| [Una storia: Roberto Farinacci - I] |
Roberto Farinacci nasce il 16
ottobre 1892, a Isernia.
Suo padre è un Commissario di Pubblica Sicurezza, costretto a frequenti
spostamenti nei quali si porta appresso la famiglia. Nel 1900 (tondo
tondo) è a Tortona in Piemonte, 9 anni più tardi a Cremona.
Queste continue peregrinazioni saranno l’ideale per giustificare gli
insuccessi scolastici a cui Roberto va incontro. A 17 anni decide così di
abbandonare gli studi per impiegarsi nelle Ferrovie dello Stato, facendo
il Capostazione all’ombra del Torrazzo. Si avvicina alla politica molto
presto, fiancheggiando il socialismo riformista di Leonida Bissolati e si
occupa della riorganizzazione del sindacato contadino. Donnaiolo
impenitente Farinacci viene costretto all’altare da un ‘incidente di
percorso’ nel 1910. Intanto delizia i lettori de l’Eco del Popolo con
articoli d’infuocato ardore, il che gli consentirà pochi anni più
tardi di diventare corrispondente da Cremona per il Popolo d’Italia di
Mussolini. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale come volontario. Combatte
un solo anno, ma si merita la croce militare. Si congeda da caporale e
torna come militare di leva a fare il Capostazione (‘onorevole Tettoia’
il suo soprannome).
Nel 1919 aderisce al
fascismo.
Fa parte dei 70 che il 23 marzo a Milano fondano i Fasci di Combattimento. Ed è
da questo momento in poi che la sua anima intransigente, violenta e sanguinaria
viene fuori. Un ritratto di lucida follia, fatto di pennellate brusche à la Van
Gogh, il perfezionismo esasperato di Bruegel e l’originalità prospettica
mutuata da Escher. Purghe e bastoni le sue armi, partecipa alla ‘conversione’
di Trento e Bolzano. L’Italia intera è nel caos più totale, ne approfitta
per laurearsi in Legge (titolo che, si scoprirà poi, essere stato comprato).
Riceve dal Duce ammirazione personale. Piace per la sua corrosiva dedizione alla
causa e diventa un membro del CCF (prima) e Deputato alla Camera (poi).
Ambizioso e orgoglioso oltre ogni limite vive da di un’anomica predisposizione
alla collera. Soffre la propria ignoranza e ha complessi d’inferiorità
evidenti. Certo non viene nemmeno troppo aiutato dai colleghi che lo
ribattezzano l’Antigrammatico, a causa dei suoi continui e divertenti
strafalcioni. Il suo rapporto con Mussolini va deteriorandosi progressivamente.
I due non si fidano l’uno dell’altro. Forse l’invidia, o forse l’arrivismo,
porta Farinacci a tornare a Cremona per far insorgere la città il 27 Ottobre
del ’22, un giorno prima della data stabilita, durante i torridi tempi della
Marcia su Roma.
Un Ras duro e manganellatore, in perenne conflitto con se stesso e con l’autorità
costituita. Viene individuato ora come colonna portante del Partito, ora come
elemento di disturbo. Dimostrazione che tanto il Fascismo ha bisogno di lui,
quanto il lui del Fascismo. Squadrista fino all’esasperazione rientra in quel
nucleo di teste calde che, una volta assicuratosi il potere, Mussolini vorrebbe
provare a estromettere dal processo decisionale attraverso la costituzione della
Milizia. Farinacci fa da capo popolo, minaccia le dimissioni, è un leader tra
gli alti ufficiali che, come lui, rischiano l’accantonamento. Viene però in
fretta ridimensionato, rischia di essere arrestato e ritorna accidioso tra i
ranghi. “Onorevole Nitroglicerina”, questo il nomignolo che si merita dalla
stampa satirica. “Scrive cocomero con la q e ha conseguito licenza elementare,
ginnasiale, liceale e laurea in sei mesi”… ancora una volta gli viene
rinfacciata la sua bassa scolarizzazione. È un momento buio per lui. Il suo
orgoglio viene messo a dura prova.
[1- continua]
|