Indice del forum
LaperquisAgorà
FAQ  FAQ   Cerca  Cerca   Lista utenti  Lista utenti   Gruppi  Gruppi
Registrati  ::  Log in Messaggi privati


Nuovo argomento  Rispondi
 SABATO 3 APRILE 2010 Vorwärts Berlin « Precedente :: Successivo » 
Autore Messaggio
zenone
MessaggioInviato: Mer 31 Mar 2010 01:23 AM    Oggetto: SABATO 3 APRILE 2010 Vorwärts Berlin Rispondi citando

Laperquisiano DOC

Registrato: 23/06/07 00:31
Messaggi: 229
Residenza: Via Passo Buole, 11 - Torino

Al CIRCOLO VIZIOSO di via S.Bernardino 34C mostra fotografica:
Vorwärts Berlin! APPUNTAMENTO con aperitivo alle 20.00 circa.

ecco la locandina:



ed ecco il testo:

Sonno, ma non abbastanza.
Il primo giorno è sempre difficile da narrare. E poi non interessa neppure poi tanto sapere questo e quello. Quindi parliamo del qualunque.
Gli alemanni sembrano essere meno ingrigiti rispetto alla semifinale dei mondiali. Però c’è un tizio, un tizio strano.
Alexander Platz giganteggia nel cuore della città e immobilizza i passanti. O comunque, date le sue mastodontiche dimensioni, li rende pressoché inutili. Un po’ come quando vai in macchina e c’è la luna che sembra che ti segue, e invece poi non è così, ché è solo un fenomeno per cui è molto più grande di te e rispetto a lei non ti sposti mica di tanto.
Russi, Giannizzeri e Ottomani paion passati di lì, architetti esistenziali e parapsicologi carpentieri.
Probabile che il tizio strano ogni tanto ci passi, ma questo ancora non lo possiamo dire con certezza.
“Il buon samaritano”, curiosa fermata, la nostra, dato che è sita tra Karl Marx Alee e Kommune Strasse.
Incombono pareti di vetro sul centro metastasico di Berlino. Birra, wurstel e Der gute Pott arrivano come unica chemio possibile. Scende la sera su Postdammer Platz, e Krostina chissà dove cazzo è?
Però c’è un tizio, un tizio strano.
Shampoo, schiuma da radersi e Roth-Händle da 18.
Ecco cosa avevamo scordato di portare ... e poi Charlie.
Inutile chioschetto stile Jesolo lido.
In botta pesa da Methotrexate la giornata si conclude con una scorpacciata taumaturgica di idrossiclorochina solfato.
Tutto ciò, usato in interazione con biscottini della fortuna che recitano “Many people are looking for your friendship”, pare, secondo bugiardino, possa fungere da perfetto viatico per un domani eccezionalmente luminoso in quel del giardino di Tier. Il racket del genocidio ce l’hanno i giudei. È oramai appurato che detengono il potere museale dei candelabri e delle papaline. Nessun altro ha diritto di mettere la propria papalina in un museo.
Però c’è un tizio, un tizio strano. Eccezion fatta per Krostina (svanita nel nulla e quindi inqualificabile da un punto di vista comportamentale), le autoctone si dimostrano vezzose e procaci al punto giusto. Disposte al dialogo, soprattutto se indossano grembiuli. Gli “Ernesti” e il loro casual misto-lana sapranno decantarne le qualità.
La Gestapo esiste ancora, ma si camuffa in controllori del Metrò in incognito. Paion rozzi rincoglioniti e li mandi via infastidito. Ma poi tiran fuori il tesserino della Gestapo e ti riempiono di fucilate finanziarie. Liberticidi, ottusi, mediocri! E si direbbe proprio compiaciuti nel far da braccio all’ordine costituito. Il perché tutto questo accada ve lo riveleremo.
Ma solo dopo aver chiarito, in primis dentro noi stessi, l’arcano del tizio strano. Quello della bici.
Niente cambio stanza per fortuna. Ma ci pensi a spostare il ciak e le stampe di Fritz Ketz? No dico: pazzesco!
Le vesciche ai piedi si fanno sentire a forza di macinare terreno tedesco, ma è inevitabile. Dalla nascita all’età adulta. Fino alla morte, e dopo la morte il fossile, oppure cibo, e quindi fossile di sterco. Decidiamo, dunque, che torneremo in zona tra un milione di anni a vedere se al Naturkunde parleranno anche di noi e dell’ottimo stinco stracotto di maiale servito su letto di patate e crauti. L’Europa Center ha il chiaro intento di calmierare la zona Kurfurstendamm. Dove c’è il famoso Zoo, sia dentro che fuori dai cancelli. Però c’è un tizio, un tizio strano. E se le scimmie, quelle vere, si appendono e rotolano buffamente da un architrave all’altro, pochi metri oltre, un uomo ingiaccacravattato cade rovinosamente davanti ai nostri occhi senza farsi buba (dice).
La metamorfosi berlinese sui pubblici trasporti è rovinosa per le ginocchia, quando la linea S e la linea U mutano in N ed è solo più a cielo aperto. L’affitto di un’autovettura, soprattutto per la visita a Posdam si profila come una delle ipotesi più appetibili e sacrosante, staremo a vedere. Il Kurfurstendamm è la zona più frequentata per il momento. Centinaia di persone affollano kebab point, Assenthium bar ed Erotic Museum senza infastidirsi tra di loro e stringendo amicizia, e le spiagge sono vuote quando c’è la mareggiata. Però c’è un tizio, un tizio strano, quello della bici, quello della bici amaranto.
L’autovettura non è che un lontano ricordo. Il vacuo vagolare diurno reca seco danni permanenti alle finiture, benché la giornata cominciasse benedetta dall’apparizione dell’eburnea e lunare Krostina. Ella, in una nuvola di fumo e pittura, dispensava buoni consigli sul come. Il suo inglese teutonizzato ingenerava in OnihConeZ fiducia tale da rendere accessorie le fatiche seguenti. Però c’è un tizio, un tizio strano. Che forse sarebbe potuto giungere in soccorso. E invece no.
Friedrichstrasse in avanti e indrè è la conseguenza:
In primis: della complicazione affari semplici in voga presso l’ufficio topografico berlinese (leggasi numeri civici che crescono o decrescono a seconda del volo dei fagiani) e
In secundis: della nostra, è vero, malcuranza dei dettagli, per altro corrotta da errate coordinate del sig. Otto Krauti, sedicente dipendente della spiazzante Pro Loco Alexandrina.
Milioni di passi per cercare di non farne più si son rivelati molti più di quanto non avessimo fatto in quattro giorni. E per espiare al fatto di non aver trovato mezzi alcuni, ne abbiamo fatti altrettanti circumnavigando il TierGarten e i suoi ciclisti di merda. Sangue ai piedi e sotto le mandibole dal nervoso, tutto si placò alla vista di un ristorante per soli maiali. Offrimmo un bacio (perugina) all’inserviente portatrice sana di Merlot, proseguendo poi tra mille perigli, a destinazione, ove ci accolse una sorridente pisciatrice occasionale che orinava per strada, e che ci salutò perdendo l’equilibrio e bagnandosi le scarpe.
Però c’è un tizio, un tizio strano, quello della bici, quello della bici amaranto, che lavora solo di notte. Come quando rimani sott’acqua per molto tempo e poi devi stare nella camera iperbarica perché la pressione all’interno del tuo corpo si conformi a quella esterna, così noi, che ci approssimiamo al ritorno in patria abbiamo instaurato rapporti con connazionali. Tanto per non dover poi sbarcare a Caselle e salutare tschüss invece che ciao, o dire cartoffe al posto di patate o, ancora, cercare la U5 per tornare a casa quando è solo il 18 a poterlo fare. E così dapprima Potsdam offre scorci di miracolosi lussi d’altri tempi e, con loro, un vecchio italico, dimentico dell’idioma della sua natalità, smozzicare incerte indicazioni, felice a sentir parlare, triste nel non saper replicare. Di seguito la cena da Karlo e la sua iconografia po(p)st-vetero-comunista. Un gestore amico, famelico di marketing e sigarette Nazionali che OnihConeZ lasciano ad eterna memoria.
Infine il raga ligure che origlia discorsi sulle costanti di Plank di sottecchi su Boxanager e si rincuora, si rivela e se ne va felice di un nonnulla. Da par nostro soddisfatti per aver (stranamente) messo a freno la lingua sulle fattezze sinuose della di lui accompagnatrice autoctona prosperosa.
Però c’è un tizio, un tizio strano. Oltre a ciò altri mille chilometri a consumar vesciche. Avvistate 2 suore porta sfiga e fatti i convenevoli anti-sfiga, sono state recuperate le cartoline.
Ci si chiede come diavolo faceva Federico II detto il grande (große) ovvero grosso, a farsi dieci chilometri di parco per pisciare.
I casi sono tre:
a) O i portantini erano degli Andew How allenatissimi
b) Federico aveva una vescica con rumine annesso
c) Non ho pisciato dove pisciava Federico
Ma questo è un dettaglio. Sul come trascorreva Fredrich le sue vacanzine Berlinesi a “Sans Souci” ci sarebbe da dipingere una tela, e Michelangelo Merisi l’ha fatto. Proseguendo su strade sconosciute scoprimmo la funzione “A” della macchina fotografica che è priorità di tempi.
E quindi cominciammo a velare onde di fontane, focalizzare da Berlino a Brema, saturare un reggiseno in controluce. Però c’è un tizio, un tizio strano, quello della bici, quello della bici amaranto, che lavora solo di notte e che fa un mestiere particolarmente arduo. Ci sono due modi per essere fiki. Uno comprarsi una maglietta con sopra disegnato un fisico spaziale. Due farsi i muscoli in palestra o con qualche altra attività.
A Berlino il muro c’era. E ora non più. Benché sia una presenza sempre incombente che proietta ombre sia da una parte che dall’altra. Lo si scorge, se lo cerchi, in alcune zone. Tipo al Checkpoint Charlie dove la realtà è forse più rappresentazione che non palpabile verità: un disegno.
Quella è dunque una città muscolosa.
Ci siamo comprati una maglietta con su scritto “Checkpoint Charlie [a-capo] Berlin”.
Da lì allo Stadio la distanza è minima, se a cavallo di un scooter affittato. Uomo alcuno ci pazzeggia attorno, se non due cavalieri “po-po-poppegianti” che innalzano caffettiere laperquisiane ad eterno monito iridato.
Non c’è mai nebbia né pioggia quando OnihConeZ sgasa sui lunghi e larghi Alee della West. E al bugigattolo nessuno sa dov’è che si giuoca al fussball mondiale. Anche il tentativo d’impalmaggio dalla finestra spalancata sull’ammore si ammoscia timido sull’asfalto di Flatowalee.
Ne resterà un ricordo di gote infuocate e dita sulla bocca, come novelli gamini d’oltralpe in terra d’allemandia.
Nel frattempo il tipo strano si limava le unghie sghignazzando e attendendo il suo unico ruolo.
Sgommando tra Leibnizstraße e Kantstraße ti ritrovi smarrito dalle parti dedicate a Sophie Charlotte, moglie di tutti i tedeschi nonché di Federico, ma continui a girovagare con un senso logico del tipo: svolta a destra e due a sinistra saltando un semaforo. Ed è così che ti ritrovi davanti alla bombardata Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, l’impronunciabile chiesa scassata che svetta tra skateboardisti e catene sadomaso. Scende la notte, e del Murnau nessuna traccia, solo cartoline e una livrea onirica. Anche gli amici giù da basso saranno contenti, tra posaceneri e targhette riportanti la scritta “SIE VERLASSEN AMERIKANISHEN SEKTOR”.
È la fine del viaggio, e i ricordi affiorano come i brandelli di un relitto in mare. La cinese in controluce, l’imbranato della Sixt, la crosta sulla spalla di Krostina, la multazza, le vesciche ai piedi, le finestre, il buon Samaritano, Karlo, la rintronata sul pullman, il cherosene, Rosa Luxembourg, il Sony Center, Nikita, la faccia da cazzo di James Tiberius Kirk, la U-bahn, i Curry-wurst, l’orinatrice, il computer nr.6 (sixtz), e uno dietro l’altro si compongono in quadro contrastante e raffinato che è l’immagine di Berlino, la splendida. Ma non possiamo dileguarci ancora perché è tardi. Dobbiamo fare in fretta se non vogliamo restar fuori, Berlino ad una certa ora chiude, e se sei fuori son cazzi! Il tipo strano che la chiude poi, potrebbe bestemmiarti dietro.







Esiste anche il booklet della mostra fotografica in 52 pagine a grande richiesta... ma dovete richiederlo!

Cià
_________________
Virtù non luce in disadorno ammanto
Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo argomento  Rispondi Pagina 1 di 1

Vai a:  



Non puoi inserire nuovi argomenti
Non puoi rispondere a nessun argomento
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi votare nei sondaggi


Laperquisa.it - Powered by phpBB phpBB Group
phpbb.it