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Ci eravamo lasciati con
la poco edificante storia di normalissimo scazzo condominiale. La
faccenda, però, negli ultimi giorni si è fatta ben più seria e si è
rischiato l’intervento della forza pubblica. Tutto cominciò Lunedì con
l’arrivo di Mastro Serrando, maniscalco di fiducia del Cavalier
Musolungo. Su ordine di quest’ultimo egli badò a rendere inaccessibile
ai non aventi diritto il bussolotto delimitato dalla porta frangi-freddo,
installando un complicatissimo marchingegno al posto della serratura, che
consente lo sblocco solo dopo l’analisi dell’iride dell’eventuale
avventore. Nulla sarebbe stato se l’innovazione non fosse stata
corredata dalla discutibile scelta del Cavaliere di appendere un
cartellone 70x100 nell’ascensore con su scritto, in bella calligrafia,
“Il bussolotto è mio e lo gestisco io”. I condomini del terzo piano,
a metà tra il geloso e il furioso, risposero, sullo stesso manifesto, con
graffiti pornografici e frasette oscene emblematiche di una ritrovata
impudicizia verbale di puerile memoria. Poi, per non disperdere le
energie, decisero di costituire una milizia armata vera e propria, capace
di agire nottetempo andando a colpire i luoghi più rappresentativi di
questa piccola comunità. Primo obiettivo: il raccoglitore della carta,
dato alle fiamme. Vicino alle ceneri la macabra firma: “Resisteremo! -
FdLdPA”. Secondo obiettivo: il serafico giardinetto interno. Infestato
di deiezioni umane e canine. Le fatte disposte a mo da comporre il
terribile monito (perfettamente leggibile proprio dalla finestra del
pianerottolo del secondo piano): “Merda sul potere – FdLdPA”.
Urgeva una controffensiva!
Soprattutto da parte di chi, come me e il signor Sbragato, si trovava proprio
malgrado a subire gli effetti di una lotta dissennata senza farne parte
attivamente. Per cominciare proposi al mio vicino di mettere su un piccolo, ma
efficiente, servizio segreto alle nostre dipendenze. Facendo leva sulla mia
innata simpatia convinsi senza troppe difficoltà la signora Scopettoni
(personaggio in vista all’interno della Mocio Connection) ad interessarsi
della questione. Nel giro di un giorno soltanto potevamo contare sul valido
appoggio della ditta che si occupa delle pulizie nello stabile. Venimmo a sapere
che lo stratega del FdLdPA (Fronte di Liberazione dei Piani Alti) altri non era
che il vile Pompilio Gambalesta detto ‘il Lungo’, colui che vive proprio
sopra di me e che delizia le mie nottate con schiamazzi trogloditi all’indirizzo
dei 7 figli, della moglie e del clero.
Di concerto con Sbragato architettai il più diabolico dei piani: saremmo andati
di giorno (quando i più sono al lavoro) a rivoltare tutti gli zerbini del
palazzo, ivi compresi i nostri per non destare sospetti. Il mio socio, attonito,
ebbe da ridire: “Ambè? Il mio sta sempre rivoltato… eppoi quel lavoro lì
lo fanno sempre quelle delle pulizie”.
Fortunatamente unì la critica ad una valida controproposta: “Appropriamoci
del cane del Lungo, lo tosiamo in modo che sulla fiancata gli resti scritto un
bel BASTA e poi glielo rendiamo”. Il mio vicino è un genio. Agimmo
indisturbati. Comprammo il silenzio dell’unico figlio di Gambalesta rimasto in
casa a far da baby sitter al cane con la restituzione di una Sorpresina Kinder
che da tempo tenevo in ostaggio (era caduta sul mio balcone quest’estate
durante uno dei giochi violenti di quei 7 manigoldi). Il giorno successivo un
volantino esposto in bacheca annunciava la ritirata incondizionata del FdLdPA
dalla lotta armata. Il Fronte si sarebbe trasformato, a causa di una presa di
coscienza collettiva non meglio spiegata, in un’Assemblea di Resistenza Civile
e Pacifica (AdRCP). Era la vittoria!
Per festeggiare io e Sbragato invitammo fuori a cena la signora Scopettoni e
tutta la sua congrega di ruffiane.
In tutto questo bailamme
Musolungo ha visto spegnersi il furore del FdLdPA lentamente e inesorabilmente.
Si è auto-convinto di aver vinto la guerra da solo e adesso ammorba il suo
ipotetico potentato con missive di rinnovato animo pugnandi, con l’intenzione
di partire alla conquista anche degli stabili confinanti. Ignaro, poveretto,
dell’asse segreta che unisce secondo e terzo piano e che davvero ha in mano le
sorti di questo palazzo. |