| [A parlar di merda si puzza sempre
un po'] |
In un illuminante elzeviro
comparso su questi pixel ormai due o tre anni fa, l’intermittente Joe
Zarlingo denunciava lo stato di angosciante mediocrità in cui versa(va)
la tivvù italiana. Il ‘fantiano’ personaggio (che, si spera, torni al
più presto a farci le carte) parlava di ostentazione della normalità e
affrancamento dell’uomo comune, rendendolo punto di arrivo ideale in un
ipotetico cammino verso la panacea umana attraverso l’apparizione
catodica. Nella fattispecie gli strali erano indirizzati verso Fabio
Fazio, colpevole di proporre al pubblico uno scorcio demografico
deprimente, fatto di qualunquismi e riabilitazioni quantomeno discutibili.
Bastava essere dei perfetti senza-talento per accedere al suo risibile
palcoscenico. Recita bene l’adagio “al peggio non c’è mai fine”
e, passati appena 2 (o 3) anni, la situazione appare ancora più
sconfortante di allora. Messo al confino Fazio, per sospetta collusione
con l’ala oltranzista del trotzkismo internazionale, l’imperativo
cambia: basta gente normale, basta gente inutile! Quel che ci vuole è
gente al di sotto del normale, gente dannosa. A capo della simpatica
brigata si mette una Simona Ventura qualunque e il gioco è fatto. La
fiera delle vanità, il circo dei minus habens. Anche l’idea di prendere
un manipolo di personaggi ‘famosi’, con la faccia cotta dai
riflettori, e spedirli su un’isola deserta, non era sembrata poi così
malvagia. Peccato che per la salvaguardia dell’immagine di costoro siano
stati scelti omuncoli con una personalità ad hoc. Ora, però, non voglio
passare per uno che guarda certi programmi di merda. Diciamo che so tutte
queste cose perché (e ve la metto come la metterebbe il più classico
degli intellettuali di sinistra) ne passano spesso qualche spezzone a
Blob, la mia trasmissione preferita… Pensa un po’ come sarebbe stato
bello mettere tra Pappalardo e la Ruta una donna splendida come Margherita
Hack e/o (giusto per par condicio) la Emma Marcegaglia. Giusto per il
gusto di vedere un po’ di baruffa. Tanti e tanto belli sarebbero stati i
motivi di discussione per i concorrenti impegnati e per noi a casa.
Dobbiamo, ahinoi, limitarci ad osservare, impotenti, che per diventare un
Fabio Testi è sufficiente respirare e forse nemmeno, che per avere lo
charme della Torretta basta andare in coma etilico e che per essere
divertenti come Ringo è necessario coprire una stellina del varietà. A
questo punto, ed è cosa ben grave, preferisco la falsa genuinità delle
Velone. In fondo però me ne importa poco. La settimana è stata
contrassegnata da ben altre questioni: la costipazione e la necessità di
chiudere a chiave la porta frangi-freddo del pianerottolo. Il nostro
valente consigliere di scala si è scagliato contro il potere costituito a
difesa della nostra sicurezza. Ultimo baluardo di fronte al caterpillar
degli interessi personali, egli, il commendator Musolungo, si è
conquistato a suon di lettere minatorie un piccolo spazio d’ingerenza
attiva sulle cose del palazzo. Mosso da una qualche forza ultraterrena è
riuscito nell’intento di obbligare tutti a prendere coscienza di un
problema inesistente e trovargli, di conseguenza, una soluzione stupida.
Atteggiamento che mi ricorda qualcuno dalle parti di Pontida.
Fortunatamente esiste Sbragato, ragazzuomo discreto e silenzioso, dal
passo incerto e lo sguardo svagato, che al furore di Musolungo ha risposto
con la sua calcolata sbadatezza. Una ragionieristica opera di sabotaggio
ha fatto recedere Musolungo dalle sue iniziali posizioni, costringendolo a
cambiare il bersaglio delle sue invettive. Per un po’ sentiremo molto
parlare di contenitori per la carta gialli che fanno a pugni con il
funereo androne di questo minuscolo angolo di universo.
|