle che infastidìto dal tuo candòre ti promettèva sangue e sudòre. Ricusalo Sìlvio, ricusalo òra e dopo una vòlta ricusalo ancòra, fino a che tù non lo vedrai esàngue scrivere 'fìne' a un processo che làngue. "Se lo ricùso senza pudòre le prove sùe non avran mai valòre e il tempo a mè resterà per godére d'averlo préso per il sedére". E mentre gli tìri la fregatùra, quello stravòlge la procedùra e come gli USA in Normandìa manda affancùlo la tua strategìa. Ti ritrovàsti in un solo momènto col culo a tèrra senza un lamènto e la tua vita cambiò da quel giòrno, senza possìbilità di ritòrno. «Cesare mìo all'arrembàggio! se gli procùro un buon appannàggio, Cesare bèllo, vedrai il Padretèrno ci tira fuòri da questo infèrno». Ma neanche un pìrla ti stava a sentìre, dalle tue màni sfuggivan le lìre, dalla tua bòcca sfugivan paròle che s'attaccàvan sotto le suòle. Dormi sepòlto in un campo di gràne non è la ròsa, ma son le banàne che ti fan véglia dall'ombra dei fòssi. T'hanno mollàto anche quelli di Bòssi.
18/01/2005 PER JILA IZADI, 13 ANNI; IRANIANA, CONDANNATA A MORTE PER LAPIDAZIONE
Il 25 ottobre 2004 compariva sulla rivista francese "Elle" un appello di Elisabeth Badinter, che qui di seguito traduciamo, per tentare di salvare una ragazzina iraniana di tredici anni, condannata a morte per avere avuto dei rapporti sessuali con il fratello quindicenne (alcune fonti parlano di stupro). Un secondo appello di ministre ed ex-ministre --tra le quali Martine Aubry, Elisabeth Guigou e Catherine Tasca- è stato indirizzato alle autorità iraniane. Infine l'associazione parigina "Ni putes ni soumises" si è fatta promotrice di una campagna per tentare di salvare Jila Izadi. Vogliamo ricordare che in Iran, secondo la sharia, qualsiasi donna che ha o ha avuto una relazione sessuale con un uomo che non è suo marito commette adulterio. La pena è la lapidazione. In caso di stupro gli autori ma anche le vittime possono essere giustiziatel. In Iran dal 1990, dieci minorenni sono state lapidate, la maggior parte accusate di "atti incompatibili con la castità". Ricordiamo infine che l'Iran non offre alle donne né protezione né assistenza giuridica e non esiste alcun ricorso che possa permettere ad una condannata di appellarsi alla decisione dei suoi giudici. Oggi Jila Izadi è ancora viva grazie alla mobilitazione e al coraggio delle resistenti contro il fondamentalismo in Iran, ma corre ancora un grande pericolo, il regime può ucciderla da un giorno all'altro. Invitiamo dunque - al di là di ogni possibile divergenza da alcune valutazioni espresse ne l testo di Badinter - a rispondere al più presto a quest'appello e a dargli la massima diffusione. Basta scrivere una sola frase: "NO ALLA LAPIDAZIONE DI JILA IZADI, UNA BAMBINA DI 13 ANNI", direttamente all'Ambasciata iraniana in Italia, tramite lettera (v. Nomentana, 361-363 - 00162 Roma) o fax (06- 86328492). APPELLO DI ELISABETH BADINTER: Jila Izadi, 13 anni, è stata condannata alla pena di morte per lapidazione. Il suo crimine: avrebbe avuto rapporti sessuali con il fratello quindicenne. Incinta, ha partorito in prigione. Suo fratello,incarcerato, avrebbe già subito la sua pena, conformemente alla legge islamica: 150 o 180 colpi di frusta (le cifre divergono). Da restarci più morto che vivo. Questa ignominia, accade a Marivan, una città del Kurdistan iraniano, qualche settimana dopo l'impiccagione al gancio di una gru di un'altra ragazzina iraniana di 16 anni, Atefet Rajabi, accusata di "atti incompatibili con la castità". Il tutto nel silenzio assordante della stampa nazionale e internazionale, così come della maggior parte delle femministe, pur collegate in permanenza a internet. All'ultimo meeting dei "no global" che si è tenuto a Londra la settimana scorsa, donne con il foulard e femministe cosiddette "storiche" hanno sputato fuoco e fiamme contro la legge francese per il rispetto della laicità, ma non una parola è stata pronunciata per condannare il martirio inflitto alle donne in nome della sharia. Ai loro occhi le vere vittime sono quelle che vivono nelle democrazie occidentali alle quali si domanda di togliere i loro simboli religiosi per accedere alla scuola della Repubblica e non quelle che subiscono la legge implacabile delle teocrazie totalitarie. Quello che le meglio indottrinate si guardano bene dal dire è uscito spontaneamente dalla bocca delle due sorelle velate, supermediatizzate,l'anno scorso. Davanti alle telecamere di TF1, hanno approvato con una sorta d'ingenuità la lapidazione delle donne adultere. Nessuno/a ha notato, nessuno/a ha condannato. Nessun richiamo all'ordine dei diritti dell'uomo. Si rischia dunque di attendere a lungo che una militante per l'uso del velo islamico in Europa si levi per condannare queste pratiche atroci. Non è dunque su queste che bisogna contare, ancor meno sulle loro avvocate che osano dirsi ancora femministe, per tentare di salvare la piccola Jila Izadi che attende conferma del suo supplizio dalle autorità iraniane. Oggi sappiamo che solo una forte mobilitazione internazionale può riuscire a fermare un'esecuzione capitale. Com'è stato per Safia Husseini e Amina Lawal in Nigeria. E' per questo che supplichiamo idifensori dei diritti dei bambini, i militanti per l'abolizione della pena di morte e tutti i democratici inorriditi da questi crimini di scrivere quest'unica frase, per lettera o mail, firmata con il proprio nome: "NO ALLA LAPIDAZIONE DI JILA IZADI; UNA BAMBINA DI 13 ANNI". La sua sopravvivenza dipende dalla rapidità e dall'ampiezza delle nostre proteste.
14/12/2004 Morire di carcere. Il caso Lonzi
Il carcere è diventato da tempo un deposito di “vite a perdere”: tossicodipendenti, immigrati, senza dimora, disagiati psichici. Forse per questo, troppo spesso vi avvengono morti considerate leggere come piume. Quella di Marcello Lonzi, 29 anni, rischia di essere una di queste. Tossicodipendente, detenuto per tentato furto, con soli 4 mesi di reclusione ancora da scontare, il suo corpo è stato rinvenuto l’11 luglio 2003, riverso in un lago di sangue sul pavimento della cella numero 21, sezione sesta, padiglione “D” del carcere Le Sughere di Livorno. Pochi giorni fa, il 10 dicembre 2004 è arrivata la parola giudiziariamente conclusiva: il GIP ha archiviato il caso. Abbiamo fiducia nella correttezza formale della sua decisione, anche perché questo stesso giudice, nel settembre scorso, aveva respinto una prima e immediata richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero. In seconda istanza, la richiesta è stata invece accolta, poiché gli elementi raccolti sarebbero serviti «a escludere ipotesi diverse da quelle che riconducono la morte del Lonzi a cause naturali». Nell’autopsia il medico legale parla di «un’aritmia maligna instauratasi su una ipertrofia ventricolare sinistra». Una conclusione che non pare però sufficiente ad allontanare tutti i dubbi, e le domande sono molte, come scrive la testata d’informazione locale che ha riepilogato il caso: «Le ricostruzioni della vicenda che si susseguono scandiscono una cronologia dei fatti che apre una serie di interrogativi» (“Il Tirreno”, 10 dicembre 2004). La nostra conoscenza del carcere e le nostre quotidiane attività di volontariato e impegno su queste problematiche, ci hanno abituato a evitare sempre giudizi frettolosi o superficiali, in un senso o nell’altro. La medesima esperienza ci ha portato a conoscere e tenere presente una faccia oscura del carcere, quale pozzo nero in cui non di rado precipitano i diritti e la dignità delle persone. Il carcere, per propria natura e tradizione, è spesso insofferente rispetto agli sguardi esterni (si vedano, ad esempio, le difficoltà, lentezze e ostruzionismi che ha incontrato la proposta di legge tesa a istituire un Garante nazionale delle persone private della libertà, da tempo ferma in Parlamento). Come fosse un sistema a sé, autoreferenziale e autosufficiente. Sul sito del ministero della Giustizia è contenuta una sezione che si chiama, curiosamente ma significativamente ,“Pianeta carcere”. Noi crediamo che le prigioni non possano e debbano essere mai considerate un mondo a sé stante. Perché ciò sia possibile, occorre la garanzia della massima trasparenza, necessaria allo stesso controllo di legalità. Occorre l’obiettiva ma tenace ricerca della verità, quale che sia. Noi, nel rispetto delle decisioni del GIP di Livorno, conserviamo un dubbio, dopo aver visionato le foto del cadavere, dove si evidenziano contusioni, ferite ed ecchimosi. Le alleghiamo qui, per offrire a tutti un elemento diretto di valutazione, con l’avvertenza di non farle visionare a persone impressionabili, stante la loro crudezza. Se vi sono state percosse, come l’esame delle fotografie potrebbe indurre a ritenere, può essere che non abbiano relazione diretta, di causa ed effetto, con il decesso. Ma se vi sono state, occorre comunque sapere come, quando, perché e da chi sono state poste in essere. Perché l’incolumità e i diritti di una persona sottoposta a privazione della libertà devono essere sempre e comunque garantiti. La domanda che insomma vogliamo porre a questo punto, ulteriore a quelle cui ha risposto il GIP di Livorno con l’archiviazione, è se Lonzi se abbia mai subito violenze durante la sua permanenza in carcere. Non ci sembrano sufficienti e convincenti le risposte del ministro della Giustizia ad alcune interrogazioni avanzate da parlamentari di opposizione nei mesi scorsi, laddove il ministro riferisce di percosse e lesioni denunciate da Lonzi e riscontrate dai medici al momento dell’arresto. L’arresto infatti è avvenuto il 3 marzo 2003, mentre le foto qui accluse sono riferite all’autopsia, avvenuta dopo l’11 luglio 2003. Difficile credere che le lesioni evidenziate a luglio siano le stesse del marzo. Noi speriamo e chiediamo che ai dubbi che questa vicenda lascia in molti vengano date risposte nette da parte di chi ne ha il potere e il dovere istituzionale. Per parte nostra, lavoreremo affinché vi sia informazione piena e corretta sulla vicenda, valutando al contempo la possibilità di un esposto o ricorso presso la Corte europea sui diritti umani. Ci aspettiamo un'informazione piena da parte dei media e chiediamo a tutti adesioni a questa richiesta. (scrivere a gruppoabele.milano@fastwebnet.it) Sergio Segio (Gruppo Abele di Milano), Patrizio Gonnella (Coordinatore nazionale di Antigone), Franco Corleone (Garante dei diritti dei detenuti di Firenze), Ornella Favero (Ristretti Orizzonti)
13/12/2004 Vigilia di Natale a San Vittore
Il Comitato promotore dell’appello “Carcere, un disastro annunciato” il 24 dicembre, come comunicato nel corso delle conferenze stampa del 22 novembre davanti alle carceri lombarde, entrerà nella Casa Circondariale di San Vittore. La vigilia di Natale la passeremo con i detenuti e gli operatori del carcere; una vicinanza a chi, in quei giorni “lieti” vive la condizione dell’isolamento. Una vicinanza costruttiva, non un atto di buonismo, infatti in quel giorno incontreremo 25 detenuti per discutere ed avere il loro contributo sui temi affrontati nell’appello – sanità in carcere, garante dei diritti, lavoro –per aprire, poi, un percorso negoziale con le istituzioni locali, regionali e nazionali. Sarà anche l’occasione per sentire le loro osservazioni, gli emendamenti che intendono avanzare al Progetto di Legge sulle persone private della libertà approvato in Commissione Regionale e che andrà in discussione in aula presumibilmente nel mese di gennaio.. Dare loro voce; vorremmo provarci e sarebbe sicuramente un bel regalo se il giorno di Natale, i giornali riportassero le loro parole e le proposte che definiremo assieme a loro e anche agli operatori. Incontreremo i detenuti e gli operatori il giorno 24 dicembre dalle 10.00 alle 13.00. L’incontro con i giornalisti è previsto alle ore 13.00 presso la casa circondariale di San Vittore. Nel corso dell’incontro le associazioni, i detenuti e gli operatori illustreranno le proposte da avanzare nei confronti delle istituzioni. Al seminario saranno presenti parlamentari, consiglieri regionali e delle amministrazioni locali. Il Comitato Promotore Camusso Susanna Segretario Gen. CGIL Lombardia, Vanacore Giuseppe Segretario CGIL Lombardia Roversi Giorgio Coordinatore Dip. Welfare CGIL Lombardia, Mandreoli Corrado Responsabile Politiche Sociali CGIL Milano, Vanzati Franco Segretario CGIL Pavia, Villa Danilo Responsabile Politiche Sociali CGIL Brianza, Vazzana Francesco Ufficio Politiche Sociali CGIL Como, Segio Sergio Responsabile Gruppo Abele Milano, Sesta Opera San Fedele - Associazione di Volontariato Carcerario, Massari Luca Caritas Ambrosiana, Don Tassone Franco “Casa del giovane” Pavia, Greco Dino Segretario Gen. CGIL Brescia, Saletti Achille Presidente Associazione Saman , Mongelli Flavio presidente ARCI Lombardia, Oldrini Massimo Presidente Lila Milano, Corso Francesca Assessore alle carceri Provincia di Milano, Viganò Marco Segretario Gen. CISL Brianza, Muschitiello Anna Segretaria nazionale CASG, Venezia Sergio Ufficio Politiche Sociali CISL Brianza, Roselli Licia Rita Direttrice Agesol, Carneri Graziella Segretario CGIL Milano, Baio Dossi Emanuela Senatrice Margherita, Campagna Barbara Educatrice San Vittore, Albergati Andrea Sindaco Pavia, Bonacina Riccardo Direttore “Vita”, Santini GianMario Segretario Gen CGIL Pavia, Baruffi Maurizio Consigliere Verdi Comune di Milano, Confalonieri Gianni Presidente PRC Regione Lombardia, Gorini Elena Insegnante ist. Casale – carcere di Vigevano, Capitelli Piera Deputato DS, Antonio Pizzinato, senatore DS. NOTA IMPORTANTE CAUSA ITER PER L’AUTORIZZAZIONE ALL’INGRESSO ALLA CASA CIRCONDARIALE LE TESTATE GIORNALISTICHE CHE INTENDONO PARTECIPARE ALLA CONFERENZA STAMPA SONO INVITATE A COMUNICARCI LA LORO DISPONIBILITA’ AD ESSERE PRESENTI ENTRO MERCOLEDI 15 DICEMBRE, POSSIBILMENTE ANCHE CON GIÀ I DATI ANAGRAFI DEL GIORNALISTA CHE INTENDE PARTECIPARE (LUOGO, DATA DI NASCITA E RESIDENZA) SEGNALANDOLO A: giorgio.roversi@cgil.lombardia.it
26/11/2004 opporsi alla militarizzazione dell’informazione
Beati i Costruttori di Pace | Peacelink venerdì, 26 novembre, 2004 Nell’ultima settimana si è aperto in Italia un dibattito sulla riforma del Codice penale militare approvata già in prima lettura al Senato, che mette di fatto a rischio carcere ogni “rivelazione” sulle missioni di pace. Duro commento arriva da Mimmo Càndito, giornalista del La Stampa che parla di “processo di militarizzazione della politica”. Manette per le voci libere sulla guerra Per effetto di queste decisioni diventano operativi gli articoli 72/73 del Codice penale militare sulla «illecita raccolta pubblicazione e diffusione di notizie militari» che porteranno secondo Càndito a limitare totalmente il libero esercizio dei giornalisti sottostando a alla discrezionalità di un comandante militare. “ E' un atto gravissimo. E' come se ci venisse messa addosso la divisa militare, esattamente come durante la I e la II guerra mondiale” commenta Càndito secondo cui non si salverebbero neanche i giornalisti embedded, in quanto tutto sarebbe affidato alla discrezionalità di chi dice: tu stai infrangendo una norma del codice militare. “Si ritorna a Lord Cadrington, comandante militare nel 1854 nella guerra di Crimea, che decise per la prima volta il principio della censura militare sulle notizie, di fronte al fatto che il Times aveva inviato sul posto William Russel, il primo corrispondente di guerra moderno che aveva cominciato a raccontare le miserie di quel conflitto. Siamo tornati 150 anni indietro”. sosinformazione.org Dal mondo dei pacifisti nonviolenti arriva una prima voce di opposizione che sta continuando in questi mesi in varie forme, tra cui il presidio permanente che da oltre 60 giorni vede tutte le sere davanti a Palazzo Chigi alcuni attivisti del Gruppo di Azione Nonviolenta di Roma. Da Enrico Peyretti, membro del Movimento Internazionale della Riconciliazione e del Movimento Nonviolento, arriva una lettera che richiama i politici a diventare veramente responsabili della democrazia e i giornalisti responsabili a fare una pubblica verità. “Parlare liberamente della guerra, denudarne il crimine, è parlare per le sue vittime. Nessuno mai può proibirlo. Nessuno mai può obbedire alla legge della guerra. Noi violeremo questa legge, in nome delle leggi non scritte dell'umanità, e voi ci dovrete difendere. Noi la stiamo già violando in anticipo, con tutte le nostre forze e possibilità” scrive Peyretti in una sua lettera spedita a vari politici e giornalisti. Per lo studioso canadese Michel Chossudovsky, l’esercito degli Stati Uniti sta insabbiando i crimi di guerra in Iraq. Dopo la messa in onda delle immagini che ritraevano un marine USA che ha colpito a morte a bruciapelo un rivoltoso Iracheno ferito durante l’assedio di Falluja, l’esercito americano afferma che la fucilazione è avvenuta come un caso fortuito, e in seguito al fatto che “un marine della stessa unità era stato ucciso proprio il giorno prima, quando si era diretto verso il corpo morto di un rivoltoso, predisposto a trappola esplosiva.” Secondo Chossudovsky aprire un’inchiesta su questo evento “singolo” di un prigioniero di guerra ammazzato innocente fa parte di una campagna di propaganda. Si indirizza l’opinione pubblica a credere che nessun altro sia stato arbitrariamente colpito, che i Marines sono soggetti ad un preciso codice di comportamento e che i prigionieri di guerra vengono trattati umanamente secondo la Convenzione di Ginevra. Una copertura per i crimini ordinati oggetto di documentazione pubblica quali l’uccisione di più di 100.000 civili Iracheni dal momento dell’invasione dell’Iraq nel marzo 2003, dati confermati da un autorevole studio Britannico. Il numero dei giornalisti arrestati e minacciati dal governo ad interim, instaurato dagli Stati Uniti, è in costante aumento in Iraq. Ai mezzi di informazione è stato impedito in modo particolare di documentare i recenti e spaventosi fatti di sangue a Falluja. Dossier guerra Iraq Tra le "100 direttive" firmate dall' ex amministratore statunitense in Iraq, Paul Bremer, troviamo la direttiva n. 65, usata il 20 marzo scorso per istituire una commissione sulle comunicazioni e sui mezzi di informazione iracheni. Grazie a tale direttiva, la commissione ha il potere di controllare i mezzi di informazione ed ha il controllo totale sulla concessione di licenze e sulla regolazione delle telecomunicazioni, delle trasmissioni, dei servizi di informazione e su tutte le altre strutture mediatiche. E rivolto ai vescovi italiani riuniti in questi giorni è l’appello di sacerdoti, religiosi e laici da Genova a Napoli, da Padova a Perugia. Persone come padre Alex Zanotelli, don Albino Bizzotto, don Luigi Ciotti, don Andrea Gallo, don Vinicio Albanesi, il teologo don Carlo Molari, ma anche laici come il giornalista Renzo Giacomelli e tantissima gente comune, credenti che rispetto al “tacere impressionante” sull’orrore di Falluja sentono un “fremito di coscienza” e vivono “la sofferenza della vergogna e dell’impotenza”. La richiesta ai vescovi è quella di condannare “il peccato di chi continua ad uccidere”, di sconfessare “con una dichiarazione comune la guerra con le sue violenze, menzogne e crudeltà” e perché ritirino i cappellani militari presenti in Iraq. Alla Conferenza Episcopale Italiana viene chiesto “un segno semplice, eloquente, comprensibile dalle folle di poveri, sfiniti dalla violenza indiscriminata: ritirate i cappellani militari, che in questo momento sono assieme ai soldati italiani di fatto parte della coalizione responsabile di quanto sta avvenendo”.[AT] Altre fonti: Media Watch, Mega Chip, Uruknet.info
24/11/2004 Ucraina: l'Ue chieda democrazia e garantisca libertà
Amnesty International ha sollecitato oggi le autorità ucraine a garantire che le forze dell’ordine rispettino il diritto alla libertà di riunione e di espressione e il principio della proporzionalità nell’uso della forza. "Chiediamo che vengano rispettatte le garanzie che i manifestanti non vengano sottoposti a maltrattamenti o arrestati per aver esercitato il loro diritto di manifestazione pacifica". La tensione nella capitale Kiev è in aumento. Militanti dell’opposizione, provenienti da tutto il paese, continuano ad arrivare in piazza dell’Indipendenza per contestare i risultati del secondo turno delle elezioni presidenziali. La commissione elettorale centrale ha proclamato vincitore Viktor Yanukovych ma il candidato dell’opposizione, Viktor Yushchenko, ha affermato che i dati sono stati falsati e, citando l’esempio della Georgia, ha chiesto ai suoi sostenitori di continuare a lottare in modo non violento per ottenere la cancellazione dei risultati. L’organizzazione per i diritti umani ha ricordato al governo di Kiev gli obblighi presi a livello internazionale e ha chiesto garanzie sul rispetto degli standard relativi all’uso della forza nel corso delle operazioni di polizia. Nei mesi che hanno preceduto il secondo turno elettorale, Amnesty International ha ricevuto denunce di violazioni del diritto alla libertà di riunione e di espressione e del diritto a non essere sottoposti ad arresto o detenzione di natura arbitraria. Esponenti dell’organizzazione giovanile di opposizione Pora sono stati arrestati in varie località del paese; a Sumy osservatori elettorali e semplici cittadini che si erano recati a un seggio per chiedere informazioni sull’esito del primo turno sono stati a loro volta arrestati. L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede urgentemente all'Europa di ammettere e prendere una decisa posizione contro gli evidenti brogli elettorali in Ucraina. L'Ucraina è il più esteso stato europeo e l'Europa deve finalmente smettere di considerarlo come stato satellite dell'autoritario presidente russo Vladimir Putin - ha precisato l'Apm che continua "L'Ucraina ha perso 15 milioni di persone a causa dei crimini commessi da Hitler e Stalin, quindi l'Europa deve sentirsi particolarmente obbligata a dare più importanza ai principi dello stato di diritto democratico piuttosto che alle singole amicizie personali con Putin". Putin si è già congratulato con l'attuale Primo Ministro ucraino Victor Janukovic per la sua vittoria elettorale, proprio mentre decine di migliaia di manifestanti protestavano nelle strade per i brogli elettorali del governo e festeggiavano il candidato dell'opposizione Victor Janushenko. - amnesty -
20/11/2004 Nelle scuole meno insegnanti ed ata?
Non preoccupiamoci, c’è già chi pensa a sostituirli con i gendarmi Sembra che qualcuno pensi che le telecamere nelle scuole, le timbratrici per gli studenti e, comunque, i mezzi di controllo informatici non bastano. Evidentemente sono troppo freddi e non permettono un dialogo diretto fra sorveglianti e sorvegliati. L’ultima trovata è di stile più antico e di effetto più suggestivo: nel convitto Umberto I°, nelle SMS Nigra e Viotti, nelle DD Antonelli e Allievo e nella Scuola media Parificata Madre Mazzarello entra la polizia di prossimità. Una volta alla settimana due poliziotti di quartiere entreranno a scuola e si metteranno a disposizione di chi vorrà confidarsi con loro. Apparentemente una misura ragionevole. Chi non è preoccupato per i propri figli in una società sempre più povera di relazioni sociali, sempre più nervosa, sempre più, per troppi versi, degradata? Peccato che, in questo modo, perdiamo un altro segmento della nostra libertà, del diritto alla riservatezza, della natura stessa di una scuola pubblica intesa come comunità educante, come luogo dove adulti, insegnanti e genitori, bambini ed adolescenti operano assieme, si confrontano, e, se necessario, si scontrano. Da una parte si tagliano i servizi sociali, si riduce il personale della scuola, e non solo – pensiamo agli educatori comunali e in genere al personale addetto all’assistenza -, dall’altro si “garantisce l’ordine” ricorrendo ad un controllo capillare sul territorio. Veniamo così addestrati, sin dall’infanzia, alla logica del sorvegliare e punire, la stessa logica per la quale gli autoferrotranvieri che hanno scioperato per i propri diritti vengono sanzionati mentre le imprese che non hanno rispettato le norme contrattuali non pagano dazio. La CUB Scuola invita insegnanti, genitori e studenti a denunciare questa deriva liberticida e a battersi per la libertà della scuola e nella scuola.
17/11/2004 Un poliziotto tra i banchi
da La Repubblica del 17 novembre 2004 di Niccolò Zancan Sei istituti medi inferiori hanno attivato un’iniziativa per la sicurezza degli studenti che fa discutere Un poliziotto tra i banchi Una “buca delle lettere” per raccogliere le denunce anonime Si chiama polizia di prossimità. È il poliziotto che va dal cittadino: anzi, in questo caso, il poliziotto che va tra gli scolari. Accade in sei istituti torinesi: un’aula, due poliziotti e uno studente che si confida. L’idea è questa: una specie di confessionale. Un posto dove raccontare problemi, paure e lamentele dei ragazzi che frequentano la scuola media. In una delle sei scuole medie inferiori che hanno aderito all’iniziativa promossa dalla questura, c’è anche una buca delle lettere. Serve a raccogliere denunce e preoccupazioni scritte. Firmate oppure aninome, non importa. Il servizio, per ora in fase sperimentale, è già stato inaugurato al Convitto Umberto I di via Bligny, alla scuola media Nigra di via Bianzè, all’Allievo di via Vibo, alla media Viotti di corso Vercelli, all’Antonelli di via Filadelfia e alla Madre Mazzarello di via Cumiana. Una volta alla settimana, per due ore al giorno, due poliziotti di quartiere si presentano a scuola e si mettono a disposizione. “Si tratta di instaurare un rapporto con i ragazzi e di offrirgli la possibilità di un appoggio –spiega il primo dirigente della questura Antonio Baglivo- finora abbiamo raccolto segnalazioni interessanti su cui abbiamo già sviluppato degli accertamenti. Spacciatori, malintenzionati, auto sospette, magari abbandonate da troppo tempo nello stesso parcheggio. Tutto può servire. Infatti, la vicenda di un uomo che si è abbassato i pantaloni davanti ai ragazzini di una scuola media è già diventata un’indagine dai contorni ben definiti. Si chiama polizia di prossimità. È il poliziotto che va dal cittadino e non viceversa. Si è mutuato, per applicarlo alla scuola, il concetto del poliziotto di quartiere. Controllare una zona specifica e circoscritta, farsi vedere come deterrente, farsi conoscere dai residenti, entrare nei negozi e informarsi dei problemi. Però è la prima volta che la polizia entra a scuola in modo istituzionalizzato. Nella stragrande maggioranza dei casi, i genitori si sono detti assolutamente favorevoli all’iniziativa. Ogni istituto riserva agli agenti un’aula e lascia alla discrezionalità degli allievi la scelta di un colloquio. L’idea di questo servizio è nata dopo numerose segnalazioni avanzate da diversi dirigenti scolastici. Episodi di bullismo e spaccio, soprattutto. Episodi che si verificano davanti a scuola e lungo la strada verso casa, che i ragazzi devono percorrere ogni giorno. Ecco perché la polizia ha deciso di esserci. “Per ascoltare, capire, avere il polso preciso di quello che succede. Ma ci sembra anche un modo per educare i giovani alla cultura della legalità e della sicurezza”. L’INTERVISTA “Nelle aule una brutta aria telecamere, controlli e agenti” “Mi sembra una cosa orrenda: torniamo alla Repubblica di Venezia, ai confidenti. Non c’è proprio limite al peggio”. Cosimo Scarinzi, sindacalista della Cub Scuola, non è semplicemente contrario all’iniziativa, è molto di più: “Sono preoccupato. Telecamere, timbratrici, poliziotti. Credo che quello che sta succedendo vada denunciato con forza. Il nostro sindacato, unica voce, ha parlato di delirio securitario. Dicono che l’iniziativa può servire. Dicono: “E se ci fosse un maniaco davanti alla scuola?” “Cerchiamo di distinguere. Se c’è un problema va denunciato, come si è sempre fatto, è ovvio, nessuno sostiene il contrario. Ma non c’è bisogno di un poliziotto a scuola e di un controllo così capillare”. Cosa c’è in ballo? “Siamo di fronte al crollo dei principi liberali”. Però ai genitori l’iniziativa piace molto. “Non mi stupisce, purtroppo. Mi rendo conto che la nostra è una posizione impopolare”. La chiamano polizia di prossimità: come suona? “Male. Fra un po’ ci manderanno un agente anche in salotto. Non scherziamo. Vogliono farci abituare alle telecamere piazzate ovunque”. Fra le scuole che hanno aderito all’iniziativa c’è anche il Convitto Nazionale Umberto I, la sua ex scuola. Lo sa? “Che colpo al cuore. E dire che non mi ero mai accorto di insegnare nel Bronx”.
11/11/2004 Pax Christi - Campagna "Ponti e non muri"
al via la nuova campagna di Pax Christi per fermare la costruzioni del muro in Cisgiordania e per ricordare a tutti che muri e barriere non creano maggiore sicurezza per nessuno e che le popolazioni della Terra Santa hanno bisogno che la Comunità Internazionale, il governo Israeliano e l'autorità Palestinese collaborino piuttosto nella realizzazione di ponti tra i popoli fondati sul rispetto e sulla fiducia reciproci. Martedì 9 novembre, in coincidenza con il quindicesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, la sezione italiana di Pax Christi - Movimento Cattolico Internazionale per la Pace, darà inizio, con una conferenza stampa, alla Campagna Ponti e non muri che chiede al governo israeliano di interrompere la costruzione del muro in Cisgiordania che divide i due popoli israeliano e palestinese. La Campagna prevede momenti di sensibilizzazione dell' opinione pubblica sulle drammatiche condizioni di vita delle popolazioni in Terra Santa e l'invio di cartoline al primo ministro israeliano e al presidente del consiglio Silvio Berlusconi con la richiesta che il nostro governo si adoperi in tutte le sedi per interrompere la costruzione del muro. Alla conferenza stampa del 9 novembre a Roma con la quale daremo il via ufficiale alla campagna parteciperanno: Tonio Dell'Olio, coordinatore Nazionale di Pax Christi, Larry Fata membro del programma Eappi (Ecumenical Accompaniment Programme in Palestine and Israel - Programma Ecumenico di Sostegno in Palestina e Israele) promosso dal Consiglio Mondiale delle Chiese al fine di porre termine all'occupazione in Palestina e per affiancare israeliani, palestinesi e cristiani nelle loro azioni nonviolente e don Nandino Capovilla, responsabile azioni Israele-Palestina per Pax Christi Italia. La conferenza sarà preceduta dalla proiezione di un video dell'intervista di S.B Mons. Michel sabbah patriarca latino di Gerusalemme e presidente di Pax Christi International. In una sala attigua i signori giornalisti potranno vedere in anteprima la mostra fotografica "Terra di Palestina", realizzata tra la fine del 2003 e l'inizio del 2004 da dieci fotoreporter della "Graffiti Press",testimonianza diretta di un popolo che lotta per la sopravvivenza. La campagna prevede anche la distribuzione di una "Lampada della pace" in ceramica realizzata in Palestina e alimentata dall'olio di Taybeh. La lampada intende lanciare da Gerusalemme un segnale di pace che possa brillare in tutti i luoghi di culto della Cristianità. Note: Per maggiori informazioni, per sostenere la campagna, per richiedere i materiali contattate la Segreteria Nazionale Pax Christi: tel: 0552020375 - fax: 0552020608 e-mail: info@paxchristi.it . Foto: Associazione di Amicizia Italia-Palestina da http://italy.peacelink.org/paxchristi/articles/art_7970.html
22/10/2004 Per gli storici
Nell'ambito delle iniziative che saranno realizzate nel nostro Paese per celebrare il "Giorno della Memoria", istituito dal Parlamento italiano in ricordo della Shoah, la Scuola, quale istituzione deputata alla crescita umana, civile e culturale delle giovani generazioni e sede privilegiata di educazione e formazione ai valori della democrazia e della solidarietà può svolgere un ruolo di fondamentale importanza. Nel 2005 questa ricorrenza assume una particolare importanza in quanto proprio 60 anni fa, in quel 27 gennaio del 1944, venivano abbattuti i cancelli di Auschwitz. In tale ottica, al fine di promuovere studi e approfondimenti da parte dei giovani sugli orrori che hanno segnato parte della storia europea nel secolo appena concluso e, al tempo stesso, rafforzare i sentimenti di pace e solidarietà fra i popoli, il Ministero dell´Istruzione, con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, in collaborazione con l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, bandisce due distinti concorsi, riservati rispettivamente : *alle classi dell'istruzione primaria (elementari e medie, *alle classi dell'Istruzione secondaria. La scadenza per la presentazione degli elaborati è il 6 Dicembre 2004. http://www.istruzione.it/news/2004/prot1933_04.shtml
21/10/2004 Chiedi il Rimborso del sistema pre-installato Windows XP
Ad uso di chi si ritiene vittima di un accordo tra Microsoft ed il proprio fornitore hardware distorsivo della concorrenza in quanto non solo si e' cercato di imporgli prodotto non essenziale al funzionamento del pc acquistato (infrangendo la sua liberta' di scelta, anche ai danni dei concorrenti di Microsoft nella produzione di software per sistemi operativi) ma lo si e' altresi' gravato di costi ulteriori a quelli previsti per l'acquisto del solo pc (hardware) http://www.sportellointernet.it/documenti/rimborso_win.pdf
20/10/2004 Londra, appello finale del Forum Sociale Europeo
Londra, appello finale del Forum Sociale Europeo Le mobilitazioni prossime venture del movimento per la pace Veniamo da tutte le campagne e dai movimenti sociali, dalle organizzazioni "no vox" (esclusi), dai sindacati, dalle organizzazioni per i diritti umani, dalle organizzazioni di solidarietà internazionale, dai movimenti contro la guerra e per la pace, dai movimenti femministi. Veniamo da tutta l'Europa per incontrarci a Londra nel terzo Forum sociale Europeo. Siamo in tanti e la nostra forza sta nella nostra diversità. Oggi la guerra rappresenta la faccia più violenta e più reale del neoliberismo. La guerra e l'occupazione dell'Iraq, l'occupazione della Palestina, il massacro in Cecenia, e le guerre occultate in Africa, schiacciano il futuro dell'umanità. La guerra in Iraq è stata giustificata con bugie. Oggi l'Iraq è umiliato e distrutto. Gli Iracheni sono prigionieri della guerra e del terrore. L'occupazione non ha portato né libertà né migliori condizioni di vita. Anzi, oggi i sostenitori dello "scontro di civiltà" sono più forti. Lottiamo per il ritiro delle truppe occupanti in Iraq, per l'immediata cessazione dei bombardamenti e per l'immediata restituzione della sovranità al popolo iracheno. Sosteniamo i movimenti palestinesi ed israeliani che lottano per una pace giusta e duratura. Sulla base del giudizio della Corte Internazionale di giustizia e del voto unanime dei paesi europei nella assemblea Generale dell'ONU, facciamo appello per la fine della occupazione israeliana e lo smantellamento del muro dell'apartheid. Chiediamo sanzioni economiche e politiche sul governo israeliano finché continuerà a violare il diritto internazionale e i diritti umani del popolo palestinese. Per queste ragioni ci mobiliteremo per una settimana internazionale di azione contro il muro dell'apartheid dal 9 al 16 novembre e per giornate europee di azione il 10/11 dicembre, anniversario della Dichiarazione Universale ONU dei diritti umani. La destabilizzazione del clima su scala globale pone una minaccia senza precedenti per il futuro dei nostri figli e della umanità. Sosteniamo l'appello delle organizzazioni ambientaliste per una iniziativa internazionale sui cambi climatici nel 2005. Sosteniamo le campagne contro gli OGM e per una agricoltura, cibo e ambiente sicuri. A febbraio 2005 ci uniremo alle azioni di protesta contro il vertice della NATO a Nizza. Ci opponiamo all'autoproclamato ruolo del G8 di governo globale con politiche liberiste, e per questo sollecitiamo una massiccia mobilitazione in occasione del vertice G8 in Scozia a luglio 2005. Vogliamo un'altra Europa, che rifiuti sessismo e violenza contro le donne e riconosca il diritto di scelta sull'aborto. Sosteniamo la giornata internazionale di azione contro la violenza sulle donne il 25 novembre e l'iniziativa europea. Sosteniamo la mobilitazione in occasione dell'8 marzo, giornata internazionale delle donne. Sosteniamo l'iniziativa europea il 27/28 maggio a Marsiglia, proposta dalla Marcia mondiale delle donne. Ci opponiamo al razzismo e alla fortezza Europa e sosteniamo i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo; per la libertà di movimento; per la cittadinanza di residenza e la chiusura dei centri di permanenza temporanea. Ci opponiamo alla deportazione dei migranti. Proponiamo una giornata di azione il 2 aprile 2005, contro il razzismo, per la libertà di movimento e il diritto di soggiorno, come alternativa ad una Europa basata sull'esclusione e lo sfruttamento. Nel momento in cui la bozza del trattato costituzionale europeo sta per essere firmata, dobbiamo dichiarare che i popoli d'Europa devono essere consultati direttamente. Quella bozza non corrisponde alle nostre aspirazioni. Questo trattato costituzionale consacra il neoliberismo come dottrina ufficiale della UE; fa della concorrenza la legge su cui deve basarsi la comunità Europea, in realtà tutta la attività umana; ignora completamente gli obiettivi di una società sostenibile ambientalmente. Questo trattato costituzionale non garantisce pari diritti, la libertà di movimento delle persone e la cittadinanza del paese per chiunque ci viva, qualsiasi sia la sua nazionalità; dà alla NATO un ruolo nella politicaestera e di difesa europea, e spinge alla militarizzazione della UE. Infine, mette il mercato al primo posto, marginalizzando la sfera sociale, e accelera in tal modo la distruzione dei servizi pubblici. Lottiamo per un'altra Europa. La nostra mobilitazione porta la speranza di una Europa dove l'insicurezza del posto di lavoro e la disoccupazione non siano all'ordine del giorno. Lottiamo per una agricoltura sostenibile dove siano i contadini ad avere il controllo, una agricoltura che conservi i posti di lavoro e difenda come beni pubblici la qualità dell'ambiente e dei prodotti alimentari. Vogliamo aprire l'Europa al mondo, con il diritto di asilo, la libertà di movimento e la cittadinanza di residenza. Chiediamo vera uguaglianza sociale tra donne e uomini e pari salario. La nostra Europa rispetterà e promuoverà la diversità linguistica e culturale e avrà rispetto per il diritto dei popoli all'autodeterminazione e consentirà a tutti i diversi popoli d'Europa di decidere sul proprio futuro democraticamente. Lottiamo per un'altra Europa rispettosa dei diritti del lavoro, che garantisca un salario decente e un alto livello di protezione sociale. Ci battiamo contro tutte le leggi che affermino l'insicurezza del lavoro attraverso nuove forme di lavoro precario o esternalizzato. Lottiamo per una Europa che rifiuti la guerra, per un continente di solidarietà internazionale e una società ecologicamente sostenibile. Lottiamo per il disarmo, contro le armi nucleari, e contro le basi militari NATO e USA. Sosteniamo tutti coloro che rifiutano il servizio militare. Respingiamo la privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni, come l'acqua. Lottiamo affinché i diritti umani, sociali, economici, politici e ambientali sconfiggano e superino il ruolo del mercato, la logica del profitto e il dominio sul terzo mondo attraverso il debito. Rifiutiamo l'uso della "guerra al terrorismo" per attaccare i diritti civili e democratici, criminalizzare il dissenso e il conflitto sociale. I movimenti sociali europei sostengono la mobilitazione nazionale del movimento italiano del 30 ottobre, in occasione della firma del trattato costituzionale europeo, contro la guerra, il neoliberismo, il razzismo, per il ritiro delle truppe dall'Iraq e per un'altra Europa. I movimenti sociali europei sostengono la mobilitazione nazionale a Barcellona contro il vertice europeo sulla Costituzione a gennaio 2005. Sosteniamo la mobilitazione dell'11 novembre 2004, contro la direttiva Bolkestein. Nel momento in cui la nuova Commissione Europea, senza vergogna vanta politiche liberiste di alto profilo, dobbiamo cominciare un processo di mobilitazione in tutti i paesi europei per imporre il riconoscimento dei diritti individuali e collettivi sociali, politici, economici, culturali e ambientali, per donne e uomini. Perché tutti i popoli di Europa possano unirsi a questo processo dobbiamo costruire un movimento che superi le nostre differenze e metta assieme tutte le forze delle popolazioni europee, pronte ad essere coinvolte nella lotta contro il neoliberismo europeo. Il 20 marzo 2005 segna il secondo anniversario dell'inizio della guerra contro l'Iraq. Il 22 e 23 marzo il Consiglio Europeo si incontra a Bruxelles. Facciamo appello alle mobilitazioni nazionali in tutti i paesi europei. Chiamiamo ad una manifestazione centrale a Bruxelles il 19 marzo, contro la guerra, il razzismo, contro un'Europa neoliberista, contro le privatizzazioni, il progetto Bolkestein e contro gli attacchi all'orario di lavoro; per una Europa dei diritti e della solidarietà tra i popoli. Chiamiamo tutti i movimenti sociali e i sindacati europei a scendere in piazza quel giorno.
18/10/2004 E se, invece di costruire nuove carceri, costruissimo integrazione?
E se, invece di costruire nuove carceri, “costruissimo” piuttosto integrazione sociale? La Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, che si riunisce a Roma da giovedì 21 a sabato 23 ottobre, rileva come nei 205 Istituti di pena attualmente in funzione sono recluse circa 57.000 persone, quasi 15.000 in più rispetto ai posti disponibili. A questa situazione di drammatico affollamento il Ministero della Giustizia risponde con un programma di edilizia penitenziaria che prevede, tra l’altro, la costruzione urgente di 13 nuove carceri: circa 2.500 posti-branda, per una spesa complessiva di circa 320 milioni di euro. Cifra che si aggiunge ai quasi 3 miliardi di euro (2.967.045.195), vale a dire quasi 6.000 miliardi di lire, stanziati per il programma ordinario di edilizia penitenziaria dal 1971 sino alla finanziaria del dicembre 2001. Una somma enorme (vanno poi considerati i fondi speciali stanziati dalla legge 30.12.97, n. 458 “interventi urgenti per il potenziamento delle strutture, delle attrezzature e dei servizi dell'Amministrazione della giustizia”, con cui si sono destinati al DAP, per la realizzazione di interventi di edilizia penitenziaria presso le strutture di Roma Rebibbia e la casa lavoro di Castelfranco Emilia, finanziamenti per complessivi 21 miliardi di lire. Ulteriori fondi vengono dagli enti locali: i 2 nuovi istituti di Trento e Bolzano saranno realizzati con fondi e a cura delle rispettive Province Autonome. Altri finanziamenti arrivano con la modalità della locazione finanziaria: con i fondi stanziati dalla legge 259/2002 saranno realizzati, con il ricorso allo strumento della locazione finanziaria, i nuovi istituti di Varese e Pordenone) che tuttavia vede una situazione disastrosa: il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Antonino Caruso, dopo aver visitato l'80% degli istituti e registrando un sostanziale abbandono di quasi tutte le carceri della penisola negli ultimi 50 anni, ha recentemente dichiarato che: “In un panorama nazionale non proprio edificante (...) abbiamo trovato i penitenziari di costruzione più recente spesso in condizioni peggiori di quelli più antichi”. Peraltro, i tempi previsti per l’edificazione e l’apertura delle nuove strutture sono, credibilmente, di 8-10 anni e, nel frattempo, sarà necessario assumere e preparare il personale per farle funzionare: almeno 2.000 agenti, alcune centinaia di operatori “civili”. Dal 1990 a oggi il numero dei detenuti è aumentato (mediamente) di mille unità all’anno. Quindi, se questo corso non si inverte, il problema del sovraffollamento diventerà sempre più grave… nonostante la realizzazione delle nuove carceri. La domanda che poniamo è: ha senso tutto ciò? L’unico vero rimedio sta in una diversa politica penale, volta a evitare la recidiva (che porta, ovviamente, a riempire le carceri di persone che entrano ed escono senza prospettive) e a puntare a un effettivo re-inserimento (o inserimento, per chi inserito non lo è stato mai). Per questo bisogna: · creare le condizioni “materiali” affinché i condannati con pene inferiori a tre anni possano scontarle fuori dal carcere (le leggi che lo consentono ci sono già, ma sono migliaia i detenuti che non accedono alle misure alternative per mancanza di un lavoro o di un alloggio); · sostenere effettivamente i percorsi di reinserimento dei condannati ammessi a misure alternative alla detenzione e degli ex detenuti, in modo da ridurre le recidive. Con quei 320 milioni di euro (o anche meno) si possono fare tante cose per la reintegrazione sociale dei detenuti ed ex detenuti, cominciando dal rafforzamento degli Uffici di Sorveglianza, dei C.S.S.A., degli educatori penitenziari (potrebbe anche essere l’occasione per riattivare i fantomatici Consigli di Aiuto Sociale, istituiti nel 1975 per garantire un minimo di assistenza penitenziaria e post-penitenziaria ma mai resi operativi per mancanza di risorse, ma ancor più per disattenzione sia dell’amministrazione che degli enti locali, al pari di tante altre parti della riforma carceraria). Per il presidente della Conferenza, Livio Ferrari, spesso i percorsi di reinserimento sociale non riescono a partire, oppure falliscono, perché gli operatori dell’area trattamentale e i magistrati di sorveglianza sono pochi e oberati di lavoro: costruendo nuove carceri bisogna necessariamente assumere nuovi agenti, invece puntando alla decarcerizzazione e al reinserimento dei detenuti le stesse risorse economiche possono essere destinate all’assunzione di assistenti giudiziari e magistrati e, soprattutto, di assistenti sociali e educatori, da sempre la “cenerentola” degli operatori penitenziari. Sul versante del lavoro servono incentivi alle aziende che assumono detenuti ed ex detenuti (gli sgravi fiscali previsti dalla “Smuraglia”, già di per sé assai ridotti, non si applicano per chi è finito in carcere dal luglio 2000 in poi e le cooperative sociali, che hanno delle particolari agevolazioni contributive, non possono offrire posti di lavoro a sufficienza per tutti). L’altro problema su cui intervenire è quello dell’abitazione: servono strutture per la fruizione dei permessi premio, centri-diurni per i semiliberi, ma soprattutto alloggi per gli ex detenuti e per le detenute-madri, per la fruizione dell’affidamento e della detenzione domiciliare (da una recente ricerca, realizzata nella Casa di Reclusione di Padova, risulta che il 25% dei reclusi non ha un luogo dove andare ad abitare all’uscita dal carcere). · Utilizzando il budget previsto per il programma di edilizia penitenziaria, proviamo a stendere una proposta alternativa, quantificando la spesa per gli interventi sopra descritti. Tipo di intervento Obiettivo Spesa (€) Rafforzamento Uffici di Sorveglianza, C.S.S.A., educatori (assunzione di personale e allestimento uffici) 2.000 nuovi operatori, destinati a sostenere il reinserimento sociale 150 milioni Incentivi alle aziende per assunzione detenuti ed ex detenuti (agevolazioni fiscali, sgravi contributivi, borse lavoro) 10.000 detenuti ed ex detenuti avviati al lavoro 100 milioni Alloggi per ex detenuti e fruizione misure alternative (case di accoglienza, case-famiglia, housing sociale, etc.) 5.000 posti-letto, per ex detenuti, affidati, etc. 70 milioni Per un carcere più umano e più rispondente alle leggi esistenti e alla Costituzione non c’è bisogno di grandi rivoluzioni: basterebbe cominciare con un diverso utilizzo delle risorse. Questa è solo una delle proposte di cui si discuterà nel corso della Terza Assemblea Nazionale del Volontariato Giustizia dal titolo Giustizia, diritti, solidarietà e gratuità nel nostro tempo che aprirà i battenti giovedì 21 ottobre alle ore 15,00 nel carcere romano di Rebibbia e terminerà sabato 23 ottobre con il lancio di alcune campagne e iniziative come dal programma sottostante NB: Si ricorda ai giornalisti che volessero presenziare alla prima giornata dentro il carcere di Rebibbia che è necessario accreditarsi
18/10/2004 Lettera aperta del detenuto
MARCO MEDDA Ristretto nel carcere di Livorno Esimi Signori , con questa mia missiva annuncio che ho iniziato uno sciopero di tipo gandhiano astenendomi dall’assumere qualsivoglia forma di nutrimento. Tale mio gesto non è diretto a ottenere alcunché né tantomeno contro persone o istituzioni statali in particolare. È un atto di rinnovamento della mia vita, sperando di spontaneamente provocare qualche coscienza a riflettere sul destino di una persona, che nel momento in cui ha deciso di voltare definitivamente pagina con un passato vicino e lontano, si è preferito riportarlo nel girone infernale di coloro che non possono che rimanere dei dannati. Dopo avere incontrato un gruppo di diligenti operatori penitenziari in quel di San Vittore che mi hanno indotto a voltare la pagina della mia travagliatissima vita sono stato improvvisamente trasferito a Monza e successivamente a Livorno. Ciò ha determinato il riapparire nella mia sofferta personalità di vecchi fantasmi non potendo neppure più incontrare la donna che ho sposato, e che quindi si suppone che ami, perché anche lei priva della libertà e rimasta a Milano. Tutto quello che avevo costruito o che avevo iniziato a costruire nel carcere di San Vittore tutto svanito, volatilizzato. La pittura , gli affetti personali , gli interessi intellettuali che valenti operatori penitenziari milanesi erano riusciti a fare attecchire nella mia anima sono stati tutti improvvisamente e volutamente sradicati. Perché, perché ? Mi chiedo e vi chiedo! Allorché “qualcuno”, manzoniano innominato, ha pensato che il celeberrimo recupero sociale del condannato previsto dall’art. 27 della nostra Costituzione non poteva e non doveva realizzarsi anche per Marco Medda tutto e più di tutto sì è sprigionato in un crescendo di asserzioni spesso oniriche e francamente vaneggianti. Sono stato addirittura accusato di pianificare una fìlmica evasione con elicotteri mai esistiti se non nella fervida fantasia di chi si è letteralmente inventata questa sceneggiatura hollywoodiana! Ciò sarebbe accaduto nell’istituto milanese di Opera. Cionostante ho ancora reagito positivamente ed una volta trasferito a San Vittore ,ove ho trascorso quattro anni in regime " normale ", il nuovo Marco Medda era giunto alla vigilia di concessione del cosiddetto Art. 21 con lavoro esterno già pronto, il matrimonio e il sogno di una vita che avrebbe potuto approdare a una sembianza di normalità, Poi, improvvisamente , senza apparente motivo , nuovamente la mannaia ! Perché ? Perché ? E’ molto chiedere che quel nuovo Marco Me4da sorto o risorto nel carcere di San Vittore possa, novella Fenice , risorgere ancora ? Non sarebbe questa una innegabile soddisfazione proprio per il "sistema" che dimostrerebbe come si possa "recuperare" un "irrecuperabile" come me che tale viene erroneamente giudicato? Parafrasando uno dei padri fondatori di questa patria il mio è un grido di dolore che si leva da una sola parte d’Italia : il reparto E.I.V, del carcere di Livorno. Grazie per la vostra paziente attenzione e sono pronto a fornire ogni spiegazione , e documentarla , anche ad ispettori ministeriali. Non si abbia paura di Marco Medda perché tutto ciò che è accaduto dopo il 13 luglio 2003 è solo l’espressione di una disperazione esistenziale e reazione a una negazione di una giustizia spicciola fatta di piccole cose cui anche un detenuto ha diritto! E mi permetto di evocare come " testimone " di quanto evoco il Sig. Provveditore della Lombardia Dr. Felice Bocchino. Con distinti saluti Marco Medda Livorno, 13 ottobre 2004
15/10/2004 Uniti contro le Discriminazioni
Per la quinta stagione la rete FARE (Football Against Racism in Europe) promuove una serie di azioni contro le discriminazioni dentro e fuori gli stadi di tutta Europa, patrocinata dalla Comunità Europa e la UEFA Dal 14 al 26 ottobre tutto il mondo del calcio europeo si mobiliterà portando avanti una serie di attività ideate dai tifosi, dalle società di calcio, dalle federazioni nazionali, dalle comunità di migranti, dalle scuole e le associazioni antirazziste. Quest’anno le nazioni partecipanti all’iniziativa sono 33. Verranno organizzati tornei antirazzisti, incontri-dibattiti nelle scuole, coreografie antirazziste e verranno distribuiti materiali informativi per combattere il fenomeno della discriminazione nel mondo del calcio. Per la prima volta anche la più importante manifestazione europea, la Champions League, aderisce in maniera visibile all’iniziativa. In tutte e 16 le partite che verranno giocate il 19 e il 20 ottobre i giocatori entreranno in campo accompagnati da bambini che indosseranno la maglia “Unite Against Racism” e lo speaker leggerà le motivazioni di tale azione. L’Action Week è stata pensata e voluta come momento di sensibilizzazione del mondo del calcio su alcuni problemi presenti in Europa: la discriminazione di atleti neri o i cori ingiuriosi rivolti a giocatori di diverse religioni, la difficoltà per le partite femminili di avere visibilità, la discriminazione continua per atleti e tifosi omosessuali… sono tematiche che dovrebbero essere combattute tutto l’anno. In Italia le attività previste coinvolgeranno il mondo ultras del calcio e del basket (con coreografie allo stadio, partite amichevoli con i migranti, dibattiti) e il mondo dell’associazionismo sportivo UISP a ANPIS (Dipartimenti di Salute Mentale). Di seguito il programma completo delle iniziative. 16 ottobre Lecce – 23 ottobre Avola (SR): Nell'ambito di 2 appuntamenti organizzati da Sporty, un settore della UISP che si occupa dello sport per i più piccoli, verrà organizzato un punto di info sulla rete FARE e sull'Action Week. Gli appuntamenti prevedono una giornata di sport in piazza dedicata ai bambini della scuola elementare che potranno giocare a calcio, basket, pallavolo e minitennis. Verrà organizzato uno stand nel quale verranno invitati i bambini a fare dei disegni su "Sport contro il Razzismo", a tutti verrà distribuito l'adesivo con il logo dell'iniziativa. 16 ottobre Modena: Coreografia antirazzista comune per le due tifoserie in occasione di Modena-Perugia Modena: Coreografia antirazzista comune per le due tifoserie in occasione di Venezia-Empoli Terni: Striscioni contro il razzismo in occasione di Ternana-Triestina 17 ottobre: i Suporters Spèsa 1998 in collaborazione con la Lega Pallacanestro UISP di La Spezia organizzano il primo raduno ultras basket femminile. In occasione della prima giornata di campionato della Serie A di basket femminile, che verrà giocata a La Spezia, gli ultras hanno organizzato una mattinata-raduno dedicata all'antirazzismo. Programma della giornata ore 9.30 - Ritrovo delle tifoserie davanti al Palaspezia ore 10 - Partita di basket a ranghi misti tra le tifoserie (disputata presso la palestra dell'istituto "Fossati", Via Federici) ore 12.30 - Pranzo "al sacco" organizzato dai Suporters in collaborazione con tutte le tifoserie ore 14.30 - Inizio delle partite di A1 23 ottobre Perugia: Festa della Dinamo (squadra mista di ultras e migranti che gioca nel campionato UISP) con un partita tra la Dinamo e un'altra squadra e distribuzione di materiale antirazzista Ancona: Torneo/Festa al vecchio stadio Dorico organizzata da ANPIS (Associazione Nazionale Polisportive per l'Integrazione Sociale) e l'Associazione Assata Shakur. Il Programma prevede: - partita di calcio fra squadre di migranti bambini - torneo-esibizione di cricket organizzato in collaborazione con la comunità di pakistani - partita di calcio fra una squadra formata da disabili psichici e una squadra di migranti 24 ottobre Cava dei Tirreni: stand nella piazza centrale di Cava dei Tirreni organizzata dagli Ultras Cava per spiegare l'iniziativa del 24 con distribuzione di materiale informativo, magliette e 2 tipi di adesivi. 24 ottobre Campobasso: Coreografia organizzata dal gruppo "Smoked Heads Campobasso". L’iniziativa coincide con la nascita dell’Associazione “Ultrantirazzista” promossa dal gruppo, che ha svolgerà le seguenti attività: perseguire e promuovere la diffusione dei valori dell'antirazzismo e dell'uguaglianza tramite iniziative di natura culturale e la partecipazione a manifestazioni sportive e ad eventi di forte aggregazione sociale. Ancona: in occasione della partita Ancona-Aglianese gli ultras invitano i migranti allo stadio. L'Ancona calcio ha aderito all'iniziativa e dà 50 biglietti gratis per i migranti, fa entrare i giocatori in campo con i bambini e uno striscione. Il Comune di Ancona ha aderito e fa lo striscione. Cava dei Tirreni: coreografia antirazzista in occasione di Cavese - Morro d'Oro. Realizzazione adesivi contro il razzismo 26 ottobre Perugia: Iniziativa per portare gli immigrati allo stadio in occasione di Perugia – Empoli Per info, aggiornamenti e il calendario completo delle iniziative in tutta Europa potete consultare il sito: www.progettoultra.it (in italiano) o il sito www.farenet.org (in inglese). Progetto Ultrà - UISP
14/10/2004 Una Rete per l'Africa
UNA RETE PER L’AFRICA il tam tam del web in allegato i progetti finalisti romani per l'Africa e i progetti finalisti africani I giovani sfidano la rete www.gjc.it GLOBAL JUNIOR CHALLENGE 2004 sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica con il patrocinio del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca COMUNICATO STAMPA Scelti i finalisti del Global Junior Challenge 2004 647 i progetti pervenuti, oltre 70 i paesi partecipanti, 85 i finalisti L’elenco dei finalisti scelti dalla giuria internazionale, presieduta da Alfonso Molina (docente di Strategie delle tecnologie all'università di Edimburgo e ideatore del progetto www.e-inclusionsite.org), è consultabile on line all’indirizzo www.gjc.it. Oltre il 40 per cento dei progetti proviene da Paesi che vivono gravi situazioni di disagio sociale, povertà o guerre, ma è anche particolarmente significativa la presenza di progetti realizzati da paesi ricchi che utilizzano le tecnologie per comunicare e cooperare con i paesi in via di sviluppo. Tutti i progetti finalisti parteciperanno all’evento finale che si terrà a Roma dal 16 al 19 novembre 2004. Lo spazio espositivo, allestito al Palazzo dei Congressi, sarà animato da workshop, dibattiti e incontri con esperti internazionali. Il 19 novembre in Campidoglio, alla presenza del Sindaco di Roma Walter Veltroni, saranno premiati i vincitori del Global Junior Challenge 2004 e resi noti i progetti che usufruiranno del finanziamento del Global Youth Incubator, riservato ai paesi in via di sviluppo. Ai primi tre arrivati tra i progetti delle scuole italiane verranno consegnate le tre coppe d’argento donate dal Presidente della Repubblica. Perché il Global Junior Challenge Il Global Junior Challenge, giunto alla sua terza edizione, è un concorso internazionale che premia progetti innovativi che utilizzano le più moderne tecnologie informatiche nel campo dell’educazione e della formazione dei giovani. Il concorso, promosso dal Comune di Roma, ideato e organizzato dal Consorzio Gioventù Digitale, rappresenta l’evento conclusivo di un insieme di attività finalizzate alla circolazione delle conoscenze, alla valorizzazione delle “buone pratiche”, alla cooperazione interculturale e alla lotta al divario digitale. Possono partecipare istituzioni pubbliche, cooperative e associazioni culturali, scuole e università, imprese e privati cittadini. I progetti concorrono suddivisi in categorie a seconda dell'età dei destinatari: fino a 10, 15, 18 e 29 anni. Due le categorie speciali dedicate rispettivamente ai progetti che promuovono l'inserimento lavorativo dei giovani e le pari opportunità. Cos’è il Consorzio Gioventù Digitale Il Consorzio Gioventù Digitale è un’organizzazione non profit fondata dal Comune di Roma e da sei grandi aziende di informatica e telecomunicazioni: Acea, Elea, Engineering, eWorks, Wind Telecomunicazioni e Unisys. Nato nel febbraio del 2001, il Consorzio rappresenta la prima piattaforma di collaborazione tra pubblico e privato per promuovere l’alfabetizzazione informatica dei giovani. Si propone come partner operativo nei processi di innovazione didattica e tecnologica che stanno coinvolgendo la scuola soprattutto in tre aree: la didattica, il mondo del lavoro e la formazione permanente. I progetti coinvolgono donne e uomini di tutte le generazioni (Nonni su internet, Adotta una scuola, Donne e nuove tecnologie), sviluppano comunità locali di apprendimento e promuovono la comunicazione e lo scambio di esperienze anche attraverso i nuovi linguaggi della tecnologia informatica (newletter, forum interattivo ecc.). Per conoscere più in dettaglio le varie iniziative si possono consultare i siti internet www.gioventudigitale.net e www.gjc.it. Maria Mannino cell. 349/5837697 maria.mannino@tin.it m.mannino@gjc.it
10/10/2004 Sosteniamo la lotta dei pescatori
Cari amici,lancio un appello in sostegno della lotta dei pescatori di Teulada che, dal mese di NOVEMBRE 2003 stanno uscendo con le loro barche per opporsi alle forze armate che si esercitano sul loro mare - Ogni volta che il tempo lo permette, i pescatori si mettono coraggiosamente fra chi spara e i bersagli. A volte sono anche stati oggetto di alcuni colpi che gli eroici militari che giocano alla guerra hanno indirizzato verso di loro. Questa giusta lotta è colpevolmente trascurata dai media. Se ne sa poco. E poco se ne vuol sapere. Non esagero se affermo che la situazione in Sardegna è davvero drammatica ed acquista risvolti ancora più toccanti nella lotta di pochi pescatori teuladini contro il colosso NATO/USA. Stiamo assistendo infatti ad un abusivo ed arrogante ampliamento della base nucleare statunitense di La Maddalena, ad un estendersi preoccupante di casi di leucemia e tumori nell'area del Salto di Quirra. Nell'isola il demanio militare permanentemente impegnato ammonta a 24.000 ettari; in tutta la penisola italiana raggiunge i 16.000 ettari. A questa cifra vanno sommati i 12.000 ettari gravati da servitù militare. Gli spazi aerei e marittimi sottoposti a schiavitù militare sono di fatto incommensurabili, solo uno degli immensi tratti di mare annessi al poligono Salto di Quirra con i suoi 2.840.000 ettari supera la superficie dell'intera isola (kmq 23.821). Pochi e sporadici sono i pronunciamenti da parte degli artisti e intellettuali (sardi e non) a confermare la disinformazione o, peggio, che la sfera del pensiero e dell'arte debba e voglia agire ad una tranquillizzante distanza dai drammi del quotidiano. Vi chiedo calorosamente di smentire questa affermazione sottoscrivendo questo primo appello. La fiducia nella vostra sensibilità e intelligenza mi spinge a sperare ancora. DOMANI, LUNEDì 27, RIPRENDONO LE ESERCITAZIONI NEL POLIGONO DI C. TEULADA. I pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi hanno annunciato pubblicamente che bloccheranno le manovre di guerra entrando con le loro barche nelle acque interdette come riporta la Nuova Sardegna di oggi, la richiesta è: "Diritto al lavoro in sicurezza". IL GROSSO DELLA MOBILITAZIONE è PREVISTO DAL 4/22 OTTOBRE IN CONCOMITANZA CON UN'IMPONENTE ESERCITAZIONE NATO-6° FLOTTA USA. I pescatori esigono di svolgere la loro attività nell'immensa zona a mare interdetta, l'unica accessibile alle loro piccole imbarcazioni, e "pretendono" che l'area, come impongono leggi e regolamenti delle FFAA sia bonificata, ripulita dall'accumulo di ordigni bellici esplosi e inesplosi. Per poter ripulire il tratto di mare sottoposto da 50 anni a schiavitù militare e mai bonificato, a detta di alcuni militari, bisognerebbe sospendere tutte le attività del poligono per circa 15 anni. Un ammiraglio ha valutato "a occhio" i costi dell'operazione e ha affermato (rifiutando che fosse messo a verbale) che per la Difesa sarebbe economicamente più conveniente regalare una villetta in Tunisia a tutti i teuladini accollandosi anche le spese di trasferimento. La lotta per riappropriarsi delle aree off limits "minaccia" di estendersi agli altri poligoni: le marinerie di Arbatax (poligono Salto di Quirra) sono in stato di agitazione. L'Unione sarda di oggi riporta in buona evidenza in pagine di Oristano: "I pescatori: occupiamo Capo Frasca. Fronte comune per rilanciare la vertenza servitù militari". Vi chiedo di far circolare questo messaggio e di inviare la vostra solidarietà ai seguenti indirizzi: cooperativa pescatori: coopsgiuseppe@interfree.it Comitato Sardo GETTIAMO LE BASI: caomar@tiscali.it e, per conoscenza, anche a me: Alberto Masala nad3824@iperbole.bologna.it Grazie un abbraccio alberto masala p.s.i primi gesti concreti di cui mi è giunta notizia: Fabiola Ledda (artista di Teulada, del direttivo del Circolo Sardo di Bologna) che ogni sabato, per tutto il periodo della Festa dell'Unità provinciale, ha attraversato la folla vestita col suo costume tradizionale (teuladino) distribuendo volantini contro le basi e le scorie ed in sostegno alla lotta dei pescatori. Paolo Angeli (musicista di Palau/La Maddalena) che ha dedicato ai pescatori il suo concerto al festival di Sant'Anna Arresi. Io stesso, che in ogni situazione pubblica mi pronuncio in sostegno di questa lotta.
23/09/2004 Diario da Nablus
[questo mess mi è stato inoltrato, ho letto, pianto e ora inoltro a voi, ancora tremante. pagine di diario di un'italiana che è a nablus, notizie che i tg si "dimenticano di darci"... (in parentesi metto alcune note pratiche che possono aiutarvi a capire meglio "martiri" sono le persone uccise dagli israeliani, non solo combattenti, ma anche i bambini che tirano sassi o persone che si affacciano....) ciao daniela] 15 settembre 2004 oggi a nablus e' stata una giornata di sangue...La giornata e' iniziata presto: 5 del mattino i soldati iniziano la loro operazione.La mia sveglia e' stata alle 7 del mattino, ero ancora a letto quando, dopo il solito sabahalker (buongiorno), mi danno subito la "bella notizia": 5 shaid, 5 martiri.Mi alzo ancora mezza addormentata e mentre faccio colazione chiedo maggiori informazioni, ma nessuno in casa sa esattamente cosa stia succedendo: 5, 6 o forse 7 martiri, o forse solo "arrestati". Si sente un apache in volo. decido di andare al centro (centro medico di primo soccorso dove ci sono anche alcuni volontari italiani: si è presenti negli scontri per soccorrere e si entra, quando i soldati lo permettono, nelle case occupate per portare cibo medicine latte per i piccoli....) per capire cosa stia accadendo.al centro incontro un volontario(locale:palestinese) che sta andando nel city center dove ci sono i soldati, mi cambio la maglietta(bisogna mettere la maglia del centro per essere riconoscibili, così è meno probabile che i soldati israeliani ti sparino) e corriamo. con le radio gli autisti chiedono volontari, la situazione e' brutta e ci sono molti feriti. arriviamo dopo poco nel city center e subito mi sembra di essere tornata indietro di qualche settimana quando per strada gli shebab tiravano le pietre e i soldati sparavano ad altezza uomo, anzi ragazzo.subito un ferito, un uomo di una certa eta' che assisteva agli scontri. troviamo altri volontari e ci uniamo a loro. avevano appena soccorso un ferito e i loro abiti erano impregnati di sangue. ci appostiamo ad un angolo della strada ed aspettiamo il ferito che presto arrivera'...questa e' l'unica cosa che possiamo fare.la scena e' sempre la stessa: shebab appostati sui tetti delle case che lanciano di tutto contro le jeeps che ovviamente non ne risentono minimamente e gli shebab per strada che costruiscono barricate e lanciano pietre. dall'altra jeeps blindate e soldati che sparano ad altezza uomo proiettili di "gomma"(gomma si fa per dire perche' il cuore e' una sfera di metallo rivestita da un sottile strato di gomma...) e proiettili veri. dopo poco un volontario viene ferito da una scheggia di un proiettile che finisce nel suo sedere. le ambulanze continuano a portare feriti negli ospedali, le sirene delle ambulanze oramai risuonano nella mia testa in ogni momento. continuamo a cercare un posto sicuro dopo poter stare mentre le jeeps dei soldati fanno avanti e indietro. ad un certo punto dopo degli spari delle urla, chiedono aiuto, ci sono dei feriti. corriamo per prestare soccorso e vedo un ragazzo a terra che viene portato in ambulanza, dalla sua testa perde molto sangue, guardo meglio: nella sua testa c'e' un buco, enorme. L'ambulanza accende la sirena e corre in ospedale, i volontari prestano il massaggio cardiaco, quando arriva in ospedale e' ancora vivo, ma in condizioni gravissime. mi sale lo sconforto e la rabbia: ma cazzo!tirava pietre contro jeeps a cui non fanno un graffio solo per difendere la sua citta'! la giornata continua, incontro G, un autista che mi dice che fino ad ora ci sono 5 martiri e 24 feriti.me lo faccio ripetere perche' non mi sembra vero: 5 martiri e 24 feriti e sono solo le 10.30!!! vicino al cimitero c'e' un'area in cui i soldati stanno portando a termine un'operazione e proibiscono l'entrata.W ed io decidiamo di andare a vedere com'e' la situazione. poco prima di andare vi un altro ferito:ed il conto sale a 25 feriti... ci avviamo verso l'area chiusa,appena arrivati sul posto non facciamo in tempo a salutare e a chiedere agli altri volontari com'e' la situazione che i soldati consentono di entrare nell'area:corriamo verso il luogo dove troveremo i 5 martiri a cui si aggiungera' una ragazzina la cui colpa e' stat quella di affacciarsi dalla sua casa per dire ai genitori di rientrare...la scena che ci si presenta e' raccapricciante:in mezzo a degli ulivi troviamo 2 corpi senza vita di due ragazzi. uno di questi ha la testa completamente aperta e le interiora giacciono per terra. sulla strada un altro ragazzo morto, anche lui con la testa spappolata e per terra pezzi del suo cervello, sangue, un odore di sangue che ancora adesso posso sentire. poco piu' ! in la' vengono trovati altri 2 corpi piu' quello della ragazzina. una donna si sente male e i corpi senza vita vengono portati all'ospedale, mentre altri volontari raccolgono da terra i pezzi che rimangono del cervello dei due martiri. e' uno spettacolo molto duro e tutti sono provati da questo. ora piu' nessuno riesce a fare un mezzo sorriso. ci incamminiamo verso il centro della citta, dove le jeeps continuano la loro parata, ma la sitruazione sembra piu' tranquilla e ci avviamo verso casa, stanchi e provati da tutto quello che abbiamo visto. alla fine della giornata il bollettino e' di 6 martiri: una ragazzina, 4 ragazzi da al aqsa e uno da democratia e di 35 feriti, di cui 3 in gravissime condizioni. ma non finisce qui , perche' i soldati continuano a stare in citta' e continuamo a sentire gli apache in volo. oggi e' stata la giornata piu' difficile da quando sono arrivata...credetemi. 17 settembre 2004 oggi altra giornata di sangue...in questi giorni i soldati si stanno dando da fare. durante la notte hanno appiccato il fuoco in una casa in un villaggio qui vicino. durante il giorno i soldati sono entrati in citta' con le jeeps e hanno ucciso una ragazzina di 19 anni che stava studiando sul roof della sua casa quando si e' affacciata per vedere la situazione un cecchino appostato nel palazzo di fronte ha sparata uccidendola... ogni giorno sangue, ogni giorno morti....ma che vita e' questa? oggi un ragazzo mi ha chiesto "come vedi la situazione qui a nablus? secondo te e' vita questa?"...cosa rispondere? non ho saputo cosa dire...
21/10/2004 Pete dall'America
[avendone, almeno parzialmente, seguito fin qui la storia vi pubblichiamo la mail che Pete invia dagli USA] Hello everyone, I just want to let you know Ive made it home safe and sound. Some of you know that Giordano and I were arrested shortly after the demonstration at Abu Dis on the 27th of august. We were a few blocks from the hostel when I was confronted by the police. Rumor was that we were followed from the demo but I think it was just because I was carrying a 3x5 Palestinian flag over my shoulder. I refused to be taken away and the police went ballistic with violence. fortunately no one was seriously hurt. there are some fotos of the arrest on Indy media Italy. Through out the ordeal I was beaten with batons, kicked and punched for declining to comply with the police who I consider to have no legitimate authority over occupied lands and people. Giordano and I shared a cell next to a shebob from Jenin who hooked us up with smokes. We were tried the next night and ordered released on 1100 nis bail by the judge after Giordano's excellent video, the lawyers great work, and a court room full of support proved the police claims against us to be false. In the morning we were taken to the court and while the lawyer was arranging the bail we were kidnapped by the boarder police who took us to the department of the Interior where our visas were canceled with a pen. One official who bragged about killing 30-40 people in Lebanon told me that I was going to be deported because I was "heating the atmosphere of the people" He also said he hadn't been lucky enough to have killed any children during Israels occupation of Lebanon. I was beaten and strangled by many boarder police for declining to be photographed and later I filed a "torture during interrogation" complaint with the US embassy. Giordano and I were split up and he went to one jail and I to a detention camp 2km from Gaza. I could hear shelling and helicopters during the 4 day long incursion into northern Gaza. I appealed to a Ministry of Interior judge for release on bail but was told I was "not welcome in Israel anymore" and that she did not believe I would not carry the flag anymore. Smart woman, they dragged me out of her court room and back to my isolation cell. I was not allowed to use my phone and I was keep away from the rest of the prisoners for most of the first week. Later I made friends with the many good and innocent people who's lives have been destroyed by the state of Israel. Many of the police I met were thugs, murders, or chronic and compulsive liers. With 400 dollars from the legal committee and my last 300 dollars we appealed the deportation order and got a high court judge to hold the deportation. I learned that Giordano had won bail but been deported and that my chances of not being deported were from none to impossible. We fought for bail and were denied, I didn't realize until after a week that police had been hurt by disgruntled onlookers. Because they accused me of hospitalizing three officers in court I thought they were lying outright. I also learned from Lena that friends had almost been killed by crazy cops firing into the crowd. With my time I composed an article called "Formal Consensus for Direct Action Affinity Groups, a breath of new life in a dying world." I got sick after 13 days of fasting without any food, and needed medical attention, so the lawyer dropped the appeal and I was deported on Tuesday the 14th of September from the Tzhor detention center to New York city via Barcelona and Madrid. The support of everyone who stood by us made a world of difference. Grateful thanks to Lena, Manolo and Indy Media Italy, Neil, Sara, Hisham, Netta, Sharon and everyone who witnessed and photographed our arrests and vigil ed out side of the Jail and court and rallied support for us. Thank you all. P.S. When I arrived at my fathers house there was a photo of a group of Palestinians climbing the wall at Abu Dis from the local paper taped up with our family photos. "I knew that was you" my dad said.
17/09/2004 La storia in terza media
In periodo di inizio scuola voglio segnalare cosa riporta uno dei nuovi libri di Storia contemporanea adottato da numerose scuole medie; il brano è tratto dal Capitolo 2, paragrafo 1 (La Sinistra storica al potere): "Gli uomini della Destra erano aristocratici e grandi proprietari terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato e non per elevarsi socialmente o arricchirsi; inoltre amministravano le finanze statali con la stessa attenzione con cui curavano i propri patrimoni. Gli uomini della Sinistra, invece, sono professionisti, inprenditori e avvocati disposti a fare carriera in qualunque modo, talvolta sacrificando perfino il bene della nazione ai propri interessi. La grande differenza tra i governi della Destra e quelli della Sinistra consiste soprattutto nella diversità del loro atteggiamento morale e politico" (Bellesini Federica, "I nuovi sentieri della Storia. Il Novecento", Istit. Geogr. De Agostini, 2003, Novara) Invito tutti voi a riflettere su ciò che ci aspetta; se questa è la nuova Italia con la sua nuova Storia, c'è di che raccapricciarsi. Penso sia inutile qualsiasi tipo di commento, ad esempio sulla manipolazione del presente e del passato nei verbi. Mi auguro che facciate circolare questa chicca e possiate porre fine a questo scempio, magari segnalando altre perle morattiane.
16/09/2004 Liberate la pace! Il sito di "Un ponte per ." sull'emergenza ostaggi
Desideriamo segnalarvi che da alcuni giorni abbiamo attivato un servizio di comunicazione contattabile sempre tramite il nostro sito www.unponteper.it in cui vengono raccolti tutti gli appelli, i messaggi di solidarietà, le iniziative di sostegno per la liberazione dei quattro ostaggi rapiti in Iraq il 07 settembre. Il sito, intitolato "Liberate la pace!", è aggiornato costantemente da una decina di volontari/e e diversi traduttori e traduttrici, coordinati da "Un Ponte per." e contiene informazioni in lingua italiana, inglese, francese, spagnola e araba (in via di potenziamento). Sono fin'ora consultabili oltre 100 appelli per la liberazione e 200 messaggi di solidarietà, mentre sul sito http://www.petitionspot.com/petitions/freeourfriendsla la petizione "Liberate la pace!" promossa da Un Ponte per. e dal Comitato italiano Fermiamo la guerra è stata sottoscritta da 2850 persone. Messaggi di solidarietà e appelli continuano ad arrivare ad un ritmo incalzante tanto che e i/le volontari/e e i/le traduttori e traduttrici, faticano a tenere il ritmo degli aggiornamenti. Un Ponte per.,ringrazia ogni singola persona, ogni gruppo e associazione che in questo difficile momento ci ha espresso solidarietà. Per comunicazioni sulle pagine dedicate agli ostaggi: speciale.simone@unponteper.it
08/09/2004 Report - puntata del 10 settembre
Gentili telespettatori, siamo lieti di comunicarvi che da venerdi 10 settembre Report torna in prima serata. Alle ore 21.00 su RAI 3 andra' in onda "SE QUESTA E' L'ONU" di Giorgio Fornoni, Sabrina Giannini, Paolo Mondani. La puntata sara' preceduta da un monologo di venti minuti di teatro inchiesta dal titolo "L'asso dell'aviazione" di e con Davide Enia. Al termine della puntata, una Good News. Sintesi della puntata La più grande organizzazione planetaria per il raggiungimento della pace nel mondo ha sede a New York, dentro al famoso palazzo di vetro, dove lavorano 10.000 persone e costa 1 miliardo di dollari all'anno. Poi ci sono le agenzie dell'ONU: la FAO, UNESCO, UNICEF, OMS, UNHCR, UNDCP, IAEA con un costo annuo di 12 miliardi. I funzionari sono 61.000 e il totale dei dipendenti ONU nel mondo sono 115.000. Poi ci sono le missioni, che hanno un costo annuo di circa 4miliardi e 300 milioni di dollari. Un gigantesco impegno che ha dato troppo spesso risultati mediocri. Le risoluzioni sono in buona parte disattese (70 solo in Palestina, 30 nel Saharawi). Le guerre umanitarie non hanno sempre portato la pace, e sotto la bandiera delle Nazioni Unite, in alcuni paesi, prospera la malavita e la corruzione. Poi ci sono zone del mondo ignorate e altre nelle quali c'è grande dispiego di forze e di mezzi, secondo logiche non sempre trasparenti. Un'inchiesta dentro al formidabile carrozzone burocratico dove i membri del Consiglio permanente di Sicurezza fanno i loro reciproci interessi a scapito dei principi su cui la stessa Organizzazione si fonda. Un viaggio fra le missioni in Palestina, Kossovo, Saharawi, Liberia e Iraq. Proprio in Iraq le Nazioni Unite si stanno giocando definitivamente la credibilità. Nel frattempo si corre per una riforma che dia maggiore peso politico ai 191 paesi membri, ne tolga un po' ai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, e permetta alle Nazioni Unite di uscire dalla paralisi dei veti. Una riforma urgente, poiché l'ONU, rappresenta l'unico strumento che il mondo possiede per affermare diritti e principi, in assenza dei quali, tornerebbe a dominare la legge del più forte.
08/09/2004 Appello per la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta
Noi, movimento italiano per la pace, fratelli e sorelle di Simona Pari e di Simona Torretta, operatrici di pace in Iraq, chiediamo alle persone che le detengono insieme ai due operatori iracheni, Ra'ad Alì Abdul-Aziz e Mahnaz Bassam, di liberarli subito. Vi chiediamo di considerare quanto danno state provocando alla causa della pace e a quella del popolo iracheno. Come ha scritto l'Unione delle comunità islamiche in Italia, "testimoniate coscienza di un debito di riconoscenza nei confronti di coloro che hanno condiviso la sofferenza del popolo iracheno negli anni dell'embargo, che sono rimasti nel paese quando dal cielo piovevano le bombe, che non l'hanno abbandonato neanche in questi mesi orribili di confusione e violenza". Vi chiediamo di non spezzare il filo di solidarietà che, nonostante e contro l'embargo prima e la guerra poi, nonostante e contro le scelte del nostro governo, persone come le nostre sorelle hanno mantenuto tenacemente e coraggiosamente, ad esempio rifornendo di acqua la popolazione assediata di Falluja e Najaf. "Un ponte per", la loro Ong, insieme a centinaia di organizzazioni sociali e politiche del nostro paese, ha organizzato gigantesche manifestazioni a favore della pace e per il ritiro delle truppe straniere dall'Iraq, e ha cercato di non abbandonare gli iracheni all'arbitrio dell'occupazione militare. In nome di questa lotta e della verità, vi scongiuriamo: liberateli subito. Al popolo iracheno e a tutti gli amanti della pace nel mondo, e in Italia, chiediamo di aiutarci nel tentativo di salvare la vita di Simona Pari, di Simona Torretta, di Ra'ad Alì Abdul-Aziz, di Mahnaz Bassam. Erano a Baghdad a nome di tutti noi. Nella loro prigione siamo anche noi, oggi. La loro liberazione sarebbe uno spiraglio di luce nel buio della violenza. Ancora in queste ore, in molte città irachene, la guerra miete vittime innocenti. Perciò continuiamo a chiedere con fermezza che tacciano le armi, che termini l'occupazione. Ogni forma di mobilitazione, di pressione, gli appelli e le fiaccolate, i messaggi ai rispettivi governi sono i mezzi di cui disponiamo, noi popolo della pace. Usiamoli tutti, adesso. Al movimento italiano chiediamo di scendere in piazza, in ogni città, da subito, con i colori dell'arcobaleno e nel nome delle nostre sorelle e dei nostri fratelli sequestrati in Iraq. Il Comitato italiano Fermiamo la guerra, organizzatore delle marce del 15 febbraio 2003 e del 20 marzo 2004 Un ponte per Baghdad
08/09/2004 Operazione Colomba in Palestina: sottoscrivi la petizione!
Dalla delegazione dell’Operazione Colomba in Palestina arriva l’invito a sottoscrivere la petizione in inglese promossa da da diverse associaizoni per i diritti umani israeliane che riguarda anche il gruppo di pastori di Suseya dove vivono i volontari italiani. Mercoledì 8 settembre ’04 l’Alta Corte di Israele affronterà la questione aperta se spostare o no gli abitanti di questa terra per fare posto a un campo di addestramento militare. Se la Corte dediderà per la costruzione del campo i pastori saranno cacciati a forza dall’esercito. A seguire il link per aderire alla petizione internazionale. www.unimondo.org
05/10/2004 Giordato a casa, Pete no
Finalmente Giordano è in Italia. Al momento si trova a Roma, in attesa dell'aereo che lo porta a Verona, quindi a casa..finalmente Finalmente perchè l'arrivo era stato previsto nella giornata di ieri, ma prima dell'imbarco la deportazione (come viene chiamata dallo stesso Israele) era stata fermata, Giordano trattenuto nuovamente Le motivazioni che provenivano dall'ambasciata italiana in Israele sono state vaghe e con versioni contrastanti. Si parlava di una denuncia da parte di Giordano per le percosse ricevute. Questo avrebbe annullato il verdetto precedente e riaperto il caso. Solo che Giordano non ha denunciato nessuno,ancora. Il padre ha dovuto insistere molto con l'ambasciata, solo dopo molte telefonete, con toni sempe più forti ha ottenuto che dall'ambasciata qualcuno si muovesse per la chiarificazione della situazione. Si è concordato il rimpatrio (deportazione) per oggi (venerdì 3 settembre) con la promessa che al momento dell'imbarco un rappresentante dell'ambasciata avrebbe presieduto per verificare. Non ci è dato di sapere se la promessa sia stata mantenuta, comunque Giordano è atterrato da poco a Roma. Chi ha potuto sentirlo dice che sta piuttosto bene. Nel frattempo ieri al parlamento italiano c'è stata un'interrogazione sul caso di Giordano, seguita da una conferenza stampa. Anche se non nel migliore dei modi (molti i diritti che sono stati calpestati durante tutta la vicenda, e anche l'espulsione pur con la sentenza di proscioglimento è al di fuori di ogni legislazione internazionale), per Giordano la faccenda si sta concludendo. Non così per Peter (cittadino americano dell'Alaska), arrestato perchè portava una bandiera palestinese, tutt'ora in carcere. L'avvocato che segue il caso, dopo cinque giorni in cui era stato negato ogni tipo di contatto, è finalmente riuscito a parlare con Peter. E a contattare la madre. Per Peter la situazione e la possibile risoluzione è molto più complicata. In passato era già stato arrestato altre volte. Dal momento dell'arresto ad ora è stato picchiato regolarmente (già alla prima udienza ricoperto di ematomi e sangue secco). Peter fin dall'inizio è stato deciso nel proseguire sulla strada degli appelli, di far valere i propri diritti, ed uscire da uomo libero. Ma allo stato attuale delle cose l'avvocato consiglia di chiedere il rimpatrio. Non vede altre soluzioni possibili, questo anche per tutelare la sua salute mentale (le condizioni carcerarie sono davvero pesanti: violenze fisiche e psicologiche sono all'ordine del giorno).
02/10/2004 Comunicato Stampa dalla famiglia di Giordano
Da venerdì scorso 27 agosto Giordano Tommasi, di Soave (VR), è in stato di arresto in Israele. L'arresto è avvenuto a Gerusalemme al termine della manifestazione internazionale contro la costruzione da parte di Israele del muro di separazione con i Territori Palestinesi. La motivazione dell'arresto sarebbe dovuta al suo diniego di consegnare le riprese effettuate per documentare il comportamento dell'esercito israeliano. Le riprese, effettuate presso la Porta di Damasco, hanno condotto ad un'accusa - per il ventitreenne veronese - addirittura di "spionaggio". Con lui è stato arrestato un ragazzo americano, Peter L. Giordano è stato sottoposto a pesanti maltrattamenti e interrogatori da parte della polizia israeliana e processato con conseguente assoluzione. Contrariamente alla sentenza del giudice che ne ordinava l'immediata scarcerazione, è stato trattenuto dalla polizia per "motivi di sicurezza" ed è stato tradotto al carcere di Tel Aviv. Tutto questo senza che i famigliari fossero messi al corrente di alcunché, se non da una telefonata nel pomeriggio di domenica, da parte di una cittadina italiana occasionale testimone dell'accaduto. Il Consolato Italiano a Gerusalemme, interpellato dal padre di Giordano, non era in grado di fornire alcuna notizia, ma prometteva interessamento. Alla vigilia della seduta fissata per il ricorso alla Corte Suprema, l'Ambasciata Italiana a Tel Aviv si dichiara all'oscuro di tutto ciò, come delle inumane condizioni della detenzione. Ogni condizione di rispetto del diritto della persona è disattesa. Da quattro giorni Giordano Tommasi sta protestando con lo sciopero della fame. Anche l'Unità di Crisi di Roma non ha fornito alcun supporto. La famiglia lancia un appello ai mezzi di comunicazione, perché questa situazione insostenibile venga resa pubblica, perché il Governo Italiano si attivi per la tutela della persona e il suo immediato rimpatrio e venga espressa formale protesta alle Autorità Israeliane per questo comportamento lesivo del Diritto Internazionale, dei diritti dei Popoli e delle persone, oltreché per affermare la libertà di manifestazione e di informazione. Rifer. telef: dott Lorenzo Tommasi 0457675395 ? 336594880. e-mail: liberta49@3000.it
01-10-2004 Aggiornamento "Pete e Giordano"
La sentenza definitiva e' domani alle quattro ora locale alla High Court di Gerusalemme, accorrete numerosi se siete in questa parte di mondo. Allora. Un riassunto tutto d'un fiato delle ultime l'ho fatto oggi ad una tipa di onda d'urto, giusto per dire magari Luca puoi anche riutilizzarlo. -Dunque le ultime sono che. Anzitutto c'e' una chicca appena saltata fuori in tempo reale. Gaby ha recuperato il verbale di un interrogatorio svoltosi con Giordano domenica in prigione in cui un poliziotto dichiara che i due sono stati sorpresi in una closed military area (accusa talmente fuori contesto che non saprei se definirla grave. Si tratta di quando si viene sorpresi ad addentrarsi illegalemtne in zone di massima sicurezza per operazioni di guerra. Gaza, ad esempio.) e che si sono scontrati con un gruppo di soldati. La balla e' talmente grossa che viene da ridere, ma a questo punto c'e' da chiedersi: se esiste un video dell'arresto in cui si vede chiaramente che sono a Gerusalemme e che non ci sono soldati e ciononostante questi si permettono di scrivere e firmare dichiarazioni del genere, esiste un limite ai poteri di questa gente quando mente? -Domenica mattina, mentre noi aspettavamo di recarci a scarcerare i ragazzi, la polizia e' tornata in corte chiedendo ad un giudice diverso di riesaminare il caso ed autorizzare l'incarcerazione ed espulsione dei ragazzi. anche questo secondo giudice si e' rifiutato, firmando dunque una seconda sentenza di rilascio. al che la polizia ha preso in mano la situazione, portando via i due ragazzi prima che noi arrivassimo a firmare. Questo lo dico perche' mi sa che la dinamica non era chiara. - Ya'ir si e' intestardito sulla storia del Naif avvocato, che ha danneggiato la situazione di Giordano facendogli firmare il foglio che legittimava a posteriori il suo arresto, accettava la deportazione e rendeva impossibile qualsiasi ricorso una volta in Italia. Dato che per convincere Giordano 'sto tipo ne ha raccontate di balle, ci si comincia a chiedere che figuro fosse questo. Se l'avvocato dell'ambasciata non era Naif, e se quello della famiglia si chiama Abu saib, questo Naif da dove spunta?! - Stamattina hanno tentato di deportare Giordano, utilizzando la famosa firma, sapendo che una volta firmata la richiesta d'appello dal giudice della High court l'intero caso veniva riesaminato. Giordano dopo cinque giorni di sciopero della fame si reggeva a malapena in piedi e non poteva resistere la deportazione. Per fortuna c'e' stata un'azione combinata fra i genitori di Giordano che chiamavano l'ambasciata, Gaby che dava istruzioni a Giordano e Ya'ir che tentava di far approvare e firmare la richiesta in tempo. Alla fine non e' stato nemmeno portato all'aereoporto. -Peter e' in un carcere di massima sicurezza nel deserto in zona Beer Sheva. Una gran brutta prigione a detta di chi ci e' stato. Uno di quei posti tipici da queste parti in cui gli organi del diritto internazionale non hanno accesso e gli interrogatori si svolgono con le modalita' che chiunque si occupi di Palestina ha sentito raccontare altre volte. altra storia, insomma. Agli avvocati non e' permesso di parlarci. Temiamo le torture siano continuate. Tale carcere ha anche una brutta fama riguardo agli abusi sessuali. Di lui abbiamo avuto notizie di superstraforo(e forse non sarebbe il caso di nominare questo fatto pubblicamente) e non erano buone. Insomma va tirato fuori di li' il prima possibile. E sarebbe anche importante che qualcuno lo intervistasse (Manolo sei in zona?), appena esce ( e prima che lo deportino se gli va male), perche' e' una testimonianza in piu' sul regime carcerario di questo pese. Quando l'ho visto l'ultima volta, sabato sera in tribunale, il suo corpo era un reportage e non lo dico per scherzare. - Oggi la richiesta d'appello e' stata approvata presso l'high court di gerusalemme. Sapendo che la decisione sulla deportazione avrebbe richiesto almeno un giorno, gli avvocati dei due ragazzi hanno deciso di chiedere anzitutto l'immediato rilascio dei due in coerenza con le due sentenze di scarcerazione gia'emesse. E poi, per domani, di decidere se farli tornare nel proprio paese da liberi cittadini col proprio volo o se deportarli come criminali, bollarli per sempre da Israele e creare loro un record legale che poi risulta ovunque vadano ( se per aggressione di poliziotti a Gerusalemme, o per aggressione di soldati in closed military area, questo l'accusa non ce l'ha ancora graziosamente comunicato). L'accusa sembrava in difficolta' ed ha evitato l'incontro davanti al giudice, preferendo il patteggiamento preliminare. Purtroppo alla fine dell'intera giornata il giudice si e' rifiutato di deliberare sulla scarcerazione immediata. Ad un'intera ora di proteste ed argomentazioni di Ya'ir, il giudice ha candidamente risposto che non era nelle sue competenze farlo. Ma se un giudice della corte suprema non puo' richiedere la scarcerazione di due ragazzi detenuti per arbitrario volere della polizia contro due sentenze, c'e' da chiedersi chi ne sia in grado in questo paese. >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> Insomma, stasera momento pessimista. C'e' chi dice che comunque vada a qualcosa e' servito. abbiamo smontato le pesanti accuse della polizia davanti a due diverse(ed ostili) corti, abbiamo impedito che venissero deportati contro la loro volonta', abbiamo impedito che una firma estorta a Giordano gli venisse rivolta contro, abbiamo convinto la corte ad accettare la nostra richiesta d'appello ed a livello diplomatico, mediatico e politico e' stato scatenato un polverone. Dimenticavo. abbiamo convinto Giordano a sospendere lo sciopero della fame. Tanto Israele per tradizione non ci fa caso, allora tanto vale avvelenarsi lo stomaco con quella roba che servono.
06/08/2004 Lettera aperta ai militari USA
Beati i Costruttori di Pace mercoledì, 04 agosto, 2004 I volontari dei "Beati i Costruttori di Pace" e di varie organizzazioni del pacifismo italiano si sono dati appuntamento davanti alla Caserma Ederle di Vicenza per venerdì 6 agosto alle otto del mattino, per ricordare la prima bomba atomica, caduta su Hiroshima proprio quel giorno, alla stessa ora, nel 1945. Durante il presido si cercherà di consegnare una lettera ai militari statunitensi per condividere le ansie e le speranze legate al tema della guerra. L'anno scorso questo gesto era stato impedito perchè era stato considerato un minaccia dai superiori. Con assoluta trasparenza e sincerità, quest'anno la lettera è stata resa pubblica per dare la possibiltà a tutti di conoscere il pensiero di chi crede in un futuro senza guerre. LETTERA APERTA AI MILITARI STATUNITENSI DI STANZA NELLA CASERMA EDERLE DI VICENZA 6 agosto 2004 “Mio Dio! Che cosa abbiamo fatto!” Colonnello Paul Tibbetts, USAF, pilota dell’Enola Gay pochi secondi dopo aver sganciato la bomba su Hiroshima, 6 agosto 1945, ore 8.12. Anche quest’anno, nell’anniversario dell’esplosione atomica su Hiroshima, vorremmo rivolgervi un saluto. Lo scorso anno ci è stato impedito di comunicare con voi: è come se fossimo noi i pericolosi. Sentiamo invece l’urgenza di condividere con voi le nostre ansie e le nostre speranze e ci ferisce essere, per questo, considerati una minaccia. Anche questo è il frutto della guerra. In un anno sono successe molte cose. La devastazione della guerra e dell’occupazione è continuata. La situazione sul terreno in Iraq mostra ogni giorno che passa con maggiore chiarezza che violenze, massacri e distruzioni non aprono vie di pace, ma chiudono inesorabilmente tutte le porte alla convivenza, alla democrazia, alla riconciliazione. Sono ormai quasi 1000 i vostri commilitoni che hanno perso la vita in Iraq, mentre il popolo iracheno piange più di 13.000 morti. Dei soldati americani feriti, il 50% ha subito ferite così gravi che non potrà mai riprendere il servizio. E molti altri, pur non feriti nel corpo, sono stati rimpatriati perché non più in grado di reggere emotivamente le tensioni. Negli Stati Uniti si è costituita da pochi giorni una nuova associazione, Iraq Veterans against the War (Reduci dell’Iraq contro la Guerra), che si va ad aggiungere a molti altri gruppi: Veterans for Peace, Vietnam Veterans against the War, Military Families Speak Out, ecc. Sono vostri compagni che hanno visto da vicino gli orrori della guerra e che ritengono loro dovere, anche patriottico, denunciare le responsabilità di chi li ha mandati a combattere una guerra ingiusta. Come le famiglie delle vittime degli attentati dell’11 settembre, anche i Reduci dell’Iraq contro la Guerra si pongono l’obbiettivo di dire “Non in nostro nome” e di ricostruire una moralità comune per il popolo statunitense che non sia più fondato sul disprezzo di altri popoli. Del resto anche l’uomo che desidera diventare il vostro nuovo presidente, John Kerry, nell’aprile 1971, rendendo testimonianza a nome di oltre mille reduci dal Vietnam davanti alla Commissione Affari Esteri del Senato degli Stati Uniti, da ex combattente che aveva visto gli orrori, dichiarò: “Oggi ci impegniamo a portar a termine un’ultima missione: quella di snidare e sradicare anche l’ultimo rimasuglio di questa guerra barbara, per pacificare finalmente i nostri cuori, per sconfiggere l’odio e la paura che hanno governato questa nazione nell’ultimo decennio, di modo che quando, tra trent’anni, i nostri fratelli cammineranno per strada senza una gamba o senza un braccio, o con il volto devastato, e i bambini chiederanno perché, potremo rispondere loro ‘Vietnam’ senza che questa parola significhi un deserto, un ricordo osceno, ma significhi invece quel luogo dove l’America finalmente voltò pagina, cambiò strada, e dove i nostri soldati la aiutarono ad imboccare la nuova via.” Dipende anche da voi, oggi, che il Senatore Kerry ritrovi il coraggio che ebbe nel denunciare il disastro della guerra del Vietnam. L’anno scorso, nella lettera che i vostri superiori ci hanno impedito di consegnarvi, vi scrivevamo di sapere la differenza tra chi impartisce ordini da distanza e chi, come voi, affronta dal di dentro il macello della guerra. La disastrosa guerra del Vietnam finì anche perché i “soldati d’inverno” resero pubblica la loro angoscia. Grazie a loro, l’America voltò pagina e cambiò strada in Vietnam. Oggi questo compito tocca anche a voi. Negli Stati Uniti si usa l’espressione “the poverty draft”, il servizio di leva per povertà. Vediamo che tra di voi sono prevalenti giovani di famiglie meno abbienti, alla ricerca di un futuro, oppure appartenenti a minoranze, o anche stranieri in cerca di cittadinanza o carte verdi per poter lavorare. Nessuno dei figli di coloro che con cinismo ordinano le guerre presta servizio accanto a voi. E, quando le atrocità più bieche, le violazioni più eclatanti come quelle di Abu Ghraib vengono alla luce, i signori che danno gli ordini vorrebbero discolparsi parlando di “mele marce”. Vorremmo che sapeste che noi non crediamo neanche a queste menzogne. Alcuni di noi sono appena tornati da Baghdad, dove abbiamo visto come l’occupazione militare di quel Paese sia oggi la causa della mancanza di sicurezza e non la soluzione. Abbiamo visto iracheni terrorizzati dalle azioni improvvise dei militari USA in mezzo alla folla o al traffico; abbiamo ascoltato persone che hanno perso un familiare nelle famigerate “random shootings” (sparatorie senza obbiettivo specifico) dei vostri commilitoni; abbiamo visto i minacciosi cartelli (solo in inglese) che recitano “Deadly Force Authorized” (è autorizzato l’uso della forza letale). Ma abbiamo anche intravisto, dietro la apparentemente invincibile corazza che indossate, elmetti e giubbotti di Kevlar, la paura negli occhi, i gesti nervosi di chi sa di poter diventare un bersaglio da un momento all’altro. Vogliamo ricordarvi le parole dei reduci statunitensi di altre guerre, prima di questa. “Se deciderete di combattere in Iraq, dovete rendervi conto che farete parte di un esercito occupante. Lo sapete che cosa si prova a guardare negli occhi gente che vi odia con tutto il cuore?” Ve lo ripetiamo, sebbene a Baghdad abbiamo potuto anche ascoltare alcune persone irachene che ci hanno detto di vedere nei soldati americani solo dei giovani, come i loro figli, coinvolti loro malgrado nella spirale di violenza crescente innescata dalla guerra e dall’occupazione. Sono persone che tengono aperta la porta della pace, della riconciliazione e del perdono. Nell’anniversario di Hiroshima, vi rivolgiamo una richiesta. Accettate di incontrarci, di avere con noi uno scambio. Il futuro del mondo non sta nella guerra ma nella pace, nella giustizia, nel rispetto reciproco. La pace sarà il frutto di un lavoro comune, in cui servono l’impegno e la buona volontà di tutti. In altri tempi e altri luoghi sono stati proprio i soldati, ribellandosi ad ordini ingiusti, a dare l’avvio al cambiamento. Questa svolta è possibile, oggi. Facciamo un primo passo insieme.
02/08/2004 Estate di scontri nel Kurdistan turco.
Il Festival di Munzur quest'anno si è chiuso con gravi scontri. I famigliari dei detenuti appartenenti all'Associazione Tayad hanno voluto protestare contro le condizioni di detenzione dei prigionieri politici in Turchia, chiedendo di leggere all'opinione pubblica un comunicato stampa alla fine di un corteo che dal centro della città si è snodato fino al ponte sul fiume Munzur. La lettura del comunicato è stata impedita dalla polizia che non ha voluto accettare nemmeno la mediazione della sig.ra Erol Abdil, sindaco di Tunceli/Dersim, che chiedeva di far leggere il comunicato assicurando poi lo scioglimento della manifestazione. Il Questore in risposta ha strattonato la sindaca che così racconta l'accaduto "ho chiesto al Questore un favore, cioé che facesse leggere il comunicato sul ponte della valle del fiume Munzur, ma in tutta risposta mi ha spintonata, facendomi saltare anche un bottone della camicia". Mentre la sindaca dichiara di voler procedere alla denuncia contro il Questore, in città la tensione è ancora alta. La gente continua a radunarsi protestando contro gli scontri della polizia, che con idranti e lacrimogeni ha attaccato la popolazione, costringendo alcuni a buttarsi dal ponte nelle acque del fiume. Come è possibile riscontrare anche nella testimonianza allegata della delegazione italiana che era presente al Festival, la polizia schierata in tenuta anti-sommossa non aveva intenzione di concedere ai manifestanti spazi di libera espressione. Almeno trenta sono i fermati, numerosi sono scomparsi nelle acque e una persona è affogata. La Sindaca intanto continua a chiedere al prefetto che sia tolto l'assedio alla città. Putroppo la situazione non è tranquilla in nessun luogo del Kurdistan turco. Già la scorsa settimana a Diyarbakir e vicino l'Ararat ci sono stati gravi attacchi armati. A Diyarbakir, appena fuori dalle mura della città, presso Mardin Kapi, le forze di polizia della caserma lì situata hanno aperto il fuoco contro alcuni kurdi, una guardia ha perso la vita, insieme a due civili, come dichiarato dalle forze dell'HPG, che smentivano l'appartenenze delle due vittime alla loro organizzazione. Nel corso di tale scontro anche il vice sindaco di Diyarbakir-Sur è rimasto lievemente ferito. La città è attualmente ancora presidiata e le forze armate svolgono così una grave repressione sulla popolazione, anche per questo le HPG (Forze di difesa popolari) chiedono alle autorità di non continuare con queste forme di repressione nei confronti della popolazione. Effettivamente come ha dichiarato il Questore sono in corso in città, nella zona di Baglar, delle operazioni di polizia molto intense. Invece, nella zona di Agri, intorno al monte Ararat, c'è stato un grave scontro contro alcuni contadini accampati sugli altipiani, i guardiani dei villaggi li hanno attaccati, uccidendo cinque componenti di una famiglia e lasciandone feriti altri. Uno dei feriti ha detto che "è stato un massacro, sono arrivati e hanno sparato sulle tende senza alcuna motiviazione. Sono due anni che veniamo qui e già i guardiani ci avevano chiesto di lasciare le nostre terre. Riteniamo che i responsabili siano le autorità che armano questa gente". Notizie dalla delegazione italiana in visita per il Festival del Munzur Delegazione composta dai rappresentanti delle seguenti associazioni: Associazione verso il Kurdistan - Alessandria, Senzaconfine - Roma, Azad - Roma, Associazione per la pace - Cesena, Ass. Cult. Punto Rosso - Milano insieme a singole persone provenienti da varie città La delegazione dopo essere stata al campo profughi di Ayazma - Istanbul e a Diyarbakir è arrivata a Dersim - cuore del Kurdistan - per assistere al festival del Munzur, festival culturale che si tiene da 5 anni per sostenere e promuovere la cultura kurda e sensibilizzare sui problemi dei Kurdi e della Valle del Munzur. Dopo quattro giorni di relativa calma, con molti militari e polizia in giro, nel pomeriggio di oggi - 1 agosto - era prevista una manifestazione della Tayad, una delle associazioni che denuncia la situazione dei detenuti politici nelle carceri turche - celle di tipo F, isolamento, torture e violazioni dei diritti umani. Alcuni di noi hanno deciso di seguire la manifestazione che prevedeva un percorso dal centro della città al fiume Munzur per poi gettare nel fiume 116 fiori rossi, tanti quanti sono i prigionieri politici morti a causa dello sciopero della fame portato avanti per protestare contro le condizioni di detenzione. Rispetto ad altre iniziative abbiamo notato fin da subito la presenza di molta polizia in tenuta anti sommossa e con blindati-carri armati. I manifestanti si limitavano a scandire slogan contro le torture e le condizioni carcerarie. In prossimità del fiume, senza nessuna provocazione da parte dei manifestanti, la polizia ha iniziato a stringere i manifestanti che sono stati poi bloccati su un ponte. Le cariche sono iniziate violentissime con lacrimogeni e idranti. Con gli idranti la polizia buttava giù dal ponte le persone che si aggrappavano per non rischiare un salto di 5 - 7metri nel fiume non molto profondo e con molti massi. Dalla strada si sentivano i colpi dei maganelli e saliva il fumo dei lacrimogeni. La polizia non ha colpito per disperdere ma per massacrare senza ragione chi tentava di esercitare il fondamentale diritto di manifestare. Abbiamo notizie di molti manifestanti arrestati. Tantissima gente si è riunita ed è ancora presente nella piazza principale della città urlando ''no al fascismo, liberate chi è stato fermato''. Tutti noi stiamo bene ma dobbiamo stare in città. La strada per arrivare alla scuola dove dormiamo è stata bloccata perchè in prossimità delle stadio dove si tengono i concerti. Rimarremo in piazza vicini alla gente. Questa è la Turchia che dovrebbe entrare nell'Unione Europea. Vi faremo avere nuove notizie. Il nostro ritorno in Italia è previsto per il 3 agosto in ore diverse su Milano e Roma.
26/07/2004 Lettera di protesta per la Cap Anamur
26.07.2004 Il Consorzio Italiano di solidarietà lancia una campagna per protestare contro il modo con cui è stata gestita dal Governo italiano la vicenda dei 37 cittadini africani della Cap Anamur. Di seguito è possibile trovare una lettera che si può firmare o spedire (personalmente e/o come enti) all'attenzione del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (fax 06 6795807 e e-mail: urpdie@governo.itdel Segretariato generale della Presidenza del Consiglio) e del Ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu ( fax 06 46549815 della Segreteria del Ministro). L’invito è di segnalare all'indirizzo migrazioni@icsitalia.orgl'avvenuto invio delle lettere. Fonte: www.unimondo.org
11/07/04 Le Brigate GialloBlu Modena si aggiudicano la CMA
Si sono conclusi i tornei di calcio e di basket dei Mondiali Antirazzisti. Le coppe assegnate, a partire dalla più ambita sono state: la Coppa Mondiali Antirazzisti 2004, consegnata da Paul Elliott, è andata alle Brigate GialloBlu del Modena, che durante tutto l’anno si sono impegnate in attività antirazziste nelle scuole e nello stadio, e che durante i Mondiali sono state partecipanti-aiutanti infaticabili della manifestazione. Infatti, oltre ad aver gestito uno dei ristoranti dalle 7 del mattino alle 4 di notte, sono anche riusciti ad arrivare agli ottavi di finale del torneo di calcio; la Coppa FairPlay ai reggiani della Polisportiva Zelig, che sul campo hanno tenuto un atteggiamento di esemplare sportività contribuendo a mantenere basso il livello dell’agonismo; la Coppa Compost è stata assegnata all’Istoreco di Reggio Emilia, per aver avuto l’idea e gestito il progetto di ecofesta, per la gestione differenziata dei rifiuti; la Coppa per la migliore squadra femminile è andata alle ragazze inglesi della Republica Internationale, che hanno vinto il torneo amichevole esclusivamente femminile, che si è svolto parallelamente a quello ufficiale, battendo l’Abfahrt Bambule di Amburgo; la Coppa Piazza Antirazzista è andata a Materiale Resistente di Correggio (RE), per essersi impegnata nell’organizzazione degli eventi, dei dibattiti e nell’esposizione dei materiali antirazzisti; la Coppa Ultrà al Kollettivo Bibina di Mendrisio (Svizzera) per aver animato le partite con il loro tifo colorato e contagiando le altre squadre con il loro spirito goliardico; la Coppa Fedelissimi è andata ai gruppi degli Ultras Ancona e all’Associazione Antirazzista Assata Shakur di Ancona, presenti fin dalla prima edizione; la Coppa Amici è stata assegnata a Bologna Antirazzista – sez. Basket, per l’importante aiuto all’organizzazione durante tutto il torneo; la Coppa kilometri alla squadra palestinese Ibdaa, che sicuramente quest’anno è il gruppo che è venuto da più lontano; la Coppa Invisibili, infine, è stata dedicata ai migranti sudanesi rinchiusi della nave umanitaria Cap Anamur, bloccata dai governi italiano e tedesco al largo delle coste europee: questo episodio è l’ennesima dimostrazione che non tutti possono entrare nella fortezza Europa. Per i Mondiali Antirazzisti sono dei partecipanti invisibili. Le finali del torneo di calcio sono state disputate in un clima caldo perché tutti i partecipanti hanno tifato sostenendo ogni squadra ed è stato vinto dagli Ultras Cava dei Tirreni, che hanno battuto i nigeriani provenienti dall’Ungheria African All Stars. Terzi classificati i Giovani FIM per la Pace di Reggio Emilia. Ricordiamo che semifinali e finali sono state giocate ai rigori. Anche quest’anno le coppe sono state offerte dall’Associazione Araba Novellara. Grande successo ha avuto il primo torneo antirazzista di pallacanestro, con la partecipazione di 16 squadre associazioni e di ultras del basket e del calcio, provenienti da Bologna, Siena, Roseto degli Abruzzi, Parma, Lecce, Vienna, Copenhagen e Brema. La finale è stata disputata immersa dal tifo di tutti i partecipanti al torneo, in un clima da palazzetto, ed è stata vinta da Amnesty Bologna contro Mad Crew Siena. Oltre alla vincitrice sono state premiate le città dalle quali provenivano le squadre organizzatrici del torneo: Coppa carnevale agli Ultras della Fortitudo Bologna, per il colore e rumore prodotto durante il torneo; Coppa Fashion ai Commandos Tigre Siena, per l’“eleganza” e lo stile dimostrati in campo; Coppa Antirazzista alla squadra del Grashoppers di Vienna, per lo spirito dimostrato in campo e fuori; Da un primo bilancio dei Mondiali emerge che ci sono stati 5.000 partecipanti, per un totale di 168 squadre, 16 nazioni e un totale di 40 nazionalità rappresentate. Ogni sera per i concerti si sono aggiunte un altro migliaio di persone provenienti da tutta l’Emilia. I 2 campeggi sono stati affollati da più di 3.000 persone e gli hotel delle province di Reggio e Parma hanno registrato il tutto esaurito. Nei due ristoranti e bar sono stati distribuiti 8.000 litri di birra e 600 litri di vino, sono state fritte 600 kg di patatine e distribuiti giornalmente oltre 6.000 pasti… e non si contano le piadine e le tigelle preparate. L’organizzazione è pienamente soddisfatta della manifestazione, e ringraziando e salutando, si augura di rivedere tutti i partecipanti all’edizione del 2005. A cura dell’Ufficio stampa dei Mondiali Antirazzisti
07/07/2004 Israele: il muro sotto accusa in attesa dell’Aja
L'alta corte di giustizia israeliana ha ordinato di modificare 30 chilometri di tracciato del muro di separazione dalla Cisgiordania, a nord ovest di Gerusalemme, affermando che è necessario fare il possibile per ridurre il danno ai palestinesi che abitano nella zona. La sentenza è la risposta a una petizione presentata dal consiglio del villaggio di Beit Surik. Il premier israleliano Ariel Sharon ha ordinato di cambiare il percorso dei 30 chilometri di muro contestati e ha esortato a segnalare le ulteriori eventuali parti non legali del tracciato. "Non abbiamo problemi legali con il muro" ha dichiarato il primo ministro israeliano e ha aggiunto: "i lavori continueranno a pieno ritmo". La Campagna “Stop the Wall” richiama la Corte di giustizia a rispondere all’ingiusta distruzione delle abitazioni di 13.000 palestinesi nella parte nord della West Bank e l’impedimento a più di 73.000 agricoltori di 51 villaggi di accedere alle proprie terre. La decisione dell’alta corte non viene considerata una vittoria in quanto tutto il muro è considerato illegale dai palestinesi. Alle tre del pomeriggio di venerdì 9 luglio, dopo quasi cinque mesi di audizioni la Corte di giustizia internazionale dell'Aja, si pronuncierà sulla legalità del muro costruito dal governo Sharon sul territorio palestinese, con pesantissimi costi umani ed economici: vite spezzate, oltre 100.000 alberi di ulivo divelti, famiglie separate o impossibilitate a coltivare i propri campi, e circa 300.000 persone con la perdita di posti di lavoro e di possibilità di istruzione e assistenza medica. Secondo la rubrica CartaMondo "non sarà una sentenza a farlo crollare, ma potrebbe sicuramente fare la differenza, come fu nel caso della condanna dell'occupazione sudafricana della Namibia, nel 1971, che segnò l'inizio delle sanzioni e la fine dell'isolamento internazionale del movimento anti-apartheid, in definitiva l'inizio della fine del regime". Per questo la Palestinian grassroots anti-apartheid wall campaign invita tutti a fare del 9 e 10 luglio due giornate di mobilitazione e informazione, in Europa e nel mondo, con la parola d'ordine "giustizia per la Palestina, adesso!". Lo scorso 26 giugno migliaia di pacifisti ebrei israeliani, musulamni e cristiani palestinesi, e anche internazioanli provenienti da diverse parti del mondo, mentre dimostravano in modo nonviolento sulla strada tra Gerusalemme e Ramallah contro la costruzuione del Muro, sono stati ripetutamente caricati dalla polizia israeliana come testimonia una pacifista israeliana. Gas fumogano CS, bombe sonore, pallotole di gomma, minaccia di uso pallotole normali. 5 israeliani e 3 palestinesi arrestati. Alla manifestazione erano presenti la prima autorità religiosa musulmana e la seconda autorità della Chiesa Greco/Ortodossa, nonche i boy scout. In questi giorni si sta costruendo il Muro che separerà gli abitanti di Gerusalemme da se stessi. Intanto a Hebron si stanno costruendo due muri: il primo è quello che divide la città stessa la cui costruzione è partita ancora mesi fa, mentre l’altro muro sta per essere costruito vicino alla “linea verde”. Questo secondo muro comporterebbe secondo il “Hebron’s Land Defense Committee” la confisca del 48% del territorio del distretto della città. Solo nell’ultimo mese 7 case palestinesi sono state distrutte e altre 10 demolizioni sono programmate in particolare nella vicinanza della “linea verde”. [AT] Altre fonti: The Alternative Information Center, Operazione Colomba
06/07/2004 Per un antirazzismo pulito!
Quest’anno i Mondiali antirazzisti si caratterizzano anche e soprattutto come la prima grande manifestazione completamente pulita. Per la prima volta, in una festa con campeggio di 3.000 persone, vengono adottate soluzioni per il completo smaltimento della grande quantità di rifiuti prodotta in una settimana da un così grande numero di partecipanti. Infatti, oltre alle classiche campane per la raccolta di vetro, carta, plastica e lattine, tutti i materiali di bar e ristoranti – piatti, bicchieri, tovaglioli e posate – sono prodotti in amido di mais, e quindi completamente riciclabili assieme al materiale organico. Non è solo un modo per salvaguardare l’ambiente, ma anche un mezzo attraverso il quale dare vita ad un percorso di educazione ambientale nei confronti dei partecipanti e della popolazione locale. Questo progetto è stato fortemente voluto dagli organizzatori in segno di rispetto per il parco e il paese che ospita i Mondiali. Ma l’ecofesta non sarebbe possibile senza la collaborazione di Agac Reggio Emilia e Assessorato ambiente – progetti pilota dell’Agenda 21 locale. A questo proposito, Arturo Bertoldi (Agac Reggio Emilia) ha dichiarato: - l’Agac di Reggio Emilia ha accolto con piacere la proposta degli organizzatori, anche perché impegnata un progetto che coinvolgerà tutte le comunità migranti della provincia per discutere sulla gestione differenziata dei rifiuti. La festa cominciare martedì 7 luglio con i concerti dei gruppi locali Hollywood Vampires, La Band A, Stoop, Slugs a partire dalle ore 20 presso l’Arena del Parco Enza. Il torneo di calcio e le altre attività avranno inizio giovedì pomeriggio. A cura dell’Ufficio stampa dei Mondiali Antirazzisti
02/07/2004 Clima impazzito, idee a confronto a San Rossore
Agenzia Metamorfosi Comunicare il Cambiamento Sostenibile http://www.metamorfosi.info -------------------------------------------------------------------------------- Clima impazzito, idee a confronto a San Rossore Il 15 e 16 luglio torna il Meeting sulla globalizzazione della Regione Toscana I cambiamenti climatici come la vera minaccia alla pace globale, è questo il cuore del dibattito che coinvolgerà scienziati, istituzioni e movimenti all'interno della quarta edizione del Meeting di San Rossore (Pisa), organizzato dalla Regione Toscana presso la ex tenuta presidenziale dal 15 al 16 luglio. Laboratorio di una "new global vision", il Meeting è uno dei rari spazi politici dove intellettuali, uomini di scienza e di cultura, movimenti e rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, italiane e straniere con diversi punti di vista si confrontano sui principali temi di attualità legati alla globalizzazione. Il tema del clima e delle sue mutazioni riguarda il pianeta Terra e la vita di tutti i suoi abitanti, ma allo stesso tempo rappresenta un fenomeno molto discusso nelle sue cause e nelle sue dinamiche. Un fenomeno che può avere conseguenze oggi difficilmente stimabili, ma particolarmente gravi per l'ambiente, l'economia, la nostra stessa salute. Chi è responsabile del cambiamento climatico? Quali politiche internazionali, nazionali e locali sono necessarie per una gestione sensata del clima? Qual è il ruolo delle imprese e delle industrie, in sostanza dell'attuale modello economico nelle mutazioni climatiche? Come è possibile riconciliare l'uomo con la natura? A queste e ad altre questioni, necessarie per capire ed affrontare al meglio l'argomento senza pregiudizi o preconcetti, proveranno a dare delle risposte alcune tra le persone di primo piano del panorama mondiale scientifico, istituzionale, economico e della società civile. Tra i protagonisti presenti al Metting di San Rossore ci saranno: Edward Goldsmith, fondatore e direttore "The Ecologist"; Paul Nicholson, di Via Campesina Europa; Al Gore, ex Vice Presidente USA; Claudio Martini, presidente della Regione Toscana; Roberto Brambilla esperto ambientale di Rete Lilliput; Romano Prodi, presidente della Commissione Europea; Toni Juniper, direttore degli Amici della Terra; Erasmus Hemaku Owusu, direttore generale del Ghana Wildlife Society; Vandana Shiva, direttore della Fondazione Research for Technology, Science and Ecology; Giovanni Sartori, politologo; Klaus Töpfer, direttore dell'UNEP; Raffaella Bolini dell'Arci; Mario Agostinelli ricercatore di Uda-Enea; Masanobu Fukuoka, autore di "The One-Straw Revolution"; Carlo Petrini, fondatore di Slow Food; Maurizio Gubbiotti di Legambiente. Tanti protagonisti con tante impostazioni culturali e scientifiche diverse, una caratteristica che avrà il suo apice nel confronto fra gli scienziati Richard Lindzen e Robert Watson, sostenitori di due tesi opposte sulle cause del mutamento climatico. L'edizione di quest'anno punta inoltre a un coinvolgimento molto forte della città di Pisa: già la sera prima del Meeting, il 14, al Giardino Scotto ci sarà un'anteprima di grande interesse: verrà proiettato il film cult di Roland Emmerich "The day after tomorrow" seguito da una prima tavola rotonda sui temi che saranno affrontati dall'indomani alla quale parteciperà il massmediologo Derrick de Kerckove. Il primo Meeting della Regione Toscana sui temi caldi della globalizzazione si è tenuto a San Rossore pochi giorni prima del G8 di Genova, nel 2001. Istituzioni e movimenti trovarono in quella sede l'unica occasione per un confronto sereno e senza pregiudizi sui temi della globalizzazione. Da allora ogni estate a San Rossore quello spirito si rinnova in una cornice sempre più importante. Ormai il Meeting è un appuntamento fisso dell'estate per quanti guardano ad un mondo diverso, migliore, in grado di rimettere al centro la persona con la sua dignità e il rispetto della natura. Per maggiori informazioni sul programma, i protagonisti, la localizzazione del meeting è attivo il sito http://www.regione.toscana.it/primapagina/rossore2004
28/06/2004 Pericolo amianto!
La realizzazione delle gallerie in valle Susa, per il Treno ad Alta Velocità, ci esporrà ad assurdi rischi. Per realizzare i 23 km di galleria sotto il Musinè, si estrarranno 1 milione e 151mila metri cubi di materiale contenente amianto. E che ci sia l'amianto lo prova la relazione degli specialisti del "Centro di geotecnologie dell'Università di Siena". Non tutti sanno che in un millimetro quadrato, vi sono circa 50mila fibre di "amianto". E' sufficiente che poche di queste fibre, liberate nell'aria, penetrino attraverso la bocca e il naso, si facciano strada lungo laringe, Trachea e bronchi e si insinuano nei polmoni e il danno è fatto; sono fibre talmente piccole che difficilmente vengono espulse. Semplicemente stanno lì, affondano nelle membrane del polmone, risalgono > verso la pleura e la Danneggiano. > Nel tempo, si manifestano i primi sintomi: affanno, osse e qualche linea di febbre. Si fanno gli esami, arriva la diagnosi e, da allora, meno di un anno di vita. L'amianto è un materiale leggerissimo e per questo estremamente volatile. Ah, già ..... in valle di Susa c'è il vento. Praticamente tutti i giorni, costante, con correnti che spirano dalla Francia verso Pianezza, Rivoli, Collegno e Torino, per non parlare del proverbiale Foenn che circa 30 giorni all'anno, spira con raffiche verso Torino che spesso raggiungono i 100 chilometri all'ora. E il caro amianto, innocuo se nessuno va a tirarlo fuori da sottoterra, prende il volo trasportato dalle violente folate a decine e decine di chilometri di distanza. Torino non può dormire sonni tranquilli !! Ha sollevato enorme scalpore, il mese scorso, l'intervento del dott. Gays (oncologo del S. Luigi) durante una delle serate informative sul TAV: Se si scava, il rischio è enorme. Per Gays andiamo incontro a qualcosa di peggio del Vajont: i morti saranno molti, molti di più, ma saranno morti silenziosi, "diluiti" in decide di anni. E saranno nella stragrande maggioranza morti nostrani". Tutti sanno che l'amianto è pericoloso. I lavoratori del tunnel e i trasportatori di terra saranno tutelati come prescrive la legge: camion con cabine climatizzate e microfiltrate, docce e bagni pecifici, mascherine e tute speciali "usa e getta" da stoccare come materiale pericolo. Il problema è tutto degli ignari cittadini: 20 anni di mascherina per tutti? Impossibile. Eppure i dati parlano chiaro. L'amianto uccide, è certo, non er niente la legge 257 del 27 marzo 1992 ne vieta l'estrazione, l'importazione, l'esportazione, la commercializzazione. Il professor Severino Bruna, primario del reparto di pneumologia del San Luigi, ha dichiarato che: "L'amianto rappresenta da empre uno dei componenti principali della crosta terrestre e, finchè riposa sotto terra non è in > grado di rivelare la propria attività patogenetica. L'intelligenza sta nel non smuoverlo". Semplice. Per ulteriori informazioni visita il sito di Legambiente: www.legambientevalsusa.it >
10/06/2004 Gino Strada: pagato un riscatto
da http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=35213 Ufficialmente gli ostaggi italiniani sono stati liberati con un blitz, senza trattative, senza riscatto. In serata confermata da commissario della Croce rossa che al pari di Strada ha tentato una via umanitaria alla liberazione degli ostaggi, Maurizio Scelli e che smentisce categoricamente il pagamento di una somma definendo «sciacallaggi» le ricostruzioni diverse. «Nè il governo, nè i servizi segreti, nè l'ambasciata ha pagato alcun riscatto», sostiene Scelli, ex candidato di Forza Italia in un collegio di Roma che ha però eletto il diessino Walter Tocci. Ma c'è anche un'altra versione: lunghe trattative, 9 milioni di euro pagate, nessuna sparatoria o blitz. È la verità confermata da Gino Strada. E i pm che hanno sentito Sfefio, Cupertino e Agliana non appena sono sbarcati in Italia, ora vogliono sentire Gino Strada e i reponsabili di Emergency come persone informate suoi fatti. E anche Scelli sarà convocato dai magistrati romani che indagano sulla morte di Quattrocchi: Ionta, Saviotti e Amelio. Le dichiarazioni del medico pacifista all'Unità fanno intanto infuriare la destra che finora ha utilizzato il blitz per giustificare la linea dura del governo. Interviene in serata addirittura il ministro degli esteri Franco Frattini a Perugia per la conclusione della campagna elettorale di Forza italia e della Casa delle Libertà: «Ciò che ha detto Strada è più grave, contiene delle mistificazioni e speculazioni purtroppo elettoralistiche su cose serie e delicate. C'è un comunicato di palazzo Chigi. Io non aggiungo altro quel comunicato di Palazzo Chigi, che corrisponde alla realtà dei fatti. I fatti che si possono raccontare, certamente dove è avvenuta la liberazione, che non è stato pagato un riscatto». In mattinata era stato il vicepremier Gianfranco Fini a smentire le trattative a "Radio anch'io". Dice Fini: non ci sono state trattative per arrivare alla liberazione degli ostaggi italiani in Iraq e se Gino Strada ha delle prove che invece ci siano state, le presenti. Inizia in mattinata con un linguaggio civile, Fini, ma in serata parla di dichiarazioni «vergognose». Per altro tutto il resto del centrodestra fin da subito reagisce alle interviste rilasciate dal fondatore di Emergency a vari quotidiani - la più articolata all'Unità - con una sequela di insulti e accuse pesanti. L'azzurro Osvaldo Di Napoli è il più gentile e gli dice che come investigatore è una schiappa. Per Giorgio Lainati Emergency è ormai un partito a sinistra dei Ds radicato nella «tradizione comunista dell'aggressione verbale e dell'odio». Maurizio Ronconi dell'Udc lo definisce un «politicante» e attacca anche l'Unità che lo ha intervistato, «che continua a distinguersi come giornale scandalistico ma sempre a corto di prove». Anche Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia, attacca la sinistra, l'Unità aggiungendo poi che «il più patetico di tutti appare Gino Strada, che è molto indispettito perchè gli ostaggi non sono stati consegnati a lui, evidentemente per trarne popolarità e vantaggi politici». Una tesi ricalcata anche dal deputato forzaitalico Paolo Ricciotti per cui «Strada, ormai malato di protagonismo politico c'è rimasto male perchè gli ostaggi sono stati liberati con un blitz militare arrivato su via libera del governo italiano invece di essere consegnati nelle sue mani di pacifista-opportunista». Insomma, gli esponenti della maggioranza e del governo invece di ringrazarlo per essere andato in Iraq a tentare la liberazione dei tre ostaggi, preferiscono denigrarlo perchè non se ne sta zitto e buono. Ma cosa ha detto Strada all'Unità? Ha confermato le indiscrezioni già pubblicate da altra fonte del pagamento di un riscatto. Un semplice riscatto e non un blitz, autorizzato dal governo italiano. Così secondo Strada sono stati liberati i tre ostaggi italiani in Iraq. E lo sostiene anche il sito web diell'agenzia di notizie Peace Reporter. «Quella casa al numero 17 di Zaitun Street era disabitata da almeno due mesi. Fino a lunedì sera tardi (7 giugno, ndr) quando, intorno alle 23, si è sentito un gran trambusto. Io, che abito al 13, ho visto arrivare alcune auto e fermarsi davanti a quella casa. Sono entrate un po’ di persone. Era buio, non abbiamo visto bene. Poco dopo se ne sono andati via ed è tornata la calma». A parlare, raggiunto al telefono da PeaceReporter, il giornale online di Emergency, è un iracheno, il signor Fahad, che assieme ad altri due suoi vicini, il signor Mohammed e il signor Ibrahim, è stato testimone oculare della liberazione di Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio. «Il mattino seguente, intorno alle 9:30, sono arrivate cinque auto militari americane, di colore verde oliva. Si sono fermate davanti a quella casa. Ne sono scesi alcuni uomini vestiti in abiti civili e con gli occhiali scuri. Erano sicuramente uomini del mukhabarat (servizio segreto, n.d.r.) americano. Hanno aperto la porta dell’abitazione, senza forzarla, come se fosse già aperta, e sono riusciti subito con solo quattro uomini, che poi abbiamo saputo essere i tre ostaggi italiani e un ostaggio polacco. Li hanno caricati su un furgoncino bianco e se ne sono andati via. Il tutto con la massima calma. Non è stato sparato un colpo. Nella casa, a parte gli ostaggi, evidentemente non c’era più nessuno. Non è stato assolutamente un blitz militare come è stato annunciato tre ore dopo. Quelli sono tutta un’altra cosa. Lì si è trattato di una semplice presa in consegna. Gli americani sono andati lì a colpo sicuro. Sapevano che gli ostaggi erano stati portati lì, si erano messi d’accordo. Il vostro governo ha pagato un riscatto: nove milioni di dollari. Qui ormai lo sanno tutti. Adesso però basta parlare al telefono, non è sicuro». La sua versione dei fatti è confermata da un'altra fonte irachena raggiunta da PeaceReporter, vicina al braccio politico della guerriglia. Una fonte che ha voluto rimanere anonima, e che ha fornito la sua versione di tutta la vicenda del sequestro, delle trattative e della liberazione. La fonte inizia facendo un nome, quello di Salih Mutlak. "Mutlak – dice – è un facoltoso commerciante iracheno arricchitosi con le speculazioni e il contrabbando durante il periodo dell’embargo. Da molti è definito semplicemente come un ‘mafioso’. Lui è il personaggio chiave della vicenda della liberazione dei tre ostaggi italiani, assieme al già noto Abdel Salam Kubaysi (solo un omonimo di Jabbar al-Kubaysi), ulema sunnita e docente all’università di Baghdad, salito all’onore delle cronache televisive internazionali per il suo ruolo nella trattativa per il rilascio - dietro pagamento di riscatto - degli ostaggi giapponesi". Secondo la fonte, con Mutlak e con Kubaysi il governo italiano avrebbe trattato segretamente per settimane al fine di ottenere il rilascio di Agliana, Cupertino e Stefio, rapiti il 12 aprile assieme a Quattrocchi, ucciso il 14 aprile. Si scoprirà poi che aveva in tasca un porto d’armi rilasciato dalle forze britanniche e un pass della Coalizione. I contatti tra i nostri servizi segreti, il Sismi, e la coppia Mutlak-Kubaysi sono iniziati subito dopo quei tragici giorni, e già il 20 aprile erano cominciate a trapelare notizie sull’accordo con il governo italiano per il pagamento di un riscatto di 9 milioni di dollari. Il 22 era stato lo stesso governatore italiano di Nassiriya, Barbara Contini, a lasciarsi scappare che non c’era nulla da stupirsi del fatto che il governo pagasse un riscatto. “Si è sempre fatto così” aveva detto. Subito dopo aveva smentito questa dichiarazione, e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, aveva detto che si trattava di "storie prive di fondamento”. Lo stesso giorno, una qualificata fonte dei servizi segreti italiani rivelava all'agenzia Ansa: "La trattativa, avviata da giorni, è già stata definita in tutti i suoi aspetti, sia para-politici, sia economici. Quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto". Dopo questa burrasca il Sismi ha protestato per queste fughe di notizie che rischiavano di far saltare le trattative in corso. A quel punto, il governo ha deciso di imporre il silenzio stampa assoluto sulla vicenda. "Le trattative - spiega la fonte - sono proseguite fino a quando, all’inizio di maggio, Salih Mutlak è andato in aereo a Roma. Ragione ufficiale del suo viaggio: affari. E’ rimasto nella capitale italiana per una ventina di giorni, tornando a Baghdad alla fine di maggio con una valigetta piena di soldi. Cinque milioni di dollari, prima tranche di un riscatto complessivo di nove milioni di dollari. Gli altri quattro, questi erano gli accordi da lui presi, sarebbero stati consegnati ai rapitori dopo la liberazione degli ostaggi". Dopo il ritorno di Mutlak con i soldi, nei primi giorni di giugno si è consumato un duro scontro all’interno delle fila dei guerriglieri iracheni. Da una parte il braccio ‘militare’ dei guerriglieri, quelli che detenevano materialmente gli ostaggi e che, tramite Mutlak e Kubaysi, erano in contatto con il governo italiano: per loro l’importante era solo incassare il malloppo. Dall’altra parte il braccio ‘politico’ che non voleva fare la figura di una banda di delinquenti che rapiscono per soldi e che quindi non volevano accettare il riscatto. "Noi ci siamo opposti a questo gioco sporco. Questa storia del riscatto e della messa in scena della liberazione – sostiene la fonte – avrebbe rovinato l’immagine della nostra causa, facendoci passare per dei volgari banditi, e poi avrebbe giovato al governo italiano e quindi prolungato l’occupazione militare dell’Iraq. Noi volevamo consegnare gli ostaggi, senza alcun riscatto, nelle mani di rappresentanti del mondo pacifista italiano, sia laico che cattolico, con cui eravamo già in contatto da tempo e con i quali eravamo vicinissimi a una conclusione". Ancora domenica scorsa 6 giugno, i rappresentati della Santa Sede in Iraq si dicevano infatti certi che la liberazione dei tre italiani sarebbe stata questione di ore. Anche il governo italiano sentiva che la questione era giunta a un punto decisivo: venerdì scorso, 4 giugno, il ministro Frattini ha annullato una sua importante visita a Tokyo per “motivi familiari”. Forse quello è stato un giorno decisivo. "Alla fine – prosegue la fonte, con tono infuriato – l’hanno spuntata i ‘militari’ senza scrupoli, che nei giorni scorsi, assieme a Mutlak, hanno organizzato in gran segreto il trasferimento dei tre ostaggi italiani dal loro luogo di detenzione, cioè Ramadi, un centinaio di chilometri a ovest di Baghdad, fino alla periferia occidentale della capitale, nel sobborgo di Abu-Ghraib. I tre sono stati lasciati in una casa e poi la loro posizione è stata comunicata ai servizi italiani e a quelli americani perché li venissero a prelevare. Il loro piano era di far sembrare tutto come un blitz militare che si concludesse con l’arresto dei sequestratori. Ma non è andata così". E in effetti, fonti vicine ai servizi italiani hanno rivelato che i due arrestati effettuati in connessione con il presunto blitz erano in realtà solo due pastori iracheni, che nulla avevano a che fare con la guerriglia e che erano stati pagati per farsi trovare lì. Di certo, il fatto che a condurre l’operazione siano stati militari americani, e non italiani, preclude alla magistratura una effettiva indagine sui "liberatori". In Iraq, al mercato nero delle armi, un kalashnikov costa tra i venti e i trenta dollari. Con nove milioni di dollari se ne possono comprare centinaia di migliaia.
01/06/2004 Libri di testo – Una storia esemplare
L’unico modo per sostenere un’illegalità è di ricorrervi costantemente, aggiungendo arbitrio ad arbitrio, furberia a furberia, violazione a violazione. E’ questa la lezione che si ricava dalla vicenda dei libri di testo: una storia esemplare. Tutto comincia con il Ministro dell’Istruzione che cerca di cambiare i programmi vigenti con le Indicazioni Nazionali, trattandole come se fossero un allegato da condominio o una nota spese. Si mettono in fondo ad un decreto senza neanche correggere gli errori di battitura. Poi il Ministro deve fare marcia indietro e chiarisce che le Indicazioni sono transitorie, e lascia nel vago tutto quanto (persino Darwin )… se proprio ci tenete potete anche insegnarlo… E’ evidente che il clamore non piace al Ministro e così cambia strategia… si tratta di passare alla vendita porta a porta, scuola a scuola, valendosi di funzionari ministeriali istruiti ad hoc, come fosse una campagna di marketing. Quando si accorge che molte scuole non ci stanno a comprare la nuova confezione provvisoria e che stanno decidendo di adottare i libri di testo già in uso, il MIUR prova ad intervenire indirettamente e scrive a maggio, in extremis, una nota tecnica che cambia i colori, le pagine, la foliazione dei libri di testo. Come dire, care signore scuole, peccato! non potete più avere i libri di testo in uso perché non hanno abbastanza pagine. Care signore scuole, hanno ragione le Case Editrici che hanno fatto sparire il vecchio ciarpame e (magicamente ? ) hanno messo in cantiere già da settembre , molto prima del Decreto, i nuovi libri della nuova scuola del nuovo ministro e non le migliaia di insegnanti che vorrebbero continuare con i loro libri! Quegli insegnati, per capirci, che fanno riferimento ai programmi in uso nella scuola italiana, regolarmente adottati e mai cambiati per legge o per decreto. E così si torna alla domanda: ma cosa sono allora le Indicazioni Nazionali? …Un consiglio del Ministro, una caccia al tesoro, dei programmi usa e getta che vanno bene un anno sì e un anno no? A questo punto non sanno rispondere neppure gli gnomi segreti che le hanno scritte in qualche sottoscala del Ministero o in qualche operosa fucina della montagna bergamasca. Per fortuna ci sono i Dirigenti Ministeriali che non hanno tanti grilli per la testa e sciolgono con un taglio di spada il nodo gordiano dei programmi: poche storie care scuole, le Indicazioni Nazionali sostituiscono i vecchi Programmi, poche storie e camminare. Credere, ubbidire, adottare”. Per fortuna ci sono gli zelanti funzionari regionali che fanno strame dell’autonomia e invitano i dirigenti delle scuole a segnalare i renitenti e i riottosi. Ma se ancora non si calmasse la buriana, nonostante le pressioni e le conferenze , le note e le sottolineature, gli ispettori volanti e gli acrobati del diritto? Caro Ministro, per far passare questa Riforma, forse conviene mandare i Carabinieri … quelli con i baffoni neri ed il pennacchio. Quelli della favola di Pinocchio per capirci, tanto il Gatto e la Volpe sappiamo bene chi sono.
31/05/2004 Italia: più di metà della frutta con pesticidi
Il rapporto di Legambiente "Pesticidi nel piatto 2004" non riporta cambiamenti di rilievo rispetto allo scorso anno in quanto insieme alle fragole, le mele, l´uva, l´insalata o i peperoni continuiamo a mandare giù un bel po´ di principi attivi di antiparassitari, erbicidi e fungicidi. In base ai controlli effettuati dai laboratori di ricerca di Asl, Arpa e enti addetti ed elaborati da Legambiente, se è vero che la percentuale dei campioni di frutta in cui la quantità di pesticidi rilevata ha superato il limite fissato dalla legge è rimasta invariata rispetto allo scorso anno (il 2%), su un totale di 3.860 campioni di frutta analizzati, oltre il 50% (1.937 campioni tra irregolari, regolari con un unico residuo e regolari con più residui) sono contaminati da principi attivi adoperati in agricoltura. In estrema sintesi, però, la frutta di produzione italiana risulta migliore di quella importata, poiché sono per lo più campioni di frutta provenienti dall´estero a rivelarsi fuori legge. Un po´ meno a rischio la verdura, con un buon 78,1% di campioni senza residui, su un totale di 3.893. Sul 14,1% dei campioni analizzati (549) è stata rilevata la presenza di un pesticida, mentre il 6,1% (237) presenta più pesticidi nello stesso prodotto. Il dato positivo rilevato dal rapporto è la maggiore attenzione dei laboratori regionali che rispetto all´anno scorso hanno effettuato più controlli, mentre non vi è però nessuna novità legislativa che regoli la presenza di multiresidui, un vero buco nella legislazione sulla sicurezza alimentare. E dal rapporto emergono non pochi casi eclatanti di frutta e verdura in cui si rileva la presenza di più pesticidi contemporaneamente e complessivamente nel 15,2% dei campioni analizzati si trovano tracce di più di un principio attivo, in alcuni casi fino a 5 contemporaneamente. I risultati di "Pesticidi nel piatto 2004" non sono privi di contraddizioni in quanto i casi più eclatanti di contaminazioni, per esempio, si trovano proprio nelle Regioni più virtuose nell´eseguire le analisi. Così in Molise, in Puglia e in Calabria, frutta e verdura appaiono "pulite", ma va sottolineata la grave scarsità delle indagini. Al contrario, in Emilia Romagna, in Toscana, nella Provincia autonoma di Trento e in Piemonte, spicca il numero di prodotti ortofrutticoli contaminati anche per la serietà e la sistematicità delle indagini. Molte perplessità suscitano anche le "soglie di accettabilità" dei residui previste dalla legge italiana, calcolate sulla loro pericolosità rispetto all´organismo umano adulto. Il campione di riferimento è sempre e solo un adulto medio di circa 60 chilogrammi. I risultati, quindi, non tengono conto della pericolosità degli effetti sulla salute dei bambini. Secondo un´altra ricerca condotta dall´Environmental Working Group, un organismo non governativo impegnato in una campagna nazionale per la riforma della normativa sui pesticidi negli Stati Uniti, i bambini corrono rischi molto più elevati di contrarre un cancro. "Sommando il rischio relativo ai residui di solo 8 pesticidi utilizzati su 20 fra frutti e ortaggi, il bambino medio supera il rischio di cancro ritenuto accettabile, vale a dire quello che un individuo su un milione contragga il cancro nell´intero arco della vita. All´età di 6 anni i bambini possono aver superato di più di 10 volte questo livello di rischio".[AT] Altre fonti: Aiab, La nuova ecologia
29/05/2004 Sudan, non dimentichiamo i focolai di conflitto
fonte: www.unimondo.org Campagna Sudan La Campagna italiana per la pace e i diritti umani in Sudan esprime il suo apprezzamento per la firma - avvenuta nella serata di mercoledì a Naivasha (Kenya) - dei protocolli di intesa che sanciscono il raggiungimento di un accordo tra il governo di Khartoum e il Sudan People´s Liberation Movement / Army (SPLM/A). L´intesa raggiunta segna un passo avanti fondamentale nel sofferto cammino verso la fine di una delle guerre civili più lunghe degli ultimi decenni. Un conflitto che in 21 anni ha già causato sofferenze indicibili, oltre due milioni di vittime e quasi cinque milioni tra sfollati e rifugiati. L´ottimismo per questo evento non deve però fare dimenticare i numerosi focolai di conflitto ancora presenti nel Paese. Mentre a Naivasha si è parlato di pace, nella regione occidentale del Darfur sta continuando con enorme violenza quella che lo stesso segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha definito una "pulizia etnica". Più di un milione di civili sono stati costretti a lasciare i propri villaggi a causa dei numerosi attacchi di milizie armate. Più di 130.000 profughi si sono rifugiati nel confinante Ciad e secondo stime prudenziali delle Nazioni Unite vi sono dalle 10.000 alle 20.000 vittime. Situazioni di grande tensione si registrano anche in altre aree del paese, sia a Nord che a Sud. La Campagna esprime forte preoccupazione per le gravi e continue violazioni dei diritti umani e ribadisce la necessità di un monitoraggio continuo delle situazioni di crisi. Quale pace nei mesi che verranno? Il processo di pace in corso ha visto la partecipazione dei due contendenti principali, Governo ed SPLM/A, che nei prossimi mesi dovranno dimostrare concretamente il loro impegno per la pace. Si auspica che l´implementazione degli accordi sottoscritti veda il coinvolgimento dei numerosi altri soggetti politici, religiosi e della società civile presenti nel Nord e nel Sud. Non meno importante dovrà essere il sostegno della comunità internazionale, a diversi livelli, con una funzione sia di accompagnamento costruttivo del processo di pace, sia di monitoraggio sull´effettiva applicazione degli accordi. Grande attenzione dovrà infine essere riservata al tema dell´uso delle risorse naturali e minerarie, nella prospettiva di un´equa ripartizione dei profitti e della promozione sociale delle fasce deboli della popolazione. La Campagna italiana per la pace e i diritti umani in Sudan ribadisce il proprio impegno a informare e a sensibilizzare opinione pubblica e mondo politico sulla situazione del Paese. Chiede inoltre che gli organi di informazione non vengano meno al loro importante ruolo, continuando a seguire la costruzione di una pace che inizia oggi il suo difficile cammino fra le popolazioni del Sudan. Alla Campagna italiana per la pace e i diritti umani in Sudan aderiscono: Acli, Arci, Amani, Caritas Italiana, Cuore Amico, Mani Tese, Missionari Comboniani, Missionarie Comboniane, Nigrizia, Pax Christi.
28/05/2004 Una legge del '39 compare nel 2004
Netstrike (Girotondo telematico) contro il sito del Ministro Urbani (www.beniculturali.it ) IL 31 MAGGIO, SE NON VERRA' MODIFICATO IL DECRETO URBANI L'altro giorno è stato approvato (in tutta fretta) il decreto legge Urbani in Senato. Noi non siamo d'accordo sul fatto che, a fronte di un abbassamento della sanzione amministrativa per chi scarica file (da 1500 a 154 euro), sia comparso il penale (4 anni di reclusione) per chi "trae profitto" dai file illegali (ossia tutti coloro che non hanno la copia originale di ciò che viene scaricato, cioè tutti). Poi vogliamo che sia cambiata la legge 106/2004 del 15 aprile 2004, intitolata "Norme relative al deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all'uso pubblico" e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 98 del 27 aprile 2004 e in vigore dal 12/5/2004. Questa legge non è ancora operativa perchè servirà il regolamento attuativo. Questa legge, rifacendosi ad una norma del 1939, afferma che chiunque gestisca siti (anche amatoriali) debba avere 2 copie di ciò che pubblica depositate a Roma e Firenze (verrà precisato meglio dove, successivamente). E' logico che così la maggioranza dei siti amatoriali e di associazioni, organizzazioni di volontariato, pagine personali, dovranno chiudere. La rete sarà riservata ai siti superprofessionali che potranno fare il bello ed il cattivo tempo. Si bloccherà la libera circolazione di notizie. Anche noi, come molti altri, ci rifaciamo all'articolo 3 della nostra Costituzione, che afferma: ""E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." e chiediamo che venga rispettato. PER QUESTI MOTIVI ABBIAMO ORGANIZZATO UN GIROTONDO TELEMATICO (NETSTRIKE) PER LUNEDI' 31 MAGGIO 2004 DALLE 15 ALLE 15.45 NEL CASO IN CUI PRIMA IL DECRETO NON VENGA MODIFICATO Con questa azione (simbolica e nonviolenta) INVITIAMO TUTTI I CITTADINI (nel caso in cui prima non venga cambiato) A COLLEGARSI CONTEMPORANEAMENTE AL SITO www.beniculturali.it dalle 15 alle 15.45 di lunedì 31 maggio, per dare voce alla nostra protesta: non accetteremo che questo decreto impedisca la libera circolazione delle idee e penalizzi la libertà e l'eguaglianza dei cittadini COSA PUOI FARE? Prima del 31 maggio: diffondere il più possibile l'iniziativa Spedendo questa e-mail ad amici, parenti e conoscenti ANCHE ALL'ESTERO!!! Raccogliendo adesioni (da spedire a net_urbani@bobi2001.it), gruppi, associazioni, partiti e individuali. Diffondendo il banner ed il suo collegamento che puoi trovare a www.bobi2001.it Scaricando e diffondendo il volantino: VAI A www.bobi2001.it/netstrikeurbani.rtf Se PRIMA il decreto non verrà modificato, il 31 MAGGIO dalle 15.00 alle 15.45: collegati e fai collegare più gente possibile al sito www.beniculturali.it
26/05/2004 4-5-6 Giugno 2004, secondo Sciopero Nazionale dei Telespettatori
4-5-6 Giugno 2004, secondo Sciopero Nazionale dei Telespettatori Proposta di adesione Dopo l’entusiasmante risultato della prima edizione dello Sciopero Nazionale dei Telespettatori, che ha registrato 400.000 non-ascolti catalizzando l'attenzione della stampa nazionale e internazionale, torna l’invito del gruppo esterni a neutralizzare il telecomando per un week-end. La seconda edizione dell'iniziativa, in programma dal 4 al 6 Giugno 2004, può contare fin da ora sulla conferma delle adesioni di dicembre, sul patrocinio del Comune di Firenze e su nuove e importanti collaborazioni con musei, teatri e istituti culturali. Lo Sciopero dei Telespettatori si conferma estraneo a qualsiasi posizione politica e non interviene sulla composizione dei palinsesti e sulla qualità dei programmi - argomento sul quale già si dibatte molto e giustamente, purtroppo senza risultati ma tende a restituire valore culturale e socializzante al tempo/spazio sottratto dal mezzo televisivo. Grazie ai numerosi consensi raccolti nella scorsa edizione e a nuove importanti adesioni, l'obiettivo è ancora più ambizioso e mira a raggiungere un milione di non-telespettatori. Per assicurare la riuscita di questo test e arrivare ad un significativo “dato di non ascolto”, è necessaria una massiccia adesione a livello nazionale: città e comuni, il mondo della scuola e della formazione, della cultura e dello sport, dell’informazione e dei mass media, delle associazioni culturali e commerciali, comunità e singoli, sono tutti invitati ad aderire e a contribuire con i propri mezzi, per istituire un fine settimana di festa e di apertura straordinaria delle città e degli spazi condivisi dal pubblico. Il nostro appello è già stato accolto da amministrazioni locali, centri culturali, enti ed esercizi commerciali e il comunicato è stato diramato alla stampa. Ci rivolgiamo anche alla vostra associazione per chiedere appoggio e collaborazione nel comunicare e dare visibilità all'evento. I modi d'intervento sono molteplici ed indipendenti dalle iniziative del gruppo esterni. Ogni ente, associazione e attività commerciale può collaborare, in accordo ai propri interessi proponendo ad esempio: - facilitazioni economiche su biglietti d'ingresso a cinema, teatri, musei e mostre a chiunque si presenti con un telecomando; - sconti, anche minimi, negli esercizi commerciali, ristoranti, bar, locali notturni; - orari di chiusura posticipati per associazioni ricreative, biblioteche, negozi, mercati, circoli comunali; - gare sportive, ritrovi, feste e incontri nei circoli, nelle associazioni e nelle piazze di tutta Italia. Ogni iniziativa/collaborazione verrà inserita nella lista di adesioni, comunicata alla stampa e pubblicata sul sito esterni.tv. Per ulteriori informazioni contattare: Danila Lalli cell. 349 7797059 Stefano Frattini cell. 349 8313548
25/05/2004 Il 2 giugno il servizio civile dice no
Il 2 giugno il servizio civile dice no Associazione Obiettori Nonviolenti venerdì, 21 maggio, 2004 Anche quest'anno il prossimo 2 giugno, la Repubblica verrà festeggiata solo con una parata militare, ed anche quest'anno verranno inserite nel lungo serpentone di militari alcune volontarie in servizio civile. Il Comitato nazionale "Fermiamo la guerra" ha chiesto al Presidente della Repubblica di annullare la parata per l'ovvia contraddizione con quello che in queste ore sta avvenendo in Iraq. L'Associazione Obiettori Nonviolenti, ha deciso di intervenire sullo specifico della presenza delle volontarie in servizio civile, segnale di una pericolosissima omologazione. L'idea è di dar voce al dissenso di molte ragazze e ragazzi in servizio civile, che non si sentono rappresentate da chi, senza consultarle, ha deciso che alcune di loro devono marciare a fianco dei militari. L'impresa è difficile, perché abbiamo solo una settimana, ma se il tam tam su internet funziona si possono raggiungere molti volontari e permettergli di sottoscrivere l'appello. Per raccogliere il maggior numero di firme, AON chiede di far conoscere l'appello anche ad altri obiettori. 2 GIUGNO - FESTA DELLA REPUBBLICA PARATA MILITARE? AVREI UN´OBIEZIONE! Al prof. Carlo Azeglio Ciampi Presidente della Repubblica Quirinale - Roma Il 2 giugno è la festa della Repubblica. Una "Repubblica democratica, fondata sul lavoro", come recita l´articolo 1 della nostra Costituzione, che, inoltre, all´articolo 11 afferma: "L´Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Per questo pensiamo che sia inopportuno festeggiare la Repubblica con una parata militare. In questo modo si tengono fuori tutti quegli uomini e donne italiani che rendono grande questa Repubblica senza imbracciare un fucile. Inoltre ostentare e far sfilare le armi in un momento internazionale tragico e delicato come questo ci sembra alquanto stonato. In Iraq è in corso una guerra preventiva che si pone fuori dal diritto internazionale e ci sembra che le nostre Forze Armate ormai sono assimilate alle altre forze militari occupanti del paese in quella che è una guerra e che quindi pone la missione italiana fuori dall´articolo 11 della Costituzione. Il servizio civile, concorre alla difesa del paese, ma si pone come alternativo alla difesa in armi. Con il servizio civile vogliamo ricostruire quei ponti di dialogo tra popoli, etnie, religioni ed uomini che la furia del terrorismo e delle guerre vogliono distruggere. Per questo come volontaria/o in servizio civile il prossimo 2 giugno dichiaro la mia indisponibilità a partecipare alla parata militare, e mi dissocio dall´idea di far sfilare i volontari in servizio civile in una parata militare.
11/05/2004 giornatedeidirittiumani.org
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 ha posto per la prima volta i Diritti Umani alla base del raggiungimento della libertà, della giustizia e della pace. Nel corso degli anni ’90 le Nazioni Unite hanno nuovamente messo al centro della propria azione e del proprio progetto di riforma i Diritti Umani. Ogni programma che riguardi lo sviluppo, la cooperazione, la salute, le emergenze umanitarie e le azioni di peacekeeping deve porre la difesa e il miglioramento dei diritti umani al primo posto della propria agenda. Quattro giornate dense di appuntamenti, per ripensare la questione nodale dei diritti umani: per raccontare, attraverso le parole degli esperti e dei testimoni, le contraddizioni di un universo in cui globale e locale diventano soglie di ambiguità e spesso di conflitto. Quattro giorni, dal 27 al 30 maggio, in cui tutta la città – piazze, teatri, cinema, luoghi espositivi – sarà animata e coinvolta nella visione, nel dibattito, nella riflessione sulle tematiche più scottanti e sui problemi emergenti di una questione che coinvolge bambini, donne e uomini di tutto il modo: dall’emergenza umanitaria, all’infanzia e i suoi diritti; dall’AIDS, al dramma della guerra che incombe ancora su tanti paesi; dalla fame nel mondo al problema della giustizia e dei diritti sociali, civili politici e morali delle donne . Quattro Giornate dei Diritti Umani per coinvolgere tutti, non solo coloro che hanno già una sensibilità spiccata verso le tematiche umanitarie. Perché i Diritti Umani sono diritti di tutti.
26/04/2004 Preavviso Mondiali Antirazzisti
Negli ultimi tempi i media hanno concentrato la loro attenzione principalmente su questioni inerenti il cosiddetto "doping amministrativo", in particolare su decreti spalmadebiti, casi di doping, irregolarità amministrative, con relativi problemi di iscrizione a campionato e coppe europee, facendo passare in secondo piano ciò che riguarda il calcio giocato. I Mondiali Antirazzisti sono invece l'occasione per riportare finalmente in primo piano la passione, le occasioni di socializzazione, gli incontri tra culture diverse, aspetti propri dello sport praticato. La manifestazione, che vedrà coinvolti gruppi ultrà italiani ed europei e comunità di migranti che vivono su tutto il territorio europeo, si svolgerà dal 7 all' 11 luglio 2004 a Montecchio (Reggio Emilia). In allegato troverai una breve scheda di presentazione della manifestazione e il programma provvisorio. A fine giugno ci sarà una conferenza stampa di presentazione a Roma e a luglio una locale a Reggio Emilia. Ci auguriamo che tu potrai intervenire sia alla conferenza stampa che ai Mondiali stessi. Per ulteriori informazioni sulle squadre partecipanti e per gli aggiornamenti sul programma puoi consultare i siti www.progettoultra.it e www.istoreco.re.it
17/04/2004 Lettera inviata al CorSera
Ha ragione il premio Nobel Elie Wiesel: così uccidevano i nazisti. Il premio Nobel ha proprio ragione, peccato che non ci dice come i nazisti israeliani uccidono tutti i giorni, come in una feroce clessidra, uomini, donne, bambini palestinesi; lo fanno come i nazisti o meglio? Ci piacerebbe sapere, inoltre, dal premio Nobel, o anche dal Direttore Folli o persino dal Magdi Allam chi ha assassinato il giornalista del Corriere della Sera in Palestina, se lo hanno assassinato gli israeliani come facevano i nazisti oppure Bin Laden. Oggi il mondo è capovolto, i mercenari vengono utilizzati come eroi, quanti sono vittime dell'ingiustizia non vengono menzionati. Evidentemente il Dio Denaro ha avuto la meglio. Francesco Giordano
15/03/2003 Lo sfratto è fatto!
Circolo Culturale Bertolt Brecht c/o Ass.MOS_Via Padova 76_20127 Milano Tel/fax_02 26820454 www.bertoltbrecht.it Comunicato Stampa... Ecco fatto, lo SFRATTO è FATTO. Tanti saluti a lorsignori! Questa frase, su un cartello, accoglie chi si avvicina al portone di Via Padova 61: lo sfratto del Circolo Culturale Bertolt Brecht è compiuto. Dopo 43 anni ci siamo dovuti arrendere, abbiamo dovuto impacchettare tutte le nostre cose e andarcene. Adesso la storica sede del Circolo è vuota, e attende solo che le ruspe arrivino ad abbatterla. Ma le ruspe abbatteranno solo i locali della sede del Circolo non certo lo spirito e le iniziative, che continuano, con forza e la consueta vitalità: se qualcuno credeva che togliendoci i locali ci avrebbe soppresso, ebbene, si è sbagliato, e di molto! Tutti il nostro materiale è stato spostato presso l’Associazione MOS, al numero 76 di via Padova. Purtroppo però questa non è e non può essere una sede definitiva, ma solo un luogo di transito: la sala è troppo piccola e non ci consente la libertà di gestire attività culturali articolate, inoltre il rimborso spese è per noi troppo oneroso. Siccome, come è noto, una delle finalità prime del Circolo nel campo delle arti visive è il sostegno alla ricerca culturale e artistica, attraverso la creazione di mostre e confronti che possano offrire visibilità agli artisti, restando però al di fuori dalle logiche economiche del mercato, siamo convinti di offrire alla città di Milano un servizio culturalmente rilevante e utile. Per questo motivo stiamo partecipando, per il secondo anno consecutivo ai bandi comunali per l’assegnazione di locali di proprietà del Comune. A tal proposito, ecco quello che è accaduto l’anno scorso: non siamo riusciti a capire come siano stati assegnati precisamente i punteggi, fatto sta che molte associazioni di recente costituzione (i maligni sussurrano che siano state create appositamente per l’occasione…), o che non risultavano iscritte al Registro Regionale delle Associazioni, hanno fatto incetta di spazi comunali, risultando nelle prime posizioni per molti degli spazi da assegnare. Tramite le consuete voci di corridoio siamo finiti in stanze segrete (la famigerata stanza 666?), o quasi, di Palazzo Marino, siamo stati rimbalzati tra diversi uffici Comunali e l’ALER, ma alla fine non abbiamo ottenuto nulla! L’unica cosa nuova che abbiamo scoperto è che a Milano esistono DUE liste di associazioni (perché mai? Serie A e serie B? Ma come si fa a essere promossi???) Ecco quello che stiamo facendo quest’anno: nel bando comunale vengono offerti solo spazi di dimensioni esigue, tutti situati ai limiti del territorio comunale (difficilmente raggiungibili); l’unico spazio che corrisponde alle nostre necessità è quello delle torri di Sant’Ambrogio, che in precedenza ospitavano il Museo della tortura. È uno spazio grande che noi vorremmo gestire gemellandoci con un’associazione che si occupa di poesia e letteratura, con cui già collaboriamo. In questo modo sarebbe possibile pagare l’affitto e continuare dignitosamente le nostre attività espositive, i nostri dibattiti, i corsi, e … La raccolta firme contro la ruspa ha visto aderire moltissime persone (comunque si può ancora firmare: chi non lo avesse ancora fatto, per favore lo faccia subito – www.bertoltbrecht.it/raccoltafirme) e quindi presenteremo il nostro appello a tutti gli enti preposti alla cultura (Regione, Provincia, Comune). Questo successo ci ha confermato che molte persone sono interessate alle nostre sorti: vi terremo informati passo passo di quello che accadrà per il bando comunale, e sarà nostra cura vigilare attentamente sui meccanismi di assegnazione degli spazi, e raccontarli all’intera mailing list. Per avere la prova che il Circolo è ancora vivo e vegeto, vi aspettiamo ad ARTEALLARIA 2004: il primo appuntamento è alla Loggia e via dei Mercanti (Duomo) domenica 21 marzo dalle ore 11.00 alle ore 22.00, con una mostra di circa ottanta artisti e tanta buona musica!
03/03/2004 Report del 7 marzo
Gentile telespettatore la informiamo che domenica prossima 7 marzo alle ore 23,20 su Raitre andrà in onda Report con una nuova inchiesta dal titolo: MORIRE DI PACE DI SABRINA GIANNINI www.report.rai.it Un militare può davvero morire in tempo di pace a causa dell'uranio impoverito? A un mese dalla morte del Caporal maggiore Melis e cinque anni dopo il primo reportage (primo in assoluto per la televisione italiana), Report torna sull'argomento. Cinque anni fa avevamo riportato un solo caso di denuncia, quello della madre di Salvatore Vacca, morto di leucemia di ritorno dalla Bosnia. Oggi sono 24 i morti per "Sindrome dei Balcani" e oltre 200 i malati. Quasi tutti colpiti da tumori al sistema emo-linfatico. I parenti delle vittime e due associazioni ritengono che quelle patologie siano causate dalle missioni militari fatte all'estero, e puntano il dito sull'uso delle armi all'uranio impoverito da parte della NATO. La commissione medica Mandelli ha escluso una correlazione tra uranio impoverito e tumori nei soldati. Secondo l'Osservatorio militare quella relazione è viziata da un errore di fondo che, se fatto in cattiva fede dal Ministero della Difesa, è da considerarsi un maldestro esempio di insabbiamento. Basandosi esclusivamente sui fatti e documenti e tornando sui luoghi delle missioni in Bosnia e Kossovo, emergono le responsabilità dei vertici militari che hanno tardivamente avvertito i nostri soldati sul reale pericolo dell'uranio impoverito, nonostante gli americani usassero le precauzioni dal '95. Oggi assicurano di essere adeguatamente protetti e controllati al ritorno dalle missioni. Appunto: come tornano dalle missioni in Iraq e Afghanistan i nostri soldati visto che inglesi e americani non hanno dichiarato dove hanno usato le armi all'uranio impoverito? Una scoria che potrebbe uccidere anche in Italia. La Sardegna infatti possiede numerosi poligoni militari sperimentali e di addestramento ideali per le più raffinate armi in commercio. Tra la popolazione dell'area circostante il poligono di Salto di Quirra (provincia di Cagliari) c'è un'incidenza di tumori al sistema emo-linfatico di molto superiore alla media nazionale e si tratta delle stesse neoplasie che colpiscono i soldati di ritorno dalle missioni nei Balcani. Non ci sono prove scientifiche. E non sono state cercate. Tutto questo mentre l'OMS dichiara non esserci un nesso di casualità tra uranio impoverito e cancro e l'ONU, che considera le armi all'uranio impoverito un crimine contro l'umanità.
01/03/2004 Italia: processo blindato per “riscrivere il G8”
lunedì, 01 marzo, 2004 corteo al G8 di Genova - da Indymedia "Avremo il coraggio di stare vicini a loro sino alla fine, insime a loro sul banco degli imputati ci sarà anche Carlo". Ha concluso così Haidi Giuliani, la mamma di Carlo, il suo intervento all'incontro giuridico organizzato dal Comitato Verità e Giustizia per Genova e Piazza Carlo Giuliani che si è tenuto il 28 a Genova, in occasione del processo che inizierà martedì 2 marzo. Ai 26 imputati è contestato il reato di “devastazione e saccheggio”, un imputazione, mai più usata in Italia da decenni, per la quale è prevista una pena pesantissima, dagli 8 ai 15 anni. Quattrocento i danneggiati ma, delle parti lese citate dai pm, la gran parte sono state depennate, evitando così di trasferire il processo a Torino. Alcuni degli imputati potrebbero però invocare la legge Cirami, che prevede il trasferimento dei processi per "legittimo sospetto"; altri solleveranno l'eccezione di incostituzionalità della legge su devastazione e saccheggio. Intanto gli ex-portavoce del Genoa Social Forum (Gsf), l'organismo che organizzò il Forum di discussione e le manifestazioni che si tennero il 19, 20 e 21 luglio del 2001, "si attribuiscono la responsabilità di tutte le iniziative che furono organizzate in quei giorni dalle reti che aderivano al Gsf". Ne dà notizia una nota del Gsf, firmata da tutti gli ex portavoce che riporta l’atto di autodenuncia e si oppone “al tentativo di riscrivere la storia e di accreditare la tesi che la città fu devastata dalle violenze dei manifestanti, i quali con la loro resistenza hanno di fatto impedito che il bilancio di quella giornata fosse ancora più grave”. La nota continua sottolineando come solo all'interno del quadro generale di ciò che avvenne allora sia possibile valutare anche i fatti contestati alle persone sotto processo. Più di duemila sono gli attivisti che hanno risposto anche all’appello “Mai più come al G8” promosso dal “Comitato Verità e Giustizia per Genova” che rilanciava una petizione popolare e invitava a presenziare durante il processo. Un processo che si preannuncia blindato a causa dei settecento agenti che presidieranno il tribunale e altri “obiettivi sensibili” della città e comunque a numero chiuso. Infatti, il pubblico che vuole assistere al processo lo potrà fare solo avvicendandosi in aula a gruppi di circa cento persone per volta, ogni mezz'ora-tre quarti d'ora. Nel pomeriggio di lunedì si è svolta la conferenza stampa degli Studenti in movimento e del Movimento universitari per presentare il corteo di domani mattina che arriverà fino al palazzo del Tribunale. “Nelle scuole genovesi è ancora molto forte il ricordo di quello che è successo alla Diaz, per questo come studenti medi ci troveremo proprio in questo istituto prima dell'inizio delle lezioni” dichiara Giulia della Diaz.[AT] Fonti: Carta, Comitato Verità e Giustizia per Genova, Radio Sherwood
23/02/2004 Lattera dal Subcomandante Insurgente Marcos
Carissimi giornalisti e cronisti della stampa libera e indipendente, Se il pianeta mostra ferite aperte e sanguinanti sulla sua tonda geografia, non è solo nominandole che le saneremo, di sicuro, ma compiamo lo stesso un gesto di umanità che talvolta sembra inutile. Nominiamo quindi la Palestina e che la vergogna ci ricopra. Nominiamo i Balcani e che la memoria ritorni. Nominiamo Cuba e che il sangue latinoamericano ritrovi i ponti su cui ci siamo incontrati ieri e ci incontreremo domani. Nei Caraibi, un popolo affronta un accerchiamento che non ha nulla della figura letteraria. Questo popolo ha fatto sì che solo citando il suo nome si richiami una storia di lotta e di resistenza, di generosità e di coraggio, di nobiltà e fratellanza. Si dice "Cuba" come si dice "dignità". Nominiamo la Bolivia e salutiamo l'eroico percorso di aymaras e quechua in difesa della terra. Salutiamo quelli che fanno dell'essere indigeno un orgoglio e che con la loro ribellione fanno tremare i negozianti di tutta l'America. Nominiamo il Chiapas e scopriamo nei piedi e nel passo dei più piccoli, il domani con "per tutti, tutto". Nominiamo qualsiasi angolo del pianeta; resistiamo con le donne alla condizione di decorazione idiota imposta loro; resistiamo con i giovani alla macchina che tritura anticonformismi e ribellioni; resistiamo con operai e contadini al salasso che, nell'alchimia neoliberista, trasforma la morte in dollari; percorriamo il passo degli indigeni dell'America Latina e con i loro piedi facciamo il mondo rotondo affinché ruoti. Nominiamo chi non ha nome. Guardiamo quelli che non hanno un volto. Nominiamo e guardiamo il mondo che ora non esiste, ma che comincerà ad esistere nelle nostre parole e nei nostri sguardi. Parliamo dunque dei dolori dell'umanità. Non solo perché sono anche nostri dolori. Anche perché parlandone ci rendiamo un poco più umani. Perché davanti a queste ferite, il silenzio è rinuncia, resa, claudicazione, morte. Se c'è chi ha fatto della penna una spada, che faccia scintillare l'aria con il suo fulgore, che si nobiliti segnalando le nostre ferite, che parlando di noi ci renda parte di un rompicapo che domani sarà un mondo a cui non mancherà né la memoria né la vergogna. Perché entrambe, la memoria e la vergogna, sono quelle che ci rendono esseri umani. Noi non siamo i delatori della nostra storia, della nostra coscienza, i traditori della parola che abbiamo innalzato ieri e che oggi ci convoca per essere affilata e unita alla memoria e alla vergogna. Bene. Saluti e che la penna sia anche una spada e che il suo filo tagli l'oscuro muro da cui dovrà passare il domani. Dalle montagne del sudest messicano Subcomandante Insurgente Marcos
19/02/2004 Appello ai 300.000 di Genova
APPELLO Ai 300.000 di Genova, ai portavoce del Genoa Social Forum, a tutti i democratici Il 2 marzo comincia il primo processo per i fatti del G8. Gli imputati sono 26 manifestanti e rischiano pene altissime. Siamo preoccupati. Dai giorni di Genova sono passati due anni e mezzo ma non abbiamo dimenticato nulla. Nemmeno i dettagli. Non abbiamo dimenticato l'odore dei lacrimogeni, il frastuono degli elicotteri, il terrore di fronte a quegli agenti che inseguivano le persone e le arrestavano senza motivo. Non abbiamo dimenticato l'orrore della scuola Diaz, le manganellate, i calci, il sangue, le decine di barelle che uscivano dalla scuola, sfilando davanti ai dirigenti della polizia di Stato. Non abbiamo dimenticato le torture di Bolzaneto e neanche quelle del Forte San Giuliano. E non potremo mai accettare l'insensata uccisione di Carlo. Sono passati due anni e mezzo e continuiamo a chiedere giustizia. La cercheremo nei tribunali, ma la vogliamo anche nella società, e non importa se lo Stato ha già archiviato l'uccisione di Carlo, perché non c'è niente di archiviabile. La ricerca della verità non si ferma nelle aule dei palazzi di giustizia, perciò non ci stancheremo di mostrare e dimostrare come fu davvero ucciso Carlo. Abbiamo il dovere di farlo. Giorno dopo giorno, da quel luglio 2001, abbiamo sentito crescere in noi l'indignazione: migliaia di persone erano venute a Genova con gioia, spinte dalla voglia di fare qualcosa per un mondo più giusto; sono tornate a casa terro rizzate, ferite, umiliate. L'indignazione è cresciuta perché il terrore organizzato di quei giorni è ancora senza colpevoli e senza perché. Ci sono due inchieste della magistratura, e qualcuno forse dovrà rispondere per quanto accaduto alla Diaz e Bolzaneto, ma intanto alcuni degli indagati di grado più alto sono stati promossi. Non sappiamo ancora nulla delle responsabilità politiche e c'è chi vorrebbe riscrivere la storia di quei giorni. Quante volte abbiamo dovuto sentire dai politici, dai media, dalle troppe persone che ancora non conoscono i fatti, che Genova è stata devastata da migliaia di violenti? Quante volte ci hanno detto che le forze dell'ordine hanno solo risposto a un'aggressione? Lo hanno ripetuto fino allo sfinimento, tanto che molti hanno finito per crederci. Ci rivolgiamo ai trecentomila di Genova, ai portavoce del Genoa social forum che organizzò le mani festazioni, a tutti i democratici, perché ci aiutino a respingere queste menzogne. A Genova, nel luglio 2001, sono state commesse ingiustizie di ogni tipo. Tutto è documentato: ci sono libri, filmati, fotografie, decine e decine di testimonianze. Abbiamo girato l'Italia, in questi due anni e mezzo, per raccontare che cosa è stata Genova. Ma ancora non basta. Il 2 marzo comincia il processo contro 26 manifestanti. Sono accusati per episodi diversi ma a tutti viene contestato un reato gravissimo che si chiama "devastazione e saccheggio". Comporta una pena minima di otto anni. Otto anni. Più di quanti se ne infliggano normalmente a uno stupratore. Non crediamo che sia compito nostro giudicare le singole azioni degli uni e degli altri. Ma è compito nostro impedire che si arrivi a una sentenza esemplare, con pene altissime, sproporzionate rispetto agli stessi episodi che il diba ttimento dovrà dimostrare, e un gruppo di persone sbattute in galera per coprire le responsabilità politiche e operative di chi gestì l'ordine pubblico nei giorni del G8. Per queste ragioni vi chiediamo di venire a Genova il 28 e 29 febbraio e il 2 marzo, per le iniziative organizzate dai nostri comitati. E' qualcosa che vi riguarda. Vi chiediamo di portare a Genova la memoria di quei giorni, il racconto di ciò che avete fatto, visto, subìto, delle scelte che avete compiuto; vi chiediamo di portare a Genova la vostra indignazione per le ingiustizie compiute in quei giorni e la vostra voglia di battervi affinché la verità sia rispettata nei tribunali e nella società. Nel fine settimana porteremo in piazza tutta la storia del G8: la Diaz, Bolzaneto, Forte San Giuliano, piazza Alimonda, l'assalto al corteo in via Tolemaide, le aggressioni a piazza Manin e in corso Italia. Parleremo dei diritti civili, di una petizione per migliorare le leggi dello Stato. Il 2 marzo ci piacerebbe attraversare Genova con la 'carovana di pace' che il 20 marzo raggiungerà Roma. Ci piacerebbe che la carovana, prima di arrivare a piazza De Ferrari, passasse dalla caserma di Bolzaneto, davanti alla scuola Diaz, in piazza Alimonda. Sono alcuni dei luoghi del G8: vi sono accadute cose che hanno indignato il mondo e che non devono accadere in un mondo di pace e di giustizia. Vorremmo vivere queste tre giornate con la forza delle nostre ragioni, senza esporci alla minima provocazione, senza rischiare contatti con chi probabilmente farà in modo di blindare la città. Non ci interessano, perché non ci convincono: abbiamo il vantaggio di non avere nulla da nascondere e molto, moltissimo da dire. Vi aspettiamo. Haidi Giuliani, Comitato Piazza Carlo Giuliani Lorenzo Guadagnucci, Comitato Verità e Giustizia per Genova
Non dimenticare la Cecenia TITOLO DELLA BATTA
NON DIMENTICARE LA CECENIA. MESSAGGIO DI OLIVIER DUPUIS, IN SCIOPERO DELLA FAME DAL 18 GENNAIO Cara amica, caro amico, da domenica 18 gennaio 2004 sono in sciopero della fame per contribuire a ché la questione del genocidio ceceno venga urgentemente affrontata con determinazione dai Governi dei Paesi democratici, a cominciare dall'Unione europea e dai suoi Stati membri. Ho intrapreso questo digiuno innanzitutto per stare accanto alle centinaia di migliaia di ceceni abbandonati a un destino funesto e sottoposti, dal 1994, a un vero e proprio genocidio nascosto. Chiedo, con questo mio digiuno di dialogo, un intervento urgente sul piano umanitario con l'accoglienza dei rifugiati, la cura dei bambini ceceni feriti o mutilati, la presa d'atto pubblica del Piano di Pace proposto dal Governo Maskhadov, che prevede l'istituzione di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia, che è sostenuta ormai dai più di 16.000 cittadini di tutto il mondo che hanno firmato l'appello lanciato dal Partito Radicale Transnazionale (su www.radicalparty.org). A pochi giorni dal sessantesimo anniversario della deportazione dell'intero popolo ceceno in Asia centrale ordinata da Stalin il 23 febbraio 1944, penso che dobbiamo intensificare i nostri sforzi. Per questo ti propongo di: · partecipare alle manifestazioni che avranno luogo per commemorare il 60° anniversario della deportazione del popolo ceceno il prossimo lunedì 23 febbraio a Roma, Bruxelles, Berlino, Copenaghen, Mosca, Praga e Vilnius o di organizzarne nelle capitali dove non sono ancora previste; · aderire, annunciandolo su www.radicalparty.org, al digiuno di dialogo - per uno, due o tre giorni nel periodo 20-23 febbraio 2004 - in appoggio a questa iniziativa di sostegno al Piano di Pace del Governo ceceno; · mandare il messaggio che ti propongo qui sotto ai tuoi amici e conoscenti. Questo piccolo gesto potrebbe coinvolgere in poco tempo decine e decine di migliaia di persone in più. Ringraziandoti per quello che vorrai e potrai fare, ti do appuntamento alle manifestazioni del 23 febbraio prossimo. Un affettuoso saluto, Olivier Dupuis Testo che potresti mandare ai tuoi amici: Cara, Caro, il PRT ha lanciato qualche mese fa un appello, che io ho letto e firmato, per porre fine al genocidio in Cecenia. Difficile non usare questa parola quando si sa che, su una popolazione di poco più di 1 milione di persone, dal 1994 ne sono state ammazzate tra le 150.000 e 200.000 mila (il 15%-20% della popolazione) e più di 300.000 mila sono state costrette a lasciare le loro case. Esiste, secondo te, ragione, motivo, che possa, nel ventunesimo secolo, portare un popolo allo sterminio? Secondo me no. Il secolo scorso ha visto altri genocidi compiersi, non lasciamo che questo secolo ne porti a compimento un altro. Firma come me l'appello a questo indirizzo: http://www.radicalparty.org/chechnya_appeal/form.php Grazie, Elenco delle manifestazioni annunciate fino a ora: - Roma, dalle 12:00 alle 14:00 di fronte alla sede del Governo (Palazzo Chigi, Piazza Colonna); - Bruxelles, dalle 11:00 alle 14:00 di fronte al Consiglio europeo (Rond Point Schuman); - Mosca, dalle ore 12:00, in Piazza Lubjanka, al monumento delle vittime dello stalinismo; - Berlino, 22 Febbraio, dalle ore 12:00, Pariser Platz (Brandenburger Tor) - Copenaghen, Praga e Vilnius (luoghi e orari da precisare).
11/02/2004 Circolo Culturale Bertolt Brecht
Il Circolo segnala... Gentilissime/i amiche e amici, ad oggi abbiamo raccolto 395 firme (tramite la petizione on-line e i fogli di raccolta distribuiti al Circolo) contro lo sfratto e di questo vi ringraziamo. E' un risultato considerevole, ma purtroppo ancora non sufficiente: per poter presentare il nostro caso all'assessore Carrubba e ad altri responsabili Comunali è assolutamente necessario raggiungere la quota minima di 500 firme. Per questo esortiamo chi ancora non lo avesse fatto a firmare la petizione on-line, all'indirizzo www.bertoltbrecht.it/raccoltafirme e chiediamo a chi invece ha già firmato la petizione di aiutarci a raggiungere la fatidica quota 500, utilizzando anche il file allegato a questa mail. E' un'immagine da stampare (aprite l'allegato senza timore, è totalmente esente da virus), che contiene il modulo per la raccolta firme. Una volta compilato, il foglio va spedito a: Circolo Culturale Bertolt Brecht c/o Roberto Previati - Via Padova, 65 - 20127 milano Se volete informazioni aggiuntive non esitate a contattare il Circolo!! L'immagine del modulo da stampare è disponibile anche on-line: www.bertoltbrecht.it/raccoltafirme/mod_firme.jpg
05/02/2004 www.sosinformazione.org
Dal dopoguerra, l'Italia non ha mai vissuto una situazione così grave come questa: è la sua stessa democrazia ad esserne minacciata. Una sola persona è oggi in grado di influenzare direttamente il 95% delle televisioni italiane e tramite esse una grande massa di cittadini. È una situazione talmente preoccupante da essere regolarmente denunciata da autorevoli istituzioni europee come l'OSCE. Non altrettanto da istituzioni italiane. L'attuale governo, tramite la legge Gasparri, vuole imporre nuove disposizioni in materia di televisione, radio ed editoria. Questo aggrava ulteriormente il quadro con la minaccia di un monopolio su tutti i mezzi di comunicazione di massa. Tutto ciò avviene senza una seria e incalzante opposizione parlamentare. Mai come oggi l'informazione è stata così censurata, faziosa, unilaterale. Una colossale mistificazione impedisce a milioni di persone ogni seria reazione critica. In queste condizioni un vero dibattito politico e culturale è reso impossibile. In queste condizioni i cittadini sono vittime di una martellante propaganda mediatica e non possono affrontare e dibattere problemi vitali della società italiana: la guerra, l´immigrazione, i problemi della mafia, delle dipendenze, del carcere, dell'emarginazione, delle povertà, della scuola, della sanità e del lavoro. Ciò significa che il confronto democratico tra i cittadini, prima ancora che tra i partiti, non può avvenire. Dobbiamo reagire insieme e positivamente. Una società civile organizzata esiste e può affermare i propri diritti. L'emergenza impone che essa si faccia sentire attraverso tutti i mezzi democratici disponibili, purché siano condivisi, trasparenti, partecipati, plurali, capaci di informare la popolazione in modo tempestivo e professionale. Gli operatori dell´informazione possono rivendicare la propria libertà e la propria dignità personale e professionale, se agiscono in maniera coordinata e costante. Dobbiamo tutti lavorare insieme per costruire un'alternativa concreta al monopolio informativo e ridare forza alla democrazia del nostro paese. Giulietto Chiesa, Luigi Ciotti, Gino Strada, Alex Zanotelli Sottoscrivi l'appello: www.sosinformazione.org
27/01/2003 Il miracolo dei pani e dei pesci
Ancora una volta, la sede del Consiglio comunale di Cagliari è stata avvilita da un atto volgare mediante il quale la stragrande maggioranza dei consiglieri ha calpestato il diritto per spartirsi le spoglie di ciò che rimane del povero Parco di Molentargius. La Giunta comunale ha taciuto quando abbiamo inutilmente invocato misure di salvaguardia per il territorio del Parco, quando abbiamo denunciato gravi sospetti di abusivismo edilizio al suo interno. Le risse interne a Forza Italia (tra esponenti dei Comuni e quelli della Provincia) hanno paralizzato per anni il processo di costituzione del Parco. Poi, improvvisamente, la Giunta, come Ponzio Pilato, si è lavata le mani del problema, lo ha trasferito al Consiglio Comunale (l’assessore Marchi è sembrato persino dissociarsi apertamente dalla scelta poi effettuata dal Consiglio). Il Consiglio comunale, nonostante le irregolarità formali dell’O.d.g. sollevate dallo stesso presidente Solinas, nonostante le dichiarazioni di un dirigente interpellato in sede di riunione dei capi-gruppo, che ha affermato che mai avrebbero espresso un parere di conformità positivo su quella bozza, ha approvato, con un colpo di mano, uno Statuto illegittimo nella forma e nella sostanza. Basti un clamoroso esempio per indicare come questi rappresentanti del popolo intendono educare i giovani cittadini alla democrazia ed al rispetto della legge: La legge 142/1990, che regola l’Ordinamento delle autonomie locali, stabilisce che l’Assemblea dei consorzi (come quella approvata) è composta “dai rappresentanti degli enti associati nella persona del sindaco o di un loro delegato ciascuno con responsabilità pari alla quota di partecipazione”. I Consiglieri comunali di Cagliari, invece, hanno stabilito che l’assemblea sarà composta oltreché dai sindaci, da ben 10 consiglieri comunali di Cagliari e Quartu, così si distribuiranno le vesti di questo povero parco. Saranno essi a scegliere il presidente del Parco (naturalmente giocandoselo ai dadi al loro proprio interno ... con quali competenze?) nomineranno il direttivo, avranno una lacustre montagna di opportunità, gettoni, altre prebende? Dalla maggioranza ce lo aspettavamo. Ma come è stato possibile che l’opposizione abbia votato un testo così palesemente illegittimo? Dovrà forse ricevere qualcosa in cambio? Sicuramente almeno due posti su cinque tra i consiglieri. Chi saranno? I capigruppo dei Ds e del Khora? Ed alla Margherita neppure un petalo? E’ certo, ed è per questo che siamo disgustati, che in questo modo si distrugge la speranza di cambiare questo modo clientelare e talvolta arrogante di governare la città. Altro che salvare il Parco di Molentargius. Inconfessabili interessi riguardano tutto tranne che la vera salvaguardia di un piccolo gioiello che ci ha dato la natura e non questa classe politica. Perché questa classe politica è piuttosto interessata a non disturbare gli abusivi, a porgere l’orecchio alle sanatorie, a distribuirsi i posti di potere e di guadagno e quando i posti non bastano per tutti gli appetiti. Questi agnostici epigoni del Signore dei pani e dei pesci sono persino capaci di fare il miracolo e moltiplicarli per 5. Poi, magari, incominceranno a prepararsi per le prossime elezioni regionali. Per noi è semplicemente una vergogna e non ci stancheremo di denunciarla. Gianni Loy Radhouan Ben Amara
22/01/04 Circolo Culturale Bertolt Brecht
Circolo Culturale Bertolt Brecht Il Circolo Culturale Bertolt Brecht ringrazia vivamente tutti coloro che ci hanno manifestato solidarietà firmando la petizione on-line o presso la sede. A tal proposito chiede, a quanti non hanno ancora firmato, di farlo al più presto all’indirizzo http://www.bertoltbrecht.it/raccoltafirme, poiché tali firme sosterranno la nostra causa presso il Comune di Milano. Vi chiediamo anche di inoltrare questa e-mail a quanti ritenete possano supportare la nostra causa. I Democratici di Sinistra di Milano, attraverso la cooperativa Risorgimento, che ne gestisce le proprietà immobiliari milanesi, hanno definitivamente sfrattato il Circolo Culturale Bertolt Brecht. Aspettiamo solo che la ruspa arrivi per spianare la sede dove il Circolo opera da 43 anni, in via Padova 61. Il circolo, dalla sua sede storica, ha inciso profondamente sul territorio circonstante, e sul panorama culturale non solo della città di Milano, ma di tutta la provincia e della regione. Per questo siamo in attesa che le istituzioni, a iniziare dal Comune, ma anche la Provincia di Milano e la Regione Lombardia, decidano di ascoltare il desiderio, che a noi pare leggitimo, che il Bertolt Brecht ha di continuare la propria variegata attività culturale, trovando al Circolo una nuonva sede. A questo proposito invitiamo tutti coloro che sono affezionati al Bertolt Brecht a firmare e fare firmare la petizione che chiede a chi di dovere, di aiutarci a trovare una nuova sede. Ricordiamo che, affinché la raccolta firme sia valida, è necessario inserire oltre alla propria firma, il numero del proprio documento di identità. Penseremo noi a farle avere ai DS Milanesi, alla Federazione DS, al Comune e alla Provincia di Milano e alla Regione Lombardia. Grazie a tutti quelli che ci vorranno aiutare, Per ulteriori informazioni: 0226820454 Per visualizzare l’elenco di quanti hanno firmato fino ad ora, è possibile visitare l’indirizzo http://www.bertoltbrecht.it/raccoltafirme/firme_raccolte.asp Ricordiamo infine che l’iniziativa “artisti contro la ruspa” continua: gli elaborati possono essere spediti o consegnati presso la sede di Via Padova 61, fino al 29/02/2004. Ulteriori informazioni e descrizione dell’iniziativa all’indirizzo http://www.bertoltbrecht.it/artisti_ruspa, dove si possono trovare anche le opere pervenute fino a questo momento cliccando sull'immagine-logo "festa della ruspa". Inoltre il Circolo vi informa che ha incontrato venerdì scorso il rappresentante cittadino dei DS; l’incontro ha evidenziato la loro impossibilità di poter risolvere positivamente l’attuale situazione di sfratto. Dalla discussione svolta è emerso che l’unica via d’uscita praticabile per trovare una nuova sede, rimane l’interesse diretto e fattivo, già espresso dal comune di Milano, nella persona dell’Assessore Salvatore Carruba. Del problema si sta occupando, ormai da tempo, il di lui segretario, dottor Sergio Laminafra. Il segretario cittadino dei DS milanesi, G. Majorino, si è reso disponibile a sostenere la nostra causa presso il Comune, organizzando un incontro a tre con l’Assessore Carruba. Il 30/01/04 presso la “ancor nostra” sede ci sarà un’assemblea straordinaria di soci ed amici per illustrare i risultati del suddetto incontro, i futuri programmi, con relativo calendario e presentazione delle mostre esterne che, con o senza sede, il Circolo ha già in cantiere ed è intenzionato a realizzare nell’anno 2004. Vi aspettiamo tutti! Il direttivo del Circolo Culturale Bertolt Brecht
11/12/2003 Sciopero dei telespettatori
http://www.esterni.tv/
04/12/2003 Report cerca...
Gentili telespettatori, Report sta realizzando per la prossima edizione del programma in onda a partire da fine febbraio, un'inchiesta sul perché in Italia i processi sia penali che civili durano così tanto. Esclusi gli aspetti di procedura, siamo alla ricerca di testimonianze che ci raccontino come ad esempio notifiche consegnate male o addirittura non consegnate possano rallentare un processo, così come la carenza di personale nei tribunali può causare slittamenti, oppure l'assenza di chi deve trascrivere o registrare un processo può rinviare la sentenza di 6 mesi o addirittura di un anno; anche la mancanza della carta per fotocopiare gli atti può essere motivo di rinvii di udienze e dunque ritardo, così come il crollo del palazzo dove si conservano gli atti di un processo; oppure testimonianze di chi, nel caso di reintegrazione nel posto di lavoro, ha dovuto attendere mesi e mesi a causa del rinvio delle udienze. Chiunque di voi sia in grado e voglia fornire la propria testimonianza, perché impegnato nel settore o perché rimasto "vittima" del nostro sistema giudiziario, può scrivere all'indirizzo di posta elettronica: chiarabaldassari@libero.it. Vi ringraziamo sin d'ora della Vostra collaborazione. Redazione Report
03/12/2003 Shopping di Natale
Lo shopping di Berlusconi Sarin, Tabun, Agente Arancio. Sono solo alcune delle sostanze chimiche e radioattive ordinate dal governo Berlusconi. Per fare cosa? di G. Lannes Armi nucleari, biologiche e chimiche, ovvero armi di distruzione di massa. Cercate (e non trovate) in Iraq, ce le potremmo ritrovare presto in casa nostra. Il governo italiano ha dato ordine di acquistarle. L'elenco completo non si trova in qualche documento segreto ma nel supplemento ordinario della Gazzetta ufficiale numero 171 del 25 lug corrente anno. Con decreto 13 giugno 2003 il ministro della Difesa Antonio Martino - "di concerto con il ministro degli affari esteri Frattini, dell'Interno Pisanu, dell'Economia e delle Finanze Tremonti e delle Attivita' produttive Marzano" - ha approvato l'acquisto di "agenti tossici chimici e biologici, gas lacrimogeni, materiali radioattivi, relative apparecchiature, componenti, sostanze e tecnologie". A pag 17 l'atto ministeriale specifica che i militari italiani si devono dotare di "agenti biologici e sostanze radioattive adattati per essere utilizzati in guerra per produrre danni alle popolazioni o agli animali, per degradare materiali o danneggiare le colture o l'ambiente, ed agenti per la guerra chimica". In particolare si autorizza l'acquisto di gas nervini, tra questi il micidiale Sarin (quello dell'attentato al metro' di Tokyo del 20 marzo 1995), il Soman, il Tabun, il Vx. E ancora: "agenti vescicanti per la guerra chimica: ipriti e lewisiti". E poi continuando: "agenti inabilitanti e defolianti" tra i quali anche i tristemente famoso Agente Arancio, utilizzato dagli americani in Vietnam e i cui effetti devastanti si riscontrano ancora sulla popolazione di questo paese. Nell'elenco sono comprese anche "apparecchiature progettate o modificate per la disseminazione delle sostanze chimiche" oltre a "tecnologia per lo sviluppo, la produzione, l'utilizzazione degli agenti tossici". Quanto al capitolo nucleare, l'autorizzazione non si limita "al software in grado di simulare un'esplosione", ma fa riferimento anche all'acquisto di "sostanze radioattive" e alla costruzione di "impianti per l'ottenimento del plutonio 239 e loro apparecchiature e componenti appositamente progettati e preparati". Autorizzato anche l'acquisto di vari tipi di gas lacrimogeni in funzione antisommossa. Sulla vicenda il verde Paolo Cento ha indirizzato l'8 settembre scorso una interrogazione parlamentare al ministro della difesa, che pero' non ha ancora ritenuto di dover rispondere. "L'elenco e' in contrasto con le convenzioni internazionali, scrive Cento, perche' e' destinato a supportare azioni militari non solo difensive ma anche offensive".
28/11/2003 Appello Emergency
I drammatici fatti che da tempo ormai si ripetono sempre più spesso, in Iraq, in Afganistan, più recentemente anche in Turchia, e la minaccia che questa spirale si allarghi a tutto il mondo spaventano noi come, immaginiamo, tutti voi. Per questo abbiamo deciso di lanciare un appello per dire basta, per chiedere a tutte le "parti in causa" di CESSARE IL FUOCO, perché ci sembra giunto il momento di fermarsi a riflettere, e vorremmo che tutti lo facessero, tutti coloro che usano le armi – siano esse bombe sganciate dagli aerei o autobombe lanciate contro edifici. Per una volta vorremmo che le parole sostituissero i proiettili, che venissero prese in considerazione come strumento di dialogo. Insieme con noi, lo promuovo Noam Chomsky, Ignacio Ramonet, Hans van Sponeck, Rigoberta Menchú, Oscar Luigi Scalfaro, Riccardo Muti, Ermanno Olmi e molte altre persone che ritengono indispensabile un ritorno alla ragione e all’umanità. Chiediamo a tutti voi di aderire, sottoscrivendo l’appello "cessate il fuoco" sul sito www.emergency.it. Vi chiediamo anche di far conoscere a quante più persone possibile l’esistenza di questo appello, e di invitarle a firmarlo, facendo girare questa news o – meglio ancora – utilizzando il form sul sito. Su Peace Reporter (www.peacereporter.net) troverete l’appello in diverse lingue, quindi potrete invitare all’adesione anche i vostri amici all’estero. Peace Reporter pubblicherà inoltre approfondimenti, news e interventi sui temi proposti nell’appello. Un’ultima cosa: se qualcuno ha riposto la bandiera arcobaleno o lo straccio di pace, è importante tirarli fuori, adesso. Un abbraccio a tutti! ******************** Cessate il Fuoco I cittadini del mondo non riescono neppure più a piangere le tragedie del terrore: a una bomba segue un'autobomba, a ogni morto una vendetta che genera altri morti e altre vendette. Nomi diversi – guerra, terrorismo, violenza – si traducono poi, tutti, in corpi umani fatti a pezzi e in pezzi di umanità perduti per sempre. Non vogliamo più vedere atrocità: è disumano che gli esseri umani continuino ad ammazzarsi. Fermiamo questa spirale, o alla fine non resterà più niente, nessuno avrà avuto ragione o torto, ci sarà solo una catena infinita di lutti e distruzioni. Chiediamo a tutti coloro che stanno praticando e progettando attentati e guerre di fermarsi. Chiediamo il tempo per riflettere, non possiamo assistere impotenti al dilagare della follia omicida. A tutti coloro che promuovono la violenza, clandestini organizzatori di stragi o visibilissimi dittatori o presidenti, noi cittadini chiediamo: "cessate il fuoco". ********************* Un appello promosso da EMERGENCY - Noam Chomsky, Docente Massachusetts Institute of Technology; Ignacio Ramonet, Direttore Le Monde Diplomatique; Oscar Luigi Scalfaro, Presidente della Repubblica 1992-1999; Hans van Sponeck, ex Coordinatore ONU per l'Iraq; Rigoberta Menchú, Premio Nobel per la Pace 1992; Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina 1986; Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura 1997; Jack Steinberger, Premio Nobel per la Fisica 1988; Leonardo Boff, Teologo della liberazione; Tavola Valdese, Unione delle chiese valdesi e metodiste in Italia; Inge Schoental Feltrinelli, Editrice; Gino Strada, Fondatore di Emergency; Ermanno Olmi, Regista; Riccardo Muti, Direttore d'orchestra; Pietro Ingrao, Scrittore; Carlo Ossola, Docente Collège de France; Padre Alex Zanotelli, Missionario Comboniano; Rabbi Michael Lerner, Direttore rivista Tikkun; Sari Hanafi, Direttore Palestinian Diaspora and Refugee Centre; Peretz Kidron, Giornalista e scrittore; Yesh Gvul, Movimento dei soldati israeliani contro l'occupazione; Sylvie Coyaud, Giornalista; Farid Adly, Giornalista; Hebe de Bonafini, Presidente Madri di Plaza de Mayo; Teresa Sarti, Presidente di Emergency; Don Luigi Ciotti, Presidente di Libera;
16/11/2003 Quelle bandiere (di G. Chiesa)
Non bisogna avere paura di dire l'avevamo detto. Il movimento contro la guerra in Iraq è stato, in Italia, il più possente e insieme il più diversificato. Ma tutte le motivazioni che l'hanno fatto grande convergevano su alcune, fondamentali assunzioni: si trattava di una guerra senza alcuna legittimazione; preventiva e quindi doppiamente illegale; sbagliata perché pensata sull'ipotesi che fosse possibile esportare con la forza valori e democrazia; inutile perché non avrebbe risolto alcun problema, a cominciare dalla lotta contro il terrorismo; pericolosa perché avrebbe aggravato quelli esistenti, in particolare moltiplicando i focolai di terrorismo. Tutto ciò che era stato previsto si è, purtroppo, verificato. Ed è tanto più triste constatarlo dopo che molti nostri soldati sono caduti in combattimento. Poiché ciò dice che quei morti potevano essere risparmiati. Adesso coloro che sono responsabili diretti di quelle nostre morti cercano canagliescamente di nascondere le loro responsabilità sotto una coltre di retorica patriottica. Occorre invece riflettere con il massimo di sangue freddo. Riflettere significa aiutare la gente a non cadere nelle molteplici trappole che molti media spargono a piene mani. La più insidiosa delle quali è la tesi secondo cui tutto ciò che sta accadendo in Iraq, in queste ore, sia terrorismo fondamentalista islamico importato dall'esterno, farina del sacco di Bin Laden. A parte il fatto che sostenere questa tesi equivale a riconoscere che gli Usa hanno commesso un errore irreparabile, moltiplicando il pericolo terrorista, occorre dire a gran voce che essa è comunque falsa. Ridurre tutto a terrorismo fondamentalista significa fasciarsi occhi e orecchie e illudersi che esso possa essere domato con un incremento di forza militare. In realtà è evidente la presenza - accanto, insieme, intrecciata con il terrorismo - di una potente, diffusa resistenza popolare contro le truppe d'occupazione. Questo significa che un aumento della repressione sarà, per un tempo imprevedibile, accompagnato da un incremento della reazione, cioè da altro sangue, altro terrorismo, altre morti, irachene e straniere. Sbagliare la valutazione significa sacrificare inutilmente altre vite. Ritirarsi è dunque obbligatorio, anche perché il vuoto pauroso creato dalla dissennata guerra statunitense non sarà certo colmato dalla presenza italiana. Perfino il Giappone - che aveva promesso truppe - è tornato sulla sua decisione. La Corea del sud riduce il contingente. L'India rifiuta, la Turchia rifiuta. Russia, Germania e Francia restano fuori. Tutti vili? In realtà tutti più o meno consapevoli che bisogna cambiare rotta, subito, senza porre tempo in mezzo. Questo barlume di resipiscenza sta emergendo perfino a Washington. Forse per ragioni elettorali, ma potremmo presto trovarci di fronte a una abbandono anticipato del campo da parte perfino degli Stati uniti. Anticipato significa ancor prima che una qualsiasi soluzione di autogoverno iracheno sia stata messa in piedi. S'impone una iniziativa politica che sia, in primo luogo, un messaggio positivo al popolo iracheno stremato dalla dittatura, dall'embargo e dalla guerra, le cui coordinate sono visibili fin d'ora e che dovrebbero essere subito sperimentate: consegna alle Nazioni unite della responsabilità politica; ritiro annunciato da subito e gradualmente eseguito di tutte le truppe di occupazione; loro sostituzione graduale con le truppe di paesi che non hanno preso parte all'aggressione militare anglo-americana; progressivo inserimento di forze militari e di polizia dei paesi arabi e musulmani. Difficile? Difficilissimo. Se qualcuno ha soluzioni politiche più facili le esponga. Il movimento contro la guerra faccia sentire la sua voce. L'emozione e il dolore, insieme alla campagna mediatica, insieme alle incertezze di un'opposizione senza bussola, hanno modificato in senso negativo - inutile nasconderselo - il panorama dell'opinione pubblica italiana. I sondaggi, pur da prendere con le pinze, indicano un paese spaccato in due, dilaniato tra l'ipotesi del ritiro e quella del proseguimento, senza destino e prospettiva, di una presenza italiana in Iraq. Il governo - cieco come prima - dichiara di voler procedere peggio di prima. Prima che la guerra cominciasse, poi a guerra iniziata, abbiamo riempito il paese di bandiere di pace. Molte sono rimaste - e giustamente - appese a dimostrare che fu giusto metterle, perché la guerra non era affatto finita. Chi le ha lasciate aveva ragione. Le lasci, anche se i loro colori si sono stemperati. Chi le ha ritirate le riesponga. Chi non le aveva ancora messe le tiri fuori. E' un messaggio visivo potente, razionale, solidale, democratico. Moltiplichiamolo, nell'interesse della ragione e della pace. (da Il Manifeto di sabato 15/11/2003)
15/11/2003 Scrive Gino Strada...
Ho lasciato l'Afghanistan pochi giorni fa. Quando sono partito, Fahim Khan era agonizzante nel reparto di rianimazione. Diciannove anni, dilaniato da una bomba non lontano dal palazzo reale di Kabul, mentre stava tentando di rimettere a posto la propria casa danneggiata dai bombardamenti. Sono partito con negli occhi il padre di Fahim, seduto a fianco del figlio in silenziosa disperazione. Fahim e suo padre mi sono tornati in mente ieri mattina, quando Mario Ninno mi ha chiamato da Baghdad per dirmi della strage di Nassiriya. Altri ragazzi come Fahim, fatti a pezzi da un'altra esplosione. Ragazzi italiani. Ho pensato ai loro padri, lontani migliaia di chilometri, che forse non vedranno neppure i resti dei propri figli. "Nessuno è così pazzo da preferire la guerra alla pace: in tempo di pace sono i figli a seppellire i padri; con la guerra tocca ai padri di seppellire i figli" scriveva Erodoto nel quinto secolo prima di Cristo. La follia della guerra è tutta qui: qualche decina di ragazzi si sono svegliati ieri mattina in Iraq, e ieri sera non sono andati a letto, non ci sono più. Hanno iniziato il grande sonno, come altri milioni di ragazzi prima di loro, in Afghanistan e in Cecenia, in Congo e in Kosovo e nei mille luoghi di violenza del nostro pianeta: sottratti alla vita non da un male incurabile ma dalla volontà e per opera di altri esseri umani. Ogni volta che la guerra si porta via una vita umana è una sconfitta, per tutti, perché ha perso l'umanità, perché si è persa umanità. Il rispetto per i morti, per il dolore dei loro congiunti può e deve provocare una riflessione di tutti, anziché la polemica di alcuni. Dobbiamo tutti prendere atto che si è al di fuori della ragione, ogni volta che i rapporti tra esseri umani si esercitano con la forza, con le armi, con l'uccisione. L'umanità potrà avere un futuro solo se verrà messa al bando la guerra, se la guerra diventerà un tabù, schifoso e rivoltante per la coscienza e per la ragione. Ancora una volta dobbiamo dire, con infinita tristezza, "basta guerre, basta morti, basta vittime". Gino Strada 12-11-2003
07/11/2003 86 anni fa
Compagni avete visto questa notte i compagni soldati e i compagni operai presidiare i ponti sulla Neva? Si sentiva il canto dell'internazionale in quasi tutti gli angoli di Pietrogrado. Mi hanno detto che pure l'incorciatore Aurora, ormaggiato davanti al Palazzo d'Inverno abbia sparato un colpo, e che ciò abbia dato il via all'assalto del palazzo. Pare che ci fossero migliaia di compagni che entravanio, fucili in pugno, e che abbiano fatto scappare il governo borghese controrivoluzionario. I menscevichi chiedevano pietà. Io sono andato, con altri compagni, all'assalto della sede della radio. I compagni ci hanno accolto a braccia aperte. Non è stato difficile e non abbiamo dovuto sparare nemmeno un colpo. Alle 4 di notte le strade della città erano piene di compagni e compagne che si avviavano verso il palazzo Smolnyi, dove pare che stasera ci sia il Congresso Panrusso dei Soviet. Pare partecipino anche il compagno Valdimir Lenin e il compagno Jakov Sverdlov. La forza della rivoluzione, il canto dei compagni, le bandiere rosse, il fiato che scoglie la neve, la vodka che scorre, i colpi dei fucili che abbattono i simboli del potere borghese e i rimasugli di quello zarista... Sembra un sogno... Le forze negative della reazione sono state finalmente sconfitte dall'impeto rivoluzionario delle masse. Il 7 novembre (25 ottobre col nostro calendario gregoriano) sarà ricordato per sempre come la vittoria della forza popolare contro l'autoritarismo della borghesia capitalistica e la reazione guerrafondaia dei controrivoluzionari. (AC)
4/11/2003 Israele...
L'iraq è stato attaccato per aver violato due (o tre non ricordo) risoluzioni dell'onu, di seguito riporto le risoluzioni dell'onu che ha violato (o continua a violare) israele: 1) RISOLUZIONE N. 93 (18 MAGGIO 1951) Il CS decide che ai civili arabi che sono stati trasferiti dalla zona smilitarizzata dal governo di Israele deve essere consentito di tornare immediatamente nelle loro case e che la Mixed Armistice Commission deve supervisionare il loro ritorno e la loro reintegrazione nelle modalita' decise dalla Commissione stessa. 2) RISOLUZIONE N. 101 (24 NOVEMBRE 1953) Il CS ritiene che l'azione delle forze armate israeliane a Qibya del 14-15 ottobre 1953 e tutte le azioni simili costituiscano una violazione del cessate-il-fuoco (risoluzione 54 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU); esprime la più forte censura per questa azione, che può pregiudicare le possibilità di soluzione pacifica; chiama Israele a prendere misure effettive per prevenire tali azioni. 3) RISOLUZIONE N. 106 (29 MARZO 1955) Il CS osserva che un attacco premeditato e pianificato ordinato dalle autorità israeliane e' stato commesso dalle forze armate israeliane contro le forze armate egiziane nella Striscia di Gaza il 28 febbraio 1955 e condanna questo attacco come una violazione del cessate-il-fuoco disposto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU. 4) RISOLUZIONE N. 111 (19 GENNAIO 1956) Il CS ricorda al governo israeliano che il Consiglio ha già condannato le azioni militari che hanno rotto i Trattati dell'Armistizio Generale e ha chiamato Israele a prendere misure effettive per prevenire simili azioni; condanna l'attacco dell'11 dicembre 1955 sul territorio siriano come una flagrante violazione dei provvedimenti di cessate-il-fuoco della risoluzione 54 (1948) e degli obblighi di Israele rispetto alla Carta delle Nazioni Unite; esprime grave preoccupazione per il venire meno ai propri obblighi da parte del governo israeliano. 5) RISOLUZIONE N. 127 (22 GENNAIO 1958) Il CS raccomanda ad Israele di sospendere la "zona di nessuno" a Gerusalemme. 6) RISOLUZIONE N. 162 (11 APRILE 1961) Il CS chiede urgentemente ad Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite. 7) RISOLUZIONE N. 171 (9 APRILE 1962) Il CS riscontra le flagranti violazioni operate da Israele nel suo attacco alla Siria. 8) RISOLUZIONE N. 228 (25 NOVEMBRE 1966) Il CS censura Israele per il suo attacco a Samu, in Cisgiordania, sotto il controllo giordano. 9) RISOLUZIONE N. 237 (14 GIUGNO 1967) Il CS chiede urgentemente a Israele di consentire il ritorno dei nuovi profughi palestinesi del 1967. 10) RISOLUZIONE N. 248 (24 MARZO 1968) Il CS condanna Israele per il suo attacco massiccio contro Karameh, in Giordania. 11) RISOLUZIONE N. 250 (27 APRILE 1968) Il CS ingiunge a Israele di astenersi dal tenere una parata militare a Gerusalemme. 12) RISOLUZIONE N. 251 (2 MAGGIO 1968) Il CS deplora profondamente la parata militare israeliana a Gerusalemme, in spregio alla risoluzione 250. 13) RISOLUZIONE N. 252 (21 MAGGIO 1968) Il CS dichiara non valido l'atto di Israele di unificazione di Gerusalemme come capitale ebraica. 14) RISOLUZIONE N. 256 (16 AGOSTO 1968) Il CS condanna gli attacchi israeliani contro la Giordania come flagranti violazioni. 15) RISOLUZIONE N. 259 (27 SETTEMBRE 1968) Il CS deplora il rifiuto israeliano di accettare una missione dell'ONU che verifichi lo stato di occupazione. 16) RISOLUZIONE N. 262 (31 DICEMBRE 1968) Il CS condanna Israele per l'attacco all'aeroporto di Beirut. 17) RISOLUZIONE N. 265 (1 APRILE 1969) Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei su Salt in Giordania. 18) RISOLUZIONE N. 267 (3 LUGLIO 1969) Il CS censura Israele per gli atti amministrativi tesi a cambiare lo status di Gerusalemme. 19) RISOLUZIONE N. 270 (26 AGOSTO 1969) Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi del Sud del Libano. 20) RISOLUZIONE N. 271 (15 SETTEMBRE 1969) Il CS condanna Israele per non aver obbedito alle risoluzioni dell'ONU su Gerusalemme. 21) RISOLUZIONE N. 279 (12 MAGGIO 1969) Il CS chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano. 22) RISOLUZIONE N. 280 (19 MAGGIO 1969) Il CS condanna gli attacchi israeliani contro il Libano. 23) RISOLUZIONE N. 285 (5 SETTEMBRE 1970) Il Cs chiede l'immediato ritiro israeliano dal Libano. 24) RISOLUZIONE N. 298 (25 SETTEMBRE 1971) Il CS deplora che Israele abbia cambiato lo status di Gerusalemme. 25) RISOLUZIONE N. 313 (28 FEBBRAIO 1972) Il CS chiede che Israele ponga fine agli attacchi contro il Libano. 26) RISOLUZIONE N. 316 (26 GIUGNO 1972) Il CS condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano. 27) RISOLUZIONE N. 317 (21 LUGLIO 1972) Il CS deplora il rifiuto di Israele di rilasciare gli Arabi rapiti in Libano. 28) RISOLUZIONE N. 332 (21 APRILE 1973) Il CS condanna i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano. 29) RISOLUZIONE N. 337 (15 AGOSTO 1973) Il CS condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano. 30) RISOLUZIONE N. 347 (24 APRILE 1974) Il CS condanna gli attacchi israeliani sul Libano. 31) RISOLUZIONE N. 425 (19 MARZO 1978) Il CS ingiunge a Israele di ritirare le sue forze dal Libano. 32) RISOLUZIONE N. 427 (3 MAGGIO 1979) Il CS chiama Israele al completo ritiro delle proprie forze dal Libano. 33) RISOLUZIONE N. 444 (19 GENNAIO 1979) Il CS deplora la mancanza di cooperazione di Israele con il contingente di peacekeeping dell'ONU. 34) RISOLUZIONE N. 446 (22 MARZO 1979) Il CS determina che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo alla pace e chiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra. 35) RISOLUZIONE N. 450 (14 GIUGNO 1979) Il CS ingiunge a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano. 36) RISOLUZIONE N. 452 (20 LUGLIO 1979) Il CS ingiunge a Israele di smettere di costruire insediamenti nei territori occupati. 37) RISOLUZIONE N. 465 (1 MARZO 1980) Il CS deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli stati membri di non sostenere il programma di insediamenti di Israele. 38) RISOLUZIONE N. 467 (24 APRILE 1980) Il CS deplora con forza l'intervento militare israeliano in Libano. 39) RISOLUZIONE N. 468 (8 MAGGIO 1980) Il CS ingiunge a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci e un giudice palestinesi, e di facilitare il loro ritorno. 40) RISOLUZIONE N. 469 (20 MAGGIO 1980) Il CS deplora con forza la non osservanza da parte di Israele dell'ordine di non deportare Palestinesi. 41) RISOLUZIONE N. 471 (5 GIUGNO 1980) Il CS esprime grave preoccupazione per il non rispetto da parte di Israele della Quarta Convenzione di Ginevra. 42) RISOLUZIONE N. 476 (30 GIUGNO 1980) Il CS ribadisce che le rivendicazioni israeliane su Gerusalemme sono nulle. 43) RISOLUZIONE N. 478 (20 AGOSTO 1980) Il CS censura con la massima forza Israele per le rivendicazioni su Gerusalemme contenute nella sua "Legge Fondamentale". 44) RISOLUZIONE N. 484 (19 DICEMBRE 1980) Il CS formula l'imperativo che Israele riammetta i due sindaci palestinesi deportati. 45) RISOLUZIONE N. 487 (19 GIUGNO 1981) Il CS condanna con forza Israele per l'attacco alle strutture nucleari dell'Iraq. 46) RISOLUZIONE N. 497 (17 DICEMBRE 1981) Il CS dichiara nulla l'annessione israeliana delle Alture del Golan e chiede ad Israele di annullare immediatamente la propria decisione. 47) RISOLUZIONE N. 498 (18 DICEMBRE 1981) Il CS ingiunge a Israele di ritirarsi dal Libano. 48) RISOLUZIONE N. 501 (25 FEBBRAIO 1982) Il CS ingiunge a Israele di interrompere gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe. 49) RISOLUZIONE N. 509 (6 GIUGNO 1982) Il CS chiede che Israele ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano. 50) RISOLUZIONE N. 515 (19 GIUGNO 1982) Il CS chiede che Israele tolga l'assedio a Beirut e consenta l'entrata di rifornimenti alimentari. 51) RISOLUZIONE N. 517 (4 AGOSTO 1982) Il CS censura Israele per non aver ubbidito alle risoluzioni dell'ONU e chiede ad Israele di ritirare le sue forze dal Libano. 52) RISOLUZIONE N. 518 (12 AGOSTO 1982) Il CS chiede ad Israele piena cooperazione con le forze dell'ONU in Libano. 53) RISOLUZIONE N. 520 (17 SETTEMBRE 1982) Il CS condanna l'attacco israeliano a Beirut Ovest. 54) RISOLUZIONE N. 573 (4 OTTOBRE 1985) Il Cs condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti su Tunisi durante l'attacco al quartier generale dell'OLP. 55) RISOLUZIONE N. 587 (23 SETTEMBRE 1986) Il CS ricorda le precedenti richieste affinché Israele ritirasse le sue forze dal Libano e chiede con urgenza a tutte le parti di ritirarsi. 56) RISOLUZIONE N. 592 (8 DICEMBRE 1986) Il CS deplora con forza l'uccisione di studenti palestinesi dell'Università' di Birzeit ad opera delle truppe israeliane. 57) RISOLUZIONE N. 605 (22 DICEMBRE 1987) Il CS deplora con forza le politiche e le pratiche israeliane che negano il diritti umani dei Palestinesi. 58) RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988) Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra. 59) RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988) Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l'ONU e deportato civili palestinesi. 60) RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989) Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte di Israele. 61) RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989) Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi. 62) RISOLUZIONE N. 672 (12 OTTOBRE 1990) Il CS condanna Israele per violenza contro i Palestinesi a Haram al-Sharif/Tempio della Montagna. 63) RISOLUZIONE N. 673 (24 OTTOBRE 1990) Il CS deplora il rifiuto israeliano di cooperare con l'Onu. 64) RISOLUZIONE N. 681 (20 DICEMBRE 1990) Il CS deplora che Israele abbia ripreso le deportazioni di Palestinesi. 65) RISOLUZIONE N. 694 (24 MAGGIO 1991) Il CS deplora la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele e ingiunge ad Israele di assicurare loro un sicuro e immediato ritorno. 66) RISOLUZIONE N. 726 (6 GENNAIO 1992) Il CS condanna con forza la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele. 67) RISOLUZIONE N. 799 (18 DICEMBRE 1992) Il CS condanna con forza la deportazione di 413 Palestinesi da parte di Israele e chiede il loro immediato ritorno. 68) RISOLUZIONE N. 904 (18 MARZO 1994) Il CS: sconcertato dallo spaventoso massacro commesso contro fedeli palestinesi nella Moschea Ibrahim di Hebron il 25 febbraio 1994, durante il Ramadan; gravemente preoccupato dai conseguenti incidenti nei territori palestinesi occupati come risultato del massacro, che evidenzia la necessità di assicurare protezione e sicurezza al popolo palestinese; prendendo atto della condanna di questo massacro da parte della comunità internazionale; riaffermando le importanti risoluzioni sulla applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra ai territori occupati da Israele nel giugno 1967, compresa Gerusalemme, e le conseguenti responsabilità israeliane. Condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte di coloni israeliani, come tra gli altri la confisca delle armi. 69) RISOLUZIONE N. 1402 (30 MARZO 2002) Il CS alle truppe israeliane di ritirarsi dalle città palestinesi, compresa Ramallah. 70) RISOLUZIONE N. 1403 (4 APRILE 2002) Il CS chiede che la risoluzione 1402 (2002) sia applicata senza ulteriori ritardi. 72) RISOLUZIONE N. 1405 (19 APRILE 2002) Il CS chiede che siano tolte le restrizioni imposte, soprattutto a Jenin, alle operazioni delle organizzazioni umanitarie, compreso il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l'Agenzia dell'ONU per l'Assistenza e il Lavoro per i Profughi Palestinesi in Medio Oriente (Unrwa). 73) RISOLUZIONE N. 1435 (24 SETTEMBRE 2002) Il CS chiede che Israele ponga immediatamente fine alle misure prese nella città di Ramallah e nei dintorni, che comprendono la distruzione delle infrastrutture civili e di sicurezza palestinesi; chiede anche il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle città palestinesi e il loro ritorno alle posizioni tenute prima di settembre 2000. Fonti: 1. Paul Findley, Deliberate Deceptions: Facing the Facts about the US/Israeli Relationship (Chicago: Lawrence Hill, 1993) 2. http://www.un.org/documents/scres.html
30/10/2003 (..)
Chi è attento a certe news già è a conoscenza del fatto,la maggior parte non lo sa,leggi e soprattutto fai girare assolutamente... Berlusconi nel 1985 aveva solo una rete di televisioni locali che trasmettevano non contemporaneamente gli stessi programmi. Era una furbata che permetteva di violare la legge, visto che allora era vietato a soggetti privati di possedere televisioni nazionali. Ma Berlusconi si mette d'accordo con Craxi che gli fa un decreto legge apposta. E fin qui, lo sapevamo già... Cosi' Berlusconi ha finalmente tre televisioni nazionali vere. Ma molti storcono il naso perché, essendo possibili solo 11 reti nazionali, e' un po' anomalo che un solo imprenditore se ne prenda tre. Non siamo nel Far West che il primo che arriva si prende tutto... Nel 1994 la Corte Costituzionale con la sentenza 420, stabiliva in difesa del pluralismo, che un unico soggetto privato non potesse detenere tre reti nazionali, concedendo un periodo di transizione e rimettendo il problema al legislatore per una soluzione definitiva entro e non oltre l'agosto 1996. Arriva il 1996, scade nell'indifferenza generale la decisione della Corte Costituzionale e Berlusconi continua ad avere tre Tv. Nel 1997 la legge Maccanico stabiliva che un soggetto non potesse detenere più di due reti e che, finché non ci fosse stato un "congruo sviluppo" via satellite e cavo, Rete4 avrebbe potuto continuare a trasmettere via etere, quest'ultima decisione in palese contrasto con le decisioni della Corte Costituzionale che aveva deciso per un termine definitivo entro l'agosto 1996. D'Alema, una volta diventato capo del governo,decide di risolvere la questione e indice una gara per l'assegnazione delle concessioni delle reti nazionali. La commissione nominata dal Ministero e' presieduta da un avvocato di Mediaset. Berlusconi si aspetta che finalmente possa detenere legittimamente, con un regolare mandato dello Stato, le sue tre reti e relative frequenze. Nel luglio 1999 si svolge questa gara d'appalto, per partecipare si richiedono requisiti spaventosi e sembra chiaro che nessuno riuscirà a scombinare i giochi. Invece, colpo di scena. Arriva un tipo con uno scatolone enorme pieno di documenti e dice: "Buon giorno sono Francesco Di Stefano di Europa 7, vorrei due reti nazionali, grazie." Panico! E chi e' questo? E' pazzo? No, non e' pazzo, e' il loro peggior incubo. Iniziano a mettergli i bastoni tra le ruote: "Le manca il certificato 3457!" "No e' qui!" "Il modulo 13 bis compilato in 8 lingue?" "Ne ho due, bastano?" Ma poi trovano la furbata: "Il bando di gara richiede di avere 12 miliardi di capitale versato per rete, lei ne ha solo 12, può chiedere una sola Tv." "Balle!" Risponde il signor Di Stefano, "dodici miliardi sono per concorrere non per ognuna delle due frequenze". Ricorre al Tar e poi al Consiglio di Stato e vince. Insomma alla fine gli devono dare una concessione per una rete nazionale e presto anche una seconda perché ne ha diritto e a Berlusconi ne tolgono una, non che la debba chiudere, deve traslocarla sul satellite che ormai e' ricevuto da 18 milioni di italiani. Ma a questo Di Stefano non gli vogliono dare proprio niente. Evidentemente lui deve essere uno che da piccolo lo allenavano ad abbattere i muri con la cerbottana perché avvia una serie di procedimenti giudiziari spaventosa. Ingiunzioni, diffide, cause penali, civili, regionali, Commissione Europea. E vince tutti i ricorsi, tutti gli appelli, tutte le perizie. E alla fine arriva alla Corte Costituzionale che nel novembre 2002, sentenza numero 466-2002, ha stabilito inequivocabilmente che: - Retequattro, dal 1 Gennaio 2004 dovrà emigrare su l satellite - le frequenze resesi disponibili dovranno essere assegnate a Di Stefano! L'avete sentito dire al telegiornale? Abbiamo chiesto a Di Stefano come si sentisse in questa storia e ci ha risposto con un lieve sorriso: "Nonostante siano trascorsi ben nove anni dalla decisione della Corte Costituzionale, Mediaset continua a detenere e utilizzare appieno tre reti nazionali su un totale di sette concessioni assegnate sulle undici assegnabili (comprese quelle Rai). Il fatto che un soggetto, a cui e' stata data una concessione (in concessione si da' un bene pubblico, in questo caso le frequenze), non riceva poi materialmente il bene e' un avvenimento che non ha precedenti al mondo. Nel luglio 1999 Centro Europa 7 aveva fatto richiesta di due concessioni, una (Europa 7) l'ha ottenuta, per l'altra (7 Plus) c'e' stato un diniego, in quanto non ritenuta idonea per la mancanza del requisito del capitale sociale. Una sentenza del Consiglio di Stato ha riconosciuto esistente il requisito del capitale sociale, per cui siamo in attesa di una seconda concessione, anche se il Ministro Gasparri prende tempo. Nel frattempo Centro Europa 7 per iniziare le trasmissioni, si e' dotata di una struttura di oltre 20.000 mq, di otto grandi studi di registrazione per le proprie eventuali produzioni, di una library di oltre 3000 ore di programmi e di tutto ciò che e' necessario per una rete televisiva nazionale con 700 dipendenti. Questa preparazione e' stata necessaria poiché la legge stabilisce che, entro sei mesi dall'ottenimento della concessione, la neo-emittente ha l'obbligo di iniziare le trasmissioni. Attualmente Centro Europa 7 e' una società praticamente ferma, non ha alcun introito, poiché non e' stata messa in condizione di operare, ma ha avuto, e continua ad avere, pesanti oneri per la gestione della struttura, l'adeguamento della library, l'adeguamento tecnologico, le ingenti spese legali, i costi dei dipendenti..." Ma ora altro colpo di scena: Gasparri si sta muovendo per salvare Rete4. Il D.D.L. Gasparri, art. 20 comma 5 e art. 23 comma 1, realizza in pratica un condono, riconoscendo il diritto di trasmettere a "soggetti privi di titolo" che occupano frequenze in virtù di provvedimenti temporanei, discriminando cosi' le imprese come Europa 7 che hanno legittima concessione, il tutto sempre al fine di salvaguardare Retequattro. Infatti, quest'ultima potrà continuare a trasmettere, in barba alla sentenza del '94 e del 2002 della Corte Costituzionale e della legge 249/97, pur non avendo ormai da quasi quattro anni la concessione, mentre Europa 7 non potrà mai trasmettere, dimenticando che nel luglio 1999 c'e' stata una regolare gara dello Stato per assegnare le concessioni, gara persa da Retequattro e vinta da Europa 7. Si realizza quindi un ennesimo gravissimo stravolgimento del diritto. In pratica, chi ha perso la gara (Retequattro) può continuare tranquillamente a trasmettere, e chi l'ha vinta (Europa 7), perde definitivamente tale diritto. Non vi sembra straordinario? Travolti da un miracoloso afflato civico, i deputati del Polo bocciano alla Camera dei Deputati il decreto Gasparri proprio laddove vuol tagliare la gola a Europa 7. E' chiaro che le urla di Berlusconi di questi giorni sono anche per ricompattare i suoi, che se lo mollano adesso... Ora bisogna vedere cosa fa il Senato... e poi la legge deve tornare alla Camera... E poi bisogna vedere se Ciampi la firma una legge del genere. Saremmo all'oltraggio definitivo del concetto stesso di stato di diritto. Un conto e' fare una legge per non finire in galera, un conto e' fare una legge per prendersi qualche cosa che appartiene a un altro. Si comincia cosi' e poi si pretende il Jus Primae Noctis. Quindi, cara cittadina, caro cittadino, sappi che in questo momento si sta giocando una partita incredibile. Se questa legge passa quel che e' tuo e' suo. Vedi tu se riesci a far girare questa mail. Che secondo me anche solo se si sa in Internet un po' li rende nervosi... Che poi casomai gli viene di fare un altro passo falso... Che internet non conta niente in borsa ma siamo comunque una decina di milioni... DarioFo&FrancaRameNews
30/10/2003 Di nuovo a proposito di BR e movimenti
Due parole e precisazioni sulle polemiche che hanno seguito la mia intervista a Repubblica del 29 ottobre. Parole per parte mia conclusive, data l’evidente non volontà di discutere e la campagna di aggressioni e insulti di cui sono stato fatto oggetto da parte di rappresentanti di alcuni spezzoni del movimento. Per fortuna, il movimento è qualcosa di più di un insieme di sigle. Il movimento è molto più ricco, generazionalmente e culturalmente, di quel ceto politico, composto spesso da molti piccoli don Abbondio, che pretende di rappresentarlo in maniera esaustiva e “proprietaria”. Per la verità, ieri e oggi ho ricevuto pure molte telefonate private di consenso e solidarietà, anche da parte di esponenti politici e sindacali. L’unica (che a me risulti) dichiarazione a sostegno pubblica è stata quella del senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, che ringrazio altrettanto pubblicamente. Forse appunto perché unica, non se ne trova traccia sui giornali di oggi, invece omogenei nel riferire gli attacchi violenti che mi sono stati rivolti ieri, ma anche, quasi tutti, nell’omettere le mie repliche (compreso il quotidiano Repubblica, che, secondo Liberazione di oggi, sarebbe addirittura artefice di una «campagna di stampa»). In tutte le telefonate che ho ricevuto, nessuna esclusa, ricorreva l’aggettivo “coraggioso”. E francamente non capisco perché per esprimere valutazioni politiche, giuste o sbagliate che siano considerate, occorra essere coraggiosi. O, meglio, forse non volevo capirlo ieri ma devo farlo ora, dopo la violenza degli insulti ricevuti e il conformismo delle repliche. Evidentemente ho detto delle piccole e addirittura ovvie verità che molti pensano e quasi nessuno dice. E che, come tutte le verità, possono fare molto male, ma anche molto bene se, di fronte a esse, non si chiudono gli occhi e la testa. Vediamole in sintesi. Ho detto, e ribadisco, che le BR sono dentro e contro il movimento. 1) Che siano dentro lo testimoniano le biografie degli arrestati, interne a sedi e percorsi di lotta del movimento. È una presenza, come ho detto, ultra-minoritaria e isolata, ma è una presenza. Per alcuni di loro vale la presunzione di innocenza, che ovviamente rispetto e affermo. Altri si sono invece rivendicati quali appartenenti alle BR-PCC. Credo che quelle biografie non possano essere negate, essendo un fatto e non un opinione. Ciò ovviamente non significa, né io mi sono mai sognato di dire o di pensare, che se Morandi era aderente ai Cobas o Galesi e Boccaccini interni a un centro sociale questo significhi che Cobas o centri sociali siano compiacenti o contigui alle BR. In passato, alcuni brigatisti avevano la tessera della CISL o provenivano dalla FGCI ma nessuno si è mai azzardato a dire che CISL o FGCI fossero compiacenti con BR. Proprio per evitare equivoci generalizzanti e appigli criminalizzanti, ho utilizzato un termine che non mi piace, parlando di infiltrazione. Peraltro, che quelli del movimento e del mondo del lavoro siano gli ambiti dei tentativi di reclutamento brigatista è una ovvietà certo non nuova, come rimarca Bruno Trentin in un’intervista a Repubblica di oggi. Però negare quelle biografie significa fare un torto all’identità politica dei brigatisti e contemporaneamente rinunciare a contrastarli politicamente. Le BR non sono “comunisti su Marte” né esseri alieni, né tanto meno sono fascisti, come qualcuno vorrebbe, oggi come ieri. Le BR si muovono, oggi come allora, in una logica di partito che vuole prevaricare e imporsi nei confronti dei movimenti, tentando di arruolarne singoli militanti. Ieri e oggi le BR sono il partito della crisi del movimento, che viene dunque favorita e auspicata per parassitarne gli attivisti. Le BR, insomma, per quanto allucinate nell’analisi e criminali nella pratica, sono quello che dicono di essere. Riconoscerlo e dirlo è stato un tabù 25 anni fa (solo temporaneamente e meritoriamente infranto da Rossana Rossanda) e, incredibilmente, continua a esserlo oggi. 2) Che le BR siano contro il movimento, i sindacati, le forze politiche della sinistra mi sembra altrettanto evidente, negli effetti e negli intenti. Perché lo sono nella loro pratica e analisi politica, e perché vengono strumentalmente utilizzate per colpire sindacati e sinistra e per criminalizzare l’intero movimento. Anche questo lo si è visto in talune dichiarazioni di ieri e in alcuni articoli di oggi. E, anche questo, non è un fatto nuovo. Negli anni Settanta, lo scontro più acceso è stato tra la parte armata ed eversiva del movimento e il sindacato, in particolare la CGIL, e il PCI. La differenza – decisamente rilevante – è che allora l’opzione armata era maggioritaria nel movimento. Oggi, per fortuna, è isolata e infima numericamente. Pure, è presente. E non vederlo e non dirlo serve solo a renderla meno isolata, a facilitarne i propositi di reclutamento. Non dirlo, da sinistra, per timore di strumentalizzazioni è miope. Perché così facendo si lascia campo aperto alla destra, che oggi tende e talvolta concretamente tenta di criminalizzare il conflitto sociale e sindacale in quanto tale. Il quale, viceversa, è antidoto e barriera nei confronti del terrorismo, così come lo sono i movimenti e le lotte di massa e di piazza. Se si criminalizza il conflitto sociale, se si indeboliscono i movimenti, se si perseguono o equiparano le azioni di semplice disobbedienza e le pratiche radicali ad atti di terrorismo, si rafforza l’opzione armata e si fa un favore alle BR. · In definitiva, non è politicamente produttivo e intellettualmente onesto dire che le BR sono contro il movimento se non si ammette che sono anche dentro, pur, ripeto, in modo isolato e in numeri risibili. Una mezza verità è, e diventa, anche una mezza bugia. Questa mezza bugia la stanno recitando in troppi. Molti, in malafede. 3) A parte le volgarità e gli insulti, mi è stato rimproverato (da “disobbedienti”, dal portavoce a vita dei Cobas Bernocchi e dal Sin.Cobas) di leggere la realtà e il movimento di oggi con occhi vecchi, di essere rimasto fermo al passato. Questa argomentazione non capisce o finge di non capire che non io ma ben appunto le BR, le loro logiche politico-organizzative e le loro modalità operative, sono rimaste le stesse. E con questo bisogna fare i conti, anche se annoia, me per primo. Cioè tocca affrontare una battaglia politica contro quanto di vecchio e polveroso, pur isolato, resiste e vorrebbe rigenerarsi dentro i luoghi e il dibattito dei movimenti e magari anche dentro le componenti organizzate da loro stessi rappresentate. L’alternativa, comoda ma autolesionistica, è quella di mettere la testa sotto la sabbia. Ed è quanto le figure più note e rappresentative dei disobbedienti e dei Cobas stanno facendo, preferendo la scorciatoia dell’insulto e dell’anatema. Mi spiace per loro e per le aree che rappresentano. 4) Un’altra stupidaggine che è toccato leggere è che le mie dichiarazioni odierne contro le BR farebbero parte di mie antiche polemiche con quell’organizzazione, la cui identità di sinistra, peraltro, mi tocca ora paradossalmente affermare e “difendere”. È ovvio a chiunque non sia in malafede che la mia posizione e proposta di dibattito politico e culturale è contro la logica e l’opzione delle armi dentro il conflitto sociale. Siccome oggi, e per fortuna a differenza del passato, solo le BR portano avanti la lotta armata e l’omicidio politico, evidentemente il mio attacco è nei loro confronti. Per la verità, la mia posizione è ancor più netta. Io credo che vada rifiutata e combattuta la stessa logica e pratica della violenza politica, che sia contro le persone o anche solo contro le cose, perché essa comunque è e diviene legittimazione delle stesse BR e piano inclinato che porta legittimità e può portare militanti alla strategia della lotta armata. Altrettanto decisa è la mia adesione ai contenuti radicali, alle culture di alternativa, alle proposte di un rinnovamento della politica che un movimento mondiale ha portato avanti da Seattle in poi, seppur con molte contraddizioni, errori e limiti. È ben vero, per fortuna, che parte significativa dei nuovi movimenti ha una cultura e una pratica nonviolenta. È altrettanto vero che tale cultura non riguarda e non è acquisita da tutte le sue componenti. Sergio Segio 30 ottobre 2003
29/10/2003 A proposito del comunicato del portavoce (a vita) dei Cobas, ...
A proposito del comunicato del portavoce (a vita) dei Cobas, Piero Bernocchi (vedi Ansa 29-OTT-03 16:35) Nel suo livido comunicato Bernocchi dice solo una cosa giusta: che il brigatismo ha inferto danni catastrofici ai movimenti e ai lavoratori (e, aggiungerei, alla società tutta). Anch’io ho fatto la mia parte nel produrre questi danni, con l’organizzazione armata Prima Linea di cui ho fatto parte. È successo 25 anni fa. A differenza di quanto è avvenuto per le BR, nel 1983 abbiamo collettivamente e pubblicamente sciolto PL. Io e l’intera Prima Linea ci siamo assunti la responsabilità umana e politica dei danni prodotti. In carcere abbiamo promosso e prodotto un lungo processo di rivisitazione critica dell’esperienza armata. Nelle carceri speciali abbiamo politicamente combattuto sia il continuismo armato delle BR sia il cannibalismo dei pentiti. Ne abbiamo pagato lo scotto: con le campagne di falsificazione e calunnia, nonché di aggressione fisica da parte dei brigatisti, che riverberano sino a oggi, e con la concreta avversione dei magistrati dell’emergenza antiterrorismo, che cercavano di promuovere il pentitismo. Abbiamo scontato lunghe pene. Io ho terminato la mia poche settimane fa. Nell’intervista a Repubblica che Bernocchi mi contesta, parlavo dei danni che oggi il brigatismo produce, sempre e ancora nei confronti dei movimenti, dei lavoratori e della società tutta. E dell’assenza di memoria e della pervicace miopia che lo rende possibile. E indicavo dunque la necessità di contrastare politicamente l’opzione delle armi e la proposta brigatista. Proposta che non è venuta meno, come sanguinosamente e tragicamente si è dimostrato in questi anni. Contrastare politicamente vuol dire non chiudere tartufescamente gli occhi di fronte alla realtà e non abdicare all’intelligenza critica. Vuol dire anche e per primo non mistificare l’identità delle BR. Che non sono “comunisti su Marte” né esseri alieni, né tanto meno sono fascisti, come qualcuno vorrebbe, oggi come ieri, per allontanare da sé il sospetto di contiguità e il problema che le BR pongono. Anzi impongono al movimento. Ovverossia la strategia della lotta armata come “linea giusta”. Le BR si muovono, oggi come allora, in una logica di partito che vuole prevaricare e imporsi nei confronti dei movimenti, tentando di arruolarne singoli militanti. Questi movimenti sono visti dalle BR come avversario politico. Di più: sono disprezzati e non conosciuti nella loro essenza sociale e politica. Esattamente com’è stato per il movimento del 77, considerato dai brigatisti ribellismo piccolo-borghese privo di progetto ma ampiamente utilizzato e parassitato come base di reclutamento. E ovviamente per reclutare bisogna frequentare. Per reclutarne singoli militanti bisogna puntare sulla sconfitta del movimento. Che le BR appartengano all’album di famiglia della sinistra lo scrisse tanti anni fa Rossana Rossanda, riscuotendo da parte di molti pezzi ed esponenti della sinistra di allora sdegno e invettive. Vedo che oggi, nel mio piccolo, succede esattamente lo stesso, e che dunque il nervo è sempre scoperto e l’ipocrisia sempre imperante. Per contrastare le BR occorre riconoscere la loro identità, che è quella di militanti comunisti. Che una volta spesso avevano in tasca una tessera del PCI o del sindacato e che oggi, fatte le debite proporzioni di numeri e di contesti, hanno quella del sindacalismo di base e della FIOM, come nel caso di 3 su 6 degli ultimi arrestati. Naturalmente, le accuse sono tutte da dimostrare e riscontrare giudiziariamente. Però, Roberto Morandi, che si è già dichiarato militante delle BR-PCC, era aderente ai Cobas (cfr. il Manifesto 25 ottobre). Questo è un fatto. Un fatto che non significa nulla di più e di diverso di quello che ho dichiarato: le biografie dei militanti BR non sono esterne ai percorsi e alle lotte del movimento e del sindacalismo. Non significa certo che i Cobas siano compiacenti o contigui alle BR. Sarebbe una enorme stupidaggine, che non ho mai detto né pensato. Così come è un fatto che Galesi e altri gravitavano e militavano in un centro sociale romano e nelle lotte per la casa e contro il precariato. Il che mi pare meritorio, se però non è strumentale all’arruolamento nelle organizzazioni armate. Il che non significa che i centri sociali siano compiacenti o contigui con le BR: sarebbe un'altra stupidaggine che non ho mai detto né pensato. Ho detto, e lo ripeto, e lo dimostrano questi fatti citati, che le BR sono interne ai luoghi e al dibattito del movimento. Proprio per evitare equivoci generalizzanti e appigli criminalizzanti, ho utilizzato un termine che non mi piace, parlando di infiltrazione nel sindacalismo di base. Io, invece - posso rassicurare Bernocchi, che incautamente e falsamente lo scrive - non mi sono mai infiltrato da nessuna parte. Prima della lotta armata, ho militato nei movimenti studenteschi e in Lotta Continua. A viso aperto, senza nascondermi dietro alle parole né alle persone. Esattamente come ho fatto ora con l’intervista a Repubblica. Ai fatti Bernocchi reagisce con l’insulto. Questo fa parte del suo stile. Ma i fatti non per questo mutano e non per questo viene meno l’esigenza per il movimento di fare una battaglia politica e culturale al proprio interno per togliere spazio all’opzione armata, la quale – essa sì, non certo le mie parole – è pretesto per la criminalizzazione e per le campagne di Libero. Negare questi fatti significa non contrastare politicamente l’opzione brigatista, come Bernocchi assume di fare dagli anni 70. Quella battaglia, che però non è solo contro le BR ma, più radicalmente, contro la cultura e la pratica della violenza politica che della proposta BR costituisce la legittimazione teorica e politica (e su questo non si può continuare a fare gli ipocriti), mi pare invece e appunto necessaria per sgravare il conflitto sociale e i movimenti, le giuste lotte per la casa e quelle contro il lavoro interinale, proprio dalle ansie criminalizzatrici, così come dal parassitismo arruolatore. Certo, qualcuno ben più interno di me ai movimenti dovrebbe assumersi il coraggio e la lungimiranza di farla. Ma farla per davvero. Per ultimo, viene da sorridere all’accusa di ultra-protagonismo che mi rivolge Bernocchi: detto da un portavoce a vita somiglia proprio alla favola del bue che dice cornuto all’asino. Sergio Segio 29 ottobre 2003
23/10/2003 Risponde Report
Cari Amici, sono Paolo Barnard, coautore della puntata di Report "L'Altro Terrorismo" del 23/09/03. Avrei veramente voluto rispondere a tutti individualmente, e ci ho povato, ma la mole incredibile di email ricevute mi obbligano a desistere. Perdonatemi dunque se vi rispondo in gruppo. Cercherò di dare indicazioni per ciascuno dei temi che più frequentemente mi avete posto. Innanzi tutto grazie per i complimenti, che ci hanno persino commosso. Essi sono graditissimi perchè contrariamente a quanto si crede, noi lavoriamo nel silenzio e quasi mai abbiamo riscontri di quello che facciamo. Grazie ancora. Perchè ci fanno ancora parlare nell'Italia di oggi? Perchè siamo stati in grado di proporre sempre fatti documentati e non opinioni, e dunque non diamo appigli a nessuno per poterci stroncare. Poi credo che la RAI abbia bisogno di mantenere una facciata di libertà di qualche tipo, ed ecco che Report si presta bene a ciò. Terzo, è vero che viviamo sempre con i bagagli fatti.. perchè mai sappiamo se ci sarà una prossima serie. Noi non siamo coraggiosi, cari amici, la realtà è che non abbiamo nulla da perdere. Siamo il sottoscale della RAI, mal pagati, nessuno assunto, senza uno straccio di possibilità di far carriera e allora che almeno ci sia lasciata la possibilità di essere liberi. Non vi immaginate con quali mezzi di fortuna dobbiamo lavorare, varrebbe al pena scriverci un libro. Forse se un coraggio c'è stato fu iniziale, quando col nostro modo di intendere l'informazione ci precludemmo ogni chance di far carriera ("..lei è bravo Barnard, ma non sa fare corridoio.." mi disse anni fa un direttore di rete). Però la gente di Report ha passione per quella che ritiene sia la decenza umana, questo sì. Per quelli che ci hanno scritto che siamo dei "venduti comunisti prezzolati ecc.." sottolineo che se lo fossimo non saremmo ridotti con le pezze al sedere. In merito alla mia inchiesta. I documenti riservati sono oggi depositati presso il National Security Archive di Washington, all'interno della George Washington University e credo li abbiano anche messi sul loro sito. Altri documenti si trovano presso il Public Record Office di Londra, altri ancora li ho avuti da fonti riservate, sorry. Il testo integrale della puntata si trova sul sito www.report.rai.it, e per ottenre una cassetta andate sul sito e cliccate su Info a sinistra. Costa parecchio e sappiate che sono soldi che NON vengono a noi, a scanso di equivoci. Per tutti quelli che hanno sollevato dubbi sull'inchiesta. Pochissimo hanno scritto insulti e quelli possono solo vergognarsi. Per gli altri: il motivo per cui non abbiamo incluso nella puntata il terrorismo di Cina, Urss, Birmania, Cuba ecc.. è semplice: primo, esso è arcinoto, da mezzo secolo tutto l'occidente ne ha straparlato con dovizia di particolari (l'Impero del Male..) e noi di Report avevamo poco da aggiungere. Siamo totalmente d'accordo, quegli stati furono e sono terroristi. Ciò che invece fu detto troppo poco è che noi fummo e siamo come o peggio di loro. Questo andava e andrà detto. Secondo, Cina, Urss, Birmania, Cuba ecc.. non si sono mai eretti a gendarmi globali vestiti del manto immacolato dei giusti, e non hanno mai dichiarato una Guerra al Terrore a nome di tutta la civiltà, in altre parole sono stati meno ipocriti di quanto non lo siamo noi oggi. Terzo, crediamo che il dovere principale dei giornalisti occidentali sia quello di controllare le fonti del proprio potere politico, innanzi tutto. Quarto, le vittime dei gulag, delle carceri di Castro o dei terroristi islamici hanno goduto almeno di vari gradi di riconoscimento. I bambini di Rufina Amaya o le donne curde torturate a morte non sono neppure memoria, non contano. A New York una placca recita "Agli eroi dell'11 di settembre". Dove sono le lapidi agli "eroi" del Salvador, Cile, Paraguay, Colombia, Laos, Sudafrica, Bangladesh, Indonesia? E non sono 3.000, sono decine di milioni. Report è a favore della guerra al terrorismo, nessuno di noi vuole trovarsi incenerito da un aereo che ti entra in ufficio. Ma nessuno di noi vuole dormire sul sangue di milioni di poveracci che pagano per il nostro confort. Report è dunque a favore di una lotta contro TUTTI i terrorismi e contro TUTTI i terroristi, questo era il senso della puntata. In generale. Noi non molleremo, ma è importante che non molliate voi. I potenti temono una cosa sola, e non è il giornalismo. Essi temono l'opinione pubblica, ne hanno il terrore. E allora fatevi sentire, basta poco. Una telefonata ai media, una lettera ai politici, oppure divulgare, anche a voce, nelle scuole, negli ipermercati, ai giardini con chi si incontra, sui treni, ovunque. Siete voi che contate. Se Report avesse l'audience di Striscia la Notizia sarebbe in prima serata tutto l'anno. E chi ha in mano il telecomando? A chi ci ha scritto "Report è la nostra voce" io rispondo "E allora alzate la voce, e Report si alzerà con lei". Spero solo che "L'Altro Terrorismo" sia servito ad aggiungere quel granello di speranza per un mondo migliore. Che sia servito a ricordare per una volta gli sconfitti e i perdenti, gli eroi dimenticati che nessuno celebra. Paolo Barnard P.S: non sono mai stato comunista..
23/10/2003 La riforma delle pensioni vista dai lavoratori
Lo sciopero? «Inevitabile» Rabbia e rassegnazione - L'organizzazione del mercato del lavoro PINEROLO - Giorgio, che ha 62 anni ed appartiene al sindacato di base, ha una visione pessimistica: «I lavoratori - dice - non contano niente se le loro lotte sono gestite dai confederali». Le manifestazioni a cui fa riferimento sono quelle in programma per i prossimi giorni contro la riforma delle pensioni presentata dal Governo. Ma con quali prospettive? Secondo Guido, un impiegato di 48 anni, dal momento che «la sinistra non ha proposte alternative, saranno in pochi ad aderire allo sciopero». Tra gli operai, gli insegnanti, gli impiegati, i pensionati la visione del programma di riorganizzazione del sistema previdenziale è differenziata. Così, se il giovane pensionato (57 anni) Luigi sostiene che «questa riforma peggiora le condizioni dei lavoratori e dei futuri pensionati», Sergio, 53 anni, impiegato, ritiene che «la riforma sia inevitabile con l'aumento dell'età media: una volta si moriva pochi anni dopo la pensione, oggi non più». Quindi, anziché «fare lo sciopero contro le pensioni, dovremmo farlo contro la riforma del mercato del lavoro, che toglie e toglierà risorse per chi va in pensione». Franco invece, operaio 43enne, è convinto della necessità dello sciopero: «Di questo passo - dice - nelle fabbriche ci sarà lo sfruttamento più intenso». Tra i lavoratori prevale la rabbia, alternata alla rassegnazione. Roberto, ex-minatore, spera di cavarsela, come Moreno, operaio, che andrà «in pensione tra pochi anni». Ma Rossella, impiegata, 36 anni, punta il dito contro le pensioni d'oro, quelle dei parlamentari, quelle dei privilegiati e contro gli sprechi nelle Pubbliche amministrazioni: «Perché non operano alcuni tagli?».
21/10/2003 Per una nuova politica, per il rilancio dei movimenti...
Cari amici, negli ultimi mesi, discutendo informalmente tra alcune persone impegnate a livello sociale e politico, è emersa la necessità di approfondire una riflessione sullo “stato dell’arte” dei movimenti e della stessa politica e, soprattutto, delle loro prospettive e dei possibili intrecci. Una riflessione che, metodologicamente, riteniamo debba essere quanto più aperta e plurale possibile. In questa fase ci sembra che gli esiti di tale riflessione, dal punto di vista di apertura di un percorso stabile e della definizione di contenuti ed elementi programmatici, possano essere sì auspicati ma non preconfezionati. Per questo proponiamo un percorso a tappe: l'adesione al testo riportato qui sotto e la successiva partecipazione all'assemblea pubblica del 23 novembre a Roma. Da lì confidiamo - ma assieme lo verificheremo – si potranno definire e condividere i passaggi successivi. Un cordiale saluto Sergio Segio PS: per ragioni organizzative, le adesioni devono pervenire possibilmente entro martedì 28 ottobre Per adesioni: tel: 02.8054907. fax. 02.89692116. Mail: societainformazione@noprofit.org ******* PER UNA NUOVA POLITICA, PER IL RILANCIO DEI MOVIMENTI, PER UN’EUROPA DELLA PACE E DEI DIRITTI In questi ultimi anni è cresciuta la speranza che, a partire dai nuovi movimenti, dal protagonismo sociale che li ha caratterizzati e dai contenuti critici da essi avanzati, potesse ravvivarsi e rinnovarsi anche l’azione delle attuali forme di rappresentanza politica e partitica. Il dibattito, le iniziative e le proposte attorno alla questione della globalizzazione e dei suoi effetti hanno sicuramente arricchito culturalmente e interrogato politicamente lo scenario italiano, compresi pezzi significativi delle forze e partiti della sinistra e del sindacato. Le grandi mobilitazioni poste in essere dalla CGIL, in particolare con il grande evento dei 3 milioni di cittadini che hanno manifestato per i diritti a Roma il 23 marzo 2002, testimoniano di quello stesso fermento e di una positiva interazione. Così pure, il variegato mondo dell’associazionismo, della cooperazione sociale e del volontariato ha trovato in quei contenuti e in quelle manifestazioni nuova e necessaria linfa vitale e un luogo naturale per la propria pratica sociale, anch’essa bisognosa di verificarsi sul piano dell’autonomia, della capacità critica e dei processi di democrazia interna. Lo stesso vale per i Cobas e il sindacalismo di base, l’area dei centri sociali, la sinistra sociale diffusa. Conferme e nuovo impulso sono venuti anche alle forze e sensibilità da tempo attive sulle questioni ambientali ed ecologiste. Questioni che erano e rimangono centrali e vitali, che sono da imporre con forza nelle agende politiche e nei programmi di governo. È un impasto virtuoso di differenze che ha poi trovato una larga rappresentazione nelle mobilitazioni contro la guerra, sfociate nella giornata europea e mondiale per la pace del 15 febbraio 2003, in cui oltre 100 milioni di persone sono scesi nelle piazze. Questa fecondità di iniziative e il proliferare di nuovi soggetti non hanno, tuttavia, sinora prodotto un effettivo e significativo rinnovamento, da un lato, né una reale efficacia trasformativa, dall’altro. Sia pure in misura e maniera diverse, tanto la politica nelle sue espressioni e dinamiche istituzionali, quanto i movimenti appaiono spesso viziati da un’autoreferenzialità di fondo, dalla tentazione dell’autosufficienza o dalla teorizzazione dell’impermeabilità l’una dagli altri. Il che porta la politica a una navigazione a vista, a una povertà progettuale e a una coazione a ripetere e perpetuarsi uguale a se stessa, e i movimenti al progressivo inaridirsi delle proposte, della partecipazione e del consenso. E, d’altra parte, ciò comporta per tutti l’insufficiente capacità di contrastare i processi in corso. Sia a livello globale (si veda appunto e ad esempio la questione della guerra in Iraq), sia per quanto attiene l’Italia, dove sembrano inarrestabili le derive di restringimento e snaturamento dei luoghi e delle procedure della democrazia, di aggressiva messa in discussione del pluralismo nell’informazione, della difesa dei ceti più deboli, dei diritti nel lavoro, dello stato sociale, dell’istruzione pubblica, della salute, delle politiche sui redditi, sulla previdenza e sull’equità fiscale, delle politiche penali e carcerarie e complessivamente dei problemi della giustizia, delle politiche sull’ambiente, l’alimentazione, l’acqua, i trasporti, il suolo e il territorio. Sempre più evidente e aggressiva è anche la politica neoautoritaria portata avanti dalla maggioranza di governo su vari temi: droghe, immigrazione, prostituzione, psichiatria, giustizia minorile. Rispetto a questo insieme di questioni c’è un attacco a tutto tondo che ha già lasciato segni profondi nell’architettura costituzionale e, prima ancora, nella qualità della vita dei cittadini, i cui diritti e garanzie sono sempre più consegnati alle logiche del mercato e dunque sottratti a una dimensione universalistica. Maggiore e più urgente si è pertanto fatta l’esigenza di trovare una nuova efficacia politica, di istruire e sperimentare nuovi percorsi che sappiano mettere in relazione i movimenti con le forze politiche organizzate. Va oltretutto considerato che il prossimo 2004 sarà anno di elezioni europee ed amministrative. Le risposte a queste esigenze non possono essere precostituite a tavolino da alcuno. Nemmeno, crediamo, possano essere ipotizzate se non si mettono in discussione anche i modi, non solo i luoghi, della partecipazione e della decisione. Un rinnovamento della politica, così come una diversa efficacia e maturità dei movimenti, passano necessariamente attraverso anche una diversa logica e forma della rappresentanza, caratterizzata da orizzontalità e compartecipazione. Non sono singoli leader che possono garantire o rappresentare il rinnovamento, che è tale proprio perché sa anche reinventare le forme e non solo focalizzare nuovi contenuti. La verticalità e il leaderismo, l’accettazione passiva dei meccanismi di un sistema mediatico onnivoro e avvolgente che produce spettacolarizzazione e divorzio tra immagine ed effettività, forme e contenuti, programmi e valori, assieme all’autoreferenzialità, costituiscono tare mortali per ogni nuovo percorso politico. Da questi pochi ma netti punti fermi pensiamo si possa e si debba partire in un percorso di riflessione e confronto, quanto più aperto e plurale possibile, orientato alla concretezza e auspicabilmente capace di innescare percorsi politici. Proponiamo un primo appuntamento nazionale: Domenica 23 novembre, ore 10 Centro Congressi Cavour, Via Cavour, 50/A, Roma Assemblea pubblica aperta a tutti
20/10/2003 IV Settimana di Azione contro il Razzismo e le Discriminazioni
Fra il 16 e il 28 ottobre 2003 avrà luogo la IV Settimana di Azione contro il Razzismo e le Discriminazioni fuori e dentro gli stadi europei, organizzata dalla rete FARE (Football Against Racism in Europe). I tifosi, le comunità di immigrati e le squadre di calcio si uniranno insieme per combattere il razzismo e la discriminazione nel calcio. Le attività proposte saranno le più varie: esposizione di striscioni antirazzisti, distribuzione di t-shirts, fanzine o adesivi antirazzisti, tornei amichevoli fra ultras e comunità di migranti e altre forme di azione. La Campagna è supportata dalla Commissione Europea (Direzione Generale Affari Sociali) nell’ambito del Programma contro le Discriminazioni e dalla UEFA. Alla scorsa edizione hanno partecipato 17 nazioni europee e sono state realizzate oltre 120 attività. In Italia è stata distribuita una fanzine scritta da ultrà appartenenti a gruppi diversi di tutta Italia, in cui sono state presentate le attività antirazziste sviluppate in questi anni in differenti realtà territoriali. Quest’anno la partecipazione all’Action Week sarà ancora più ampia: 25 i paesi europei che parteciperanno, con attività differenziate fuori e dentro gli stadi. In Italia il Progetto Ultrà ha promosso una serie di incontri nelle scuole medie e superiori, di dibattiti e proiezione di film nelle sedi locali, tenuti direttamente dai gruppi ultrà e che avranno come tematica principale la lotta contro le discriminazioni nel mondo del calcio. La lista completa delle attività in tutta Europa è a disposizione sul sito: www.progettoultra.it Questi gli incontri in programma: Merate, 15-18 ottobre: esposizione della mostra “Don’t Close your Eyes” presso il Liceo Scientifico "Agnesi" di Merate (LC). La mostra riporta una cronologia di episodi razzisti ed antirazzisti che si sono verificati in Europa dal 1990 al 2002. Iniziativa organizzata da Gabriele Viganò e Stefano Del Fabbro, collaboratori di Progetto Ultrà. Lecco, 18-19 ottobre: esposizione della mostra “Don’t Close your Eyes” nell'ambito dell'iniziativa "TRA IL CIELO DI LECCO E LA TERRA D'AFRICA: giornate senegalesi a Lecco" presso l'ARCI provinciale in via Cantù 18, verrà inoltre trasmesso il video “COLORS”, che racconta della positiva esperienza dei Mondiali Antirazzisti organizzati da Progetto Ultrà ed Istoreco a Montecchio (RE) Iniziativa organizzata da Gabriele Viganò e Stefano Del Fabbro, collaboratori di Progetto Ultrà. Fasano, 18 ottobre/25 ottobre: distribuzione di materiale informativo (poster della FARE e adesivi) fuori dalle scuole, organizzato dal gruppo ultras degli Allentati Fasano. Fasano, 19 ottobre: distribuzione di materiale informativo (poster della FARE e adesivi) fuori dallo stadio, prima dell'incontro casalingo contro San Paolo Bari (Campionato di Eccellenza) Lecco, 22 ottobre: proiezione del film "Sognando Beckham" presso l'Istituto medio-superiore Grafica-Moda-Design di Lecco, eccellente commedia che propone vari spunti non solo sulla tematica dell’integrazione razziale, ma anche della discriminazione di genere. Al film seguirà dibattito e confronto con gli studenti. Iniziativa organizzata da Gabriele Viganò e Stefano Del Fabbro, collaboratori di Progetto Ultrà. Manfredonia, 24 ottobre: dibattito sul tema “il razzismo nel calcio”, presso l’Auditorium della Chiesa di Santa Chiara. Organizzato dagli ultras Manfredonia, con la partecipazione di Giusy e Matte, ultras del Bologna e collaboratori del Progetto Ultrà, Prof. Luigi Spedicato, docente di sociologia della comunicazione presso l’Università di Lecce. 25 ottobre: coreografia antirazzista allo stadio per Treviso-Venezia, organizzata da Ultras Unione Venezia Mestre. Pisa, 26 ottobre: Gli Ultras del Pisa creano un manifesto tipo Football Rebelde, in cui espongono i punti salienti dell’andare allo stadio per loro. Tra questi uno dei punti primari sarà proprio l’antirazzismo. Questo manifesto verrà presentato nella partita del 26 ottobre tra Pisa e Lucchese, eventualmente con una conferenza stampa, meglio ancora se il match sarà in posticipo lunedi sera. Genova, 27 ottobre: L’associazione l’Arci e il Laboratorio Sociale Nord Ovest organizza un dibattito in un centro civico, riunendo ragazzi di circa 5 scuole medie inferiori. La Spezia, 28 ottobre: presso ITIS "G. Capellini" (Via Doria, 1) sull’antirazzismo nel mondo del calcio. Presentazione delle attività della rete FARE. Discussione e dibattito sui Mondiali Antirazzisti. Distribuzione del materiale. Organizzato dal Comune di La Spezia e Progetto Ultrà, interverranno Carlo Balestri e Daniela Conti di Progetto Ultrà.
6/10/2003 PIAZZE SOLIDALI: PENSARE E AGIRE UN MONDO DIVERSO
dal 16-10-03 al 2-11-03 PIAZZE SOLIDALI: PENSARE E AGIRE UN MONDO DIVERSO tutti i giorni dalle 11 alle 21 - alle spalle del Duomo Vi aspettano le associazioni e organizzazioni che hanno realizzato le mobilitazioni per la pace a Milano (primo elenco) Patto per la pace e lo cooperazione internazionale formato da: ACEA, ACLI, ARCI, CGIL, CISL, Chico Mendes, Emergency, Legambiente, Manitese, Pax Christi, Rosa Bianca, Centro Helder Camara, MAG 2. Insieme a (in ordine alfabetico) Acra, Attac Milano, Casapace di Milano, Cric Milano, Forum Consumo Critico, Gruppo Basta Guerra (Milano), Social Press/Progetto comunicazione onlus (Milano), S.in.Cobas, Guerre e Pace, Lila, Punto Rosso-Forum Mondiale delle alternative, Rete Lilliput, Un ponte per. (Milano), Ya Basta, e Consorzio Giusto etico solidale, Diafab, Dimensioni Diverse, Progetto Integrazione,... molte altre ancora Ogni giorno troverete: mostre attinenti al tema della giornata, presentazioni di libri: banchi delle associazioni attivi: i prodotti di commercio equo e solidale, biologici ed ecologici e i libri. Troverete inoltre i tavoli informativi per il Social Forum Europeo di Parigi, per il Cop9 (la riunione dei grandi sull'ambiente a Milano in dicembre) e il tavolo Iraq. Ogni giorno saranno offerti libri sul tema della giornata con lo sconto del 20% Le giornate sono monotematiche ogni 2/3 giorni un tema diverso a.. La Cooperazione internazionale b.. Ambiente e sviluppo sostenibile c.. Economia e globalizzazione, il "dopo" Wto di Cancun d.. Nuovi stili di vita, nuovi comportamenti nei consumi e.. Immigrazione f.. Disarmo Pace e pacifismo g.. Europa (democrazia, diritti, stato sociale) Il progetto Piazze Solidali NON è la sola vendita di prodotti etici, ecologici e solidali. E' incontro con le associazioni e comunicazione dei contenuti di "un altro mondo è possibile". I prodotti, in questa visuale, sono la CONCRETEZZA di un altro mondo che "è già in costruzione". VENDERE i prodotti ha due scopi: lasciare nelle mani dei cittadini qualcosa di concreto e RACCOGLIERE i fondi per pagare i costi dell'azione sociale e politica. Chiediamo a tutti gli amici di venire, far venire, acquistare i prodotti etici ed ecologici. Vi aspettiamo!!! -------------------------------------------------------------------------------- Per qualsiasi informazione aggiuntiva non esitate a contattarci. Grazie per l'attenzione, a presto. Luisa Motta AceA onlus Via Angera, 3 - 20125 Milano tel. 0267574302 - fax 0267574322 - cell. 3383727123 telefono piazza Duomo 0272000112 aceatutto@consumietici.it www.consumietici.it
10/10/2003 Una giusta battaglia...
COMUNICATO DI RESISTENZA CIVILE Nei prossimi giorni le famiglie italiane riceveranno la lettera firmata dal Presidente del Consiglio Berlusconi in cui il premier spieghera' le ragioni, i particolari e tutto cio'che riguarda la finanziaria appena varata e la riforma delle pensioni. Oltre 18 milioni di capi famiglia riceveranno la lettera per una spesa che superera'i 7 milioni di euro, a carico del ministero del Tesoro e quindi di tutti i contribuenti. Chiaramente le ragioni della spedizione di questa lettera sono ben altre di quelle ufficiali. In vista delle mobilitazioni dei lavoratoti del 24 ottobre e delle elezioni europee e amministrative delle prossima primavera e visti i sondaggi che indicano un calo notevole delle preferenze accordate a questo governo, il premier intende continuare nella sua operazione tutta politica e mediatica iniziata con il vergognoso comunicato a reti unificate delle scorse settimana. Insomma e' l'ennesimo scempio che questo governo si accinge a compiere. Quello che invitiamo a fare e respingere al mittente la lettera che riceverete, nel momento in cui il postino ve la consegna o portandola successivamente all'ufficio postale. E' sufficiente barrare con due righe in diagonale l'indirizzo del destinatario e scrivere RESPINTO AL MITTENTE. Un'iniziativa civile per esprimere il nostro dissenso. Diffondi il messaggio a piu' gente possibile, se la ritieni un'iniziativa condivisibile! (Ad esempio attaccandolo nella bacheca del tuo condominio)
10/10/2003 "Dove Murdoch non è arrivato"
Una intensa giornata di scambio tra giornalisti del Nord e del Sud del mondo sui problemi dell’accesso all’informazione. Con alcune proposte. «Sono maturi i tempi per realizzare un progetto europeo a sostegno dell’informazione libera e indipendente» ha sostenuto Rinaldo Bontempi, già parlamentare europeo e presidente del Centro per le Iniziative per l’Europa, di fronte una sala gremita di gente, al convegno internazionale: “Dove Murdoch non ancora arrivato: diritto all’informazione, primo passo per la pace e la lotta alla povertà” organizzato dalla rivista Volontari per lo Sviluppo nell’aula magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Torino. Tesi sostenuta con calore anche da Mario Berardi, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte (che è la prima Regione che ha avviato il progetto di cooperazione decentrata a sostegno dell’informazione indipendente in Sahel) Forti le testimonianze dei relatori provenienti da sei Paesi africani e da tre dell’America Latina, come quella del giornalista burundese Gabriel Nikundana di Radio Bonesha Fm, accusato dai ribelli di essere filogovernativo e dal governo di essere un “sovversivo”. Oltre alle numerose minacce di morte ricevute per aver raccontato dei bambini soldato mandati all’assalto dopo essere stati drogati, per le sue denunce Nikundana è stato incarcerato 2 volte e la sua radio è stata chiusa. Di recente il governo burundese ha chiuso altre due radio del paese: Radio Publique Africane (Rpa) e Radio Isanganiro. Ma questa volta per protesta tutti i media burundesi (giornali, radio, televisioni) hanno immediatamente sospeso le programmazioni e il governo ha dovuto revocare la sospensione. Oscar Guisoni, corrispondente argentino del quotidiano di Buenos Aires, Pagina 12, ha sottolineato il problema nodale della formazione dei giornalisti, ricordando la sua esperienza come corrispondente dalla Bolivia durante il conflitto indio, dove si è trovato «sul campo» con colleghi americani ed europei che nulla sapevano della situazione e del Paese, dei problemi degli indios, della diversa concezione politica delle posizioni di “destra” e “sinistra”. Nel documento finale, emerso dal lavoro dei tre workshop del pomeriggio, si sottolinea l’importanza fondamentale della creazione di una rete di scambio e collaborazione tra giornalisti del Nord e del Sud del mondo come elemento di visibilità e rappresentazione di una rete più ampia tra le società civili. Centrale il problema dell’accesso alle nuove tecnologie: non si tratta solo di un trasferimento Nord-Sud, ma piuttosto di una formazione all’utilizzo corretto delle stesse tanto a Nord quanto a Sud, salvaguardando la “biodiversità” culturale e linguistica. In tutti i workshop è emersa la necessità di una maggiore formazione dei giornalisti, non solo nei paesi in via di sviluppo, ma anche e soprattutto in Italia, per quanto riguarda l’apertura ai temi internazionali e la conoscenza dei paesi del Sud. L’Italia, è stato sottolineato, è il paese europeo che meno parla di esteri. Infine anche proposte concrete, come istituire a livello di Federazione nazionale della stampa un tassa simbolica dello 0,01% sullo stipendio dei giornalisti per finanziare progetti di sostegno ai giornalisti africani. L’iniziativa continua, con la visita del colleghi africani alle redazioni di dieci media italiani.
29/10/2003 Roma: manifestazione Nazionale, 4 Ottobre
http://www.manifestazione.biz
24/09/2003 Diritto d'informazione!!
Dove Murdoch non è ancora arrivato: diritto all’informazione, primo passo per la pace e la lotta alla povertà Mercoledì 8 ottobre ore 9 Università degli Studi di Torino Aula Magna -via Verdi, 8 La rivista Volontari per lo Sviluppo, edito da 14 organizzazioni non governative, in collaborazione con la Regione Piemonte, organizza il convegno internazionale "Dove Murdoch non è ancora arrivato: diritto all’informazione, primo passo per la pace e la lotta alla povertà" al quale parteciperanno una decina di giornalisti, venuti per l’occasione dall’Africa e dal America Latina, da sempre impegnati nell’informazione libera e indipendente, per confrontarsi con altrettanti italiani sul tema dell’accesso all’informazione. Numerosi i relatori che si alterneranno per animare i workshop di approfondimento nel pomeriggio. L’evento è focus group della Quinta assemblea dell’ Onu dei Popoli che si svolgerà a Perugia dal 9 al 12 ottobre. Il convegno fa parte di del primo progetto unico in tutta Italia di cooperazione decentrata a sostegno dell’informazione indipendente, attraverso l’invio di tecnologie e l’organizzazione per i giornalisti invitati di stage e visite di conoscenza dal 9 al 16 ottobre in alcuni media italiani che hanno aderito al progetto quali: il Corriere di Chieri, Greenaccord, Rivista Missioni Consolata, Mondo e Missione, Nigrizia, Peacelink, Radio Flash, Radio Beckwith, Redattore sociale, La Stampa Web-Torinosette/ La Stampa, Tavola della Pace, Unimondo, Vita. In allegato il programma dettagliato e una breve scheda con i curricula dei relatori. L’iniziativa è patrocinata dall’Università degli studi di Torino e dall’associazione Stampa Subalpina. Informazioni e interviste: Tiziana Montaldo 011/9974010 349/5343993 montaldo@volontariperlosviluppo.it
23/09/2003 Legge Droghe & Governo: memoria zero
Il governo e le droghe: memoria zero La Legge sulle tossicodipendenze. Un po’ di storia e di antefatti di Sergio Segio Il governo, per iniziativa del vicepremier Fini e col sostegno del presidente della Camera Casini, ha rilanciato a Roma una strategia sulle droghe per niente nuova, dove eguale a zero risulta non già e non solo la tolleranza, quanto il buon senso e l’evidenza scientifica. È facile per tutti capire che sostenere l’eguale dannosità di droghe leggere e pesanti, infatti, è un insulto sia al primo che alla seconda. E che, dunque, in questo caso si è scelta la campagna ideologica, magari utile a porre in secondo piano le difficoltà economiche e la conseguente conflittualità sociale e sindacale destinata ad acutizzarsi, a discapito della valutazione pour cause, del merito specifico della questione droghe e dipendenze. Un problema certo di rilievo e con riflessi di sicuro dramma per molte persone e molte famiglie. Ma, proprio per questo, la campagna ideologica, la crociata repressiva, la semplificazione che mette sullo stesso piano uso e abuso, consumo e spaccio, hashish ed eroina, sono quanto di più sbagliato e controproducente si potesse immaginare di fare. Purtroppo non c’è nulla di nuovo, e stupisce la mancanza di memoria al riguardo. L’attuale copione ne ricalca un altro, egualmente nato all’insegna dell’ossimoro recupero-repressione, cura-coazione, che ha prodotto nei primi anni Novanta tragiche conseguenze in termini di morte, sofferenze, diffusione dell’HIV, carcerazioni, massimizzazione dei danni per le persone tossicodipendenti e per i semplici consumatori di sostanze. Una delle poche differenze, forse, è che ora si vorrebbe istituire, oltre che la cura, anche il lavoro coatto. Una logica che culturalmente viene da lontano, dalla filosofia dei lager e dei gulag, ma, più vicino a noi, anche da quella di alcune comunità terapeutiche, votate più al business che non alla riabilitazione. Si sa che il sonno della ragione e il prevalere delle ragioni ideologiche facilmente genera mostri. E se questo tipo di torpore colpisce la maggioranza di un Parlamento, il risultato, va da sé, è quello di una legge-mostro. È successo nel 1990 con la legge n. 162 sulle droghe, quantomeno riguardo alle sue parti più ottusamente repressive, condensate nella filosofia della punibilità del semplice consumo di sostanze e nella sua principale strumentazione: la “dose media giornaliera”. La legge n. 162/1990, cosiddetta Jervolino-Vassalli (dai nomi della democristiana Rosa Russo Jervolino e del socialista Giuliano Vassalli, rispettivamente ex ministro degli Affari sociali e della Giustizia, allora ancora contemperata dalla Grazia), è del 26 giugno di 13 anni fa. La data non è casuale, essendo quella in cui ricorre la annuale Giornata mondiale contro la droga indetta delle Nazioni Unite. In quel frangente, l’allora presidente dei senatori socialisti, Fabio Fabbri, arrivò a minacciare le elezioni anticipate se il Parlamento non avesse approvato nei tempi dovuti la nuova legge. Ulteriore dettaglio che conferma il forte impianto ideologico, il carattere di legge-manifesto di questa normativa, poi riassunta nel Testo Unico delle leggi in materia di stupefacenti, promulgato con decreto del Presidente della Repubblica, n. 309 del 9 ottobre 1990. Non è, dunque, meno casuale e di minor preoccupazione che, 13 anni dopo, l’attuale governo avesse nuovamente scelto in origine la data del 26 giugno per annunciare la revisione legislativa, che è stata nuovamente e con più determinazione rilanciata invece a Roma il 22 settembre, in occasione della V Conferenza mondiale sulle droghe. Una revisione tesa a vanificare le positive modifiche prodotte sulle norme del 1990 dal referendum dell’aprile 1993, col quale vennero bocciate alcune parti della legge e, in particolare, l’architrave della “dose media giornaliera”. Era quella, infatti, il fondamento della legge-mostro partorita e imposta in particolare da PSI e DC (vigeva il VI governo Andreotti, composto da DC, PSI, PSDI, PRI, PLI). Una sorta di linea Maginot che si intese opporre al criterio della “modica quantità”, proprio della legge precedente, la n. 685 del 1975. Sino al 1990, infatti, era esclusa la punibilità per la detenzione di una “modica quantità” di sostanza finalizzata al consumo personale. La legge 162 volle invece, programmaticamente, punire chiunque consumasse droghe. Così, il possesso di una quantità di sostanza inferiore alla dose media giornaliera (definita con apposite tabelle ministeriali in 100 milligrammi di principio attivo per l’eroina, 150 milligrammi per la cocaina, 1/2 grammo per l’hashish) comportava sanzioni amministrative (sospensione della patente, del passaporto, etc.). Al di sopra di quella soglia le sanzioni diventavano automaticamente penali (ma anche la reiterazione o l’inosservanza delle sanzioni amministrative comportava l’avvio al circuito penale). La ratio, insomma, era di escludere ogni discrezionalità da parte della magistratura e delle forze dell’ordine nel valutare caso per caso se la droga fosse destinata all’uso personale o allo spaccio, e dunque di punire severamente anche il semplice consumo. Esattamente come è stato annunciato ieri da Fini. Una filosofia cupamente repressiva che trovò (e ancora trova) alfieri e gazzettieri anche in alcune comunità terapeutiche, che teorizzarono la necessità di «fare toccare il fondo» alle persone tossicodipendenti («L’unico modo per costringere il tossico a smettere è fare terra bruciata intorno a lui. Ai drogati deve essere proibito qualunque tipo di attività lavorativa»: così allora don Oreste Benzi, della comunità Giovanni XXIII di Rimini). In realtà e nella pratica, ben prima di raggiungere questo “fondo” da cui eventualmente risalire, grazie a quella legge e a tale filosofia, molti morivano, si infettavano di AIDS o finivano in carcere, dove non di rado si suicidavano. Dopo il varo della 162, il rigore punizionista colpì anche personaggi noti (Laura Antonelli, Patty Pravo, Marco Bassetti), arrestati o sottoposti a giudizio talvolta solo per un paio di spinelli. Nel luglio 1991, nel giro di pochi giorni, tre persone arrestate per droga si suicidarono in carcere. Tra di esse, Stefano Ghirelli: 18 anni appena compiuti, incensurato, portato nel carcere di Ivrea poiché trovato con 25 grammi di hashish, si impiccò dopo il rifiuto del giudice di concedergli la libertà provvisoria per “pericolosità sociale”. Questi avvenimenti cominciarono a incrinare il muro dei sostenitori della legge, assieme al già sensibile aumento dei detenuti (il 31 dicembre 1990 i tossicodipendenti ufficialmente presenti in carcere erano 7.299, sei mesi dopo erano già saliti a 9.623 per arrivare a ben 14.818 il 31 dicembre 1992) e all’aumento delle morti (nel 1990, per la prima volta, il numero dei decessi per overdose superò le mille unità, arrivando a 1.161; l’anno seguente giunse a 1.383 e, nel 1992, a 1.217). Claudio Martelli, allora ministro Guardasigilli nonché vicepresidente del Consiglio, si trovò a dover correre urgentemente ai ripari, specie dopo una sentenza della Corte costituzionale che, pur respingendo alcune eccezioni presentate da giudici di merito, invitava esplicitamente il legislatore a migliorare la legge e i giudici, se del caso, a non applicare rigidamente il criterio della dose media giornaliera. Si arrivò così al “decreto Martelli”, n. 247, che nell’agosto 1991 rese non più obbligatorio l’arresto qualora la sostanza rinvenuta superasse di poco la dose fissata dalle tabelle. Un tampone che non risolse il problema. Alla vigilia del referendum abrogativo, promosso dal CORA (il Coordinamento antiproibizionista dei radicali) e fatto proprio anche da molte associazioni e comunità che in precedenza avevano costituito il Cartello “Educare, non punire”, il governo Amato, anche sulla base di un impegno preso con Marco Pannella, il 12 gennaio 1993 emanò un decreto che triplicava i limiti previsti per la dose media giornaliera. Ma, al di là dei tardivi correttivi, il 18 aprile 1993 il 55% dei cittadini votanti bocciò la punibilità e la dose media, nonché un altro obbrobrio introdotto dalla 162: l’obbligo per i medici, in violazione di ogni deontologia, di segnalare i tossicomani alla polizia. Da allora, non di meno, oltre 30.000 persone tossicodipendenti continuano a entrare in carcere ogni anno: per detenzione e spaccio, vero o presunto, nonché per altri reati connessi. Sui 55.670 presenti in carcere al 31 dicembre 2002, 21.922 erano detenuti per violazione dell’articolo 73 della legge sulle droghe, i tossicodipendenti risultavano 15.429, di cui solo 1.661 in trattamento metadonico. Come si sa, la situazione nelle prigioni è da tempo intollerabile. Il buon senso e quello di umanità suggerirebbero misure deflative, magari proprio a partire da una completa depenalizzazione delle condotte relative al consumo personale, dando finalmente così piena attuazione alla volontà popolare espressa nel 1993. Viceversa, la volontà del governo - e in modo particolare di Alleanza nazionale, che già nell’aprile 2002 ha depositato al Senato il PDL n. 1322 - si indirizza in modo diametralmente opposto, per la reintroduzione della “dose media giornaliera” o “dose massima consentita” che dir si voglia. Se sbagliare è umano, perseverare è diabolico. In questo modo, le carceri, che già sono un dramma, rischiano di diventare un vero inferno. Oppure, un grande business. Così come alcune comunità terapeutiche, che saranno di fatto svincolate dal controllo pubblico. Come di nuovo dice oggi don Benzi (cfr. “La Repubblica”, 23 settembre), lo stato deve limitarsi a controllare i risultati, senza interessarsi dei metodi e senza limitare la «piena libertà creativa e inventiva» delle metodologie di recupero. In cosa si sia talvolta tradotta in alcune comunità quella libertà creativa ce lo raccontano le cronache giudiziarie del passato. Un passato che a volte ritorna. Come succede per i mostri. ************* IPSE DIXIT Spacciatore presunto «Un consumatore, pur essendo sorpreso con una quantità superiore alla dose media giornaliera, se riesce a dimostrare che se ne serve per uso personale in quanto quella è la sua dose media, non verrà considerato uno spacciatore». [Francesco De Lorenzo, ministro della Sanità, “La Repubblica”, 14 luglio 1990] Tanti morti, legge buona «L’aumento dei decessi non rappresenta certo una smentita della validità della legge, anzi secondo me ha il valore di una conferma». [Rosa Russo Jervolino, ministro degli Affari sociali, “La Repubblica”, 8 febbraio 1991] Resipiscenza/1 Non si tratta in alcun modo di varare una nuova legge - avverte subito il Guardasigilli - ma di arrivare a una «interpretazione autentica» di quella in vigore. Obiettivo, rimettere «alla valutazione del giudice anziché a rigidi automatismi la privazione della libertà personale nel caso in cui il possesso illecito di stupefacenti ecceda per una lieve entità il limite fissato dalla legge». [Claudio Martelli, vicepresidente del Consiglio e ministro della Giustizia, “La Repubblica”, 2 agosto 1991] Resipiscenza/2 «Se è maturo il momento per una riflessione collegiale sul problema droga, questa ben venga, senza però commettere l’errore di considerare scontato il passaggio tra la repressione e la liberalizzazione». [Nicola Mancino, ministro dell’Interno, “La Repubblica”, 10 novembre 1992] Resipiscenza/3 «Non siamo stati né io né la Democrazia cristiana a insistere perché chi consuma droga finisse in carcere. Anzi, il testo originario da me presentato non prevedeva questa misura. Poi altri partiti che voi ben sapete hanno insistito su quel punto». [Rosa Russo Jervolino, “La Repubblica”, 10 novembre 1992] Diaspora socialista/1 «Sarà stato un caso: ma non appena Craxi ha stabilito che il presidente del Consiglio è il leader del partito e che la segreteria presiede all’organizzazione, Amato ha cambiato la politica di Craxi sulla droga (…). Mettere i drogati in carcere vuol dire praticare a doppio titolo su di essi la tortura. Il provvedimento con cui Amato ha stabilito un accordo con Pannella è in primo luogo un giudizio sul carcere: ma in seconda linea esso stabilisce che il principio proibizionista non è più sentito come principio. Esiste un consenso sociale sul fatto che il proibizionismo non può essere imposto in forza di un principio morale accettato: e dar forma rigorosa al proibizionismo era l’intenzione della legge Jervolino-Vassalli, la legge di Craxi». [Gianni Baget Bozzo, “La Repubblica”, 11 novembre 1992] Diaspora socialista/2 «Io non ho tolto una gamba ad Amato. La mia dichiarazione è stata di grande disponibilità. Invece di fare polemiche sulla droga, bisogna acquisire dati di fatto (…). Probabilmente, comunque, la legge va modificata in più punti». [Bettino Craxi, segretario PSI, “La Repubblica”, 11 novembre 1992] Diaspora socialista/3 «Il consumo di droga è male, tuttavia è sbagliato che alla fine della trafila il tossicodipendente finisca in galera». [Giuliano Amato, presidente del Consiglio, “La Repubblica”, 11 novembre 1992] Irriducibili/1 «Amato paga la cambiale a Pannella, il cui appoggio al suo agonizzante governo viene scambiato con le modifiche varate dal Consiglio dei ministri». [Maurizio Gasparri, deputato MSI, “La Repubblica”, 13 gennaio 1993] Impuniti «Ero favorevole alla Jervolino-Vassalli, ma l’abolizione del carcere va bene. Sono invece preoccupato sulla dose media giornaliera che, anche se triplicata, bisognerà rendere ancora più chiara e definita». [Francesco Cardella, fondatore della comunità Saman, “La Repubblica”, 13 gennaio 1993] Irriducibili/2 «Ai giovani dobbiamo far capire che non c’è la droga buona e quella cattiva (…). Dobbiamo avere il coraggio di usare una parola tabù e politicamente scorretta: repressione». Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio e leader di AN, “La Repubblica, 19 maggio 2003) (Questo articolo in parte riprende quello pubblicato nel mensile “Fuoriluogo” del maggio 2003)
15/09/2003 16/9/2003 Sciopero della spesa
FONTE: TGCOM 15/09/2003 Il 16 settembre è sciopero spesa Associazioni consumatori contro rincari Associazioni dei consumatori ancora sul piede di guerra. E l'oggetto della contesa è sempre lo stesso: con l'arrivo dell'euro i prezzi dei prodotti sono schizzati alle stelle e le rilevazioni Istat, con l'inflazione al 2,8%, non rispecchiano la realtà. Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori hanno deciso perciò di passare dalle parole ai fatti e hanno proclamano per martedì 16 settembre lo sciopero della spesa. Tutti i consumatori sono invitati pertanto a serrare i portafogli. L'obiettivo è quello di "salvare le tasche dei consumatori almeno per un giorno", ma anche quello di testimoniare la generale insofferenza delle famiglie per il carovita e di "incalzare il governo a compiere una decisa inversione di rotta in tema di politica economica". Le diverse associazioni, appoggiati anche da alcune forze politiche, ripropongono, per la terza volta, il boicottaggio degli esercizi commerciali. E il successo è assicurato. "Stimiamo di replicare i 10 milioni di partecipanti dell'ultima protesta, se non di superarli", dicono dall'Adusbef. Intanto continuano a fioccare le adesioni: dalla Confsal alla Cgil, ai Verdi. Contraria solo la Confesercenti: "Una manifestazione inutile e ingiustificata" afferma il presidente Marco Venturi. Per meglio organizzare la manifestazione, le associazioni dei consumatori hanno diffuso la loro "guida pratica" per i cittadini che intendono aderire al "boicottaggio" dei negozi. Rinnovando anche l'invito a partecipare al presidio organizzato a Piazza Montecitorio di fronte al Parlamento. Questi i consigli: - Evitare di acquistare caffe', cappuccino, brioches al bar. Prepararsi la colazione comodamente a casa - Evitare di ordinare al bar caffe' o acqua minerale: portarsi da casa un termos con le bevande e una bottiglia d'acqua, ma anche il pranzo e la merenda; - evitare di acquistare quotidiani in edicola: ascoltare le notizie alla radio o in tv o leggere i giornali su internet; - utilizzare il telefono cellulare o quello fisso solo per le chiamate urgenti e indispensabili; - non prendere il taxi, utilizzare i mezzi pubblici; - studiare percorsi alternativi alle tratte autostradali per scongiurare gli aumenti delle tariffe delle autostrade; - non acquistare gelati, birra, e altre bevande ma bere acqua di rubinetto; - non spedire sms dal cellulare; - non acquistare sigarette; - non andare dal parrucchiere; - non effettuare operazioni in banca se non necessarie; - rimandare gli acquisti di scarpe, magliette o oggetti; - non andare al cinema o a teatro: meglio vedersi un bel film alla tv o una videocassetta o dvd; - non andare a cena al ristorante: mangiare a casa e se si ha voglia di uscire fare una semplice passeggiata; - non andare in discoteca o in pub; - limitare al massimo durante il giorno l'uso di apparecchiature elettroniche (impianto hi-fi, televisore, luce, ecc.).
04/09/2003 No al muro!
Fonte: www.unimondo.org La Campagna contro il Muro dell'Apartheid - tra Israele e Palestina, chiama organizzazioni, reti e singoli a mobilitarsi il prossimo 9 Novembre - data dell'anniversario della caduta del Muro di Berlino - contro questo nuovo crimine ai danni del popolo palestinese. L'invito è di firmare e distribuire la petizione che si può trovare sul sito Pengon. L'iniziativa nasce dalle decine di organizzazioni di base attive nelle comunita' colpite e dalle ONGs palestinesi che formano insieme la Campagna contro il Muro dell'Apartheid, iniziata nell'Ottobre 2002 dai 21 membri della PENGON (rete di ONGs palestinesi che lavorano sulle questioni ambientali nei territori occupati della Cisgiordania e Gaza). La Campagna e' l'unica iniziativa di questo tipo e rappresenta e coordina la lotta del popolo Palestinese contro il Muro a livello nazionale ed internazionale. Grazie al suo impegno attivo nel sostenere le comunita' a resistere e rimanere sulle loro terre e il suo contributo all'organizzazione della lotta contro il Muro a livello locale e nazionale, la Campagna sta aumentando ogni giorno il suo raggio d'azione e la sua importanza. Organizzazioni e movimenti di tutto il mondo stanno gia' cominciando a preparare la mobilitazione che porta alla Giornata Internazionale contro il Muro. Come ulteriore momento di promozione di questa giornata, le communita' locali e le organizzazioni palestinesi che formano la Campagna contro il Muro dell'Apartheid vi chiedono di firmare e distribuire la petizione che troverete in allegato (o direttamente a www.pengon.org/wall/italian.html) al fine di creare una voce forte, unita e globale contro il Muro. Vi chiediamo di firmare questa petizione come segno di solidarieta' con il popolo palestinese che lotta contro il Muro e per la giustizia e la liberta'. Per maggiori informazioni sul Muro, la Campagna contro il Muro dell'Apartheid e la giornata Internazionale contro il Muro, potete consultare il sito www.pengon.org (e da meta' Settembre anche www.stopthewall.org). Notizie sugli eventi collegati alla Giornata Internazionale contro il Muro saranno disponibili fra poco.
02/09/2003 www.fateciballare.it
Campagna contro la chiusura anticipata degli esercizi pubblici. LE NOSTRE PROPOSTE Investire in opere strutturali di modifica e ristrutturazione degli interni dei pubblici esercizi della notte con la creazione di spazi chill - out e percorsi di ripresa sensoriale che permettano un passaggio soft tra pista da ballo e uscita dal locale. Questi tipi di investimento a carico del privato o del privato sociale possono essere incentivati attraverso defiscalizzazioni e sgravi su imposte come quella sull'intrattenimento. Investire sulla formazione degli operatori della notte - dal barista al buttafuori - in materia di conoscenza degli stili di vita del mondo giovanile, di tutela della salute, di prevenzione dei comportamenti a rischio, di rapporti con le istituzioni pubbliche competenti, di conoscenza degli aspetti normativi e degli spazi di intervento collegati al fenomeno dell'uso di stupefacenti e di sostanze psicotrope e di primo soccorso (in caso di malori, collassi, crisi di panico, emergenze varie). Rilanciare la proposta di un sistema pubblico integrato dei trasporti notturni (autobus, taxi, navette) limitando nei week - end il ricorso a mezzi di trasporto privati. Operare una politica dei prezzi che porti il costo delle consumazioni di bevande non alcoliche al 40/50% del costo medio delle consumazioni delle bevande alcoliche e all'abbattimento del costo dell'acqua anche attraverso opportuni sgravi fiscali. Sensibilizzare gli individui sui rischi di guida in stato di ebbrezza anche attraverso la distribuzione di etiltest personali. Mantenere invariato il ruolo degli enti locali - le istituzioni più vicine ai territori e quindi più capaci di interpretarne le esigenze - sulla determinazione degli orari di apertura. Inserire corsi obbligatori sulla sicurezza stradale e sulla riduzione del danno in caso di assunzione di sostanze psicotrope in tutte le scuole superiori e in tutte le scuole guida (anche per i privatisti). Aumentare i controlli sulle strade e rendere certa l'applicazione della pena, anche e soprattutto con la nuova patente a punti che riteniamo un buon strumento. Limitare la potenza delle automobili quantomeno sino ai 25 anni di età. Installare etiltest all'uscita di tutti gli esercizi pubblici notturni. Intensificare in collaborazione con le strutture socio - sanitarie locali e gli enti locali e l'UP l'intervento di operatori, adeguatamente formati, all'interno e all'esterno delle discoteche, per attività di counselling, di prevenzione, informazione, sensibilizzazione e contenimento dei rischi connessi all'assunzione di stupefacenti e sostanze psicotrope. Diffondere all'interno dei locali notturni messaggi informativi attraverso l'utilizzo di supporti cartacei, audiovisivi e digitali.
28/07/2003 Atlantide.tv
Da questa sera per 26 giorni Atlantide.tv, la nuova televisione, esiste. Dirvi di piu' e' prematuro. Intanto potete vedere quel che abbiamo combinato all'interno di Iride, il canale satellitare del festival dell'Unita', che sara' operativo per 26 giorni. Iride ospitera' ogni giorno i programmi di Atlantide.tv. In particolare domani sera andra' in onda alle ore 19:10 una puntata con un documentario sull'asilo Diana di Reggio Emilia (giudicato uno dei migliori del mondo). Alle 21 uno straordinario spettacolo di danza di Giorgio Rossi con i Sosta Palmizi. Nei prossimi giorni seguiranno alcuni pezzi comici di Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi, Lella Costa, Jacopo Fo. Saranno trasmessi poi un documentario su Patch Adams, il claun sciamano, una conferenza di Stefano Benni sull'immaginazione e la scrittura. E poi documentari di viaggi, pezzi dei corsi di Yoga Demenziale ad Alcatraz. In ogni puntata ci saranno anche le buone notizie di Cacao. Insomma avrete un assaggio di quel che stiamo sognando di realizzare. Per ricevere questi programmi sara' sufficiente risintonizzare il vostro ricevitore (per le istruzioni www.atlantide.tv) per sapere nel dettaglio i programmi quotidiani (le trasmissioni di atlantide.tv verranno replicate piu' volte nella giornata) vedi www.iride.tv. Programmi e istruzioni li troverai anche sull'Unita'. E' o non e' una buona notizia? Jacopo Fo
31/07/2003 UNA PICCOLA STORIA IGNOBILE
Purtroppo, tutto come previsto. Una storia cominciata male, quella del cosiddetto “indultino”, sta finendo peggio. Già l’originario testo di legge sull’indultino era, per un ingenuo eccesso di realismo da parte dei proponenti, decisamente insufficiente rispetto alle obiettive necessità di deflazione del sistema penitenziario, alle richieste del Papa, alle aspettative dei reclusi, alle sollecitazioni venute congiuntamente da un cartello di associazioni del volontariato, sindacati della polizia carceraria, educatori e operatori penitenziari. Poi è iniziato il prevedibile gioco al ribasso e al rimando. E i benefici, già risibili ed eventuali, sono stati drasticamente ridotti nel testo uscito il 25 giugno dal Senato e poi dalla Camera il 10 luglio scorso. Ora, nel secondo round, il Senato ha deciso di rimandare con modifiche il testo alla Camera. Non ci sono più parole per stigmatizzare l’obiettivo cinismo di questo ping-pong. A questo punto, l’invito è a interromperlo, a rimettere nel cassetto per davvero, senza dilazioni che esasperano gli animi, questo aborto di legge. Questa dell’indultino, per dirla con Guccini, è diventata “una piccola storia ignobile, così solita e banale come tante, che non merita nemmeno due colonne su un giornale”. Ridiamo invece voce, gambe, spazio nell’informazione e credibilità parlamentare a proposte vere e serie di amnistia-indulto e di riforma strutturale del sistema penitenziario. Sergio Segio e Sergio Cusani
24/07/2003 "Genova, nome per nome. Le violenze, i responsabili, le ragioni"
Cari lettori Siamo orgogliosi di dirvi che e' uscito "Genova, nome per nome. Le violenze, i responsabili, le ragioni", un libro di Terre di mezzo e Altreconomia. Un libro che raccoglie la memoria storica di sette giorni che hanno cambiato il corso della storia e della politica del paese. E, per primo, risponde ad alcune domande fondamentali, fino ad ora rimaste senza risposta, sul G8 di Genova. Vi invitiamo tutti alla presentazione del libro che si terra' a Genova martedi' prossimo, 15 luglio, alle ore 18,30 presso la sala "Munizioniere" di Palazzo Ducale. Interverranno l'autore, Carlo Gubitosa, e Haidi Giuliani "Genova, nome per nome" e' il risultato di due anni di lavoro passati a raccogliere con ostinata perseveranza testimonianze dirette, filmati, foto, relazioni di servizio delle forze dell'ordine, audizioni davanti al Comitato parlamentare d'indagine, perizie. Ne sono usciti un dossier di 624 pagine e un cd che contiene, oltre al testo del libro, un'inedita ricostruzione videofotografica dell'uccisione di Carlo Giuliani, gallerie di immagini e filmati sulle violenze di strada e sulle attivita' del "controvertice", le testimonianze video dei manifestanti arrestati, gli atti integrali del comitato parlamentare d'indagine.. Una memoria lucida, precisa e testarda dei fatti di quei giorni, culminati a maggio 2003 con l'ambigua archiviazione delle indagini sulla morte di Carlo Giuliani. Vi mandiamo a parte un secondo messaggio con una descrizione piu' dettagliata del libro. Fate girare questo invito a tutti coloro che possono essere interessati! Trovate "Genova, nome per nome" (con cd allegato) in tutte le migliori librerie italiane, e nelle botteghe del commercio equo e solidale di Milano, Genova e Torino a partire dal giorno 18 luglio. Il prezzo e' di 25 euro. Il cd "Genova, nome per nome" verra' distribuito anche separatamente, al costo di 7 euro. Il cd contiene tutto il materiale audio e video, la documentazione di supporto al libro e il testo integrale del volume. Si puo' comprare per strada dai venditori di Terre di mezzo nelle citta' in cui sono presenti (Milano, Genova, Roma, Trieste, Piacenza, Torino e alcune altre), nelle botteghe del commercio equo di Milano, Genova e Torino e dai banchetti delle associazioni che lo richiederanno. Chi avesse difficolta' a trovare il libro o il cd, puo' ordinarli a Terre di mezzo effettuando un versamento di 26 euro (libro + cd) oppure 8 euro (per il solo cd) sul c/c postale n. 42235200 intestato a: "Cart'armata edizioni", gestione Terre di mezzo, piazza Napoli 30/6, 20146 Milano.
21/07/2003 COCA COLA -CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO 2003 - 2004
Il 22 LUGLIO 2003 inizierà ufficialmente la campagna di boicottaggio della Coca Cola promossa dal Sindacato Colombiano SINALTRAINAL (Sind. Lavoratori Industrie Alimentari che organizza i lavoratori delle imprese imbottigliatrici della Coca Cola Colombiana e quelli della Nestlè). Coca Cola è accusata di crimini di lesa umanità per essere la mandante delle politiche repressive nei confronti del sindacato e dei lavoratori - che hanno aderito alle lotte sindacali per difendere diritti e posti di lavoro - che in tutti questi anni hanno prodotto dieci morti, decine di sindacalisti rapiti e torturati. Il SINDACATO SINALTRAINAL ha depositato lo scorso hanno presso il Tribunale di Atlanta - USA la richiesta per l'incriminazione Ufficiale della Coca Cola sulla base di una vecchia legge del congresso Americano (denominata A.C.T.A). In data 31 Marzo 2003 il giudice della Corte Federale di Atlanta, Josè E. Martinez, ha deciso che il procedimento penale per violazione dei diritti umani - commessi da Forze paramilitari a nome delle Imprese Imbottigliatrici della Coca Cola Colombiana, Panamerican Beverages Inc - PUO' ANDARE AVANTI. La corte ha infatti deciso che la documentazione presentata dal sindacato SINALTRAINAL è sufficiente per procedere penalmente. Ugualmente la Corte ha deciso di mandare avanti il procedimento penale presentato sulla base di un'altra legge Statunitense che tutela le vittime della Tortura (T.V.P.A.) Insieme alle iniziative di tipo legale, Il sindacato SINALTRAINAL ha lanciato la Proposta di un Boicottaggio internazionale che inizierà il 22 LUGLIO 2003 L'iniziativa si inserisce nel quadro della Campagna Internazionale - Contro l'impunità Colombia Esige Giustizia. In Italia l'obiettivo è quello di sostenere questa campagna attraverso la costituzione di una rete che metta insieme le tante realtà che in questi anni hanno denunciato le politiche delle multinazionali, dai centri sociali, alle associazioni per un consumo critico Apriremo questa campagna con una iniziativa pubblica a ROMA - PIAZZA BARBERINI a partire dalle ore 17,30 Iniziando la diffusione di materiale di denuncia e sottoscrivendo lettere di protesta da inviare direttamente alle sedi Coca Cola Italia e negli stati Uniti. Comitato Promotore per la costruzione della Rete Italiana Boicottaggio Coca Cola Per maggiori info sulla campagna : http:\\www.tmcrew.org\killamulti\cocacola Contatti : no_cocacola_it@yahoo.it
16/07/2003 La grazia e la giustizia: libertà per Sofri, dignità e speranza per i
«Il ministro di Grazia e giustizia e il ministero di Grazia e giustizia assumono rispettivamente la denominazione di ministro della Giustizia e ministero della Giustizia»: così recita l’articolo 16, Capo III, del decreto legislativo n. 300 del 30 luglio 1999 di riforma dell’organizzazione del Governo. Dall’agosto di quattro anni fa, insomma, in Italia la giustizia risulta privata della grazia. Nel nome. Nei fatti, pur se sporadicamente qualche grazia viene ancora concessa, è da molto più tempo che si è scelto di rinunciare alle possibilità di temperamento delle durezze che la giustizia può comportare. Una giustizia senza grazia, una giustizia che non sa essere all’occorrenza indulgente, facilmente può arrivare a mutarsi nel suo contrario. E tale è in effetti la realtà delle carceri italiane: una situazione generalizzata di ingiustizia e inciviltà. Da oltre un decennio essa è gradualmente e inesorabilmente peggiorata, sino agli attuali livelli di totale deterioramento: condizioni di vita rese intollerabili da un sovraffollamento senza precedenti, con oltre 56.000 reclusi per 41.000 posti; crescita di suicidi, gesti di autolesionismo, malattie; un’assistenza sanitaria letteralmente a pezzi, poiché privata del 35% delle risorse finanziarie negli ultimi 3 anni; carenze di personale e conseguentemente grave disagio di tutti gli operatori penitenziari; misure alternative alla detenzione scarsamente utilizzate; leggi e regolamenti disapplicati. Uno stato di cose tanto conosciuto quanto rimosso. A fronte del quale l’attuale governo, analogamente a quelli precedenti, persegue nei fatti la politica dello struzzo, vale a dire una pressoché totale disattenzione alla somma stratificata di problemi che gravano su chi vive e su quanti lavorano nelle carceri. Anche per questa drammatica situazione e per tali motivi, la concessione della grazia ad Adriano Sofri risulterebbe, oltre che un fatto di giustizia sostanziale, una opportunità politica e culturale per ripensare e rivedere le modalità e i luoghi di esecuzione delle pene nel nostro Paese. La libertà per Adriano Sofri costituirebbe un fatto di giustizia non già per le sue indubbie qualità umane ed intellettuali, ma perché nel suo caso, in modo forse più evidente e simbolico di altri, la pena assume solo il volto e la valenza della ritorsione. E se la pena è fine a se stessa, se non promuove cambiamento e non offre speranza, perde ogni parvenza di giustizia e ogni legittimazione anche nel senso e nei sentimenti comuni. La detenzione di Adriano Sofri oggi è ingiusta e occorre porvi rimedio. Era possibile farlo anche nella scorsa legislatura. È diventato doveroso farlo in questa. Per quello stesso senso di umanità che traspare dalla posizione della famiglia Calabresi. Per un investimento di civiltà. La concessione della libertà ad Adriano Sofri, che auspichiamo con forza, può e deve aprire un percorso. Perché è vero che condizioni di ingiustizia e di invivibilità riguardano la vita della generalità dei reclusi, alle cui sofferenze anche occorre dare una risposta umana e civile. Una risposta vera, non certo quella dell’“indultino”: una misura che l’iter parlamentare ha talmente svuotato di ogni efficacia da non essere stata votata alla Camera neppure dal suo ideatore e primo proponente. Una misura che, se pure fosse definitivamente approvata dal Senato, non farà uscire dal carcere un solo detenuto in più di quanti già oggi possono fruire delle misure alternative. Dunque, si tratta non di un atto di clemenza bensì di un’inutile e crudele beffa, peraltro suscettibile di ingenerare illusioni e aspettative che inevitabilmente sfoceranno poi in nuova e pericolosa disperazione. C’è bisogno invece di risposte vere e piene, urgenti e lungimiranti. Per Sofri e per i carcerati tutti. Per rendere libertà al primo e dignità e speranza ai secondi. Per ridare un volto credibile alla giustizia e per restituirle, nei fatti se non nel nome, un po’ di grazia e una maggiore umanità. Sergio Segio e Sergio Cusani
13/07/2003 Coppa Mondiali Antirazzisti 2003 a Roter Stern Leipzig
Si concludono i Mondiali Antirazzisti con l’assegnazione dei premi. Le coppe più importanti, come al solito, non sono quelle dei primi classificati, ma le coppe speciali, che vengono assegnate con l’aiuto dei vari partecipanti che hanno segnalato all’organizzazione gli episodi più significativi. La Coppa Mondiali Antirazzisti 2003 è andata al Roter Stern Leipzig, perché prima dei Mondiali hanno organizzato incontri e dibattiti di preparazione alla manifestazione e sul tema dell’antirazzismo negli stadi; inoltre hanno portato due squadre miste con molte donne e tutti i giorni hanno aiutato nella pulizia dell’Arena concerti. La Coppa Fairplay, attribuita in base alle segnalazioni delle squadre avversarie incontrate durante il torneo, è andata all’Antifa Action Berlino. La Coppa Chilometri è stata assegnata alla Wiara Lecha, che è arrivata in pullman da Slubice (Polonia). La Coppa per la migliore squadra femminile è andata alle tedesche della Paulchens Panther. La Coppa per la migliore squadra mista è andata a Bologna Antirazzista, per aver fatto giocare ragazze e ragazzi di molte razze differenti. La Coppa Ultrà è stata assegnata alle Brigate Nere Azzurre Atalanta, per il caldissimo tifo espresso durante tutta la manifestazione. La Coppa Fedelissimi è andata alle 4 squadre del FURD di Sheffield (UK), che dalla prima edizione dei Mondiali sono sempre stati presenti, portando rappresentative di migranti somali, pakistani, bengalesi e squadre miste. La Coppa Amici è stata attribuita alle Brigate Gialloblu Modena, perché ogni sera hanno organizzato delle grigliate a cui hanno invitato tutte le varie squadre partecipanti. Infine, la Coppa Invisibili è stata simbolicamente dedicata a tutte le squadre che non sono potute venire a causa degli impedimenti causati dalle Ambasciate Italiane (Nigeria, Ghana, Macedonia, Bosnia Erzegovina) o a causa di gravi lutti che hanno colpito le comunità (Comunità Cinese di Reggio e M21 di Treviso). Semifinali e finali, che sono state giocate ai rigori hanno dato il seguente esito: il primo posto è stato conquistato dall’Associazione Araba Novellara, il secondo dai Banana Republic, squadra locale di Montecchio, il terzo dai Dem Ball is egal wer ihn tritt, squadra di supporter tedeschi dello Shalke 04. Cosa riportare a casa al termine di questo mondiale: - un aumento della partecipazione in termini di squadre (168 squadre rispetto alle 120 dell’anno passato), di squadre miste femminili/maschili (ben 72) e soprattutto di partecipanti (si sono superate le 4.000 presenze); - le immagini del corteo che si è creato dietro allo spettacolo itinerante dell’Accademia dei Remoti, che ha visto sfilare fianco a fianco anche squadre nemiche e divise nella fede calcistica, ma unite contro il razzismo; - la Piazza Antirazzista, che è diventata luogo di incontro e di dibattito, che ha proposto l’incontro con le testimonianze partigiane, il primo festival di poesie ultrà e dibattiti spontanei sul mondo del tifo oggi; - i concerti che hanno fatto ballare (Terrakota, King Prawn, Gentleman), nonostante il caldo, tutti i partecipanti ed il film degli ultrà del Bologna “Quanti Siamo Quelli che Siamo”, che grande favore ha incontrato anche da parte degli stranieri, grazie ai sottotitoli in inglese. E soprattutto la concreta dimostrazione che la discriminazione, il razzismo e l’emarginazione si battono attraverso l’incontro e lo scambio, la conoscenza, la contaminazione e l’impegno concreto contro le intolleranze. Perché, come ha detto il rappresentante della Comunità araba di Novellara nel ritirare la coppa, “la vera vittoria è essere tutti quanti insieme”.
12/07/2003 In diretta dai Mondiali Antirazzisti
Grande successo dell’Accademia dei Remoti che ha coinvolto tutti i partecipanti ai Mondiali con il ritmo travolgente dei Rullanti e il fascino delle maschere dei trampolieri. 3.000 persone hanno accompagnato lo spettacolo con bandiere, striscioni, cori e fumogeni. Il corteo è terminato nella piazza di Montecchio, dove prima dello spettacolo finale, il sindaco di Montecchio Iris Giglioli e l’Assessore Regionale alle Politiche Sociali Gianluca Borghi hanno salutato il pubblico, puntando l’attenzione sull’importanza del calcio e del tifo come un mezzo per combattere i fenomeni di razzismo e discriminazione. La festa si è conclusa nuovamente all’Arena del Parco Enza, con il concerto dei King Prawn. Sul fronte partite ieri si sono giocati 252 partite e oggi finiranno le partite di qualificazione per i trentaduesimi. Da domani solo scontri diretti per arrivare alle finali che si giocheranno domenica. Ieri sera al termine delle partite ufficiali sono state organizzate delle partite amichevoli, come ad esempio un mini torneo per i bambini under 15 organizzato dagli inglesi del Marple Ridge Youth Club e una partita amichevole fra rappresentanti di 9 nazioni. Stasera alle ore 19,00 i partigiani Laura Polizzi “Mirca” e Giacomo Notari “Will” rinnoveranno l’appuntamento con i partecipanti con le loro testimonianze. Alle ore 20,00 Festival internazionale di poesie ultrà con Giuseppe Caliceti e Arturo Bertoldi. Alle 21.30 proiezione del film “Quanti Siamo Quelli che Siamo”, scritto ed interpretato dagli ultrà del Bologna F.C., della regista bolognese Enza Negroni. racconta la giornata d’attesa prima di una partita importante ricordi di memorabili imprese si intrecciano in un clima di goliardia e azione, scorazzando giorno e notte per la città. Dal pub, luogo di ritrovo irrinunciabile, al capannone, dove si preparano gli striscioni, prende vita un racconto corale che, con uno stile immediato e diretto, ci porta non solo dentro al mondo della tifoseria bolognese, ma ci accompagna in un universo giovanile dalle tante identità. Chiuderà la serata Gentleman, musicista reggae tedesco, da tutti ritenuti uno dei migliori a livello europeo.
11/07/2003 Non solo partite ai Mondiali Antirazzisti
Non solo partite ai Mondiali Antirazzisti: storia, film, poesia e musica contro le discriminazioni! Dopo le prime 84 partite di ieri, oggi i Mondiali Antirazzisti proseguono durante tutto l’arco della giornata con 252 partite dislocate su 14 campi. Sul terreno di gioco le squadre si sono affrontate senza agonismo, ma con lo spirito festaiolo che contraddistingue questa manifestazione. Molte squadre si sono scambiate i giocatori, come nel caso dei danesi Boycott Denmark (squadra composta da soli uomini) con gli svizzeri del Collettivo Bibina (squadra a maggioranza femminile) per riequilibrare le forze in campo. Nel campeggio adiacente i campi il tifo è stato caldo, come la giornata, così molti ne hanno approfittato per animare ancora di più questa “cittadella antirazzista”con tamburi e jambé. Nella notte grande successo ha riscosso il gruppo portoghese dei Terrakota, che ha fatto scatenare i ragazzi dell’Arena concerti. Un gruppo innovativo nel tipo di musica presentata (una fusion di musica afro ed europea con influenze asiatiche) e nel loro modo di porsi: senza un contratto discografico ma in grado di riempire sempre le arene concerto. Stasera spettacolo itinerante dell’Accademia dei Remoti, il gruppo degli artisti di strada che lo scorso anno ha “incendiato” Montecchio con i loro ritmi travolgenti, i fuochi d’artificio e i fumogeni. Quest’anno saranno accompagnati dai Rullanti di Faenza e dai Natural Mystic Percussion, gruppo di percussionisti e danzatori africani. A seguire lo ska-dub dei King Prawn. Domani sui campi andranno avanti le partite dei 28 gironi eliminatori e in serata, alle ore 19, come ogni anno, l’appuntamento con la memoria storica delle testimonianze partigiane, con Laura Polizzi “Mirca” e Giacomo Notari “Will”. Alle ore 20, Festival internazionale di poesie ultrà con Giuseppe Caliceti e Arturo Bertoldi; alle 21.30 proiezione del film “Quanti Siamo Quelli che Siamo” della regista bolognese Enza Negroni. Il mediometraggio è stato interamente scritto e interpretato dagli ultrà del Bologna F.C., che hanno partecipato ad un laboratorio di scrittura cinematografica, e racconta di un gruppo di supporters del Bologna che vivono l’evento di una importante partita della loro squadra in un clima di goliardia, azione, ricordi di memorabili imprese, scorazzando giorno e notte per la città. Gentleman, musicista reggae tedesco, ritenuto dalla stampa specializzata uno dei migliori a livello europeo, si esibirà nell’Arena concerti del Parco dalle ore 23.
28/06/2003 Gli USA contro la riforma della BM e del FMI
Il governo degli Stati uniti sta cercando di bloccare tutte le discussioni sui cambiamenti strutturali per la riforma della Banca mondiale, cosa che da anni chiedono i molti critici di questa istituzione e che i ministri hanno più volte promesso nei principali meeting internazionali. Il 27 giugno si terrà la riunione del Consiglio dei direttori della Banca mondiale, ma intanto già nei giorni scorsi il direttore esecutivo americano, Carol Brooking, aveva fatto circolare una dichiarazione in cui evidenziava come non ci fosse nessun consenso sulle riforme strutturali e come non si dovesse più lavorare su questo aspetto. Il 9 giugno, infatti, la Banca aveva fatto circolare un documento con le principali opzioni di riforma. Per decidere al riguardo non ci sarebbe nemmeno bisogno di una maggioranza qualificata dell'85 per cento che, visto che gli Usa detengono oltre il 15 per cento delle quote, si richiederebbe nel caso di modifica degli articoli istitutivi della Banca. Le proposte possono essere sintetizzate in due punti: passare dal 39 per cento al 44 per cento il potere di voto dei paesi in via di sviluppo ed aggiungere un nuovo direttore esecutivo africano. L'Africa Sub-Sahariana ha attualmente due soli direttori, in rappresentanza di ben 46 paesi, un compito sempre più difficile da svolgere. Sebbene le proposte di riforma non facessero nessuna menzione ad altre due questioni particolarmente delicate ed importanti, ovvero la trasparenza in sede del Consiglio e i criteri di selezione dei dirigenti di più alto livello, e a cambiamenti per il Fondo monetario internazionale, queste erano state accolte bene dai governi dei paesi in via di sviluppo e dalle Ong internazionali. "Il tentativo del governo degli Stati uniti di far morire sul nascere qualsiasi proposta di riforma e ribilanciamento dei poteri tra il nord ed il sud del mondo all'interno della Banca mondiale e del Fondo monetario non fa che avvalorare la tesi di coloro che sostengono che queste istituzioni sono solo strumenti nelle mani dei paesi più ricchi" ha affermato Antonio Tricarico, coordinatore della Campagna per la riforma della Banca mondiale. "Questo esempio di un paese del nord del mondo che fa pesare la sua importanza nell'ambito delle istituzioni globali mostra chiaramente la ragione per cui c'è bisogno di riforme. Se gli Stati uniti dovessero avere successo con questa linea politica vorrà dire che i summit internazionali varranno meno della carta su cui sono scritte le loro, a questo punto inutili, decisioni" ha concluso Tricarico. Fonte: Campagna per la Riforma della Banca Mondiale
27/06/2003 Attentato alla Costituzione
testo della "denuncia" per attentato alla Costituzione che 15 senatori (Ds, Margherita, Verdi, RC, Pdci) del Comitato LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI hanno inviato al Presidente della Repubblica, al Presidente della Corte Costituzionale, ai Presidenti di Camera e Senato e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma Noi sottoscritti senatori della repubblica esponiamo quanto segue: Il Presidente del Consiglio, onorevole Silvio Berlusconi, con un insieme integrato, cumulativo, progressivo, di atti legislativi, comportamenti istituzionali, pubbliche comunicazioni, sta da tempo conducendo un attacco ai principi fondamentali della Costituzione della Repubblica e al suo spirito generale. Più precisamente il capo del Governo: attenta al principio della sovranità popolare e alle libere funzioni del Parlamento, al quale ha ripetutamente imposto , direttamente o per interposta persona, le urgenze legate alle esigenze personali proprie e di altri parlamentari a lui legati da vincoli pregressi di amicizie, avvalendosi di un rapporto di proprietà personale nei confronti del partito di maggioranza relativo alla Camera e al Senato; interpreta, in teoria e in pratica, con modalità sovversive il principio stesso della sovranità popolare che secondo la sua visione della democrazia deve esercitarsi- e si è spesso esercitato nei fatti- in forme arbitrarie e totalitarie e non (art.1) "nelle forme e nei limiti della Costituzione" ha ripetutamente violato e tentato di violare il principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge(art.3); ha pubblicamente sposato la teoria della guerra preventiva in frontale contrasto con il principio fissato nell'art.11, secondo cui l'Italia ripudia la guerra "come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Ha costruito , attraverso meccanismi proprietari e di controllo, una straordinaria concentrazione di mezzi di informazione in capo a un solo soggetto, tale da delimitare fortemente l'effettività del principio della libertà di informazione (art.21), tanto più considerando il rapporto di diretta dipendenza di tale concentrazione dal massimo titolare del potere politico; ha incitato all'esercizio della censura preventiva nella televisione pubblica(art.21) ottenendo obbedienza attraverso l'esclusione dei palinsesti di professionisti di prestigio e ordinando spedizioni a scopo intimidatorio nelle stesse sedi della televisione pubblica, rea di avere trasmesso immagini a lui sgradite; attraverso una fitta serie di atti legislativi, provvedimenti amministrativi e campagne di opinione riferibili al suo governo e alla sua persona, ha attentato al principio del giudice naturale(art.25) e al principio dell'indipendenza della magistratura (art.101). ha invitato, con toni spregiativi, il popolo italiano a diffidare di un potere dello Stato, quello giudiziario, dopo una sentenza a lui sgradita, attraverso un intervento imposto a reti unificate sulla televisione pubblica, rafforzando tale invito con una sequenza di insulti continuativamente rivolti verso numerosi magistrati e veso la stessa magistratura; ha messo sotto accusa pubblicamente, nelle forme da lui notoriamente ritenute più spregiative e offensive("Costituzione sovietica") l'art.41 relativo ai rapporti economici; ha sostenuto ­ facendone parte politicamente centrale della sua azione di governo ­ un progetto di riforma istituzionale che colpisce la natura "una e indivisibile" della Repubblica (art.5)prevedendo il trasferimento alle Regioni della funzione che , storicamente, è propria ed esclusiva dello Sato, ovvero quella del mantenimento dell'ordine pubblico; ha indotto ripetutamente Governo e Parlamento a operare in senso opposto al principio fissato nell'art.111(ragionevole durata del processo); ha ripetutamente ottenuto dal Parlamento il pieno svolgimento della previsione dell'art.76 sulla funzione legislative delegata, utilizzata ogni oltre limite costituzionale e oltre ogni precedente esperienza legislativa nel recente caso della Delega ambientale ha imposto , per garantire i tempi di approvazione a lui personalmente congeniali, la violazione dell'art.72 della Costituzione (nel caso della Legge Cirami) e del regolamento del Senato (Rogatorie, Cirami) che in virtù dello stesso art.72 assume al riguardo piena dignità costituzionale; ha pubblicamente disconosciuto il valore il valore e il significato di eventi politici civili, umani, che sono storicamente alla base della Costituzione e della Festa del 25 aprile che tutti insieme li simboleggia; ha manifestamente e regolarmente operato in direzione opposta a quella indicata, nelle sue dichiarazioni ufficiali e nei suoi messaggi, dal Presidente della repubblica, disconoscendo nei fatti e nei gesti l'autorità istituzionale, morale e simbolica del Capo dello Stato; è stato ripetutamente protagonista attivo di scontri e tensioni nei confronti delle altre istituzioni della Repubblica, immettendo nella vita istituzionale un inedito e permanente livello di instabilità e di incertezza; per tali ragioni i sottoscritti ritengono che l'onorevole Silvio Berlusconi, realizzando tali atti e comportamenti, stia attentando alla Costituzione della repubblica. Ritengono che ciascuno di tali atti e comportamenti potrebbe, preso a sé stante, essere considerato una "semplice" violazione della Carta costituzionale . Ma che collegati tra di loro in un insieme coerente, essi esprimano un complessivo disegno volto ad attentare alla stessa Costituzione (art.283 del c.p.), alla quale egli ha prestato solenne giuramento. Più in particolare essi ritengono che, mediante tali violazioni, siano state realizzate le altre ipotesi di attentato contro organi costituzionali(sotto il profilo delle funzioni legislative, art.289) e di vilipendio della repubblica (sotto il profilo del vilipendio dell'ordine giudiziario, art.290). I sottoscritti chiedono ai cittadini italiani di valutare e di promuovere tutte le azioni necessarie a garanzia della legalità repubblicana e a tutela della Carta Costituzionale. Roma, 4 giugno 2003 Chiara Acciarini, Alessandro Battisti, Daria Bonfietti, Renato Cambursano, Fiorello Cortiana, Nando dalla Chiesa, Loredana Depetris, Tana de Zulueta, Anna Donati, Marina Magistrelli, Gianfranco Pagliarulo, Pierluigi Petrini, Tommaso Sodano, Albertina Soliani Patrizia Toia, Giampaolo Zancan
26/06/2003 interessante proiezione all'aperto...
LUNEDI’ 30 GIUGNO En Plein Air Cascina Tegassa str.le Baudenasca 118 Pinerolo tel 0121 340253 e mail: epa@epa.it titolo : LA 25° ORA Regia di Spike Lee ( commedia) Usa 2003 inizio spettacoli ore 21, 30 ingresso unico euro 3,50 in caso di pioggia: il luogo permette la proiezione al riparo dalle intemperie punto di ristoro : SI’ luoghi di interesse storico e culturale: il centro storico, i suoi cortili e la chiesa di San Maurizio. .
26/06/2003 Mostra " Sete di acqua, sete di giustizia"
Si comunica che la mostra " Sete di acqua - Sete di giustizia ", esposta agli Antichi Chiostri di Via Garibaldi 25 in Torino, è prorogata al 7 luglio. E' visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19, sabato dalle 9 alle 14 e dalle 16 alle 19, domenica dalle 10 alle 12. Si invitano tutti i cittadini a visitare la mostra che il Cisv ha realizzato e promosso in occasione dell'anno internazionale dell'acqua. La mostra presenta carattere di collettività con una valenza etica ed estetica, nell'intento di richiamare l'attenzione su un tema di grande attualità e di far conoscere i progetti idrici avviati dal Cisv in alcune aree africane.
25/06/2003 Se questo è un uomo, Il dramma delle carceri e la beffa dell’indultino
Dopo il danno, la beffa. Una beffa atroce, perfino meschina. Partorita neppure per cattiveria, ma solo dall’esigenza tutta politica di mascherare le spaccature nella maggioranza e la confusione e i tentennamenti nelle opposizioni. Prodotta quasi per inerzia – prevedibilmente ma non inevitabilmente - a partire dall’errore iniziale di non essersi trasparentemente confrontati e divisi sulla via maestra di un indulto vero e pieno, senza trucchi e senza diminutivi. Non solo in eventuale ossequio alle richieste del Papa, ma in doveroso rispetto del buon senso, della costituzionalità e dell’efficacia reale dei provvedimenti. Il danno Il danno è quello di vivere, e morire, in carceri invivibili, indecenti e inimmaginabili. Pure, per immaginarle, uno sforzo si può fare, per contrastare la cappa della disinformazione, del silenzio e dell’indifferenza. Per avere una lontana idea di cosa significhi vivere nelle celle d’estate, provate a pensare di essere sulla metropolitana in un’ora di punta, in una carrozza con i finestrini chiusi e bloccati, schiacciati in una folla di persone. Gronderete sudore, vi sentirete soffocare, probabilmente avrete un malore. Provate a pensare che questa insopportabile condizione duri non la mezz’ora di un tragitto medio, ma 20-24 ore al giorno. Tutti i santi giorni. Dopo tutto ciò, immaginate di non avere neppure l’acqua per dissetarvi o per lavarvi, come sta avvenendo in alcuni penitenziari. Oppure provate a pensare che sia morta la vostra fidanzata e che vi venga negato il permesso di andare al suo funerale. È successo nei giorni scorsi a Paride Cozza, 29 anni, in carcere a Bologna per delle banconote false. Di fronte al rifiuto, si è impiccato alle sbarre. «Suicidio imprevedibile», è stato il commento dei responsabili del penitenziario. Immaginate poi di essere gravemente malati e che vi vengano rifiutate le medicine per curarvi. Di nuovo: non per cattiveria, ma perché è così. Semplicemente perché le medicine in carcere non ci sono, perché ci sono i tagli alla spesa sanitaria (dal 1999 al 2002 una diminuzione del 35,5% a livello nazionale, con punte del -43% in Emilia-Romagna e del -42% in Piemonte) e perché in carcere, a onta delle leggi di riforma (n. 419 del 1998 e n. 230 del 1999), la sanità penitenziaria continua a essere separata dal sistema sanitario nazionale. Così - oltre che i detenuti del “Gruppo di lavoro” in una lettera al ministro Sirchia, lo denunciano gli stessi medici milanesi di San Vittore - dietro le sbarre manca tutto: dalle aspirine alle pomate, dalle pillole contro l’asma ai medicinali salvavita. Provate a pensare di essere madre di un bambino piccolo, di essere in prigione (quasi sempre per reati irrisori). Sapete che, oltre due anni fa, nel marzo 2001, è stata varata una legge in base alla quale le detenute madri e i loro bambini non devono stare in carcere bensì in detenzione domiciliare. Eppure, oggi ci sono in carcere più bambini e madre di quando non c’era la legge: solo a San Vittore ci sono 5 bambini in cella, uno ha appena 20 giorni di vita. Provate a pensare di avere problemi di sofferenza psichica e che la vostra malattia vi porti a fare cose sconsiderate, pur se non pericolose per gli altri: portare via un motorino non vostro, rubare delle candele dai tavoli di un ristorante. Sono le “colpe” commesse da Marco D. S., 41 anni, più volte ricoverato in ospedale psichiatrico. Finito nelle celle del carcere romano di Rebibbia per scontare 8 mesi e 15 giorni di condanna, nonostante il tribunale lo avesse per due volte dichiarato incapace di intendere e di volere, si è impiccato il mese scorso. Immaginate di aver contratto in qualche modo il virus dell’AIDS (capita, anche a chi non è tossico o emarginato) e di essere assieme ad altre 41 persone nella vostra condizione, chiusi in pochi metri quadrati. Immaginate di avere a disposizione un’unica vasca per lavarvi, e di non poterla neanche utilizzare perché è sempre sporca di sangue degli altri malati. Immaginate di non riuscire più ad alzarvi dal letto e di dover effettuare i vostri bisogni fisiologici in un foglio di giornale perché non ci sono le “padelle” e altre attrezzature minime. Del resto, non sono garantite neppure le terapie. È quanto viene denunciato dai detenuti malati rinchiusi nel “centro clinico” (anche qui, come per l’indultino, oltre il danno c’è la beffa delle parole) del carcere milanese di Opera. Provate a pensare di essere finiti in carcere per qualsivoglia motivo (e non è così difficile finirvi: può riguardare anche voi, non solo i tossici o gli esclusi), di essere in attesa di giudizio, di aver disperato bisogno di capire la vostra situazione, le prospettive. Provate a fare domande su domande per avere un colloquio con il direttore o con gli educatori. E di non avere mai né colloquio né risposte. Alla fine vi arrendete. È successo a Giuseppe Romeo, 52 anni: si è impiccato alla sbarre nella sua cella del carcere di Como la mattina del 26 maggio. Provate a pensare di essere una donna e di fare l’agente di polizia penitenziaria. Di essere lontana da casa. Di essere stressata dai ritmi di lavoro o intristita dalla solitudine. È la storia di Loredana Calabrò: poco tempo fa si è sparata con la pistola di ordinanza nel carcere di Torino. Anche per lei, come avviene per la sorte dei detenuti, al suo disperato gesto ha risposto solo l’eco del silenzio dei giornali e la scarsa attenzione delle istituzioni. Infine, immaginate di essere una persona tossicodipendente e di finire in carcere, magari neppure per furto, ma semplicemente per possesso o piccolo spaccio di qualche bustina. Non è un caso raro, tutt’altro: degli oltre 30.000 tossicodipendenti che entrano annualmente nelle carceri italiane, la metà viene arrestata esclusivamente per violazione dell’articolo 73 della legge sulla droga, vale a dire per traffico illecito di sostanze (e va considerato che il grande traffico, quello organizzato, viene punito dall’art. 74); in buona parte, peraltro, si tratta dei casi di spaccio di scarsa rilevanza ed entità, come previsti dal comma 5 dello stesso articolo 73. Immaginate di essere chiusi in cella, senza cure metadoniche, magari di essere sieropositivi e magari di esserlo diventati proprio in carcere. Peraltro, secondo uno studio dell’Osservatorio europeo sulle droghe, oltre il 50% dei detenuti nelle prigioni dell’Unione europea ha fatto uso o consuma sostanze stupefacenti e sino al 21% di loro ha cominciato ad assumerle per la prima volta proprio in carcere. E immaginate di leggere in questi giorni sui giornali le dichiarazioni di alti esponenti governativi, nonché di qualche leader di comunità terapeutiche preoccupato per la scarsità di clienti, che tuonano contro il lassismo delle leggi e che promettono una revisione della normativa, per renderla ancor più repressiva. Immaginate che il prossimo 26 giugno questa nuova legge venga presentata ufficialmente in occasione della Giornata mondiale contro le droghe. Immaginate che, come del resto avviene per gli “indultoni” a beneficio dei potentoni, essa trovi rapidissimi iter parlamentari e scarsa resistenza delle opposizioni. E provate a pensare cosa saranno le carceri nei prossimi anni. Perché è pur vero che non c’è fine al peggio. E neppure all’irresponsabilità della politica. Ma soprattutto domandatevi se tutto questo è giusto, umano, sensato, utile. Se difende e risarcisce la società e le vittime o non, piuttosto, aggiunge solo rabbia a disperazione e a esclusione, sofferenza a sofferenza, ingiustizia a ingiustizia. E domandatevi se le persone chiuse nelle celle, schiacciate nella dignità, umiliate nella speranza, irrise dal voto del Senato di martedì, sono ancora uomini e donne e non, invece, oggetti di un gioco obiettivamente cinico e politicamente miope. La beffa Poi tornate a guardare i giornali di oggi e di domani. E leggete dell’indultino, ulteriormente ribassato e rimandato alla Camera, sapendo che sarà affossato in un ping pong dove la parte della pallina tocca alla vita e alle aspettative, ora definitivamente e pericolosamente deluse, dei reclusi. Allora, capirete che la beffa è veramente atroce. Per giunta aggravata dalle circolari della Direzione generale delle carceri che lanciano l’allarme estivo: non già sulle drammatiche condizioni di vita e di lavoro negli istituti, non sulla mancanza di medicine e di cure, non sulle carenze di personale, non sull’inosservanza di leggi e regolamenti, che pure esistono, non sulla mancanza d’acqua o sul dramma dei suicidi e dell’autolesionismo, ma sui pericoli di fuga. Una beffa, tenacemente perseguita e infine realizzata. Ora, possiamo andare finalmente tutti al mare. Sergio Segio Milano, 25 giugno 2003
23/06/2003 Se questo è regime di Gianni Vattimo
Siate realisti, non chiedete l'impossibile! Finora il nostro realismo era fondato sulla convinzione che ci fosse un giudice a Berlino, capace di garantire il rispetto della Costituzione anche nel famigerato semestre europeo. Oggi questa convinzione vacilla, il realismo deve prender atto che la realtà supera la fantasia, che ciò che non avremmo mai creduto possibile sta accadendo. Sarebbe di nuovo irrealistico aspettarsi che sia l'ultima volta. Non ci resta che discutere sulla seguente domanda: che cosa fa un' opposizione parlamentare in un paese dove la democrazia parlamentare esiste ancora formalmente ma sempre meno in concreto? Che cosa si fa, insomma, in una democrazia «protetta», limitata, così imperfetta da diventare una caricatura? I nostri compagni riformisti ci ammoniscono a tornare nei ranghi, a non contare più su girotondi e altre iniziative di piazza. Certo sarà difficile d'ora in poi appellarsi alla «società civile», visto il punto a cui è stata ridotta. Ma se non la mobilitazione dei cittadini, che cosa? Una dura e seria opposizione parlamentare? Certo, chi siede in parlamento nei banchi della minoranza non può che proporsi questo. Ma la sproporzione di voti è così alta che non ci si può assolutamente illudere. Se Berlusconi è riuscito a far approvare tutte le «sue» leggi, dalle rogatorie al falso in bilancio alla Cirami e ora al Lodo Schifani, potrà fare in Parlamento tutto ciò che vorrà. Intensificare l'attacco alla libertà di informazione, costringere i pochi giornali liberi a divenire voci di regime, imporre alle scuole di ogni ordine e grado il commento della sua opera omnia. Ma gli italiani si accorgeranno, prima o poi, del bluff delle sue finte riforme, del deterioramento dei servizi pubblici, dello smantellamento dello stato sociale, del rischio che comporta l'illegalità diffusa e promossa dal governo. Se ne accorgeranno? Forse è vero che alla lunga questo non potrà non accadere, la forza «materialistica» dell'economia e delle condizioni di vita finisce per far aprire gli occhi a tutti. Ma la «sovrastruttura» mediatica ha giusto la funzione di ritardare questa presa di coscienza, come la vincita di una somma piccola o grande in un quiz televisivo serve a godere di un periodo di prosperità che distrae anche il più povero, gli assicura una domenica della vita che gli farà sopportare meglio la durezza della settimana successiva. Altro che «televisione ininfluente sul voto» - come ci dicono gli ottimisti riformisti citando il successo dell'opposizione nelle recenti elezioni. Se fosse cosi', perché il cavaliere si terrebbe cosi stretto questo suo patrimonio benignamente regalatogli da Craxi? Nel tempo del lavoro superflessibile, e cioè della precarietà che impedisce ogni ricerca di identità, e ogni stabilizzazione dell'esistenza, la sola cosa che unifica gli italiani è la speranza di andare una volta o l'altra al Grande Fratello e diventare una piccola star mediatica, consumando anche gli ultimi residui di legame con la materialità dell'esistenza quotidiana e divenendo a tutti gli effetti personaggi della grande recita diretta dal premier e dai suoi sceneggiatori. Piuttosto tornare nei ranghi, impegnarci in un esclusivo lavoro istituzionale, ciò che dobbiamo fare in questo crepuscolo della democrazia è inventare modi di intervento che superino la condizione di minorità - non di minoranza costituzionalmente garantita, magari potessimo esserlo - in cui il dominio del populismo mediatico di Berlusconi sempre più ci riduce e ci ridurrà. Boicottare le loro finte trasmissioni di dibattito soprattutto il salotto di regime di Vespa. Smettere di credere che si possa collaborare con loro nelle commissioni e con qualche raro emendamento alle loro leggi. Se regime deve essere, che regime sia. Se ogni giorno passano sopra a principi costituzionali fondamentali per compiacere il padrone, che gli italiani lo sappiano. In questo stato d'assedio mediatico ci restano ancora la dignità e la voce.
19/06/2003 Ong: i fondi per la cooperazione all'esercito
"In un momento un cui la cooperazione internazionale è quasi alla paralisi completa, il Governo è pronto a tagliare il 60% dei fondi destinati ai progetti di sviluppo per i Paesi poveri per finanziare la missione militare in Iraq". E' la dura critica delle Ong italiane che il 19 giugno denunciano in una conferenza stampa la paralisi del settore. Le Ong italiane si riferiscono in particolare alla decisione da parte del Governo di stornare dai fondi della cooperazione 308 milioni di euro per finanziare la missione militar-umanitaria in Iraq. Secondo il presidente dell’Associazione Ong Italiane Sergio Marelli "è un fatto di straordinaria gravità, scandaloso e contro la legge vigente, che vieta espressamente l’utilizzo di tali fondi per l’impiego di personale militari". Altrettanto grave - continua il comunicato - è che l'aumento delle risorse da destinare alla cooperazione internazionale sbandierato dalla Finanziaria 2003 non corrisponda ad azioni concrete. Nell'ultima Finanziaria 2003 è stabilito un aumento per la cooperazione dallo 0,13 a quasi lo 0,20%; ma si tratta di "un incremento farsa – dice Marelli – ottenuto con artifici contabili. Ad oggi infatti non vi è stata alcuna erogazione e i contributi alle Ong sono stati ridotti di due terzi. Quanto all’aumento si deve alla contabilizzazione della cancellazione del debito ad alcuni Paesi e al contributo straordinario per il Fondo Aids”. E' prevista per il 19 giugno presso P.za Montecitorio una manifestazione pubblica cui seguirà alla Camera dei Deputati una conferenza stampa per denunciare la grave crisi in cui versa la cooperazione internazionale e l' attività della Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri che blocca tutti i progetti e le iniziative promosse dalle Ong. Oltre 250 progetti di cooperazione giacciono da mesi al Ministero degli Esteri in attesa di approvazione, mentre si aspetta ancora l'erogazione dei fondi per attività realizzate nel 1997 e i finanziamenti relativi a progetti approvati nel luglio 2002. Di conseguenza l'esposizione finanziaria delle Ong attualmente supera i 30 milioni di Euro. Critiche giungono anche dall'Ong cattolica Vis che denuncia "l'uso assolutamente improprio e strumentale del termine cooperazione che il Governo associa all'invio delle forze di pace in Afghanistan e in Iraq ed ai pochi aiuti umanitari mandati a questi Paesi". La Rete di Liliput riflettendo sulla rilevanza politica che il Governo attribuisce agli interventi di cooperazione allo sviluppo lancia un appello ai parlamentari per lavorare su proposte concrete contro le povertà e per la soluzione dei "conflitti dimenticati" . La federazione di Ong Cipsi a fronte della riduzione dei fondi destinati alla cooperazione, rilancia la sua attività con 9 progetti per l'acqua in Africa e Brasile e invita tutta la società civile alla mobilitazione perchè "mentre questo Governo dimostra tutto il proprio disinteresse per il lavoro delle organizzazioni italiane di cooperaazione internazionale, i cittadini chiedono di continuare a lavorare per i difendere i beni comuni nei Paesi più poveri". Gli fa eco il Tavolo di solidarietà, un consorzio che raccoglie molte associazioni attive in Iraq che vanno da “Un Ponte per” all’Ics a Intersos e altre che organzizzano il 24 giugno un’iniziativa proprio sulla gestione “umanitario/militare” del dopo Saddam con la presentazione di un libro bianco sulla ricostruzione in Iraq. Fonti: Ong.it, Vis, Cipsi, Lettera 22, Vita, Rete di Lilliput .
18/06/2003 Hackmeeting 2003, pochi giorni al via
17/06/03 - News - Roma - Quest'anno si tiene a Torino l'ormai tradizionale evento italiano che raccoglie l'interesse e l'eccitazione di una parte vitale e dinamica dei tecnofili, quella che la tecnologia la usa, smonta, seziona, scompone e ricompone e, soprattutto, che è in grado di parlarne per ore e ore in seminari che si susseguono l'uno all'altro. È Hackmeeting 2003, una tre giorni che viene definita dagli organizzatori una kermesse "di apprendimento collettivo", condita da feste, giochi, danze e rituali vari. Hackmeeting è, naturalmente, il posto degli hacker, a cui si affiancano smanettoni, semplici curiosi, ingegneri e tecnici di ogni tipo, giornalisti mimetizzati e cybercop in incognito. "Esprimiamo - si legge nel manifesto ufficiale dell'evento - una visione dell'hacking come attitudine, non esclusivamente informatica. Il nostro essere "hacker" si mostra nella quotidianità anche quando non usiamo i computer. Si mostra quando ci battiamo per far cambiare quanto non ci piace, come l'informazione falsa e preconfezionata, come l'utilizzo delle tecnologie per offendere la dignità e la libertà, come la mercificazione e le restrizioni imposte alla condivisione delle conoscenze e dei saperi". Anche quest'anno l'Hackmeeting è occasione per rilanciare, ribadire e sottolineare l'accerchiamento alle libertà civili, attuato attraverso un assedio sempre più stretto alle traballanti libertà digitali. E per ribadire una diversità sostanziale. "Siamo sinceramente spaventati - scrivono gli organizzatori della tre giorni di Torino - dalla velocità con la quale la tecnologia viene legata a doppio filo al controllo sociale, alle imprese belliche, ad una malsana e schizofrenica paura del proprio simile: il nostro approccio è diametralmente opposto". Hackmeeting 2003, come i precedenti incontri, avrà un cuore pulsante nel suo "spazio LAN" al quale tutti potranno collegarsi con il proprio computer per giocare, studiare, collaborare e scambiare informazioni, dati, saperi. Una LAN che non sarà però connessa ad internet. Perché? È scritto nelle FAQ: "Se ci sarà l'accesso a internet sarà limitato solo ad alcuni servizi (tipo la mail). Portiamo avanti la tradizione del meeting unplugged dall'edizione di Catania, e pensiamo sia più divertente e istruttivo usare la rete interna per diffondere e cercare informazioni, senza dover ricorrere a internet". Ricco come sempre il programma di incontri e seminari, che comprenderanno tematiche di base e avanzate su software libero e Linux, programmazione e approfondimento sull'hardware, cifratura e net.art, diritto d'autore e repressione, reverse engineering, tecnologie rivoluzionarie e Freenet, wireless e retrocomputing e molto altro ancora. E chi non riesce ad andare all'Hackmeeting? Si è pensato anche a questo. "Potrai comunque ascoltare i seminari in streaming su RadioCybernet - spiegano le FAQ - Visita il sito http://www.kyuzz.org/radiocybernet per le istruzioni su come ascoltarla. Oppure potrai scaricare le registrazioni al termine dell' hackmeeting". Il sito ufficiale di Hackmeeting 2003 condito da manifesto, programma e altre informazioni è http://www.hackmeeting.org. Sul sito anche quanto serve per iscriversi alla mailing list ufficiale dell'Hackmeeting
14/06/2003 Saldi degli ultimi giorni - art. 18
Con l'approvazione della legge delega nr. 30 sul mercato del lavoro (già ddl 848), il governo Berlusconi si è garantito, circa tre mesi fa, la possibilità di cancellare a tutti il diritto alla "giusta causa" in caso di licenziamento. Cosa dice, in estrema sintesi, questa legge? Che PER FARE IL COSIDDETTO "SCORPORO DI RAMO D'AZIENDA", cioè la vendita di attività e di lavoratori da un'azienda ad un'altra, non ci sarà più bisogno di dimostrare la "preesistente autonomia funzionale" del ramo da esternalizzare. Ogni datore di lavoro, privato o pubblico che sia, con questa legge avrà dunque garantita la possibilità di esternalizzare chiunque senza più dover dimostrare niente. Questa legge, non ancora applicata in attesa dell'esito del referendum del 15/06, in caso di mancato raggiungimento del quorum o di non vittoria dei SI verrà subito dopo usata a macchia d'olio, in tutte le aziende con più di 15 dipendenti per aggirare l'art. 18 che garantisce nelle stesse la "giusta causa" in caso di licenziamento. Come faranno? In pratica, Alcatel o Telecom o il Comune di Milano se fino ad oggi per scorporare avevano da rispettare il vincolo della legge 428 ex art. 47 del '90, ovvero dimostrare che un reparto o un'area avevano la propria autonomia funzionale, da oggi in avanti, non dovendo più dimostrare niente, potranno prendere 14 persone qualsiasi (ovviamente indesiderate), metterle in una stanza, creare una società di comodo tramite un prestanome o qualche altro sistema (ce ne sono ormai tanti) e queste persone potranno essere licenziate il giorno dopo l'avvenuto passaggio, perché non avranno più la tutela dell'art. 18!! Di fatto, quindi, solo se si raggiungerà il quorum al referendum e se vinceranno i SI', solo allora questa legge indegna, utile ai padroni e deleteria per tutti i lavoratori dipendenti, potrà essere resa inservibile. Perché? Perché da quel momento l'art. 18 varrà anche per le aziende al di sotto dei 16 dipendenti ed i "datori di lavoro" saranno scoraggiati dal fare gli sporchi giochi del caso, ovvero migliaia e migliaia di scorpori strumentali. L'attacco governativo, dunque, con la legge 30, punta nuovamente alla cancellazione dell'art. 18 (e di tutto lo Statuto dei lavoratori), esattamente come agli inizi dello scorso anno, quando incontrò non solo l'opposizione della Cgil, che organizzò la grande manifestazione del 23 marzo, ma di tutti i sindacati che convocarono unitariamente lo sciopero generale. Le strade poi si divisero con la firma separata del famigerato "Patto per l'Italia" e con il cosiddetto "stralcio", che comporterà il non computo dei nuovi assunti nelle imprese con meno di 16 dipendenti, al fine di poter così non applicare la giusta causa sui licenziamenti (oggi in commissione al Senato come ddl 848 bis). Il governo, tuttavia, non ha mai smesso di tentare ogni via per scardinare lo Statuto dei lavoratori,ma vista la straordinaria opposizione sociale- è stato costretto a diluire nel tempo ed a mascherare l'operazione. Con l'art. 1 (comma 2, lettera p) della legge 30, lo Statuto dei lavoratori e la giusta causa non si applicheranno più, di fatto, in nessuna azienda, perché un lavoratore o una lavoratrice potranno essere "ceduti" in qualsiasi momento. Da un giorno all'altro, lo ripetiamo, uno o più lavoratori potranno essere espulsi dalla loro società, pubblica o privata che sia, e non essere più tutelati dallo Statuto nel giro di 24 ore! Se già il processo di esternalizzazione è stato il principale strumento per frantumare e precarizzare il mercato del lavoro negli ultimi 10 anni, con i decreti attuativi della legge recentemente approvata l'aggiramento dell'art. 18 è già in essere anche per i 10 milioni di lavoratori dipendenti che ora ne beneficiano. Il raggiungimento del quorum e la vittoria schiacciante del SI' non interessa solo per l'estensione dell'articolo 18 a coloro che ancora non ce l'hanno ma interessa anche chi ce l'ha, perché è l'unico modo per difenderlo. Il 15 e 16 giugno anche chi è teoricamente "tutelato" dall'art. 18 ha un'interesse in più, oltre a quelli di pelle e di classe, per non andare al mare con D'Amato e Berlusconi (e con chi dal centro sinistra si aggregherà): QUELLO DI ANDARE A VOTARE SI' CONTRO LA LIBERTA' DI LICENZIAMENTO. Questa è la drammatica posta in gioco nel referendum sull'art. 18. -------------------------------------------------------------------------------- Altre notiziole sparse: 1) > Un piccolo imprenditore della provincia di Cosenza mette sotto ricatto tre lavoratori a cui è appena scaduto il contratto: non date retta a chi vi parla di diritti, non votate al referendum e si apriranno le condizioni per il vostro reingresso in azienda. Un discorsetto paternalistico imparato in tv da chi attacca i sindacati ogni giorno e fa riferimenti alla responsabilità "personale" dei lavoratori che li seguono. Al termine del discorsetto il piccolo imprenditore però pretende una prova: il certificato elettorale senza il timbro del seggio. «Questo è molto rozzo ma in tanti al Sud usano il ricatto del voto per imporre condizioni di lavoro peggiori», denuncia la Cgil calabrese. 2) Il sindaco di destra porta al mare gli anziani del paese, così non possono votare Gli anziani di Torrita Tiberina, paesino alle porte di Roma, non potranno votare domenica prossima. Ordine del sindaco. Tutti sul pullman, valigia e termos alla mano, partono per le spiagge della riviera romagnola il giorno prima del voto per fare ritorno una settimana più tardi. Sull'autobus della gita comunale ci sarà anche lui, il primo cittadino del paese, Luciano Forconi, transfuga di Rifondazione approdato a una lista civica di destra in odore di Forza Italia. Questo mi da un'idea che già mi ronzava intesta: metterò un avviso in bacheca, per cui i dipendenti che non miporteranno la tessera elettorale debitamente timbrata lunedì, saranno passibili di llicenziamento senza giusta causa... dite che è un comportamento antisindacale?
13/06/2003 FUORI STAGIONE - IV: mini eventi del 2003
Il Circolo Culturale Bertolt Brecht sta organizzando la collettiva "FUORI STAGIONE - IV: mini eventi del 2003" che si terrà presso la sede del circolo dal 14 luglio 2003 al 20 luglio 2003. Tutti gli artisti sono invitati a partecipare a tale collettiva con max. 2 opere che dovranno tassativamente rispettare le seguenti misure: 1) Disegni, grafica, tempere, olii, ecc...: max. cm 50x70; 2) installazioni o piccole sculture: spazio d’ingombro a disposizione m. 1x1; Ogni artista deve provvedere alla consegna e al ritiro dell'opera. Le opere dovranno giungere al circolo entro il 4/07/03. Aspettiamo la tua risposta per "FUORI STAGIONE IV" entro e non oltre il 30/06/02. La partecipazione alla mostra è gratuita per gli iscritti al circolo. Agli artisti non ancora iscritti chiediamo di fare la tessera annuale di €26 che da diritto ad una costante informazione postale e alla partecipazione a due collettive l'anno. Per il giorno dell'inaugurazione (14/07/03) il circolo organizza una "CENA". Il costo per la cena è di € 8 per i tesserati e di € 10 per i non tesserati (prenotazione obbligatoria). Per confermare la partecipazione alla mostra e/o per prenotarsi per la cena e/o per avere maggiori informazioni telefonate direttamente allo 0226820454 dal lunedì al giovedì compreso e dalle ore 18 alle ore 20. In altri giorni e ore diverse da quelle su indicate potete lasciare un messaggio alla segreteria telefonica. A Te una Buona estate.
13/06/2003 Mostra: Sete d'acqua - Sete di Giustizia
L'acqua è un diritto di base per tutti gli esseri umani: senza acqua non c’è futuro .L’acqua è democrazia. Nelson Mandela Nell’anno internazionale dedicato dall’Onu all’acqua, anche il CISV offre una sua proposta. Trattasi di una mostra intitolata Sete di acqua – Sete di giustizia che si colloca all’interno della campagna Dove c’è vita, c’è acqua? avviata per far conoscere e sostenere i progetti idrici del Cisv in diverse aree africane. I due titoli sono già di per sé messaggi che rivelano la prospettiva e l’obiettivo della iniziativa. Partendo dall’acqua come bene comune dell’umanità, sottolineato non solo come bisogno ma come diritto, la mostra si snoda in un percorso su 4 sezioni, proponendo sguardi iconografici e didascalici capaci di suscitare attenzione, interrogativi e approfondimento, possibili piste di educazione. La mostra presenta un prezioso carattere di collettiva. Tra gli autori si ricordano con gratitudine i fotografi Vecchiato, Gerolimetto, Palmisano, l’antropologo Aime, i collaboratori/volontari nelle zone interessate, Bello e Perotti, e le illustratrici Frochaux, Vottero e Brunetti. Sono esposte anche immagini, dell’Archivio Cisv. Antichi Chiostri via Garibaldi 25 dal 10 al 28 giugno Lunedì/Venerdì ore 11-19; Sabato ore 10-14; Domenica ore 10/12
10/06/2003 Senegal a El Barrio
Culture altre si incontrano a El Barrio, che ti propone una serata di ritmi afro per venerdì 13 giugno, interamente dedicata al Senegal. Con una popolazione che supera i 9 milioni di abitanti, il Senegal è un paese dell'Africa occidentale in cui convivono pacificamente diversi gruppi etnici (wolof, peul, serere, diola, mandinka e altri). Il settore economico trainante è l'agricoltura, in particolare la coltivazione dell'arachide occupa il 70% delle terre coltivate. Elemento centrale all'interno della cultura senegalese è la danza, che come nella maggior parte delle regioni africane è presente in ogni manifestazione della vita sociale, accompagnando gli avvenimenti più significativi dell'esistenza. Un modo diretto e immediato per esprimere sentimenti ed emozioni, divenendo così uno strumento di comunicazione fondamentale. La serata a El Barrio comincerà alle ore 21 con un workshop di danza per coinvolgere e avvicinare il pubblico all'espressione africana e scaldare l'atmosfera con i suadenti ritmi del continente nero, condotto dall'insegnante Paola Casetta accompagnata dai percussionisti Piergianni Gillio e Pietro Ponzone. Seguirà lo spettacolo del gruppo senegalese N'Galam-Bis, che in lingua wolof significa "ricco, prezioso", come ricca e preziosa è la tradizione musicale del Senegal. Il gruppo, composto da cinque membri, è nato nel 1992 e utilizza varie percussioni africane: djembé, sabar, baugarabou, tama e doum doum. INGRESSO GRATUITO El Barrio, Strada Cuorgné 81, Torino Come raggiungerci: bus 50 da Porta Palazzo, bus 46 da Porta Susa Info: tel. 011/2625526, e-mail: el.barrio@libero.it, http://www.comune.torino.it/infogio/barrio/
11/06/2003 19 giugno per i rifugiati
CAri tutti, Vi inviamo l'invito alla manifestazione che stiamo organizzando per il 19 di giugno in occasione della giornata internazionale del rifugiato. Si tratta di una cena presso il circolo Arci Asylum a Collegno. Il costo della cena sarà di 10 Euro e potremo assaggiare i piatti tipici dei paesi di provenienza dei nostri rifugiati, incontrarli e chiacchierare con loro, osservarli nelle loro danze (chi ha coraggio si può anche buttare)... Per chi non può venire a cena è anche possibile venire per il dopo cena (ovviamente l'ingresso è libero). Per noi e soprattutto per i nostri ragazzi sarebbe molto importante la presenza di più persone possibile per dire che il diritto d'asilo è "una questione di civiltà". Per motivi logistici stiamo raccogliendo le adesioni alla cena possibilmente entro lunedì 16 giugno: puoi scriverci una mail o lasciarci un messaggio nella segreteria telefonica al numero 011/4530433. Con preghiera di ampia diffusione... Grazie!!!! Coordinamento Provinciale Rifugiati e Profughi (coop. soc. progetto tenda)
09/06/2003 Missionari incatenati davanti alla questura di Caserta
Cari amici e lettori, padre Giorgio Poletti e padre Franco Nascimbene, due missionari comboniani di Castelvolturno (Caserta), sono incatenati da due giorni di fronte alla questura di Caserta. Sono nostri amici: li abbiamo conosciuti a Genova, durante i giorni del G8 del 2001. Protestano contro un'operazione di polizia iniziata tre settimane fa a Napoli e Caserta, il cui obiettivo dichiarato è la lotta alla criminalità. In realtà l'operazione si è trasformata in un vero e proprio pugno di ferro contro gli immigrati, in particolare quelli senza permesso di soggiorno. I comboniani sono appoggiati dal vescovo di Caserta monsignor Raffaele Nogaro, e hanno lanciato un appello ad associazioni e singoli: "Per esprimere il proprio dissenso nei confronti di queste misure repressive mandate un fax di protesta alla questura o alla prefettura di Caserta". Noi lo abbiamo fatto, e vi invitiamo a fare altrettanto. Ecco i numeri: Vincenzo Roca, questore di Caserta, fax. 0823-42.95.04; Carlo Schilardi, prefetto di Caserta, tel. 0823-35.57.75. Grazie la redazione di Terre di mezzo
08/06/2003 “Tuttaunaltracosa” a Modena
Passa per la Fiera del commercio equo “Tuttaunaltracosa” a Modena la Campagna a sostegno dei piccoli produttori del sud del mondo La tazzina di caffè al bar costa sempre di più, ma la quotazione del caffè grezzo continua ad oscillare, in borsa, attorno ai 65 dollari al quintale, contro i 550 dollari del 1997. Un prezzo bassissimo quindi, che per chi lo coltiva significa non riuscire a coprire neppure i costi di produzione. Etimos, Consorzio che opera nell’ambito del microcredito nei paesi del Sud del mondo e TransFair, marchio di garanzia del commercio equo e solidale, conoscono molto bene questa situazione per la loro esperienza pluriennale di lavoro e di condivisione con le comunità del Sud del mondo. E’ per questo che hanno lanciato una campagna di sostegno ai piccoli produttori del sud del mondo, alle prese non solo con la morsa delle oscillazioni dei prezzi, ma anche con il monopolio delle multinazionali e lo strapotere degli intermediari locali. La campagna “Sin café no hay mañana” verrà presentata a Modena alla Fiera Nazionale del commercio equo e solidale Tuttaunaltracosa sabato 14 giugno alle ore 11,30 presso lo Spazio Incontri del Foro Boario. Marco Santori, presidente di Etimos, parlerà del microcredito come approccio allo sviluppo sostenibile; Paolo Pastore, direttore di TransFair Italia affronterà invece il tema del commercio equo come opportunità per produttori e consumatori; Mario Portanova, autore del libro "Altrimondi" (Ed. Il Saggiatore), che verrà presentato nel corso dell’incontro, rifletterà invece su "Nuovi stili di vita e consumo consapevole". Per i cafetaleros dell’America latina un prezzo d’acquisto giusto delle materie prime e l’accesso al credito sono oggi proprio per questo opportunità concrete di sviluppo e di riscatto. Per questo la campagna prevede due azioni in favore dei piccoli produttori associati alla Central de Cooperativas cafetaleras, organizzazione che raggruppa la gran parte dei produttori di caffè dell’Honduras: da un lato l’invito all’acquisto di prodotti del commercio equo e solidale - del cui circuito la Central fa parte - per garantire ai produttori accesso al mercato e condizioni più dignitose di vita, dall’altro sostenere con i propri risparmi la costituzione di un fondo di garanzia per l’accesso al credito da parte dello stesso consorzio honduregno. “Noi produttori del sud del mondo abbiamo bisogno di consumatori consapevoli” ha affermato a Civitas il 4 maggio scorso Dagoberto Suazo, direttore della Central, sottolineando l’importanza della campagna per i cafetaleros. “Sin café no hay mañana” non si ferma però al caffè, perché sono previste altre azioni che saranno sviluppate nel giro di un anno, declinando di volta in volta il nome di un prodotto del commercio equo e abbinandolo a un produttore. Oltre al caffè, quindi, anche miele, palloni e altri prodotti. Tutte le informazioni sulla campagna sono disponibili su www.campagnaproduttori.net.
30/05/2003 appello contro la nuova crociata punitiva del governo sulle droghe
Contro la nuova crociata punitiva sulle droghe Per il rilancio di politiche di tolleranza e di inclusione sociale Per la riduzione delle risposte penali e del carcere In nome di un Welfare dei diritti Il vicepremier Fini, parlando dal summit ONU sulla droga di Vienna, ha di recente esposto l'intenzione del governo di rivedere la legge antidroga del '90, reintroducendo alcune norme abolite dal pronunciamento popolare 1993. Fallito il tentativo attuato nel 2002 attraverso la modifica del decreto 444/90 – contro cui le Regioni hanno vinto un ricorso – il governo si accinge ora a varare una vera e propria controriforma, che ruoterà attorno alla annunciata riproposizione della dose media giornaliera (ribattezzata “dose massima consentita”) e l'inasprimento del trattamento penale per le droghe leggere, in nome della loro "equiparazione" alle droghe pesanti. La revisione della normativa penale è l'ultimo atto di una campagna ideologica del "pugno duro" contro le droghe e i consumatori, caratterizzata dall'attacco alla riduzione del danno e ad un sistema dei servizi con offerte terapeutiche differenziate, attacco già concretizzatosi nel citato decreto 444. La svolta punitiva del governo è particolarmente grave · in primo luogo perché ignora i danni delle norme che si vorrebbe