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Certe notizie, benchè d'importanza massima,
durano il volo di una farfalla e poi perdono d'interesse e cadono nel
dimenticatoio. Quella della lenta ma inesorabile agonia del mio terminale
telematico ha avuto il medesimo decorso.
Circa un mese di patimenti. E questa è la ragione per la quale il
"Venerdì" ha interrotto bruscamente le sue uscite.
Circa un mese. Come restare chiusi in un ascensore.
E proprio così, in effetti, è capitato.
Di ritorno dal potente spettacolo umano della vita bighellona accolgo con
un sorriso l'aprirsi della porta automatica. Entro nello scatolone
evitando accuratamente di guardarmi allo specchio.
Pigio il tasto 2 e mi metto in attesa. La mia telecamera mentale mi
riprende dall'esterno, con le metalliche ante a escludermi dal mondo con
un movimento preciso, inesorabile. Meccanico. Che sa d'ingegno
claustrofobico. Ah, la vita moderna.
La prima parte del viaggio è tranquilla. La seconda non ci sarà mai.
L'ascensore, si sa, è un essere superiore perchè dotato di autoregolazione
del proprio destino. Agisce di concerto al suo sentire, senza interagire
con alcuno, men che meno con i suoi passeggeri.
Raglia, traballa, un sibilo. E si blocca. Con me dentro.
Richiamo all'ordine una serie di divinità. Pontifico sulle loro abitudini
sessuali. Ma non serve a nulla. Forse sono stanche o troppo occupate...
Impalato, attonito e scosso io, in compagnia di me stesso, prendo
confidenza con quell'unemmezzoXunemmezzo. Si dice che i più grandi
violinisti russi abbiano tutti studiato in un collegio che adotta come
metodo educativo la reclusione in piccole stanzette dotate appena di un
letto, uno scrittoio e un grande specchio. Questo per rafforzare l'ego,
ingigantirlo a tal punto da poter dominare quello strumento capace di
imporsi su qualsiasi suonatore non adeguatamente sicuro di sè.
"Piccola consolazione" - almanacco dialogando interiormente - "uscirò di
qua con una personalità degna di uno dei migliori violinisti russi".
Da fuori si accorgono del problema. Accorre gente, una moltitudine. Tutti
s'informano sulle mie condizioni di salute. "Sto bene, tiratemi fuori.
Aiutatemi. Chiamate il tecnico".
E loro, affascinati dalla mia luminosa sicurezza eseguono. Nel giro di
poco arrivano due esperti ascensoristi di fama acclarata. Il primo,
rinchiuso in un corpo da lavatrice sentenzia circa il crack del sistema
operativo del montacarichi, il secondo avalla un po' per fedeltà e un po'
per pigrizia mentale.
Infilano le mani a turno nella scatola di comando e in cinque minuti si
compiacciono l'un l'altro di aver risolto l'ennesimo mistero del
movimento. Come novelli Galilei abbandonano il campo discettando di
filosofia e astrofisica.
In realtà non avevano effettuato alcuna prova di rendimento del loro
'indubbiamente valido' lavoro. L'ascensore restava bloccato.
Ancora pubblico là fuori che premeva, per giorni e giorni... poi sempre
meno. Finchè non restò più nessuno a farmi compagnia.
Imprigionato nel mio sarcofago metallico, il solo suono del mio respiro.
"Esisterà qualcuno che si ricordi di me?".
Qualcuno a parte il docile vecchietto del terzo piano. Che quotidianamente
bussava alla mia porta, chiedeva se ero sveglio e poi mi aggiornava sui
fatti del giorno. "Oggi hanno catturato Saddam". "Ellapeppa". "Oggi c'è
polemica tra Ricci e Bonolis". "Ammazza". "Oggi la Parmalat è andata del
culo". "Uscirò e il mondo sarà cambiato senza di me. Come in Goodbye
Lenin".
Passavano i giorni. Ogni tanto tornavano i due magnifici tecnici, persi
nei loro percorsi mentali ancora non erano in grado di rimettere allo
stato dell'arte il magnifico congegno.
Mi diedero una settimana d'attesa. Una settimana durata meno delle
precedenti. Mi stavo abituando al nuovo status quo. Lo trovavo quasi
appetibile.
Come promesso dopo 10 giorni tutto si risolse tutto per il meglio. Una
magia mi consentì di raggiungere il secondo livello, proprio come
richiesto... un mese prima. Un po' lento ma efficace.
Ad attendermi la coppia di esperti ascensorologhi. Il primo mi si parava
dinnanzi con postura molossoide come a dire "non esci se prima non ti
prostri ai miei piedi a mo di ringraziamento". Il secondo, di natura
batracica, gli gracidava attorno eccitato.
Tesi la mano dicendo "addio". Convinto come non mai, perchè di vederli
ancora davvero non me lo auguravo.
Mi allontanai. E invece di camminare correvo.
Entro in casa e accendo la tivvù, famelico. Magari mandano in differita il
Cambio Del Mondo.
Tg1, Tg5, Striscia, Affari Tuoi...
Neve al centro. 10 anni di Forza Italia, Stam-Stankovic. Valentino
moda-mare. 50.000 euro se lascia il pacco.
Ma come? Non era Saddam-Ricci-Parlmalat-Bonolis?
Niente di niente.
I casi sono due. O mi hanno preso per il culo, oppure il mondo è cambiato
per davvero e se n'è accorto solo il docile vecchietto del terzo piano.
Ah, dimenticavo... il mio piccì è ancora irregolarmente vivo. L'ascensore
invece... bhè... quello non ha mai smesso di funzionare.
chinasky! |