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speciale Perturba

Laperquisa incontra i Perturbazione

La bruma che di questi tempi ci attanaglia non ci ha impedito, un giovedì di due settimane fa, di tener fede all’appuntamento tanto reclamizzato su queste pagine. Presi i dovuti contatti siamo riusciti a strappare ai Perturbazione la più titanica tra le interviste mai lette su una rivista on-line. La delegazione laperquisiana (formata dal direttore chinasky, dal suo galoppino Jarabe DIDP, dal regal artificiere Clà e dal mastro armonizzando Beru) si è dunque recata al Sub Mix Pro Studio di Torino (http://www.submixpro.com/) per incontrare quella che consideriamo tutt’oggi la miglior band del contado. Li scoviamo dentro ad una casetta piccolina, lunga e stretta, attorniati da mille strumenti. Sorridenti e cordiali ci accolgono benevoli fra di loro e ci invitano a prendere posto negli ultimi interstizi ancora disponibili.
Registratorino a microcassette in mano abbiamo cominciato con l’intervista vera e propria che qui di seguito vi riportiamo.

È necessario però fornirvi una breve guida alla lettura. S’è trattato di una piacevolissima chiacchierata, durata un’oretta o giù di lì e, al fine di rendere il giusto merito ai protagonisti, si è optato per una fedele trascrizione di tutto quanto è stato detto. Cercate quindi, leggendo, d’immaginarvi la situazione senza fare troppa attenzione alla non sempre perfetta consequenzialità dei periodi. Da un punto di vista grafico ci auguriamo che il tutto risulti il più possibile comprensibile.

A questo punto non resta null’altro da fare che stare a sentire cos’hanno da dire Tommy (voce), Gigi (chitarra), Elena (violoncello), Stefano (basso) e Cris (chitarra): i Perturbazione!

Eccovi l'intervista integrale. Abbiamo deciso di riportarvela per intero! buona lettura!

+ Laperquisa: Com’è cambiata la vostra vita dopo il recente successo del video di Agosto e dell’album In Circolo?
- Gigi: come puoi vedere siamo qua con le pezze al culo. Da un certo punto di vista non è cambiato niente, ma penso che mentiremmo se dicessimo che è tutto quanto come prima. Per quanto ognuno di noi cerchi di ritagliarsi uno spazio per continuare a mantenersi libero, oggi è molto più difficile riuscire a comporre liberamente. Prima potevamo pensare di non avere niente da perdere, oggi sappiamo che se fai una canzone questa sarà ascoltata da molte più persone. La questione, presa da un punto di vista positivo, si può certo dire molto stimolante.
- Tommy: s’ingenera il classico panico della rockstar. Certo non ci fermano per strada per gli autografi, però è capitato che un benzinaio, sull’autostrada Torino-Piacenza, ha visto il nostro manifesto sul furgone e ci ha chiesto il disco in quanto ci aveva sentiti al Tora Tora l’anno prima.

+ Laperquisa: Dopo la creazione di Agosto e l’esecuzione live dea cover di Settembre degli Arturo, pensate di fare un calendario sexy?
(risate)
- Tommy: la domanda è troppo bella e non si può neanche rispondere. La realtà è che non hanno ancora inventato gli obiettivi, non tanto per le dimensioni, quanto per il fatto che siamo troppo brutti e si spaccherebbero.
- Elena: comunque io Tommaso con una pompetta d’acqua come Paola e Chiara ce lo vedrei bene. (risate)

+ Laperquisa: A che punto siete con la lavorazione del prossimo album? In cosa sarà diverso dal precedente?
- Cris: nella merda… (risate)
- Tommy: in cosa sarà diverso non lo sappiamo. Per il momento siamo all’inizio, ma siamo già piuttosto soddisfatti. Piano piano stiamo ritrovando il tempo per stare in sala, per cui siamo come in una stanza buia, procediamo a tentoni per vedere un po’ cosa potrà venirne fuori. Più che disco preferiamo, per il momento, parlare di ‘canzoni’, con tutto ciò che viene fuori di getto, e farci un’idea più chiara cammin facendo.
- Gigi: non sappiamo ancora nulla circa le date di uscita. Però possiamo anticipare che come i Marlene Kuntz incisero per il secondo album “Ape Regina” noi faremo L’”Ape Rquisa”. (risate)

+ Laperquisa: È prevista l’uscita di un nuovo video?
- Tommy: vorremmo continuare sulla strada intrapresa. Non fare mai il dannatissimo video merdoso sulle Montagne Rocciose in cui uno stronzo di regista ti riprende con obiettivi a 35mm. Ci piace lavorare su delle storie.
- Elena: noi non riusciremo mai ad essere trendy. Ci abbiamo anche provato, ma non ce la facciamo proprio.
- Tommy: magari poi c’è anche il regista bravo che riesce a fare un bel lavoro, ma solo l’idea mi fa cagare. Ci piacciono i video che si staccano un po’ dal cliché classico.

+ Laperquisa: Abbiamo letto sul vostro sito che il fonico, con cui registraste la prima demo nel ’92, vi disse che i gruppi italiani che cantano in inglese fanno cagare. Cosa pensate oggi di questa affermazione? E quali vantaggi può offrirvi la canzone cantata in italiano rispetto a quella cantata in inglese o viceversa?
- Gigi: ne parlavamo giusto ieri io e Tommy tornando dalla conferenza di presentazione del MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti). Visto che c’era la nebbia e non si vedeva un cazzo e dovevamo far fronte a questa privazione sensoriale, ci siamo messi a parlare e abbiamo ragionato circa il fatto che dal ‘98 ad oggi tutto sommato nella scena dei gruppi indipendenti che si sono affermati (i soliti Afterhours, Marlene Kuntz, Cristina Donà) non c’è stato un vero ricambio generazionale. Da un lato c’è una spinta dal basso e che dice “è ora che anche questi facciano il loro percorso e che si tolgano”. Il problema grosso è che di gruppi della nostra generazione quasi nessuno ha affrontato l’italiano in maniera seria, mentre quei gruppi lì comunicavano in italiano e riuscivano ad essere immediatamente percepibili come una realtà in cui ognuno si può identificare. I gruppi della nuova generazione, invece, e fra questi anche noi che all’inizio erano stati tacciati un po’ di snobis!
mo dal momento che cercavano di accontentare di più il critico musicale che il pubblico. Vuoi per l’avvento del post-rock, vuoi per il fatto di chiudersi in musiche intimistiche, non si riesce a creare una scena alternativa di ricambio.
Tutto sommato penso che oggi cantare in inglese possa dare grandi soddisfazioni sulle prime, ma che porti anche ad una sorta di auto-ghettizzazione. In fin dei conti, noi qua, in Italia, siamo alla periferia dell’impero se cantiamo in inglese, mentre se invece cantiamo in italiano siamo più ruspanti e riusciamo anche a farci capire meglio. Dopodiché noi non abbiamo abbandonato del tutto l’uso dell’inglese, anzi, stampando in piccole quantità per un’etichetta inglese cantiamo in inglese.
Marlene Kuntz e Afterhours ancora oggi hanno dei testi nei quali ci si può identificare, invece altri gruppi ti possono emozionare ad un livello privato, ma non riesci ad entrarci in pieno contatto e pensare: “cazzo, questo brano parla di me”.
- Tommy: storicamente i gruppi che si sanno organizzare meglio e hanno costituito delle novità a livello più o meno indipendente per la maggior parte cantano in inglese; e questa è una cosa strana. In Italia è un casino; secondo me bisogna cercare di uscire in Europa… come provano a fare anche Giardini di Mirò, Yuppie Flu, One Dimensional Man, ecc., altrimenti qua rischi di restare troppo chiuso.
- Gigi: a livello di età c’è una nuova ondata di gruppi che cantano da subito in italiano. Penso che le loro canzoni, per quanto sia ancora più difficile perché ti metti a nudo anche senza fare il calendario, vengano immediatamente nobilitate perché risultano più profonde.
- Tommy: io non la metterei giù così ideologica. Secondo me è innanzitutto una questione di mezzi espressivi diversi. Ognuno la fa come gli viene. Io parto dal presupposto che sono tutti in buonafede partendo dalle spinte emotive interiori che si hanno. Resta il fatto che in Italia è comunque difficile emergere, sia che si canti in italiano che in inglese. Esiste una soglia culturale che non ti permette di espanderti troppo se utilizzi un idioma diverso da quello nazionale. Certo le cose sono migliorate ultimamente, ma resta, comunque, un lavoro lungo anni, decenni…

+ Laperquisa: Tommy, a livello tecnico preferisci l’italiano o l’inglese?
- Tommy: beh, dipende… negli ultimi anni mi piace di più l’italiano perché è la strada che abbiamo deciso di percorrere ed è sicuramente più emozionante. In inglese i testi risultano più impressionisti, come quella pittura a macchiette, e si può essere anche più elastici.

+ Laperquisa: chi di voi scrive i testi? A cosa vi ispirate?
- Tommy: un po’ Gigi, un po’ io e un po’ ci lavoriamo tutti insieme. “I complicati pretesti del come”, invece, l’ha scritta Rossano. Io sono più quello delle ballatone malinconiche, con delle eccezioni perché anche Gigi s’è occupato di testi come “La rosa dei venti” e “Arrivederci addio”, salvo poi scrivere anche “Il senso della vite” e “Mi piacerebbe” che sono pezzi più cazzoni, ironici, spiritosi. Io lavoro spesso sui ritornelli. Tutto ciò in generale, perché poi nei fatti non c’è una maniera unica.
- Gigi: ci facciamo ispirare da cose che ci capitano nella vita di tutti i giorni e che magari ti girano nella testa così tanto che richiedono di essere messe dentro ad una canzone. Per esempio “Agosto” è nata su una riflessione di Tommy in un periodo non passato tanto bene…
- Tommy: è vero, vedevo gli amici star male, mi sembravano davvero sbarellati. Di solito a me capita che mi viene fuori una frase, tipo: “Agosto è il mese più freddo dell’anno”, e poi su quella continuo.
- Gigi: “Il senso della vite”, invece, è nata il giorno in cui comprammo le sedie Roberto dell’IKEA, che hanno una cazzo di brugola che non si riesce a girare e, dopo un po’ che cercavamo di avvitare ‘sta cosa, veniva da rompere tutto quanto. A quel punto è stato meglio dire “hey, un momento… meglio scrivere una canzone piuttosto che buttare tutto dalla finestra”. (risate)

+ Laperquisa: Certe canzoni, come Iceberg, subiscono delle variazioni dal vivo. Per i prossimi live dobbiamo aspettarci qualche altra variazione interessante?
- Gigi: le canzoni che adesso si sentono dal vivo sono il frutto di mesi e mesi di concerti, quindi alcune si sono proprio livellate suonando. Se qualcuno avesse sentito il nostro primo live dopo l’uscita di “in Circolo” e tornasse oggi, scoprirebbe che tutto sommato non c’è stato un cambiamento stratosferico, ma che da come ci escono sono diventate molto più potenti. So che è una banalità, ma si può dire che queste canzoni ci sono proprio ormai entrate “in Circolo”…
- Stefano: va detto che in alcuni casi capita l’esatto contrario. Dal vivo suoniamo le canzoni com’erano prima di uscire su disco; “Iceberg” ne è un esempio.
- Gigi: esatto… anche perché quando ti metti a fare un disco devi anche pensare ad eliminare il pensiero che quelle canzoni dovrai un giorno suonarle in concerto. Per esempio in “Cuorum” c’è un bellissimo pezzo di tromba che, non avendo un trombettista, raramente riusciamo a riprodurre anche dal vivo, se non con la tastierina… che non è certo la stessa cosa. Per ora non possiamo permetterci i quartetti d’archi! Se nel disco nuovo venisse fuori che ci serve una banda di paese (e lo dico perché mi piacerebbe davvero molto) cercheremmo in tutti i modi d’inserirla…
- Tommy: il giorno che vedrete una banda di paese che insegue il nostro furgoncino sappiate che è perché probabilmente non siamo riusciti a pagarla… (risate)

+ Laperquisa: Il cantante dei Radiohead, Thom Yorke, ha dichiarato, dopo l’ascolto della versione finale di There There, una delle sue ultime canzoni che ha avuto una gestazione particolarmente lunga, di essersi messo a piangere; a voi è mai capitato altrettanto? Ci mettete molto a concepire e scrivere le vostre canzoni?
- Elena: dipende molto dalle canzoni. Alcune nascono immediatamente, con un’idea molto precisa., poi si possono cambiare gli arrangiamenti o elaborare il testo. Altri pezzi, invece, possono sembrare facili subito e poi si fatica un anno per riuscire a trovare un ritornello adatto, con il problema che nel frattempo quella musica invecchia e non soddisfa più come prima. In generale, dunque, non c’è una regola precisa.
- Gigi: personalmente sono sempre molto diviso tra l’essere e il dover essere. Mi capita spessissimo, magari in macchina, mentre vado al lavoro, di sentire una canzone che mi fa venire i peli dritti e mi ritrovo davvero in lacrime. Poi mi vergogno pensando che mi possano vedere, nemmeno mi mettessi le dita nel naso. Questo può capitarmi anche con canzoni stupide. Volendo anche Baglioni riesce a comunicarti qualcosa. In questo momento c’è un pezzo di Norah Jones che non riesco ad ascoltare fino alla fine chè mi prende il magone. Con un nostro brano mi sentirei due volte più stupido. Ci sono però, soprattutto durante il concerto, dei momenti topici nei quali ti senti davvero di andare nel nirvana e ti si appannano gli occhi.
+ Laperquisa: però non ti metti le dita nel naso.
- Gigi: no, perché sto suonando. (risate)
- Tommy: anche a me qualche volta viene da piangere cantando…
- Elena: anche a me, ma per altri motivi… (grasse risate)

+ Laperquisa: Vista la grande importanza che attribuite all’immagine come strumento espressivo, c’è un film nella storia del cinema di cui avreste voluto fare la colonna sonora? Oppure qualche scena o spezzone di pellicola che bene si associa alla vostra musica? - Gigi: a me sarebbe piaciuto scrivere la colonna sonora di E.T. o di qualche altro filmone del genere. Una di quelle cose che ti rimangono. Ma è un’esagerazione, tornando con i piedi per terra… uhmmm… la colonna sonora di un film ci piacerebbe tantissimo farla, magari non “La dottoressa in classe al servizio militare” (risate)… certo non sarebbe un’operazione facile perché la musica dovrebbe essere non invadente e molto riconoscibile in alcuni tratti. - Tommy: non è facile rispondere, perché se rifletto sui film che mi piacciono di più penso: “ma perché mai togliergli la musica originale per mettere la nostra??”.

+ Laperquisa: Il Concerto per Disegnatore e Orchestra: com’è nata l’idea e come verrà portata avanti? - Tommy: è nata per caso, quando il Cafè Liber ha organizzato una rassegna dal titolo In/Off Camera e ci avevano chiesto per la prima edizione del 2002 di musicare alcuni cortometraggi di animazione. Avevano dato molto carta bianca ai gruppi e noi, invece di prendere dei corti già esistenti, abbiamo deciso di partire da zero e io, invece di cantare, disegno. È una specie di cartone animato rudimentale, accompagnato dalla musica dal vivo. C’è una traccia precisa da seguire, anche se poi ci riserviamo lo spazio per alcune improvvisazioni. Loro sono rivolti alo schermo, mentre io lavoro sotto ad una videocamera unita ad un video-proiettore. È la storia di un uomo che vuole liberarsi della sua ombra. Il personaggio è un tipo anarchico, ma deve stare dentro alle strutture che gli dà la mano, disegnandogli attorno delle situazioni. Il movimento è poi fatto con meccanismi molto rudimentali. Purtroppo è uno spettacolo piuttosto difficile da organizzare, ma ci piace molto. Il sogno sarebbe farlo un giorno con una compagnia di espressione corporea, ma è un progetto davvero ambizioso, forse troppo… - Elena: in questo spettacolo, a differenza dei concerti, abbiamo per la prima volta portato in giro la musica in un modo un po’ diverso, in quanto è una combinazione tra cose programmate in precedenza e improvvisazioni, in base a quel che disegna Tommaso. - Tommy: musicalmente è molto meno rockettaro dei nostri standard abituali… - Gigi: il Concerto per Disegnatore e Orchestra diventa per noi anche un buon laboratorio per tirare fuori dei temi buoni per le canzoni a venire. - Elena: un’altra bella cosa che ci è capitato di fare è una piccola performance al Salone del Libro. Eravamo solo in 3 e ci siamo fatti aiutare da quelli che ci stavano ascoltando, dando loro piccoli strumentini da suonare nei momenti più casinari. Ci piace pensare di essere gruppo anche in questo senso, magari portando la musica nelle scuole.

+ Laperquisa: Cosa ne pensate della scena musicale italiana e nello specifico torinese? Che rapporti avete con gli altri artisti della città? - Stefano: A Torino, non esiste una vera e propria scena unitaria, anche se ci è capitato di suonare con diversi gruppi, in particolare con Larsen e Gatto Ciliegia. - Gigi: in realtà sono i giornalisti che tendono a creare una scena. Qui a Torino, poi, fa molto gioco credere che ci sia effettivamente un filone. Così noi ci troviamo accumunati, per esempio, ai Linea 77 che abbiamo conosciuto quest’anno a Milano, ma con i quali non condividiamo né genere né modalità di approccio alla musica. - Tommy: sì, è più una questione di vicinanza ‘umana’, che non artistica. Per esempio siamo diventati amici dei Chomsky e adesso io ed Elena abbiamo collaborato con loro intervenendo nel disco che uscirà a breve. Io sono stato da poco in Veneto e mi sono accorto delle differenze tra una grande città e le periferie. Qui non c’è una vera e propria scena, ma un territorio fertile nel quale si condivide un passato industriale. In Veneto il luogo simbolo di aggregazione è la tavernetta, le case sono piccole e si fa in fretta a ricavarsi uno spazio in cantina per suonare; infatti non esistono le sale prove. Facendolo qui ci si attirerebbero le ire del signor Pautasso di turno che scende a farti il culo e, infatti, abbiamo un sacco di sale prove, che facilitano il contatto tra gruppi. Paradossalmente, però, in città è più dura organizzare cose dal vivo.

+ Laperquisa: Si può notare come in questo periodo a Torino ci sia un certo fermento musicale di vario genere, si può dire altrettanto per quanto riguarda il pubblico? È un’audience sufficientemente matura? - Tommy: noi ci siamo sempre cagati sotto da morire a suonare qua perché ti metti a nudo di fronte alle persone che ti conoscono meglio. Però siamo riusciti a superarla bene in quanto i nostri migliori concerti ultimamente sono stati quelli al Belleville e all’Hiroshima (entrambi a TO ed entrambi seguiti da una nutrita rappresentanza laperquisiana, ndr), anche supportati da un maggiore calore del pubblico. Dietro ci sono dinamiche strane: per esempio ho visto i Kings Of Convenience al Tunnel di Milano fare un concerto strepitoso e dopo pochi mesi qui a Torino replicare di fronte ad un pubblico quasi imbalsamato. - Stefano: io sono rimasto sconvolto al concerto dei Roots quando i torinesi saltavano come grilli e sembravano impazziti. Non me lo sarei mai aspettato. - Gigi: una delle cose che scopri andando a suonare in giro è che magari vai a Milano o a Genova e trovi gruppi locali che ti dicono che da loro si suona male. - Tommy: l’Emilia e la Romagna sono un paradiso. Le persone sono più calde. - Gigi: non è un caso che gruppi come Modena City Ramblers arrivino da lì. C’è subito una risposta da parte del pubblico! - Tommy: anche nelle Marche e in Abruzzo ci siamo trovati molto bene… + Laperquisa: e a Napoli com’è andata? - Gigi: abbiamo suonato al Neapolis Festival, praticamente all’apertura dei cancelli nel giorno in cui ci sarebbe stata Patty Smith. - Stefano: è stato pazzesco perché, mentre noi ci esibivamo, sul ‘palco grande’ facevano le prove dei suoni e ci arrivavano i colpi del rullante. - Gigi: sì, noi eravamo lì e chi ci ascoltava aveva comprato il biglietto per Patty Smith. Inizialmente ci saranno state una cinquantina di persone, poi ne sono arrivate molte di più. - Elena: bisogna dire che i ragazzi che hanno organizzato quell’evento sono stati carinissimi. Il Comune gli ha dato una mano solo per i concerti grossi, mentre per quelli più piccoli si son dovuti arrangiare. Si son portati i divani da casa, eccetera… eheh.

+ Laperquisa: Che valore date alla tecnologia mediatica? Questa può permettere un rapporto più diretto col pubblico, ma potrebbe anche risultare una gran rottura di cazzo, considerato che magari c’è qualcuno che non sa cosa fare durante il giorno e vi manda delle e-mail di cui a voi non può fregare di meno. Una volta solo chi era realmente interessato riusciva ad avere un dialogo con l’artista. Fino a che punto può essere dunque stimolante un rapporto così “allargato” con il pubblico? - Gigi: l’altro giorno sono andato sul sito di Samuele Bersani dove ha scritto tutta una tiritera per dire che ci tiene a rispondere personalmente a tutte le e-mail. Allora io gli ho inviato la mia e voglio vedere se mi risponderà oppure no. Ho comunque trovato coraggioso questo suo ‘mettersi in gioco’ fornendo il proprio indirizzo personale. Al di là di questo, noi usiamo il sito proprio come momento nel quale tendiamo e tentiamo di dare delle risposte ad ognuno. Certo, siamo arrivati anche a 2 mesi di ritardo… Adesso abbiamo messo su anche un blog perché ci piaceva l’idea di non parlare soltanto di musica, ma anche del resto di cui abbiamo da dire. In generale reputo Internet una gran bella cosa, ma non credo abbia cambiato molto le cose, dopotutto si tratta di uno specchio di quel che capita nella realtà. Il nostro sito non avrà mai la visibilità che può avere quello di Britney Spears, per fare un esempio. Ci fa però enormemente piacere vedere che il nostro sito può essere diventato un punto di ritrovo per diverse persone. La percentuale dei rompipalle è comunque ridotta al minimo, anche se qualcuno c’è ed è inevitabile. - Elena: son convinta che si tratti di un fedele specchio della realtà c’è magari chi ti scrive raccontandoti tutta la sua vita e penso che l’avrebbe fatto anche di persona.

+ Laperquisa: Giurate solennemente di visitare con regolarità il sito www.laperquisa.it ? - Tutti: Giuriamo! (risate)

+ Laperquisa: Vi piacerebbe “vivere in una città dove all’ora dell’aperitivo non ci siano spargimenti di sangue o di detersivo”? - Tutti: Altroché! (risate)

+ Laperquisa: Questa domanda ce l’ha suggerita un’abbonata laperquisiana Il Senso della Vite era presente in una compilation anti-TAV e il video relativo è stato girato alla stazione di Bussoleno. Quest’ultimo ha a che fare con la questione? Avete aderito ad altre campagne sociali? - Gigi: abbiamo girato il video col treno e scritto la canzone senza pensare alla TAV, poi però ci hanno chiesto il pezzo per quella compilation e l’abbiamo concesso volentieri. - Tommy: abbiamo fatto un po’ di concerti d’appoggio a diverse associazioni, come Greepeace, per la Lav, Nicaraguita e altri che fanno un lavoro di interposizione non violenta. Una volta ci sbattevamo di più per queste cose, adesso ci chiamano meno. - Gigi: con l’Associazione Arcobaleno, che è un’associazione di ex degenti dell’ospedale psichiatrico, abbiamo organizzato una serie di concerti da Manhattan. Poi alcuni di noi hanno collaborato alla creazione de La Peste di Rivoli che è un centro di accoglienza dove la sera si fanno attività, concerti, proiezioni. - Tommy: la TAV resta una questione che sentiamo molto viva sulla nostra pelle. Avrà conseguenze ambientali devastanti.

+ Laperquisa: I vostri testi raramente si occupano di tematiche sociali, ma spesso vi mostrate sensibili ad argomenti politico-sociali. Quale pensate sia il ruolo di un artista in relazione a queste tematiche? - Gigi: non ricordo più in quale concerto, abbiamo fatto la cover di “For war is world” e la canzone recita “c’è un uomo che gira con la pistola”. Secondo me quelle frasi parlano di un clima che si può creare e che è esattamente il clima che c’è oggi e che c’era ai tempi del G8. A Tommy invece suscita delle emozioni diverse. A fine concerto, quella sera, lui ha citato Carlo Giuliani e io non ero molto d’accordo. Questo per due motivi: primo è inutile ripeterci tra di noi queste cose, sicuramente nessuno qua dentro ha gioito della morte di quel ragazzo. Prima di quel fattaccio io avevo avuto da ridire con parecchia gente, perché sostenevo che, secondo me, andare a Genova era una grande cazzata. I giornalisti stavano pompando a manetta la cosa e c’era qualcosa di illogico. Qualcosa che ho poi riscontrato quando siamo andati a Montecatini Terme dove c’era una riunione dei ministri dell’ambiente del G8; c’erano appena 700 manifestanti, visto che la stampa non aveva ribattuto nu! lla sull’evento, e 8000 forze dell’ordine. Naturalmente non è successo niente. Questo per dire che Genova è stata indubbiamente troppo pompata. C’è un livello di massima in cui si può dire “Carlo Giuliani è diventato un eroe nazionale” e nessuno se ne può dissociare, però ci sono anche dei livelli di discussione più profondi. O ci si mette a far politica seriamente, oppure suoni delle canzoni che smuovono comunque delle emozioni che vanno a toccare le stesse corde e non c’è più bisogno di citare questo o quell’altro personaggio. È facilissimo nominare Carlo Giuliani o far diventare eroi ragazzi che come lui sono stati mandati allo sbaraglio. Se vado a vedere un concerto e voglio della musica spero di ricevere degli stimoli più profondi se vengono fatti anche dei discorsi. A volte non parlare, o dire il minimo indispensabile, lascia più spazio all’immaginazione.

Non senza un velo di imbarazzo, avendo rubato ai musici ben un’ora del loro tempo prezioso, cominciamo a salutare. Ringraziamo educatamente e facciamo l’ultimo giro di cioccolatini portati per l’occasione. Scattiamo 6 o 7 foto dei Nostri alle prese col feticcio laperquisiano o mentre ci autografano il CD portato appresso per la bisogna. Ancor prima di varcare la porta Jarabe si dimette dal posto da galoppino e si merita il titolo di Gran Cavaliere dell’ordine dei Banditori Imperiali tirando fuori una sequela di auguri di buon natale e buon anno, tanto anacronistici quanto ben’accetti dalla truppa tutta. Da segnalare, in chiusura, che su Laperquisa trovate tutte le date del tour dei Perturbazione. Eventi, a nostro modo di vedere, assolutamente imperdibili!

Titoli di coda: intervista a cura di: Jarabe DIDP, chinasky, clà, beru sbobinamento, realizzazione tecnica, foto e formattazione: chinasky concepimento sostanziale dell’interrogatorio, assestamento organico dei periodi e supervisione: Jarabe DIDP lettura domande stupide: clà osservazione attenta: beru grafica on-line: zenone.

Si ringraziano: i Perturbazione (www.perturbazione.com), Sub Mix Pro Studio (http://www.submixpro.com/), katia, tutto el Barrio (www.elbarrio.it), la Lindt

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