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Questa è una storia già
raccontata.
Da chi? Da un tizio, le cui iniziali sono BB. (A voi scoprire il resto delle
lettere che ne compongono nome e cognome, ammesso che sia di qualche utilità).
Ed è una storia vera, o almeno verosimile.
Ed è una storia bella, semplice ma bella.
Ora cerco di raccontarla anche a voi, sperando di ricordarla bene:
Un uomo sta viaggiando sul
sedile posteriore di un taxi. E guarda il mondo circostante attraverso il
cristallo del finestrino.
È parecchio tardi (o forse già presto), quindi è buio pesto.
A Berlino, giusto dietro Potsdamer Platz.
L’uomo guarda la luna a metà. È crescente.
E un altro pianeta che le sta a fianco. Potrebbe essere Giove? O Saturno?
Ha un solo pensiero per la testa: Bellezza.
Potrebbe essere. O anche no.
Potrebbe anche essere che è tutto il resto a rendere bello il quadretto.
Forse a Berlino fa freddo di notte (io non ci sono mai stato, BB invece sì).
E magari non c’è nemmeno traffico la notte, perché fa freddo e il cielo è
limpido. La luna si vede bene e la gente si ferma per strada con il naso all’insù
(non ci sono mai stato, io. Certo ho visto la luna e ho presente che effetto
può fare, ma mai a Berlino).
Comunque sia: l’uomo s’interroga sulla bellezza.
Presumo si guardi le mani, le braccia. I piedi. Prova ad allungarsi il più
possibile. Più di tanto non riesce ad estendersi: vuoi per il freddo, vuoi
perché è (ahi!) umano.
Si rotola. Si mette in altre posizioni. Un ‘qualcosa’ gli impedisce sempre
di sembrare a quel che ha visto.
Il suo corpo, in definitiva, non riesce ad assomigliare alla bellezza.
Conclusione: La bellezza rimane nell’impossibilità del corpo.
Quel che è successo dopo
non lo so.
Nemmeno m’interessa.
Però m’è rimasta un’insana voglia di vedere Berlino, magari in compagnia
di Lei che mi lesse per prima questa storia qualche anno fa.
Ricordo perfettamente l’occasione.
Tornavo dal venditore di dischi. Era inverno e le luci di Natale intermittevano
ovunque.
Faceva freddo. Non era tardi, ma un buio glaciale rendeva visibili solo poche
cose. Tutte al di sopra dell’orizzonte metropolitano.
Per la precisione: la luna ed un pianeta (forse Saturno? O Giove?).
Lei stava sul sedile posteriore e smanacciando tra i miei acquisti trovò quel
CD e quel libretto.
Apertolo si mise a leggere ad alta voce. In stentato inglese, provando a
tradurre.
Riga per riga.
Non la vedevo in volto, ma capivo che stava sorridendo. Con la faccia attaccata
al cristallo del finestrino.
Silenzio.
Poi mi chiese cosa ne pensassi.
“Andiamo a Berlino!”, risposi.
Silenzio.
A Berlino io non ci sono mai stato. Forse lei sì.
Ma non è la stessa cosa. Senza di me, intendo.
Perché davvero belli non si è mai. In quanto umani.
chinasky! |